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OldClaudio.
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22 Novembre 2011 alle 7:29 #66508::
(Nota: il titolo originale della discussione era “classicthesis.cls”.)Riporto quello che ha scritto Lorenzo Pantieri qualche settimana fa:
Idealmente, mi piacerebbe che l’utente potesse scrivere
`\documentclass[a4paper,11pt]{classicthesis}`
e
`\documentclass[a4paper,11pt]{arsclassica}`
Idealmente, vorrei che l’utente potesse passare da un layout all’altro cambiando classe e lasciando invariato il resto.[…]
Poi ci sono i pacchetti. […] I pacchetti che l’utente “normale” può usare dovrebbero essere solo quelli che non cambiano il layout; che so, chemfig se deve scrivere chimica, glossaries se ha bisogno di un glossario, longtable se gli serve una tabella su più pagine, verse se deve scrivere poesie. Eccetera.
L’idea di trasformare ClassicThesis e AsrClassica in classi è buona. Ma questo non posso farlo io: programmare una classe è una cosa troppo seria per lasciarla a un dilettante. Idealmente, se queste classi venissero scritte, l’Arte potrebbe cambiare filosofia: ovvero potrebbe indirizzare l’utente verso classi non standard, rigide, sconsigliando tutti i pacchetti che modificano il layout.
Questa è anche la mia esatta posizione. Ora, io non ho certo le conoscenze e l’esperienza per scrivere con piena cognizione una classe, però voglio provarci, voglio che questa idea prenda il via. In realtà ho cominciato a farne una mia basata su ClassicThesis, e mi farebbe davvero molto comodo poter usare come classe pure ClassicThesis stessa.
Ho già iniziato a scrivere anche classicthesis.cls. Vorrei completare il lavoro cavandone fuori qualcosa di decente, eliminando per quanto possibile i problemi del nostro famigerato pacchetto 🙂
Sono qui per chiedere consigli: quali opzioni e funzionalità dovrebbe avere classicthesis.cls? Spiego meglio: secondo me non dovrebbe essere tanto compatibile col pacchetto originario, quanto con le classi standard. Il problema è sempre quello: voglio cambiare \documentclass e compilare con book, classicthesis, arsclassica, suftesi senza troppi patemi d’animo.
Ho tracciato delle linee guida:
- – compatibilità con altre classi piuttosto che col pacchetto originario;
- – compatibilità con pdflatex, xelatex e lualatex;
- – altro?
Alcune cose che farei subito:
- – eliminare l’opzione listsseparated (già considerata obsoleta);
- – eliminare l’opzione pdfspacing, in modo che la spaziatura sia fatta sempre usando microtype e non più soul (esiste qualche caso con qualche buon motivo per cui si dovrebbe ancora usare soul?);
- – eliminare l’opzione beramono (anche qui: qualche buona ragione per tenere i font originali? non si armonizzano bene, secondo me).
E per semplificare la vita agli utenti:
- – \chaptermark automatico per i capitoli non numerati;
- – cancellare \tocEntry e rendere trasparente all’utente l’aggiunta di voci all’indice;
- – altre cose che al momento non mi vengono…
C’è poi tutta una serie di scelte implementative che andrebbero discusse caso per caso, per esempio se conviene passare dalle classi KOMA a quelle standard (non credo sia una cosa facilissima da fare) oppure se è il caso di usare titletoc anziché tocloft (praticamente un quarto del codice è per tocloft, quindi anche qui credo non sia facile).
Ho già messo giù una prima versione, ma prima di andare avanti e mostrarvi il risultato vorrei discuterne qui. Intanto, che ne dite?
Grazie,
Antonio
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22 Novembre 2011 alle 7:36 #66509
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22 Novembre 2011 alle 10:04 #66510::
antonio.macrì” post=65554Chiaramente per la buona riuscita dell’idea nel suo complesso sarebbe bello poter disporre anche di arsclassica come classe. Lorenzo, sotto che condizioni può essere modificata? Tu te la sentiresti?
Ciao Antonio, l’idea di trasformare ArsClassica in classe ce l’ho da un po’. Quello che mi manca, ora (e per un paio di mesi almeno), è il tempo di mettermi al lavoro. Anche se lo avessi, non so se sarei in grado di produrre qualcosa di buono… 😉
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22 Novembre 2011 alle 10:15 #66511::
lorenzo.pantieri” post=65557
Chiaramente per la buona riuscita dell’idea nel suo complesso sarebbe bello poter disporre anche di arsclassica come classe. Lorenzo, sotto che condizioni può essere modificata? Tu te la sentiresti?
Ciao Antonio, l’idea di trasformare ArsClassica in classe ce l’ho da un po’. Quello che mi manca, ora (e per un paio di mesi almeno), è il tempo di mettermi al lavoro. Anche se lo avessi, non so se sarei in grado di produrre qualcosa di buono… 😉
Già 🙂
Piuttosto, mi chiedo se l’idea di Antonio, che apprezzo, sia possibile dal punto di vista dell’onestà intellettuale. Cioè: trasformare un pacchetto che si comporta come una classe (classcthesis.sty) nella corrispondente classe (classicthesis.cls) non equivale a un plagio? Parlo naturalmente con il massimo rispetto per tutti: magari è una questione di licenze che ancora non conosco. Per fare una cosa del genere occorre il permesso dell’autore del pacchetto da cui si parte?
Ciao
Tommaso
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22 Novembre 2011 alle 11:10 #66512
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22 Novembre 2011 alle 12:56 #66513::
illinguista1972″ post=65558Piuttosto, mi chiedo se l’idea di Antonio, che apprezzo, sia possibile dal punto di vista dell’onestà intellettuale. Cioè: trasformare un pacchetto che si comporta come una classe (classcthesis.sty) nella corrispondente classe (classicthesis.cls) non equivale a un plagio? Parlo naturalmente con il massimo rispetto per tutti: magari è una questione di licenze che ancora non conosco. Per fare una cosa del genere occorre il permesso dell’autore del pacchetto da cui si parte?
Ciao
TommasoÈ bene fugare subito i dubbi di questo tipo. Come ha già scritto Enrico, ClassicThesis è rilasciato sotto GPL. Si tratta di una licenza “free”, nel senso che si può usarlo, distribuirlo, modificarlo come si vuole, a patto di rilasciarlo sotto la stessa licenza (con qualche clausoletta).
È scritto proprio in classicthesis.sty:
This program is free software; you can redistribute it and/or modify
it under the terms of the GNU General Public License as published by
the Free Software Foundation; either version 2 of the License, or
(at your option) any later version.Il succo è che io posso modificare quello che ha fatto Miede e altri possono modificare allo stesso modo quel che ho fatto io. È il cuore pulsante del software libero.
Sul nome la GPL non pone vincoli, e direi che non ci sono problemi nemmeno dal punto di vista strettamente legale. In realtà possono benissimo considerarsi prodotti diversi: classicthesis.sty e classicthesis.cls.
L’unica cosa che potrebbe disorientare un po’ è l’uso dello stesso nome (“ClassicThesis”?), ma l’eventuale ambiguità mi pare limitata, dato che si usano in modi diversi. Volendo la si potrebbe chiamare “The ClassicThesis document class”, lungi da me voler creare confusione nell’utente.
Ciao,
Antonio
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22 Novembre 2011 alle 13:42 #66514::
La difficoltà principale di imprese come questa, per me, è la possibiità di raggiungere un risultato significativamente migliore di quello originale.Insomma, benissimo classicthesis.cls, ma solo se è significativamente più facile e robusto del pacchetto di Miede.
La cosa non è semplicissima: Miede ha dedicato molto tempo a raffinare il suo codice, che è stato usato da molti utenti, in tutto il mondo, e perfezionato più e più volte.
Secondo me, Enrico e Claudio hanno le competenze per scrivere una classe che sia molto del lavoro di Miede (anche se una ipotetica classe di quel tipo avrebbe bisogno verosimilmente di un periodo di non banale rodaggio). Bisogna vedere se ne hanno voglia… 😉
Buon lavoro, insomma. 😉
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22 Novembre 2011 alle 14:34 #66515::
lorenzo.pantieri” post=65557
Chiaramente per la buona riuscita dell’idea nel suo complesso sarebbe bello poter disporre anche di arsclassica come classe. Lorenzo, sotto che condizioni può essere modificata? Tu te la sentiresti?
Ciao Antonio, l’idea di trasformare ArsClassica in classe ce l’ho da un po’. Quello che mi manca, ora (e per un paio di mesi almeno), è il tempo di mettermi al lavoro. Anche se lo avessi, non so se sarei in grado di produrre qualcosa di buono… 😉
Non voglio sottrarti del tempo, il tuo (ora anche di Tommaso) impegno con l’Arte è già un gran regalo.
Ok, probabilmente parlo con un po’ di ingenuità. Tradurre ClassicThesis non dovrebbe esser cosa facile. Ma leggendo il codice di ArsClassica, gran parte delle cose fatte lì sono simili a cose fatte da ClassicThesis (o ne dipendono in qualche modo). Se quindi si riesce a tradurre decentemente quest’ultimo, posso azzardare che il grosso del lavoro è fatto.
Comunque la prima cosa è lavorare su CT.
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22 Novembre 2011 alle 14:48 #66516::
lorenzo.pantieri” post=65577La difficoltà principale di imprese come questa, per me, è la possibiità di raggiungere un risultato significativamente migliore di quello originale.
Insomma, benissimo classicthesis.cls, ma solo se è significativamente più facile e robusto del pacchetto di Miede.
La cosa non è semplicissima: Miede ha dedicato molto tempo a raffinare il suo codice, che è stato usato da molti utenti, in tutto il mondo, e perfezionato più e più volte.
Secondo me, Enrico e Claudio hanno le competenze per scrivere una classe che sia molto del lavoro di Miede (anche se una ipotetica classe di quel tipo avrebbe bisogno verosimilmente di un periodo di non banale rodaggio). Bisogna vedere se ne hanno voglia… 😉
Buon lavoro, insomma. 😉
Io la vedo un po’ così: siccome Miede si è fatto “corrompere” (leggetela con un sorriso :)) da LyX e, come è stato più e più volte notato, trascura (per usare un eufemismo) la retrocompatibilità, perché rimanere con le mani legate? Quando ho provato a ricompilare la mia tesi e non andava, mi sono sentito un po’ orfano. Miede ha fatto una cosa molto bella, ClassicThesis, e una cosa molto saggia, rilasciarlo sotto GPL: beneficiamone!
Non voglio mancar di rispetto a lui, che ringrazio mille volte. Ma voglio dire: a mio modesto parere, qui c’è un forum molto valido che senza sforzi esagerati potrebbe tirar fuori una classe migliore di quello che ha fatto Miede. Sarà vero che il feedback che ha ricevuto lui è sterminatamente vasto, ma bisogna anche vedere il feedback uno come lo usa. 😉
È un progetto che voglio fare, sento che manca. Se non si comincia a farlo, non si farà mai. Prima si parte e prima si arriva a uno stadio decente, sono fiducioso che ci s’arriverà. Non mi aspetto che i due Big dedichino tempo a riscrivere classicthesis. Nelle mie intenzioni c’è di interpellarli su questioni specifiche con domande mirate (preparatevi :)).
Ti ringrazio per il “buon lavoro”, ma qui c’è bisogno anche di te: quando puoi facci un salto e commenta, commenta ad esempio quei punti che ho scritto in cima.
Grazie e ciao,
Antonio
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22 Novembre 2011 alle 16:05 #66517::
La mia domanda sulla legittimità della cosa era dettata dalla mia ignoranza: sono lieto che si possa fare senza intoppi. 🙂 E dunque, rinnovo il mio buon lavoro ad Antonio.Per quanto riguarda ArsClassica come classe, mi sento autorizzato a chiamarmi dentro, anche se lo stile è di Lorenzo. Ne abbiamo parlato insieme, e la cosa, se si farà, sarà fatta quando avremo del tempo da dedicare serenamente alla cosa, per realizzare un buon prodotto con alcune funzionalità in più rispetto a quello che c’è ora. Il tutto nel solco di una certa idea di uso di LaTeX, che per noi (specie se rivolto al principiante) dovrebbe essere quanto più possibile per classi e non per pacchetti. Ma ne abbiamo già parlato. 🙂
Siate fiduciosi! Intanto Antonio potrebbe scegliere un gruppo di utenti per testare la classe anthosthesis.cls via via che prende forma, no? 😉
Ciao
Tommaso
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23 Novembre 2011 alle 10:01 #66518
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23 Novembre 2011 alle 10:09 #66519::
illinguista1972″ post=65588
Siate fiduciosi! Intanto Antonio potrebbe scegliere un gruppo di utenti per testare la classe anthosthesis.cls via via che prende forma, no? 😉Be’, il prefisso anthos ricorda il nome di Antonio, ma vuol dire “fiore” in greco. Certo la nuova classe potrebbe essere un “fiore all’occhiello” per Antonio.
Vorrei contribuire con alcune mie idee personalissime.
