Noi tutti, usando i programmi di composizione del sistema TeX, le sue classi, i suoi file di stile, i sui file di estensione, usiamo software libero che, proprio perché libero, si avvale per andare a regime del contributo e il feedback che gli utlilizzatori forniscono ai creatori/manutentori.
Questo vale per ClassicThesis come per qualsiasi altra classe più recente o più antica; e quando l’autore decide di renderla incompatibile con il passato, sono sempre gli utenti che devono arrangiarsi modificando, correggendo, eccetera, ma dando possibilmente il feedback all’autore. Questo vale per la prossima ventura classe anthosthesis, come vale per la mia vecchia classe/estensione toptesi. Questa mia classe è su ctan da una mezza dozzina d’anni, diciamo un lustro; ma è in uso, distribuita gli studenti del PoliTO, da circa quattro lustri; dovrebbe essere già abbondantemente limata e a regime. Ma non lo è, e forse non lo sarà mai, perché i tempi cambiano, perché il feedback degli utenti richiede altre funzionalità, perché … Ad ogni modifica si ripresentano i grandi o piccoli guai dell’infanzia; ma ad ogni modifica si risvegliano altri appetiti di altri utenti che richiedono altre modifiche. Questo è il bello del software libero.
Pertanto Antonio va avanti con la sua nuova classe; gli consiglio di non porsi troppi problemi del tipo “Essere o non essere? Questo è il problema!”. La classe antosthesis sarà, verrà usata, Antonio riceverà del feedback; se la classe piacerà, verrà usata maggiormente a scapito di altre classi, se non piacerà, andrà in disuso. Questo è il bello del software libero.
Ciao
Claudio
PS: Perché la ClassicThesis a me piace poco? Non è solo una questione di font inadatti a scrivere la matematica delle “scienze quantitative” (quelle che lavorano con equazioni fra grandezze, non fra variabili, quelle regolate dalle norme ISO UNI); è una questione di disegno tipografico. Nella presentazione di classicthesis, Miede si lamenta della bruttezza delle tesi che ha avuto per le mani e della motivazione che l’ha portato a creare la classe per creare tesi ben composte di stile classico; conseguentemente ha prodotto un disegno la cui gabbia interna è molto slanciata ma, per ovvi motivi pratici, la pagina viene stampata su fogli A4. Questo, nonostante la premessa dica che la classe è ispirata a The Elements of Typografic Style di Bringhurst, produce la perdita proprio di uno degli elementi stilistici di Bringhurst grazie al quale la pagina di Bringhurst è bella e quella di ClassicThesis non lo è, anche se tampona il difetto con le note marginali. Secondo Bringhurst le proporzioni della pagina rifilata e quelle della gabbia interna devono essere regolate da certe proporzioni basate sull’armonia delle note musicali e quindi su proporzioni pitagoriche; nella mia versione in inglese del libro di Bringhurst (spero che ci sia anche nella edizione italiana), i risguardi contengono il disegno geometrico che ha portato allo stile del libro, alla scelta delle proporzioni della gabbia interna e alla sua collocazione nella pagina rifinita; non è certo il disegno di Miede, e mancando quelle proporzioni si perde metà della bellezza del disegno di Bringhurst. Il resto, come la scelta dei font, il maiuscoletto spazieggiato nelle testatine e nei titoli, l’assenza dei font neretti, sono tutti elementi raccomandati da Brighurst, e va bene, ma non è il totale dello stile Bringhurst. Anche il libro di Serra sulle norme tipografiche, nonostante il contenuto (troppe ripetizioni) e certe norme assurde che Serra espone (le figure raccolte alla fine del libro) e i gravi errori metrologici, è composto con una gabbia interna ben proporzionata al taglio della pagina, ma non ha le proporzioni di Bringhurst, tuttavia è un bellissimo libro (geometricamente parlando); insomma le proporzioni pitagoriche di Bringhurst, se applicate a pagina e gabbia sono belle, ma se le si disgiunge come ha fatto Miede (per necessità pratiche), allora non lo sono più e altre proporzioni potrebbero essere migliori.