Stiamo parlando di una classe per scrivere tesi o una classe per scrivere documenti di qualunque genere? È noto a tutti che le varie classi vengono usate anche libri e manuali scrivere, compresa classicthesis, e suftesi.
Alcune di queste classi sono poco configurabili, altra presentano una notevole varietà di impostazioni possibili, tutte permettono in qualche maniera di comporre il frontespizio della tesi che è di gran lunga la cosa più difficile da comporre, perché ogni università detta norme specifiche per il layout del frontespizio; d’altra parte Enrico ha già messo a disposizione il pacchetto frontespizio che, secondo me, risolve elegantemente questo problema. Nello stesso tempo tutto ciò richiede molta programmazione e, suppongo, è inutile per un documento che non sia una tesi.
Allora per comporre documenti generici, libri, manuali, rapporti tecnici, e simili, non c’è bisogno di usare un classe pensata per le tesi; certo si può, ma sarebbe meglio non farlo, nello spirito di LaTeX che è quello di curarsi del significato del testo e di affidare la sua forma alla classe o ai pacchetti.
Ho scritto molte classi, anche per case editrici piccole e grandi; ogni volta ho eliminato ogni possibilità di configurazione; gli autori sono padroni di aggiungere nel preambolo la chiamata ad un pacchetto di macro specifiche/personali in relazione al contenuto del testo, ma non alla sua forma. Eppure ci sono autori che contestano, per esempio: “Ma io preferisco i titoli correnti in san serif medio, invece che in tondo nero”. La risposta della casa editrice è sempre: “Caro Autore, lei può preferire quello che vuole, ma questa Casa Editrice vuole questo aspetto grafico, perché questo è l’aspetto grafico dei testi della collana XYZ nella quale il suo testo verrebbe inserito; pertanto ogni modifica che lei apportasse all’aspetto grafico, non precedentemente concordata nel contratto, implica la decadenza immediata del contratto stesso e ogni risoluzione del nostro rapporto, senza nessuna obbligazione da parte nostra nei suoi confronti”.
Certo per le tesi la cosa è diversa e un certo grado di personalizzazione è perfettamente consentita; non c’è nessun contratto di mezzo; forse c’è un obbligo del laureando nei confronti dell’istituzione, simile ad un contratto, ma nello stesso tempo non è un contratto. Quindi certamente un certo grado di personalizzazione è possibile. In questo caso non mi sembrerebbe una cosa terribilmente complicata basare la classe su memoir; l’ho già detto molte volte che la classe memoir è personalizzabile sotto ogni aspetto e altre personalizzazioni diverse da quelle previste possono essere problematiche; nel tempo ho notato una notevole stabilità della classe e anche il manuale sottolinea le cose che permangono da versioni precedenti e mantenute per backwards compatibility. Allora se Antonio vuol scrivere una classe, sarebbe meglio che la scrivesse appoggiandosi alla classe memoir, non appoggiandosi al pacchetto classichthesis; il compito della classe sarebbe quello di fornire un certo numero di layout predefiniti da scegliere con opzioni alla classe, di caricare frontespizio e di fornire un PDF di documentazione dove spiega con chiarezza e nel dettaglio come si usa la classe e quali ulteriori pacchetti è possibile caricare al fine di comporre una tesi umanistica ricorrendo a certi pacchetti, invece che una tesi tecnica dove è necessaria molta matematica; la documentazione potrebbe contenere la descrizione di un certo numero di template, magari forniti insieme alla classe come file separati, per scrivere te o quattro tipi di tesi con altrettanti stili diversi e con collezioni diverse di pacchetti aggiuntivi, che so, ledmac, oppure il pacchetto per comporre la chimica, certamente amsmath & company per una tesi tecnica, chimica o non chimica, i pacchetti necessari per una tesi in filologia in lingue classiche oppure moderne ma con lingue che non si scrivono con l’alfabeto latino; La classe dovrebbe poter funzionare anche con XeLaTeX, quindi lingue e font non dovrebbero essere definiti nella classe, ma lasciati alla cura dell’utente per impostarle nel preambolo a seconda del motore di composizione che usa; illustrare i problemi degli alfabeti diversi e delle lingue retrograde; la o le bibliograife; il o gli indici analitici; le note in calce, a margine, alla fine; eccetera.
La classe, insomma, deve poter consentire queste cose; ma più che la classe, che comunque non è banale, la documentazione è essenziale.A me non piacciono le classi KOMA, anche se, nello scrivere la classe dictionary.cls vi ho dovuto ricorrere scartando memoir, non mi ricordo più per quale motivo; forse era l’unico che mi trattiene ancora oggi dall’usare memoir sistematicamente e contro il quale sto combattendo da parecchio tempo, anche con/contro il nuovo curatore della classe memoir: l’impossibilità di usare il pacchetto imakeidx che abbiamo scritto Enrico ed io e che trovo una manna dal cielo e al quale non posso rinunciare più (be’ io ho avuto l’idea ed Enrico l’ha realizzata magistralmente come suo solito, andando al di là di ogni mia immaginazione).
Appoggiarsi alla classe book è possibile se lo scopo della nuova classe è quello di offrire un layout rigido, poco o nulla personalizzabile, perché di solito o si usano decine di pacchetti appositi, oppure bisogna mettere le mani dentro a macro interne della classe book oppure anche in alcune macro interne del nucleo di LaTeX. Non mi sembra una via utile per una classe destinata alle tesi. Può essere una via praticabile per una classe destinata ad una casa editrice.
Procedere in questo modo permette di conservare tutta l’agilità di personalizzazione che la classe memoir mette a disposizione, non si è vincolati né alle rigidezze di classicthesis, né alle “svolte LyXiane” di Miede. Poi se Antonio la vuole chiamare anthosthesis.cls oppure tesiclassica.cls (evitando ogni possibile confusione fra la classe classicthesi.cls e il pacchetto classicthesis.sty) o in qualche altro modo va benissimo; l’importante è non mettere in piedi un duplicato di quello che si può ottenere con il pacchetto classicthesis.sty, né di invadere il campo di suftesi.cls che ha una sua ragion d’essere particolare.
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23 Novembre 2011 alle 14:22 #66520::
illinguista1972″ post=65588Per quanto riguarda ArsClassica come classe, mi sento autorizzato a chiamarmi dentro, anche se lo stile è di Lorenzo. Ne abbiamo parlato insieme, e la cosa, se si farà, sarà fatta quando avremo del tempo da dedicare serenamente alla cosa, per realizzare un buon prodotto con alcune funzionalità in più rispetto a quello che c’è ora. Il tutto nel solco di una certa idea di uso di LaTeX, che per noi (specie se rivolto al principiante) dovrebbe essere quanto più possibile per classi e non per pacchetti. Ma ne abbiamo già parlato.
Autorizzatissimo, Tommaso! 🙂
Come detto altrove, vorrei che il mio utente ideale lasciasse alla classe la gestione di tutto i layout (font, margini, stile di pagina, formato di titoli, didascalie, elenchi, …) e, per quanto possibile, non lo modificasse.
Realisticamente, se il progetto arsclassica.cls dovesse decollare, sarà il caso di prevedere alcune (pochissime) opzioni globali, da dare rigorosamente a livello di classe, per personalizzare (moderatamente) il layout.
Ne riparleremo.
Ciao,
L.
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23 Novembre 2011 alle 14:43 #66521::
illinguista1972″ post=65588Intanto Antonio potrebbe scegliere un gruppo di utenti per testare la classe anthosthesis.cls via via che prende forma, no? 😉
Ciao
TommasoEheh 🙂 non è che il presunto etimo greco del mio nome sia cosa da vantare con piglio fiero e mascolino! 🙂
Ma Sara” post=65613
Io ci sono, se serve aiuto!Grazie, sta’ sicuro che serve! 🙂
OldClaudio” post=65614…
Nel tuo intervento abbracci molti aspetti, provo a districarmi.
Innanzitutto il frontespizio: non intendo certamente rifare (male) il lavoro che ha già fatto perfettamente Enrico. Non sarei nemmeno propenso a ridefinire \maketitle (cosa che peraltro fanno già le classi KoMa).
Quindi secondo te più che basarla sulle classi standard dovrei appoggiarmi a memoir. Questa scelta però mi richiederebbe considerevole tempo in più, perché non ho mai usato memoir e ora come ora non so dove metter mano. Certo, mi dedicherei a leggere la documentazione e alla fine col vostro aiuto potrei risolvere. Però mi metto anche nei panni di un utente che voglia modificare qualche aspetto della classe: si sentirebbe desolato davanti al manualone di memoir (immagino). Con le classi standard (e più o meno anche con le KOMA), l’utente avrebbe a disposizione l’Arte, che gli fornisce (in italiano!) la soluzione, rimandandolo se serve alla documentazione dello specifico pacchetto.
I modelli che trattano di chimica, filologia, o fatti con ledmac eccetera, non potrei fornirli io, ché son pacchetti che non ho mai usato (servirebbe l’aiuto del forum). La classe che vorrei fare non è destinata alle case editrici, è un ambiente che non conosco e non oserei tanto, e poi questo sì che mi sembrerebbe invadere il campo a suftesi. Io mi concentrerei su utenti più tecnici/scientifici, se è vero che suftesi è molto più umanistica di classicthesis.
Quello che io voglio fare non è nemmeno fornire diversi layout da scegliere con opzioni della classe (ne avrei al massimo un altro da proporre, non so quanto originale), bensì semplicemente fornire quello di CT, ma seguendo alcuni principi. Intanto, chiarezza e semplicità nel codice e nell’invocazione; e già il solo fatto di trasformarlo in classe e semplificarlo mi sembra tanto, non solo dal punto di vista ontologico ma anche pratico: immagino chi vede qualcosa come
`\documentclass[headinclude,footinclude,fleqn,
twoside,cleardoublepage=empty,numbers=noenddot,version=first,
BCOR5mm,captions=tableheading,abstracton,
10pt,a5paper]{scrartcl}
…
\usepackage[…]{classicthesis-preamble}
\usepackage[pdfspacing,beramono,nochapters,sufig,listings]{classicthesis}
…
`e si chiede cosa significhi tutto quell’ambaradan. E poi vorrei che sia compatibile con altri motori e altre classi: per esempio eliminando \tocEntry e la necessità di usare esplicitamente \spacedlowsmallcaps. Cose che non so quanto sia utile proporre a Miede perché romperebbero (ancora una volta) la compatibilità all’indietro.Concordo sul fatto che non si devono caricare pacchetti come quelli per le lingue: da questo punto di vista sono piuttosto conservativo, ho tolto booktabs che veniva caricato inutilmente e sto ragionando come non caricare hyperref.
Poi, Claudio, ti chiedo: perché non ti piacciono le classi KOMA? Hanno qualche difetto in particolare?
Mi son soffermato un sacco su:
l’importante è non mettere in piedi un duplicato di quello che si può ottenere con il pacchetto classicthesis.sty
Quello che voglio ottenere, dal punto di vista grafico, è ClassicThesis (magari con un’eventuale variante da specificare tra le opzioni, ma non so). Però dietro le quinte mi serve che sia più razionale, fatto con certi criteri, perché voglio facilitare la vita a me stesso scrivendoci e derivandone dei lavori, e anche ad altri se possibile. È una cosa abominevole? È una perdita di tempo? È una cosa che crea solo confusione (non è detto che avrà lo stesso nome, anche se classicthesis.cls mi piace, e soprattutto che voglia metterla su CTAN)? Cos’è?
Grazie sempre e comunque degli interventi
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23 Novembre 2011 alle 15:45 #66522::
L’idea è ottima, se servirà un collaudatore della classe con pacchetti ed argomenti di tipo chimico io ci sono. Dal lato tecnico, ahimè (ma, dato che frequento il forum da un po’ credo si sia capito) non ti posso aiutare affatto.
Aggiungo però che, una volta fatto e testato il lavorone, sarebbe un peccato non metterlo su CTAN.
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23 Novembre 2011 alle 15:47 #66523::
Antonio, io sono della vecchia guardia; prima di usare qualche cosa leggo le istruzioni, per quanto noioso e deprimente possa essere. Quasi trent’anni fa ho letto tutto il mauale di Lamport prima ancora di installare il sistema TeX sul mio vecchissimo IBM AT; il primo esercizio che ho fatto è stato quello di mettere un filetto sotto alle testatine della classe book e di cambiare font per le testatine, su richiesta di una collega, ma di mio non avevo ancora composto nulla. Documentazione sulle classi nessuna; solo lettura del codice di LaTeX209 e di book.sty. Nessuna idea di quel fosse il linguaggio di di quale fosse la sua sintassi.Ho scritto diverse classi prima di dedicarmi allo studio delle classi personalizzabili, quelle di Markus Kohm e quella di Peter Wilson. Quest’ultima mi è piaciuta subito leggendo la documentazione; le classi KoMa mi hanno deluso un po’ a causa della documentazione scritta male e documentata con un layout penoso da parte di Kohm; per capire tante cose ho dovuto leggere il codice. altrimenti dalla documentazione non riuscivo a cavare un ragno dal buco.
Ora, come ho detto, la classe memoir ha un difetto apparentemente non correggibile; mi sono rivolto al nuovo curatore Lars Madsen, ma ho trovato poca comprensione, per non dire che mi ha silenziosamente scaricato. Ovviamente nella cooperazione su base volontaristica non puoi pretendere da nessuno che faccia qualcosa che ti farebbe comodo, quindi non ce l’ho con Madsen, ma mi stupisco che non capisca il problema o non ne voglia sentir parlare. Il problema è la generazione sincrona degli indici analitici che per me sono molto importanti, anche se fino a qualche anno fa non mi servivo del macchinario distribuito con il sistema TeX. Non avevo voglia di studiarmi i file .ist e la documentazione era scarsa; quindi me ero scritto un programma in Fortran ( 😯 ) che mi leggeva il file (uno solo) .idx e me lo trasformava nel file ordinato e strutturato .ind, non molto diversamente da come l’avrebbe fatto makeindex con un opportuno file .idx; questo avveniva verso la fine degli anni ’80; funzionava, e per me stava bene così. L’abitudine è una cosa a cui non bisognerebbe abituarsi mai 😉 Parafrasando il titolo di un libro, che vorrei che fosse letto di più, direi “Sono abitudinario, ma sto cercando di smettere” (il titolo del libro al posto di abitudinario dice “razzista”).
Venendo al tuo caso, io farei una serie di file .def o .sty da immettere nel flusso della classe e sulla base di opzioni con la sintassi key=value, scegliere tutte le impostazioni con comandi del tipo, per esempio, stile=Bringhurst, e ti viene fuori il layout di Bringhurst; oppure stile=classicthesis, e ti viene fuori lo stile di classicthesis, senza bisogno di dare quella miriade di opzioni; magari alcune opzioni potrebbero essere paperformat=a5, ma non mi preoccuperei di cose come noenddot che hanno significato solo per i tedeschi che usano il punto dopo un numero scritto in cifre per leggerlo come ordinale, invece che come cardinale.
Sto scrivendo una classe di cui, spero si parlerà molto nel Gruppo e forse anche nel forum; la prima versione l’ho scritta basandomi su memoir, poi alcune persone coinvolte mi hanno chiesto che si potessero file più indici analitici; ecco che è rispuntato fuori il solito problema; ho riscritto la classe con book e ho messo le due versioni dentro lo stesso file di classe che grazie ad una pozione permette al compositore di scegliere memoir o book; entrambe le varianti possono venire compilate con pdfLaTeX o XeLaTeX, ma le personalizzazioni sono modestissime, praticamente vietate. Se dovessi implementare una vera classe personalizzabile alla grande mi appoggerei su memoir, non avrei dubbi.
Il manuale di memoir potrebbe far tremare le vene e i polsi, ma è fatto talmente bene che se uno non trova quel che cerca nell’indice generale o nell’indice analitico, basta che cerchi la parola con le funzionalità del reader PDF (tutti hanno questo genere di funzionalità) e trova i 30 posti in cui compare quella parola o frase e poi è facile selezionare quella che interessa veramente; molto più facile che disporre della versione cartacea (stampare fronte retro un malloppo da 587 pagine richiede un mucchio di carta comunque e non è altrettanto comodo). La documentazione è in inglese? che differenza fa? quando si decide di usare il sistema TeX bisogna sapere che qualche rudimento di inglese ci vuole, puoi con il tempo i termini tecnici si imparano e il tutto diventa abbastanza facile.
L’arte è certamente interessante ma non fa riferimento a classicthesis o a memoir o a book o a qualche altra classe; sì, si appoggia alle classi standard, ma per ottenere personalizzazioni di qualunque genere indica i pacchetti appositi. Per un principiante è sicuramente la via più facile rispetto a specificare una miriade di opzioni criptiche come quelle che hai indicato nel tuo esempio.Pensaci e, se vuoi una mano, io ci sono, ma non sono tanto disponibile a studiare il codice di classicthesis per modificare direttamente il codice di quel pacchetto.
Ciao
Claudio
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23 Novembre 2011 alle 17:55 #66524::
peppo” post=65626L’idea è ottima, se servirà un collaudatore della classe con pacchetti ed argomenti di tipo chimico io ci sono. Dal lato tecnico, ahimè (ma, dato che frequento il forum da un po’ credo si sia capito) non ti posso aiutare affatto.
Aggiungo però che, una volta fatto e testato il lavorone, sarebbe un peccato non metterlo su CTAN.Come Peppo, neanche io posso aiutare dal punto di vista TeXnico, ma se serve aiuto per collaudare la classe do la mia disponibilità.
Ciao
Antonio
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23 Novembre 2011 alle 18:36 #66525::
Il problema di classicthesis è proprio che può essere usata per le tesi.
Il fatto che attualmente il codice sia pessimo fa desistere qualche studente dall’usarla.
E per me questo è un bene. Una tesi deve essere sobria. Soprattutto una tesi triennale.
Chi la legge non deve essere distratto da un’eccessiva “presenza estetica”. Il lettore deve trovarsi a suo agio. Non deve quasi accorgersi che c’è qualcosa di diverso, qualcosa che fa la differenza; quel qualcosa che rende la lettura più agevole. Ho letto una riflessione simile riguardo al font (non ricordo più se di Tschichold o Morison o altro): il lettore si deve sentire a casa propria quando legge. E se a casa proprio si usa il garamond meglio usare il garamond o qualcosa di simile…quasi “indistinguibile” a prima vista. Ecco perché in ambito umanistico nessuno (o pochissimi) pubblicano utilizzando il bodoni per il testo (si usa spesso per i titoli di copertina).@ Lorenzo Non credo che ci sia da perdere tutto questo tempo per creare classicthesis.cls. Qual è la difficoltà?
Lo stile dei capitoli? Non credo proprio. Lo stile delle testatine? Meno che meno. Eventualmente gli ostacoli sono le molte opzioni. Ma questo non crea difficoltà, fa perdere solo del tempo. Tante opzioni significa tante possibilità di sviste, errori e bug.
Nemmeno il frontespizio sarebbe un problema, anche se comunque consiglierei l’approccio con frontespizio.sty.Permettere di usare uno stile come classicthesis a un giovane laureando
è come dare in mano una Delta S4 a un neo patentato (scusate l’analogia un po’ “tamarra”)Ciao
Ivan
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23 Novembre 2011 alle 20:22 #66526::
ivan” post=65630Il problema di classicthesis è proprio che può essere usata per le tesi.
Permettere di usare uno stile come classicthesis a un giovane laureando
è come dare in mano una Delta S4 a un neo patentato (scusate l’analogia un po’ “tamarra”)Scusa, ma perché un giovane laureando non dovrebbe fare una tesi che sia esteticamente piacevole? Francamente io, dopo anni di utilizzo di latex (non da esperto, ma da utilizzatore), delle classi book e report e del font computer modern non ne posso più, proprio mi danno repulsione.
Se non avessi “scoperto” che esiste classicthesis + arsclassica sarei passato a Microsoft Word (come uso Word per scrivere lettere, visto che la classe letter è bruttissima e non esiste una classe decente), tanto per esprimere il punto di vista di un semplice utente finale.
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23 Novembre 2011 alle 20:38 #66527
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23 Novembre 2011 alle 20:51 #66528::
ansys” post=65632Esteticamente piacevole o no, è chiaramente una questione di gusto.
Di sicuro questo stile non è adatto per tesi scientifiche, a partire dal font, passando poi per gli ampi margini.
ok, allora anche Pantieri sbaglia (glielo dici tu?) nei suoi lavori scientifici:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/FunzioniDistribuzioni.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Cubiche.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Grandezze.pdf
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23 Novembre 2011 alle 21:11 #66529::
zippo” post=65633
Esteticamente piacevole o no, è chiaramente una questione di gusto.
Di sicuro questo stile non è adatto per tesi scientifiche, a partire dal font, passando poi per gli ampi margini.
ok, allora anche Pantieri sbaglia (glielo dici tu?) nei suoi lavori scientifici:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/FunzioniDistribuzioni.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Cubiche.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Grandezze.pdfLorenzo sa bene come la pensiamo, qui sul forum. In ambito scientifico tali margini e tale font non sono certo idonei, ma nulla vieta nel far prevalere il gusto alle norme (talvolta difficili da digerire).
In tutto questo sento di dover ringraziare il Professor Beccari (qui OldClaudio) per le belle ed esaurienti spiegazioni in merito alle norme e convenzioni tipografiche per documenti scientifici che di volta in volta ricorda e spiega nei vari topic di questo forum.
Ciao
Orlando
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23 Novembre 2011 alle 21:38 #66530::
Grazie, non lo sapevo perché è da poco che bazzico in questi lidi. Gradirei allora chiedere Prof. Beccari qualche dritta su cosa consiglia come classe per scrivere un report scientifico (un proposal a dire il vero), ma sempre dal punto di vista di un utilizzatore, perché non mi metto a fare modifiche sul layout da me.
Inoltre, davvero, non ne posso più dei computer modern (e l’occhio vuole la sua parte).
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23 Novembre 2011 alle 21:41 #66531::
zippo” post=65631
Il problema di classicthesis è proprio che può essere usata per le tesi.
Permettere di usare uno stile come classicthesis a un giovane laureando
è come dare in mano una Delta S4 a un neo patentato (scusate l’analogia un po’ “tamarra”)Scusa, ma perché un giovane laureando non dovrebbe fare una tesi che sia esteticamente piacevole?
Esteticamente piacevole significa tipograficamente corretta. classicthesis sarà esteticamente piacevole, ma secondo me è un po’ troppo esteticamente piacevole. Più adatta ad un lavoro esterno. Si ispira agli Elementi che è un testo unico. Anche gli stili di capitolo degli Elementi sono qualcosa di unico. In quel testo in particolare stanno benissimo. Ciò non significa che si possa prendere un elemento bello in un contesto e trasportarlo in un altro pensando che rimanga ugualmente adatto.
Tu metteresti mai una camicia fatta a mano con gemelli in madreperla con una tuta da ginnastica? Io no. Ma de gustibus…zippo” post=65631
Francamente io, dopo anni di utilizzo di latex (non da esperto, ma da utilizzatore), delle classi book e report e del font computer modern non ne posso più, proprio mi danno repulsione.Ce ne sono tante altre, molto più adatte a tesi di laurea. Prendi memoir, per esempio. Anche qui ci trovi un’infinità distili di capitolo che non dovrebbero essere usati in una tesi.
zippo” post=65631Se non avessi “scoperto” che esiste classicthesis + arsclassica sarei passato a Microsoft Word
Non mi sembra una buona ragione. Se uno si stanca dei suoi completi blu può decidere di vestirsi ogni giorno con uno straccio sporco e un paio di buste di plastica ai piedi. Liberissimo 😉
zippo” post=65631
(come uso Word per scrivere lettere, visto che la classe letter è bruttissima e non esiste una classe decente), tanto per esprimere il punto di vista di un semplice utente finale.Classe letteracdp
zippo” post=65631
ok, allora anche Pantieri sbaglia (glielo dici tu?) nei suoi lavori scientifici:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/FunzioniDistribuzioni.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Cubiche.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Grandezze.pdfLorenzo non sbaglia… in ogni caso lui se lo può permettere 😉 Un laureando “comune”, no!
Ciao
Ivan
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23 Novembre 2011 alle 22:05 #66532::
zippo” post=65636Grazie, non lo sapevo perché è da poco che bazzico in questi lidi. Gradirei allora chiedere Prof. Beccari qualche dritta su cosa consiglia come classe per scrivere un report scientifico (un proposal a dire il vero), ma sempre dal punto di vista di un utilizzatore, perché non mi metto a fare modifiche sul layout da me.
Inoltre, davvero, non ne posso più dei computer modern (e l’occhio vuole la sua parte).Non so per la classe, dipende dal contenuto; ma per i font senza praticamente fare nienti di più di quello che hai fatto finora componendo con pdfLaTeX, dove necessariamente finora hai specificato di voler usare i font Latin Modern (se non l’hai fatto, male, male… I Latin Modern sono vettoriali e sono scalabili con una legge lineare a tratti, cosa che non succede con i Computer Modern), puoi semplicemente sostituire lmodern nella chiamata del pacchetto dei font con txfonts, oppure pxfonts; i primi usano il font Times e i secondi il font Palatino. Quindi vedi che cambiando una sola piccola stringa si cambia completamente l’aspetto del documento anche senza cambiare la classe; se poi usi il pacchetto microtype, ottieni pagine che virtualmente sono prive di cesure in fin di righe e con spazi interparola costanti, non come quelli di Word che non ha la sillabazione impostata di default e se anche la imposti, word non è capace di sillabare da solo le parole precedute da una preposizione articolata con elisione.
Se poi usi XeLaTeX al posto di pdfLaTeX puoi usare tutti i font OpenType già installati nella tua macchina, sostanzialmente gli stessi che puoi usare con Word, e puoi divertirti a usare una miriade di font che possono formare un insieme gradevole e armonioso o una cacofonia di disegni, stili, grandezze come puoi fare con Word. Se usi le classi standard, eventualmente con il pacchetto layaureo per configurare la gabbia di stampa in modo appena un po’ diverso da quello delle classi standard, ti ritrovi con un documento che pochi potranno dire che sia il monotono stile dei documenti LaTeX.Le norme sono un’altra cosa; comunque se scrivi un proposal, vuol dire che lavori in una organizzazione, quindi hai a disposizione un budget per pagare il costo dell’acquisto delle norme dall’Ente Nazionale di Unificazione Italiano (UNI per gli addetti) e per quel che riguarda la scrittura tout court, il modo di presentare i riferimenti bibliografici, il modo di scrivere la matematica tecnologica, e come usare il Sistema Internazionale delle unità di misura, ne hai abbastanza per spender un bel bigliettone €€€€ 😯 😈
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24 Novembre 2011 alle 8:39 #66533::
1.zippo” post=65631Se non avessi “scoperto” che esiste classicthesis + arsclassica sarei passato a Microsoft Word
Onorato. 🙂 Per quanto mi riguarda, se non avessi scoperto la bellezza di ClassicThesis dubito che avrei dedicato così tanto tempo ed energie a LaTeX. Il risultato estetico che si può ottenere con quello stile è un’opera d’arte.
2.
Il layout di ClassicThesis non è adatto per una laurea scientifica? Non direi! L’unica cosa che cambierei assolutamente sono i margini, davvero eccessivi. Bringhurst può dire quello che vuole, ma la sua “regola” produce margini assolutamente esagerati su un A4. Per cambiare i margini, però, basta scrivere due righe. Ovviamente niente note a margine, va da sé.3.
AsrClassica è adatta per scrivere una tesi scientifica? Anche qui, con la gabbia modificata (quella dell’Arte di adesso), direi che ci siamo. L’unico inghippo riguarda i titoli dei capitoli e dei paragrafi: su due righe vengono uno schifo, e compattarli in una riga non è sempre possibile. Da questo punto di vista, ClassicThesis è meglio di ArsClassica.4.
Scrivere classicthesis.cls è facile? Non lo so. Di sicuro, so che Enrico ci aveva provato, ed ara arrivato a un buon punto: la classe funzionava, e la documentazione era pronta. Poi però ha rinunciato. 🙁 Bisognerebbe chiedergli il perché. Ma se addirittura il nostro guru ha desistito, qualche problema deve pur esserci… 😉Ciao,
L.P.S. Riguardo ai miei lavori di matematica, appena avrò un secondo li aggiornerò, allargando la gabbia ed eliminando le note a margine… 😉
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24 Novembre 2011 alle 9:22 #66534::
OldClaudio” post=65627Antonio, io sono della vecchia guardia
…Claudio, quello che intendevo non è che non abbia voglia di mettermi a leggere e studiare memoir, ma che farlo mi richiede più tempo che appoggiarmi alle KOMA: è un semplice dato di fatto. Se mi sto imbattendo in quest’impresa, è anche (soprattutto) perché voglio capirne di più “mettendo le mani in pasta”, per applicare quello che studio. Questo, fatto sotto la vigilanza del forum, son convinto che è il miglior modo per imparare.
L’abitudine di cui parli non è semplice abitudine, secondo me. Per quel poco che so di memoir (anzi ne è proprio un sintomo), c’è una sorta di posizione dominante su memoir. Sono Lorenzo e Tommaso che devono scalfirla, magari con una edizione apposita dell’Arte (avete pensato a tenerne due in parallelo, quella classica e una su memoir? 😎 in effetti sarebbe un lavoraccio…). In altri termini, non è questione di abitudine o pigrizia mia, ma (probabilmente) difficoltà a personalizzarla da parte di un utente. E l’inglese per me non è affatto un problema, lo leggo praticamente ogni giorno.
Comunque appena posso farò qualche prova con memoir per valutare pro e contro. Prendo in seria considerazione le tue idee e ti ringrazio molto per la disponibilità. Le tue soluzioni per una classe che sia compatibile contemporaneamente con book e memoir possono essere molto utili.
Verissimo che le classi KOMA sono mal documentate. Anch’io ne sto analizzando il codice, e per esempio ho trovato un comando \addchaptertocentry che sembra risolvere in tre righe un “dirty workaround” di Miede (ma andrebbe testato a fondo).
Quanto alle personalizzazioni, anch’io sono per ridurre al minimo le opzioni offerte dalla classe (che poi però uno può modificare come vuole). Ma il layout di Bringhurst, esattamente di Bringhurst, non è già offerto da suftesi?
Appena posso rispondo agli altri interventi,
Antonio
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24 Novembre 2011 alle 9:41 #66535::
antonio.macrì” post=65652L’abitudine di cui parli non è semplice abitudine, secondo me. Per quel poco che so di memoir (anzi ne è proprio un sintomo), c’è una sorta di posizione dominante su memoir. Sono Lorenzo e Tommaso che devono scalfirla, magari con una edizione apposita dell’Arte (avete pensato a tenerne due in parallelo, quella classica e una su memoir? 😎 in effetti sarebbe un lavoraccio…).
Due edizioni dell’Arte, in parallelo? Negativo, non vedo il senso della cosa.
L.
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24 Novembre 2011 alle 10:16 #66536::
antonio.macrì” post=65652 Ma il layout di Bringhurst, esattamente di Bringhurst, non è già offerto da suftesi?
Non esattamente, mi sembra. In particolare i titoli di capitolo non vengono ancora spaziati esattamente come gli Elementi, almeno mi par di ricordare. Ma Ivan ne sa di più.
Ciao
Tommaso
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24 Novembre 2011 alle 12:46 #66537::
Grazie a Peppo e Antonio (Ledda) e a tutti quelli che vorranno aiutarmi.Ivan, il tuo discorso va contro il principio ispiratore di Miede: ClassicThesis è fatta per essere usata per le tesi, sta perfino nel nome! Non ho l’esperienza tipografica per discutere se sia adatta o meno, ma noto che è per questo che è stata concepita ed è per questo che Lorenzo ha messo a disposizione il suo articolo e soprattutto il suo modello (TesiClassica.zip). Io semplicemente starei fedele a questo filone.
E poi pensa a un utente che abbandona LaTeX perché lo trova “brutto e sempre uguale”: immagina le porcherie che può fare con Word, credendosi il dio della carta stampata! 🙂 Non voglio offendere nessuno, è anche il pozzo dove mi sarei insozzato pure io se avessi preso la cattiva strada… Incommensurabilmente meglio CT anche se è il modello meno adatto di tutto il mondo LaTeX!
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24 Novembre 2011 alle 12:49 #66538::
ansys” post=65634
Lorenzo sa bene come la pensiamo, qui sul forum. In ambito scientifico tali margini e tale font non sono certo idonei, ma nulla vieta nel far prevalere il gusto alle norme (talvolta difficili da digerire).In tutto questo sento di dover ringraziare il Professor Beccari (qui OldClaudio) per le belle ed esaurienti spiegazioni in merito alle norme e convenzioni tipografiche per documenti scientifici che di volta in volta ricorda e spiega nei vari topic di questo forum.
Ciao
OrlandoCiao, Orlando. Potresti trovarmi qualche discussione dove si parla dell’inadeguatezza di ClassicThesis (o simili) per lavori scientifici? Non saprei che stringhe specificare nella ricerca.
Grazie
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24 Novembre 2011 alle 12:59 #66539::
lorenzo.pantieri” post=65651Il layout di ClassicThesis non è adatto per una laurea scientifica? Non direi! L’unica cosa che cambierei assolutamente sono i margini, davvero eccessivi. Bringhurst può dire quello che vuole, ma la sua “regola” produce margini assolutamente esagerati su un A4. Per cambiare i margini, però, basta scrivere due righe. Ovviamente niente note a margine, va da sé.
Concordo in pieno. (Permettetemi l’eresia, ma a volte ci si lascia prendere un po’ troppo la mano con le proporzioni matematiche. 😯 )
AsrClassica è adatta per scrivere una tesi scientifica? Anche qui, con la gabbia modificata (quella dell’Arte di adesso), direi che ci siamo. L’unico inghippo riguarda i titoli dei capitoli e dei paragrafi: su due righe vengono uno schifo, e compattarli in una riga non è sempre possibile. Da questo punto di vista, ClassicThesis è meglio di ArsClassica.
Anche io di solito faccio due modifiche su arsclassica: ripristinare la gabbia (più larga) di ClassicThesis e spostare i numeri di sezione sul margine, soluzione quest’ultima che non so quanto sia valida tipograficamente, ma esteticamente non mi dispiace (tanto più che segue lo stile del capitolo e fa un po’ come suftesi per gli elenchi) e soprattutto si guadagna dello spazio utile (compromessi!).
Scrivere classicthesis.cls è facile? Non lo so. Di sicuro, so che Enrico ci aveva provato, ed ara arrivato a un buon punto: la classe funzionava, e la documentazione era pronta. Poi però ha rinunciato. 🙁 Bisognerebbe chiedergli il perché. Ma se addirittura il nostro guru ha desistito, qualche problema deve pur esserci… 😉
COOOSA?!:shock: 😕
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24 Novembre 2011 alle 13:01 #66540::
lorenzo.pantieri” post=65654
L’abitudine di cui parli non è semplice abitudine, secondo me. Per quel poco che so di memoir (anzi ne è proprio un sintomo), c’è una sorta di posizione dominante su memoir. Sono Lorenzo e Tommaso che devono scalfirla, magari con una edizione apposita dell’Arte (avete pensato a tenerne due in parallelo, quella classica e una su memoir? 😎 in effetti sarebbe un lavoraccio…).
Due edizioni dell’Arte, in parallelo? Negativo, non vedo il senso della cosa.
L.
Perdona(te)mi, era un istante di delirio…
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24 Novembre 2011 alle 13:02 #66541::
antonio.macrì” post=65669
Lorenzo sa bene come la pensiamo, qui sul forum. In ambito scientifico tali margini e tale font non sono certo idonei, ma nulla vieta nel far prevalere il gusto alle norme (talvolta difficili da digerire).
In tutto questo sento di dover ringraziare il Professor Beccari (qui OldClaudio) per le belle ed esaurienti spiegazioni in merito alle norme e convenzioni tipografiche per documenti scientifici che di volta in volta ricorda e spiega nei vari topic di questo forum.
Ciao
OrlandoCiao, Orlando. Potresti trovarmi qualche discussione dove si parla dell’inadeguatezza di ClassicThesis (o simili) per lavori scientifici? Non saprei che stringhe specificare nella ricerca.
Grazie
Premesso che questo mio intervento non darà nessun contributo utile alla discussione, mi sembra di capire che ciò di cui si sente veramente la mancanza (parlo per me, naturalmente) sia uno stile autenticamente nostrano per le pubblicazioni. Un manuale di stile, per capirci, che dica la propria per guidare gli utenti a pubblicare in italiano. Personalmente, trovo che le classi standard di LaTeX siano molto inadeguate per noi europei.
Che poi funzionino più o meno bene, è un altro paio di maniche. 🙂
Ciao
TommasoModifica: e personalmente parlando, anche il formto A4 mi ha stancato assai. CI vorrebbero stampanti e carta di formati più libreschi, per noi che amiamo le buone tradizioni tipografiche. Caricare arsclassica o classicthesis per cambiarne i margini come prima modifica, non mi sembra un’ottima cosa. No?
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24 Novembre 2011 alle 14:33 #66542::
Per prima cosa desidero ringraziare OldClaudio per la sua risposta e per i suoi preziosi consigli che mi riprometto di testare con attenzione.Come seconda cosa desidero chiedere a lorenzo.pantieri quali sono le 2 righe da apportare per cambiare la larghezza di classicthesis + arsclassica (l’unica cosa che saprei fare è porre a mano \textwidth=quanto? oppure mettere il layaureo?). Grazie.
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24 Novembre 2011 alle 14:56 #66543::
zippo” post=65676Per prima cosa desidero ringraziare OldClaudio per la sua risposta e per i suoi preziosi consigli che mi riprometto di testare con attenzione.
Come seconda cosa desidero chiedere a lorenzo.pantieri quali sono le 2 righe da apportare per cambiare la larghezza di classicthesis + arsclassica (l’unica cosa che saprei fare è porre a mano \textwidth=quanto? oppure mettere il layaureo?). Grazie.
Si usa il comando \areaset, senza caricare nessun altro pacchetto. Per la gabbia credo si riferisca a
`\areaset[current]{336pt}{750pt}`
che è la dimensione di ClassicThesis e che, a occhio, sembra la stessa dell’Arte.
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24 Novembre 2011 alle 15:23 #66544::
illinguista1972″ post=65673Caricare arsclassica o classicthesis per cambiarne i margini come prima modifica, non mi sembra un’ottima cosa. No?
Chiedo scusa per il terribile off-topic, ma vedo un Linguista che mette la virgola tra soggetto e predicato. La ammetti se il soggetto è una proposizione, perché il tutto è un sintagma “più debole”, facilitando la lettura? Chiudo subito l’off-topic e di nuovo scusa.
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24 Novembre 2011 alle 15:24 #66545
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24 Novembre 2011 alle 15:38 #66546::
antonio.macrì” post=65680
Caricare arsclassica o classicthesis per cambiarne i margini come prima modifica, non mi sembra un’ottima cosa. No?
Chiedo scusa per il terribile off-topic, ma vedo un Linguista che mette la virgola tra soggetto e predicato. La ammetti se il soggetto è una proposizione, perché il tutto è un sintagma “più debole”, facilitando la lettura? Chiudo subito l’off-topic e di nuovo scusa.
Io ne metterei uno dopo classicthesis, di modo che ce ne siano 2.
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24 Novembre 2011 alle 15:46 #66547::
antonio.macrì” post=65680
Caricare arsclassica o classicthesis per cambiarne i margini come prima modifica, non mi sembra un’ottima cosa. No?
Chiedo scusa per il terribile off-topic, ma vedo un Linguista che mette la virgola tra soggetto e predicato. La ammetti se il soggetto è una proposizione, perché il tutto è un sintagma “più debole”, facilitando la lettura? Chiudo subito l’off-topic e di nuovo scusa.
Ho sbagliato, chiedo perdono. Ma la mia virgola capricciosa non leva sostanza alla discussione. E meno male! 😉
Ciao
Tommaso
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24 Novembre 2011 alle 16:46 #66548::
antonio.macrì” post=65667Grazie a Peppo e Antonio (Ledda) e a tutti quelli che vorranno aiutarmi.
Ivan, il tuo discorso va contro il principio ispiratore di Miede: ClassicThesis è fatta per essere usata per le tesi, sta perfino nel nome! Non ho l’esperienza tipografica per discutere se sia adatta o meno, ma noto che è per questo che è stata concepita ed è per questo che Lorenzo ha messo a disposizione il suo articolo e soprattutto il suo modello (TesiClassica.zip). Io semplicemente starei fedele a questo filone.
Anche la Hummer è stata concepita come fuoristrada, per attraversare torrenti e deserti… ma ora se la comprano i fighetti per girare in centro.
Secondo me Miede si sbagliava: ha concepito una classe pensando che andasse bene per le tesi quando in realtà è adatta a testi con pretese (anche di contenuto) un po’ più alte.Ciao
Ivan
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24 Novembre 2011 alle 19:41 #66549::
ivan” post=65630
[…] è come dare in mano una Delta S4 a un neo patentato (scusate l’analogia un po’ “tamarra”)
…
Anche la Hummer è stata […]Passi la prima ma qui si sta esagerando 😀
Comunque, ritornando in tema, forse quello che manca all’utilizzatore viziato, si sto pensando a me, è il vero gusto nello scegliere fonts, gabbia e personalizzazioni varie a seconda della circostanza.
Francamente io uso le classi standard (report, article e talvolta i loro analoghi KOMA), senza personalizzazioni, se devo scrivere una breve relazione tecnica. Per le tesi (pluralis maiestatis ? 😀 ) scrivo con classicthesis ed arsclassica, anche qui senza modifiche (proverò con la nuova gabbia), per quest’ultima scelta anche io mi ero domandato se lo stile non fosse troppo opulento però, essendo sia bello sia pronto, l’ho impiegato con soddisfazione (consigliandolo pure).
Per arrivare al dunque, servirebbe qualche direttiva, qualche manualetto ben fatto, magari prodotto e distribuito dal GUIT, per formare il gusto prima ancora delle capacità tecniche degli utilizzatori; senza si corre il rischio di avere documenti da un lato tutti simili e monotoni, dall’altro di avere un guazzabuglio di elementi belli ma che cozzano tra di loro. Un’eventualità meno estrema è quella che, a dire di Ivan, si usa uno stile armonioso ma che stona con il contesto per il quale viene utilizzato. Sono tre situazioni diverse ma, credo, la cui origine è comune.
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25 Novembre 2011 alle 10:45 #66550::
peppo” post=65695
Comunque, ritornando in tema, forse quello che manca all’utilizzatore viziato, si sto pensando a me, è il vero gusto nello scegliere fonts, gabbia e personalizzazioni varie a seconda della circostanza.
Francamente io uso le classi standard (report, article e talvolta i loro analoghi KOMA), senza personalizzazioni, se devo scrivere una breve relazione tecnica. Per le tesi (pluralis maiestatis ? 😀 ) scrivo con classicthesis ed arsclassica, anche qui senza modifiche (proverò con la nuova gabbia), per quest’ultima scelta anche io mi ero domandato se lo stile non fosse troppo opulento però, essendo sia bello sia pronto, l’ho impiegato con soddisfazione (consigliandolo pure).
Per arrivare al dunque, servirebbe qualche direttiva, qualche manualetto ben fatto, magari prodotto e distribuito dal GUIT, per formare il gusto prima ancora delle capacità tecniche degli utilizzatori; senza si corre il rischio di avere documenti da un lato tutti simili e monotoni, dall’altro di avere un guazzabuglio di elementi belli ma che cozzano tra di loro. Un’eventualità meno estrema è quella che, a dire di Ivan, si usa uno stile armonioso ma che stona con il contesto per il quale viene utilizzato. Sono tre situazioni diverse ma, credo, la cui origine è comune.Anche sul forum ho cosigliato spesso di leggere il documento memdesign.pdf (texdoc memdesign).
Non è la documentazione per la classe emmoir, ma è sostanzialmente un bignamino di tipografia dove il tipografo Peter Williams racconta a noi dilettanti le prime nozioni di book design e di tipografia. Poi si può approfondire su altri testi italiani e inglesi (vedi bibliografia di Guida GuIT).
Ma il punto è che studiare la teoria è una cosa che oggi non va di moda, disabituati come siamo al metodo empirico che ci offrono programmi interattivi come Word di Microsoft o Writer di OpenOffice o di LibreOffice.Inoltre i testi di teoria snobbano la “letteratura tecnica” per cui non si troveranno mai indicazioni serie per disegnare correttamente libri e rapporti tecnici, proposal, norme, e simili, né per scegliere i font più adatti, salvo raccomandare l’uso di font graziati per testi da leggere con continuità, né per comporre la matematica in modo elegante oltre che corretto (le norme ISO UNI, che cito spesso, danno indicazioni solo per la correttezza, non per l’eleganza).
Quindi vedi che un manualetto, come quello che ti piacerebbe fosse disponibile, sarebbe impossibile da scrivere. Oppure diventerebbe un libro di 700 e più pagine come la versione stampata della Guida GuIT, o come la versione che forse sarà stampata della “Guida GuIT XeLaTeX” che ora già supera le 900 pagine e non è finita 🙁
Addio manualetto, …:neutral:
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26 Novembre 2011 alle 16:36 #66551::
OldClaudio” post=65639
Non so per la classe, dipende dal contenuto; ma per i font senza praticamente fare nienti di più di quello che hai fatto finora componendo con pdfLaTeX, dove necessariamente finora hai specificato di voler usare i font Latin Modern (se non l’hai fatto, male, male… I Latin Modern sono vettoriali e sono scalabili con una legge lineare a tratti, cosa che non succede con i Computer Modern), puoi semplicemente sostituire lmodern nella chiamata del pacchetto dei font con txfonts, oppure pxfonts; i primi usano il font Times e i secondi il font Palatino.Con lmodern e pxfonts funziona bene. Ho pero’ provato con i font Garamond, inserendo:
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[urw-garamond]{mathdesign}
come specificato qui http://www.tug.dk/FontCatalogue/garamond/Quello che succede e’ che pdflatex compila bene senza nessun errore, ma non viene prodotti nessun pdf. Nel file .log ci sono queste ultime 2 righe:
!pdfTeX error: pdflatex.exe (file md-gmrma): Font md-gmrma at 659 not found
==> Fatal error occurred, no output PDF file produced!Ho miktex e l’installazione dei pacchetti sembrerebbe essere andata a buon fine.
Ho sbagliato qualcosa?
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26 Novembre 2011 alle 17:01 #66552::
Devi creare e/aggiornare le mappe dei font.
Ti confesso che uno dei motivi per cui ho abbandonato MiKTeX è stata proprio la difficoltà di mettere a posto le mappe dei font; spero che qualcun altro ti aiuti.
altrimenti non ti resta che scaricare MiKTeX e carica re TeX Live e su questo proprio oggi c’è stata una conversazione proprio su queste cose per un altro utente che aveva installato MathTime, ma almeno disponeva di TeX Live.
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26 Novembre 2011 alle 17:24 #66553::
In realta’ credevo di averlo fatto. Oltre a quello che ho specificato sopra ho scaricato a mano il pacchetto ugm.zip e ho messo a mano tutti i files nelle loro directory. Poi ho aggiunto a mano nel file updmap.cfg, la riga Map ugm.map, poi ho fatto il solito refresh e infine da prompt dei comandi ho lanciato (istruzioni trovate in rete):
initexmf -u
updmap
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27 Novembre 2011 alle 0:03 #66554::
Non so cosa dirti; aspettiamo che qualcuno esperto di MiKTeX dica se quello che hai fatto è giusto; ho la sensazione di no, perché sul mio XP, l’ultima volta che c’ero riuscit (malauguratamente senza prendere appunti) avevo fatto diversamente. Prova ad aprire da Start: Programmi ,MiKTeX, …, MiKTeX Help, e vedi che cosa dice lì.Poi cerca il file pdftex.map e vedi se contiene la liasta dei font elencati in ugm.map; finché lì non compaiono i nomi la procedura è sbagliata,
Scusami, ma non ti so dire di più e non dispongo più di una versione 2.9 con cui fare esperimenti.
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27 Novembre 2011 alle 0:05 #66555::
Non so cosa dirti; aspettiamo che qualcuno esperto di MiKTeX dica se quello che hai fatto è giusto; ho la sensazione di no, perché sul mio XP, l’ultima volta che c’ero riuscito (malauguratamente senza prendere appunti) avevo fatto diversamente. Prova ad aprire da Start: Programmi ,MiKTeX, …, MiKTeX Help, e vedi che cosa dice lì.Poi cerca il file pdftex.map e vedi se contiene la lista dei font elencati in ugm.map; finché lì non compaiono i nomi la procedura è sbagliata,
Scusami, ma non ti so dire di più e non dispongo più di una versione 2.9 con cui fare esperimenti.
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28 Novembre 2011 alle 11:16 #66556::
Ciao a tutti, vorrei esporvi alcune riflessioni che ho maturato in questi giorni.0.
Da quello che ho capito, i pacchetti per LaTeX sono pubblicati sotto una licenza che permette a chiunque di modificare e ri-distribuirne il codice. Quindi con i pacchetti LaTeX il plagio non esiste. Fin qui la “legge”. Tuttavia, mi lascia perplesso l’idea di “poter fare quello che si vuole” con il codice scritto da altri. Miede ha scritto un pacchetto, classicthesis.sty. Se ora un autore diverso da Miede scrive una classe con lo stesso nome, classicthesis.cls, questo mi sembra sollevare qualche problema.1.
Un primo problema è la possibilità di fare confusione. Se un utente scrive sul forum “ho un documento composto con ClassicThesis” non si sa più che cosa si riferisce. L’utente deve allora dire “ho un documento composto con il pacchetto classicthesis” oppure “ho un documento composto con la classe classicthesis”. Altra possibile confusione: se si consiglia (magari di fretta) a un utente “usa ClassicThesis per quel tuo documento” il consiglio è ambiguo, e l’utente può sbagliarsi.2.
Se Miede volesse, in futuro, trasformare il suo pacchetto in classe mantenendo lo stesso nome, non potrebbe più farlo. Un bel paradosso.3.
“ClassicThesis” è un nome legato al lavoro Miede. Scrivere una classe e chiamarla allo stesso modo vorrebbe dire (perdonate la metafora automobilistica) “rubare la scia” al lavoro di altri. Insomma, si sfrutta il lavoro che un altro ha fatto per dare al proprio lavoro un rilievo, una pubblicità che non necessariamente gli compete. Ancora: classicthesis.sty ha diversi anni di rodaggio alle spalle, ed è dunque un prodotto solido e affidabile; classicthesis.cls sarebbe un lavoro nuovo di zecca, e come tale probabilmente con qualche (naturalissimo, e scusabilissimo) difetto di gioventù. Non troverei molto sensato chiamare con due nomi quasi uguali cose così diverse sul piano della “maturità”.4.
Con un nome così simile, le due “cose” rischiano di avere un destino comune. Per esempio, supponiamo che classicthesis.cls fosse piena di bachi. Un utente alle prime armi potrebbe pensare che quei bachi li ha anche il pacchetto. Un utente frettoloso, poi, potrebbe pensare che i due lavori sono dello stesso autore.5.
Ho scritto e pubblicato un pacchetto, ArsClassica, che sto pensando di trasformare in classe. Ci resterei parecchio male se venissi a scoprire che qualcuno (magari a mia insaputa) ha usato il nome “ArsClassica” per scrivere una classe, che magari non mi piace neppure! Vedi i punti precedenti.6.
Su CTAN si può pubblicare quello che si vuole, ma un po’ di controllo c’è. Per esempio, quando pubblicai AsrClassica uno dei maintainer di CTAN (Reiner Hopf, se ben ricordo) mi chiese di modificare alcune cose, fra cui proprio il nome della cartella (“arsclassica” e non “ArsClassica”). Un’altra modifica che mi chiese di fare fu quella di non includere i file .sty di Miede nella cartella zippata, ma di limitarmi a caricarli con \RequirePackage).7.
Non escludo che se qualcuno (Macrì o chiunque altro), decidesse di caricare su CTAN una classe “classicthesis.cls”, potrebbe venire “invitato” a cambiarle il nome dai maintainer del CTAN. Per me, sarebbe opportuno.8.
Il nome “anthosthesis” non mi dispiace. 😉Beh, questo è tutto. 🙂
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28 Novembre 2011 alle 11:52 #66557::
lorenzo.pantieri” post=65865Ciao a tutti, vorrei esporvi alcune riflessioni che ho maturato in questi giorni.
0.
Da quello che ho capito, i pacchetti per LaTeX sono pubblicati sotto una licenza che permette a chiunque di modificare e ri-distribuirne il codice. Quindi con i pacchetti LaTeX il plagio non esiste. Fin qui la “legge”. Tuttavia, mi lascia perplesso l’idea di “poter fare quello che si vuole” con il codice scritto da altri. Miede ha scritto un pacchetto, classicthesis.sty. Se ora un autore diverso da Miede scrive una classe con lo stesso nome, classicthesis.cls, questo mi sembra sollevare qualche problema.Mi permetto un piccolo distinguo.
I pacchetti LaTeX possono essere rilasciati con diverse licenze, a seconda della volontà dell’autore (e ci mancherebbe altro!).
La maggior parte dei pacchetti viene rilasciata con la cosiddetta LPPL (LaTeX Project Public License) che, pur essendo da molti considerata free, ha delle clausole limitative che non permettono la compatibilità totale con la più famosa licenza GNU. La più importante di queste clausole è la seguente: “You must not distribute the modified file with the filename of the original file”.
Nella fattispecie giurisprudenziale del nostro topic questo problema non si pone per due motivi: in primis, il pacchetto di Miede è rilasciato con la più liberale GNU General Public License v. 2; secondariamente si era già giunti ad un nome originale. 🙂
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28 Novembre 2011 alle 11:52 #66558::
Concordo pienamente, visto che avevo già detto queste cose nel mio messaggio precedente, ma tu l’hai detto molto meglio.Se non ricordo male la licenza LPPL parla del fatto che si può fare sul file di un altro quello che si vuole, ma bisogna cambiargli nome e informazioni del prologo, dove deve essere riconosciuto l’autore originale, ma non deve indurre gli utenti del nuovo software a richiedere assistenza all’autore precedente.
Secondo me cambiare nome NON vuol dire cambiare estensione e le motivazioni esposte da Lorenzo spiegano bene il perché.
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28 Novembre 2011 alle 11:55 #66559::
lorenzo.pantieri” post=65865Ciao a tutti, vorrei esporvi alcune riflessioni che ho maturato in questi giorni.
5.
Ho scritto e pubblicato un pacchetto, ArsClassica, che sto pensando di trasformare in classe. Ci resterei parecchio male se venissi a scoprire che qualcuno (magari a mia insaputa) ha usato il nome “ArsClassica” per scrivere una classe, che magari non mi piace neppure! Vedi i punti precedenti.Nessuno può fare ciò perché hai rilasciato il pacchetto con licenza LPPL e quindi hai già esplicitamente richiesto quanto chiedi. 🙂
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28 Novembre 2011 alle 12:14 #66560
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28 Novembre 2011 alle 12:26 #66561::
A quanto pare il problema del nome e del rimaneggiamento di un codice altrui e pubblicato non è del tutto sopito 😉Dico ora la mia, da perfetto ignorante (mi piacerebbe saper scrivere un pacchetto e una classe, ma non ne sono capace). A me ClassicThesis piace, e piace molto. Mi piace quello che permette di ottenere, e mi piacerebbe che permettesse di ottenerlo anche su un formato più ridotto: non ho mai fatto mistero della mia avversione contro l’A4 al di fuori di un aula di scuola (un libro in A4 non sta sulla grande maggioranza delle librerie). Mi piace il suo stile così retrò, tanto che spesso la uso seguendo diligentemente le istruzioni di Miede e non mi metto a toccare nulla di nulla, tanto meno la gabbia del testo, pensata e voluta da Miede proprio così. Se uso classicthesis ne accetto le caratteristiche, se no uso un’altra classe. Punto. Io, almeno, la vedo così. Ora, classicthesis attira le ire della comunità perché, da quello che ho capito, a ogni aggiornamento i file scritti con la versione precedente diventano incompilabili. Ma se Miede ha pensato così, perché cambiare le cose? Chi si sognerebbe di cambiare qualcosa in TeX, pensato dal Grande Mago Basilio Nodari? Nessuno, credo, guru compresi. Piuttosto, se sono le classi KOMA a rompere le scatole, si potrebbe chiedere a gran voce a Miede di svincolare classicthesis da Kohm per appoggiarsi a una più sobria book.
Insomma: il pacchetto frontespizio di Enrico richiede di compilare a parte un file .tex generato dalla compilazione del file principale, giusto? Ebbene, l’80% dei messaggi su frontespizio chiede di eliminare questa (ritenuta) aberrazione. La risposta è sempre un secco no da parte dell’autore.
Perché dunque cambiare qualcosa in classicthesis? Sinceramente non riesco a capire dove voglia andare a parare questo filone. Per me classicthesis funziona bene, anche se è molto rigida. Ma anche frontespizio è rigido, anche article è rigido per certi versi, anche siunitx è rigido, e via dicendo.Piuttosto: chiediamoci per quale tipo di documento vogliamo usare uno stile così scenografico come classicthesis. Forse per una tesi di laurea è davvero eccessivo, vero Ivan? 🙂 Forse andrebbe meglio per una tesi specialistica o, ancora meglio, di dottorato. O per un bel libro, ma non in formato A4. Ci vorrebbe poi un frontespizio adeguato in stile classicthesis, magari da chiamare con \usepackage[classicthesis]{frontespizio}, per rendere tutto il documento tipograficamente omogeneo. A me piace molto un frontespizio in stile con il resto del documento. Al diavolo le convenzioni delle segreterie! Facciamo una crociata? 😉
Riscrivere classicthesis.sty per trasformarlo in classicthesis.cls? Potrebbe essere effettivamente un buon banco di prova per imparare a scrivere una classe, senz’altro, ma se ne fossi capace io mi appoggerei a book e book modificherei, lasciando memoir a un parto più originale. Se invece la strada di memoir è quella giusta, allora chiedo perdono, ma non ho capito il perché, se non quello di imparare contemporaneamente a scrivere una classe e a usare memoir. Ma, ripeto, io non sono capace di produrre un pacchetto o una classe (vi anticipo che ne ho in mente una in collaborazione con l’autore di un articolo sulla classe exam nel numero 12 di ArsTeXnica), e la letteratura non abbonda in questo senso. Ecco di cosa ci sarebbe bisogno! 😉
Magari, dopo quattro pagine di messaggi, sarebbe bene fare un poco di ordine.
Ciao
Tommaso
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28 Novembre 2011 alle 12:34 #66562::
lorenzo.pantieri” post=65865Ciao a tutti, vorrei esporvi alcune riflessioni che ho maturato in questi giorni.
Su alcuni punti ti do certamente ragione, ma in generale secondo me sbagli prospettiva.
0.
Da quello che ho capito, i pacchetti per LaTeX sono pubblicati sotto una licenza che permette a chiunque di modificare e ri-distribuirne il codice. Quindi con i pacchetti LaTeX il plagio non esiste. Fin qui la “legge”. Tuttavia, mi lascia perplesso l’idea di “poter fare quello che si vuole” con il codice scritto da altri. Miede ha scritto un pacchetto, classicthesis.sty. Se ora un autore diverso da Miede scrive una classe con lo stesso nome, classicthesis.cls, questo mi sembra sollevare qualche problema.I pacchetti per LaTeX sono pubblicati sotto la licenza che decide l’autore. Non so se CTAN richiede che i pacchetti vengano rilasciati sotto LPPL, ma anche in questo caso l’autore potrebbe decidere di rilasciare un suo pacchetto sotto doppia licenza. Non ci metto la mano sul fuoco ma ne sono abbastanza convinto.
1.
Un primo problema è la possibilità di fare confusione. Se un utente scrive sul forum “ho un documento composto con ClassicThesis” non si sa più che cosa si riferisce. L’utente deve allora dire “ho un documento composto con il pacchetto classicthesis” oppure “ho un documento composto con la classe classicthesis”. Altra possibile confusione: se si consiglia (magari di fretta) a un utente “usa ClassicThesis per quel tuo documento” il consiglio è ambiguo, e l’utente può sbagliarsi.Vedi sotto.
2.
Se Miede volesse, in futuro, trasformare il suo pacchetto in classe mantenendo lo stesso nome, non potrebbe più farlo. Un bel paradosso.In termini di licenze, potrebbe farlo benissimo, così come chiunque potrebbe scriversi il suo classicthesis.sty.
3.
“ClassicThesis” è un nome legato al lavoro Miede. Scrivere una classe e chiamarla allo stesso modo vorrebbe dire (perdonate la metafora automobilistica) “rubare la scia” al lavoro di altri. Insomma, si sfrutta il lavoro che un altro ha fatto per dare al proprio lavoro un rilievo, una pubblicità che non necessariamente gli compete. Ancora: classicthesis.sty ha diversi anni di rodaggio alle spalle, ed è dunque un prodotto solido e affidabile; classicthesis.cls sarebbe un lavoro nuovo di zecca, e come tale probabilmente con qualche (naturalissimo, e scusabilissimo) difetto di gioventù. Non troverei molto sensato chiamare con due nomi quasi uguali cose così diverse sul piano della “maturità”.Secondo me sbagli prospettiva: riprendendo il suo lavoro e riadattandolo a classe, gli rendo merito di quello che ha fatto. Anzi, è proprio per dare (spero) maggiore visibilità e diffusione al lavoro di Miede che lo faccio. Ti dirò di più: è proprio per non prendermi celatamente meriti che chiamerei la classe con lo stesso nome del pacchetto originario, affiancando in prima pagina il mio nome a quello di André: un po’ come lui ha fatto con Bringhurst.
4.
Con un nome così simile, le due “cose” rischiano di avere un destino comune. Per esempio, supponiamo che classicthesis.cls fosse piena di bachi. Un utente alle prime armi potrebbe pensare che quei bachi li ha anche il pacchetto. Un utente frettoloso, poi, potrebbe pensare che i due lavori sono dello stesso autore.È proprio per questo motivo che la GPL richiede che si metta il nome di chi ha fatto le modifiche al codice originario (oltre che ovviamente specificare qual è il lavoro originario e di chi è). A pensare che i due lavori possano essere dello stesso autore può essere un utente così frettoloso che non ha nemmeno letto la prima pagina della documentazione o le prime righe del codice.
5.
Ho scritto e pubblicato un pacchetto, ArsClassica, che sto pensando di trasformare in classe. Ci resterei parecchio male se venissi a scoprire che qualcuno (magari a mia insaputa) ha usato il nome “ArsClassica” per scrivere una classe, che magari non mi piace neppure! Vedi i punti precedenti.Nessuno potrebbe farlo (senza il tuo permesso): la differenza tra tre e Miede è che lui ha usato la GPL, tu no.
6.
Su CTAN si può pubblicare quello che si vuole, ma un po’ di controllo c’è. Per esempio, quando pubblicai AsrClassica uno dei maintainer di CTAN (Reiner Hopf, se ben ricordo) mi chiese di modificare alcune cose, fra cui proprio il nome della cartella (“arsclassica” e non “ArsClassica”). Un’altra modifica che mi chiese di fare fu quella di non includere i file .sty di Miede nella cartella zippata, ma di limitarmi a caricarli con \RequirePackage).7.
Non escludo che se qualcuno (Macrì o chiunque altro), decidesse di caricare su CTAN una classe “classicthesis.cls”, potrebbe venire “invitato” a cambiarle il nome dai maintainer del CTAN. Per me, sarebbe opportuno.8.
Il nome “anthosthesis” non mi dispiace. 😉Beh, questo è tutto. 🙂
Se inviassi la classe su CTAN cambierei certamente nome, ancora prima che mi invitino (giustamente, anche secondo me) a farlo.
All’inizio era cominciato come una classe da usare io e una ristretta cerchia di conoscenti, in privato. Poi ho pensato di coinvolgere in qualche modo il forum per ricavare qualcosa di meglio di quello che posso fare da solo. Pubblicandola al di fuori da CTAN (attualmente è in un repository privato su BitBucket), mi piacerebbe mantenere lo stesso nome, come e perché ho già detto.
Tuttavia, dato che tu me lo stai praticamente chiedendo, rivedo seriamente la mia posizione.
Voglio però precisare che non lo faccio per una generica “onestà intellettuale” nei suoi confronti. In qualche modo mi stai accusando di violare i diritti morali di Miede, ma secondo me non è affatto così, il problema non si pone. Miede poteva usare la LPPL (che impone di cambiare nome e che credo sia quella di default pubblicando su CTAN) o qualsiasi altra licenza, ma ha deciso esplicitamente per la GPL. Ora, è anche vero che molti la usano solo perché fa figo e possono dire di aver pubblicato qualcosa “open source”, ma voglio sperare che André non sia tra questi.
Per inciso, si può aggiungere alla GPL una clausola in cui si vieta di riutilizzare lo stesso nome, ma bisogna farlo esplicitamente, se lo si vuole.
Detto questo, ripeto: sul fatto del nome ci ripenso, solo per evitare confusioni.
PS:
Il discorso si inserisce molto bene nel quadro del mondo LaTeX, in cui il cuore è centralizzato (vedi CTAN). Questo ha indubbiamente risvolti enormemente positivi, ma secondo me a volte si esagera. In ogni caso, proprio per rispettare questo mondo (io che verrei da un mondo più distribuito), mi adeguerò.
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28 Novembre 2011 alle 12:52 #66563::
illinguista1972″ post=65873
Perché dunque cambiare qualcosa in classicthesis? Sinceramente non riesco a capire dove voglia andare a parare questo filone. Per me classicthesis funziona bene, anche se è molto rigida. Ma anche frontespizio è rigido, anche article è rigido per certi versi, anche siunitx è rigido, e via dicendo.Io ho una motivazione fondamentale per cui ho smesso di usare classicthesis, con cui comunque ho compilato la tesi “magistrale” (sottolineo perché senno Ivan… 😛 ) ed uso ora l’ottimo suftesi con sufelements: il supporto a XeLaTeX (anche suftesi ha qualche microbug, ma non è il panico che era classicthesis)!
Ho degli ottimi font acquistati sonoramente (Minion Pro e Myriad Pro su tutti): mi piacerebbe usarli dove e quando voglio, sfruttando le features di OpenType (le legature principalmente).
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28 Novembre 2011 alle 13:02 #66564::
illinguista1972″ post=65873A quanto pare il problema del nome e del rimaneggiamento di un codice altrui e pubblicato non è del tutto sopito 😉
Dico ora la mia, da perfetto ignorante (mi piacerebbe saper scrivere un pacchetto e una classe, ma non ne sono capace). A me ClassicThesis piace, e piace molto. Mi piace quello che permette di ottenere, e mi piacerebbe che permettesse di ottenerlo anche su un formato più ridotto: non ho mai fatto mistero della mia avversione contro l’A4 al di fuori di un aula di scuola (un libro in A4 non sta sulla grande maggioranza delle librerie). Mi piace il suo stile così retrò, tanto che spesso la uso seguendo diligentemente le istruzioni di Miede e non mi metto a toccare nulla di nulla, tanto meno la gabbia del testo, pensata e voluta da Miede proprio così. Se uso classicthesis ne accetto le caratteristiche, se no uso un’altra classe. Punto. Io, almeno, la vedo così.
Ora, classicthesis attira le ire della comunità perché, da quello che ho capito, a ogni aggiornamento i file scritti con la versione precedente diventano incompilabili. Ma se Miede ha pensato così, perché cambiare le cose? Chi si sognerebbe di cambiare qualcosa in TeX, pensato dal Grande Mago Basilio Nodari? Nessuno, credo, guru compresi. Piuttosto, se sono le classi KOMA a rompere le scatole, si potrebbe chiedere a gran voce a Miede di svincolare classicthesis da Kohm per appoggiarsi a una più sobria book.
Insomma: il pacchetto frontespizio di Enrico richiede di compilare a parte un file .tex generato dalla compilazione del file principale, giusto? Ebbene, l’80% dei messaggi su frontespizio chiede di eliminare questa (ritenuta) aberrazione. La risposta è sempre un secco no da parte dell’autore.
Perché dunque cambiare qualcosa in classicthesis? Sinceramente non riesco a capire dove voglia andare a parare questo filone. Per me classicthesis funziona bene, anche se è molto rigida. Ma anche frontespizio è rigido, anche article è rigido per certi versi, anche siunitx è rigido, e via dicendo.Piuttosto: chiediamoci per quale tipo di documento vogliamo usare uno stile così scenografico come classicthesis. Forse per una tesi di laurea è davvero eccessivo, vero Ivan? 🙂 Forse andrebbe meglio per una tesi specialistica o, ancora meglio, di dottorato. O per un bel libro, ma non in formato A4. Ci vorrebbe poi un frontespizio adeguato in stile classicthesis, magari da chiamare con \usepackage[classicthesis]{frontespizio}, per rendere tutto il documento tipograficamente omogeneo. A me piace molto un frontespizio in stile con il resto del documento. Al diavolo le convenzioni delle segreterie! Facciamo una crociata? 😉
Riscrivere classicthesis.sty per trasformarlo in classicthesis.cls? Potrebbe essere effettivamente un buon banco di prova per imparare a scrivere una classe, senz’altro, ma se ne fossi capace io mi appoggerei a book e book modificherei, lasciando memoir a un parto più originale. Se invece la strada di memoir è quella giusta, allora chiedo perdono, ma non ho capito il perché, se non quello di imparare contemporaneamente a scrivere una classe e a usare memoir. Ma, ripeto, io non sono capace di produrre un pacchetto o una classe (vi anticipo che ne ho in mente una in collaborazione con l’autore di un articolo sulla classe exam nel numero 12 di ArsTeXnica), e la letteratura non abbonda in questo senso. Ecco di cosa ci sarebbe bisogno! 😉
Magari, dopo quattro pagine di messaggi, sarebbe bene fare un poco di ordine.
Ciao
TommasoAnche a me piace molto classicthesis originale e in alcuni lavori lo uso senza modifiche. In altri, lo modifico. Per questo il mio obiettivo è avere due classi: classicthesis originale e quello modificato.
Per quanto ne so, i problemi di classicthesis non sono delle classi Markus Kohm, ma di Miede. Altrimenti i filoni di richiesta d’aiuto si moltiplicherebbero. Addirittura, le classi KOMA hanno un’opzione “version=first” attiva di default che fa sì che anche avendo installata una versione successiva i documenti continuino a compilarsi come con quella vecchia (se si vuole usare la nuova versione bisogna specificare esplicitamente “version=last”).
Il fatto che classicthesis non sia adatto a una tesi di laurea è un argomento che voglio approfondire, ma non sembra che tutti concorderebbero, e comunque non vedo perché debba escludere il lavoro che sto facendo.
L’idea di usare memoir l’ha suggerita il Professore Claudio Beccari, peraltro con miei forti dubbi iniziali, ma più vado avanti e più mi prende.
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28 Novembre 2011 alle 13:03 #66565::
antonio.macrì” post=65874Ti dirò di più: è proprio per non prendermi celatamente meriti che chiamerei la classe con lo stesso nome del pacchetto originario, affiancando in prima pagina il mio nome a quello di André: un po’ come lui ha fatto con Bringhurst.
Ne hai parlato con lui? Voglio dire, se trovo un lavoro a doppia firma mi aspetto che al lavoro abbiano lavorato entrambi gli autori, in cooperazione.
antonio.macrì” post=65874Tuttavia, dato che tu me lo stai praticamente chiedendo, rivedo seriamente la mia posizione. Voglio però precisare che non lo faccio per una generica “onestà intellettuale” nei suoi confronti. In qualche modo mi stai accusando di violare i diritti morali di Miede, ma secondo me non è affatto così, il problema non si pone. Miede poteva usare la LPPL (che impone di cambiare nome e che credo sia quella di default pubblicando su CTAN) o qualsiasi altra licenza, ma ha deciso esplicitamente per la GPL. Ora, è anche vero che molti la usano solo perché fa figo e possono dire di aver pubblicato qualcosa “open source”, ma voglio sperare che André non sia tra questi.
Sul piano legale quello che dici non fa una grinza. Ma delle “riserve morali” ne ho, appunto, e mi sono permesso di esprimertele.
antonio.macrì” post=65874Detto questo, ripeto: sul fatto del nome ci ripenso, solo per evitare confusioni.
Ottima decisione! 🙂
Mi resta la curiosità di sapere se i gestori del CTAN sarebbero disposti a pubblicare un classicthesis.cls scritto da un autore diverso da Miede. Dubito che si asterrebbero dal consigliare un cambio di nome.
antonio.macrì” post=65874In termini di licenze, […] chiunque potrebbe scriversi il suo classicthesis.sty.
Anche questo fatto lo trovo abbastanza paradossale. Per assurdo, dunque, si potrebbero avere (forse su CTAN no, ma in Rete sì) più pacchetti, tutti con lo stesso nome, ma diversi? Troppa confusione
Comunque, ripeto, secondo me a optare per un altro nome fai benissimo: così si risolve la questione alla radice.
Ciao,
L.
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28 Novembre 2011 alle 13:10 #66566::
lorenzo.pantieri” post=65878
Ti dirò di più: è proprio per non prendermi celatamente meriti che chiamerei la classe con lo stesso nome del pacchetto originario, affiancando in prima pagina il mio nome a quello di André: un po’ come lui ha fatto con Bringhurst.
Ne hai parlato con lui? Voglio dire, se trovo un lavoro a doppia firma mi aspetto che al lavoro abbiano lavorato entrambi gli autori, in cooperazione.
Qui hai ragione, ho sbagliato: proprio perché sfrutterei il suo nome per pubblicità.
lorenzo.pantieri” post=65878
Tuttavia, dato che tu me lo stai praticamente chiedendo, rivedo seriamente la mia posizione. Voglio però precisare che non lo faccio per una generica “onestà intellettuale” nei suoi confronti. In qualche modo mi stai accusando di violare i diritti morali di Miede, ma secondo me non è affatto così, il problema non si pone. Miede poteva usare la LPPL (che impone di cambiare nome e che credo sia quella di default pubblicando su CTAN) o qualsiasi altra licenza, ma ha deciso esplicitamente per la GPL. Ora, è anche vero che molti la usano solo perché fa figo e possono dire di aver pubblicato qualcosa “open source”, ma voglio sperare che André non sia tra questi.
Sul piano legale quello che dici non fa una grinza. Ma delle “riserve morali” ne ho, appunto, e mi sono permesso di esprimertele.
Hai fatto benissimo a esprimermele. Ma secondo me non sussistono.
lorenzo.pantieri” post=65878
In termini di licenze, […] chiunque potrebbe scriversi il suo classicthesis.sty.
Anche questo fatto lo trovo abbastanza paradossale. Per assurdo, dunque, si potrebbero avere (forse su CTAN no, ma in Rete sì) più pacchetti, tutti con lo stesso nome, ma diversi? Troppa confusione
Come posso ti trovo il riferimento.
Ciao,
Antonio
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28 Novembre 2011 alle 13:13 #66567::
illinguista1972″ post=65873Dico ora la mia, da perfetto ignorante (mi piacerebbe saper scrivere un pacchetto e una classe, ma non ne sono capace). A me ClassicThesis piace, e piace molto. Mi piace quello che permette di ottenere, e mi piacerebbe che permettesse di ottenerlo anche su un formato più ridotto: non ho mai fatto mistero della mia avversione contro l’A4 al di fuori di un aula di scuola (un libro in A4 non sta sulla grande maggioranza delle librerie). Mi piace il suo stile così retrò, tanto che spesso la uso seguendo diligentemente le istruzioni di Miede e non mi metto a toccare nulla di nulla, tanto meno la gabbia del testo, pensata e voluta da Miede proprio così. Se uso classicthesis ne accetto le caratteristiche, se no uso un’altra classe. Punto. Io, almeno, la vedo così.
Tommaso, l’utilità di trasformare classicthesis.sty in classe (diciamo “anthosthesis.cls”) sarebbe notevole.
1.
A ogni aggiornamento di classicthesis, Miede rende il pacchetto incompatibile con le versioni precedenti, e non c’è modo di fargli cambiare idea: anthosthesis, idealmente, dovrebbe consentire di compilare documenti anche una volta aggiornata.2.
Il codice di ClassicThesis è sporchissimo. L’utente deve scrivere porcherie come \manualmark e \tocEntry. pensa all’incipit dell’Arte:
`\documentclass[10pt,a4paper,twoside,openright,titlepage,%fleqn,%
headinclude,footinclude,BCOR5mm,%
numbers=noenddot,cleardoublepage=empty,%
tablecaptionabove,abstracton]{scrreprt}\usepackage[eulerchapternumbers,subfig,beramono,eulermath,pdfspacing,listings]{classicthesis}`
Il codice è terribile, soprattutto per un principiante. Idealmente, vorrei che il codice precedente fosse equivalente a un più semplice
`\documentclass[10pt,a4paper,twoside,openright]{anthosthesis}`3.
ClassicThesis ora è pensato prima di tutto per LyX (pensa che Miede ora scrive il pacchetto per LyX e solo in un secondo momento fa il porting per LaTeX: no comment): “anthosthesis” sarebbe pensato prima di tutto per LaTeX.Ciao,
L.
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28 Novembre 2011 alle 13:15 #66568::
illinguista1972″ post=65873Magari, dopo quattro pagine di messaggi, sarebbe bene fare un poco di ordine.
Ciao
TommasoSu questo hai davvero ragione. Ma essendo principiante, non so cosa si può fare e cosa non si può fare se non mi metto a sperimentare. Questa è la fase delle sperimentazioni, più avanti sistematizzo il tutto.
Ciao,
Antonio
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28 Novembre 2011 alle 13:18 #66569::
antonio.macrì” post=65881Su questo hai davvero ragione. Ma essendo principiante, non so cosa si può fare e cosa non si può fare se non mi metto a sperimentare. Questa è la fase delle sperimentazioni, più avanti sistematizzo il tutto.
Buon lavoro. E grazie per la pazienza con cui hai ascoltato le mie riflessioni e i miei consigli.
-
28 Novembre 2011 alle 13:18 #66570::
lorenzo.pantieri” post=65880
Dico ora la mia, da perfetto ignorante (mi piacerebbe saper scrivere un pacchetto e una classe, ma non ne sono capace). A me ClassicThesis piace, e piace molto. Mi piace quello che permette di ottenere, e mi piacerebbe che permettesse di ottenerlo anche su un formato più ridotto: non ho mai fatto mistero della mia avversione contro l’A4 al di fuori di un aula di scuola (un libro in A4 non sta sulla grande maggioranza delle librerie). Mi piace il suo stile così retrò, tanto che spesso la uso seguendo diligentemente le istruzioni di Miede e non mi metto a toccare nulla di nulla, tanto meno la gabbia del testo, pensata e voluta da Miede proprio così. Se uso classicthesis ne accetto le caratteristiche, se no uso un’altra classe. Punto. Io, almeno, la vedo così.
Tommaso, l’utilità di trasformare classicthesis.sty in classe (diciamo “anthosthesis.cls”) sarebbe notevole.
…
Ciao,
L.Qui io e te siamo d’accordo più che mai (ed è una forza per me): avrei potuto scrivere lo stesso identico messaggio (a parte il riferimento all’Arte). 😉
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28 Novembre 2011 alle 13:25 #66571
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28 Novembre 2011 alle 15:01 #66572::
illinguista1972″ post=65873
Riscrivere classicthesis.sty per trasformarlo in classicthesis.cls? Potrebbe essere effettivamente un buon banco di prova per imparare a scrivere una classe, senz’altro, ma se ne fossi capace io mi appoggerei a book e book modificherei, lasciando memoir a un parto più originale. Se invece la strada di memoir è quella giusta, allora chiedo perdono, ma non ho capito il perché, se non quello di imparare contemporaneamente a scrivere una classe e a usare memoir. Ma, ripeto, io non sono capace di produrre un pacchetto o una classe (vi anticipo che ne ho in mente una in collaborazione con l’autore di un articolo sulla classe exam nel numero 12 di ArsTeXnica), e la letteratura non abbonda in questo senso. Ecco di cosa ci sarebbe bisogno! 😉La letteratura non abbonda, ma un piccolo passo l’ho fatto in questo senso inviando una guida tematica al Gruppo che forse sarà disponibile fra non molto, questione di ore o di giorni.
Claudio
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28 Novembre 2011 alle 18:03 #66573::
OldClaudio” post=65712
Anche sul forum ho cosigliato spesso di leggere il documento memdesign.pdf (texdoc memdesign).Non è la documentazione per la classe emmoir, ma è sostanzialmente un bignamino di tipografia dove il tipografo Peter Williams racconta a noi dilettanti le prime nozioni di book design e di tipografia. Poi si può approfondire su altri testi italiani e inglesi (vedi bibliografia di Guida GuIT).
Ma il punto è che studiare la teoria è una cosa che oggi non va di moda, disabituati come siamo al metodo empirico che ci offrono programmi interattivi come Word di Microsoft o Writer di OpenOffice o di LibreOffice.Inoltre i testi di teoria snobbano la “letteratura tecnica” per cui non si troveranno mai indicazioni serie per disegnare correttamente libri e rapporti tecnici, proposal, norme, e simili, né per scegliere i font più adatti, salvo raccomandare l’uso di font graziati per testi da leggere con continuità, né per comporre la matematica in modo elegante oltre che corretto (le norme ISO UNI, che cito spesso, danno indicazioni solo per la correttezza, non per l’eleganza).
Quindi vedi che un manualetto, come quello che ti piacerebbe fosse disponibile, sarebbe impossibile da scrivere. Oppure diventerebbe un libro di 700 e più pagine come la versione stampata della Guida GuIT, o come la versione che forse sarà stampata della “Guida GuIT XeLaTeX” che ora già supera le 900 pagine e non è finita 🙁
Addio manualetto, …:neutral:Su tuo consiglio sto leggendo quella documentazione ed anche un pochino di quella di memoir. Devo dire che è veramente una gran bella classe, elegante e personalizzabile.
Ho provato a scrivere un po’ di codice sulla falsariga di quelli proposti qui. Volevo ottenere testatine e capitoli simili a quelli di ArsClassica. Per le testatine ho lasciato subito perdere (e comunque lo stile ruled non è male e se si riuscisse a scrivere in grigio anziché in nero sarebbe meglio) mentre per i capitoli mi è sembrato abbastanza fattibile.
Ho lasciato comunque perdere perché non ho molto tempo ultimamente, ne mi sento all’altezza. Continuerò però a documentarmi perché credo che prossimamente per i documenti lunghi userò, o proverò ad usare, memoir.
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28 Novembre 2011 alle 18:49 #66574::
antonio.macrì” post=65879
[quote=”antonio.macrì” post=65874]In termini di licenze, […] chiunque potrebbe scriversi il suo classicthesis.sty.
Anche questo fatto lo trovo abbastanza paradossale. Per assurdo, dunque, si potrebbero avere (forse su CTAN no, ma in Rete sì) più pacchetti, tutti con lo stesso nome, ma diversi? Troppa confusione
Come posso ti trovo il riferimento.[/quote]
Non ti riporto il riferimento preciso perché non c’è :): non c’è nella licenza una clausola che richieda di cambiare nome.Il motivo è spiegato qui:
Why does the GPL permit users to publish their modified versions?
[…]
Some have proposed alternatives to the GPL that require modified versions to go through the original author. As long as the original author keeps up with the need for maintenance, this may work well in practice, but if the author stops (more or less) to do something else or does not attend to all the users’ needs, this scheme falls down. Aside from the practical problems, this scheme does not allow users to help each other.
Sometimes control over modified versions is proposed as a means of preventing confusion between various versions made by users. In our experience, this confusion is not a major problem. Many versions of Emacs have been made outside the GNU Project, but users can tell them apart. The GPL requires the maker of a version to place his or her name on it, to distinguish it from other versions and to protect the reputations of other maintainers.
Ciao,
Antonio
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28 Novembre 2011 alle 18:55 #66575::
zippo” post=65884Secondo me DEVE cambiare nome. Chiamala ClassicDissertation, una classe ispirata dal pacchetto ClassicThesis con lo scopo di risolvere i problemi di retrocompatibilita’.
Ragazzi, ve lo chiedo io stesso di esprimermi le vostre perplessità: ditemi sinceramente quello che pensate, ma non pensate che io operi in malafede.
Ciao,
Antonio
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28 Novembre 2011 alle 20:12 #66576::
illinguista1972″ post=65873
Piuttosto: chiediamoci per quale tipo di documento vogliamo usare uno stile così scenografico come classicthesis. Forse per una tesi di laurea è davvero eccessivo, vero Ivan? 🙂Esatto!
illinguista1972″ post=65873
Forse andrebbe meglio per una tesi specialistica o, ancora meglio, di dottorato. O per un bel libro, ma non in formato A4.La terza che hai detto 😉
illinguista1972″ post=65873
Ci vorrebbe poi un frontespizio adeguato in stile classicthesis, magari da chiamare con \usepackage[classicthesis]{frontespizio}, per rendere tutto il documento tipograficamente omogeneo. A me piace molto un frontespizio in stile con il resto del documento.Avendo il codice pronto, Enrico impiegherebbe non più di mezz’ora a implementarlo in frontespizio.
illinguista1972″ post=65873
Al diavolo le convenzioni delle segreterie! Facciamo una crociata? 😉rimane il problema dei diritti d’uso sul logo. Oltre a questo io sto già facendo una crociata: giovedì prossimo verrà discussa una tesi (triennale), impaginata con suftesi compact e, soprattutto, ritagliata in formato 16X24. Quindi tra la commissione girerà un bel libretto, dalle sembianze di uno di quegli estratti che le rilegatorie di qualità producevano e producono tuttora. Vi assicuro che si nota già abbastanza, anche senza i capitoli alla Bringhurst.
Ma Sara” post=65876
Io ho una motivazione fondamentale per cui ho smesso di usare classicthesis, con cui comunque ho compilato la tesi “magistrale” (sottolineo perché senno Ivan… 😛 )Sei perdonata, per stavolta 😉
Ma Sara” post=65876
ed uso ora l’ottimo suftesi con sufelements: il supporto a XeLaTeX (anche suftesi ha qualche microbug, ma non è il panico che era classicthesis)!Male! Rinnego quell’opzione. L’ho messa solo per dimostrare che si può fare (se mai servisse). Per quanto riguarda i microbug, ora sono risolti (spero), solo che l’ultima versione, che è disponibile su CTAN, inspiegabilmente non è stata messa su TeX Live. Dovrò rifare l’upload.
Ciao
Ivan
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29 Novembre 2011 alle 7:17 #66577::
antonio.macrì” post=65899
Secondo me DEVE cambiare nome. Chiamala ClassicDissertation, una classe ispirata dal pacchetto ClassicThesis con lo scopo di risolvere i problemi di retrocompatibilita’.
Ragazzi, ve lo chiedo io stesso di esprimermi le vostre perplessità: ditemi sinceramente quello che pensate, ma non pensate che io operi in malafede.
Ciao,
AntonioIo, per quanto vale, sono perfettamente d’accordo con Antonio. Questa non è certo una questione di opinioni personali, è una questione di licenze. Se la licenza permette di non cambiare nome, lui sarà libero di farlo o meno. Il codice con cui vengono prodotte le “due ClassicThesis” sono completamente differenti e quindi secondo me è fuori luogo parlare di plagio o cose simili. Nel campo del software libero (come è ClassicThesis) queste cose succedono ogni giorni, basti pensare a TeXMaker e TeXMakerX (ora TeXStudio) e non mi pare che in quel caso nessuno abbia sollevato problemi morali per la nascita del secondo, tant’è che se ne consiglia l’uso sempre qui sul forum a discapito del primo (li poi c’è stato anche uno scontro relativo proprio al nome, ma penso che l’abbiano cambiato più che altro per non entrare in fastidiosi giri legali che per problemi di licenza veri, vista la citazione di Antonio). Il punto è: ClassicThesis non è retrocompatibile? Bene, si aggiusta per benino ed il gioco è fatto.
Ciao
Fra
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29 Novembre 2011 alle 8:34 #66578::
Spike” post=65930Io, per quanto vale, sono perfettamente d’accordo con Antonio. Questa non è certo una questione di opinioni personali, è una questione di licenze. Se la licenza permette di non cambiare nome, lui sarà libero di farlo o meno. Il codice con cui vengono prodotte le “due ClassicThesis” sono completamente differenti e quindi secondo me è fuori luogo parlare di plagio o cose simili. Nel campo del software libero (come è ClassicThesis) queste cose succedono ogni giorni, basti pensare a TeXMaker e TeXMakerX (ora TeXStudio) e non mi pare che in quel caso nessuno abbia sollevato problemi morali per la nascita del secondo, tant’è che se ne consiglia l’uso sempre qui sul forum a discapito del primo (li poi c’è stato anche uno scontro relativo proprio al nome, ma penso che l’abbiano cambiato più che altro per non entrare in fastidiosi giri legali che per problemi di licenza veri, vista la citazione di Antonio). Il punto è: ClassicThesis non è retrocompatibile? Bene, si aggiusta per benino ed il gioco è fatto.
Ciao
FraGrazie delle tue parole, Fra.
Quanto a TeXMaker, evitiamo di impelagarci in intricate questioni che spettano agli avvocati di professione, e qui non è affatto la sede giusta. Le vie della (il)legalità sono infinite, basta il proprio Saul Goodman di fiducia per togliersi dagli impicci o crearne agli altri. Ma spesso basterebbe solo un po’ di buon senso…
Ormai la disputa è chiusa, cambio nome.
Ora, se siete curiosi, guardate chi è Saul Goodman (*), poi però torniamo sul merito della faccenda: questa benedetta classe!
Ciao,
Antonio
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29 Novembre 2011 alle 9:04 #66579
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29 Novembre 2011 alle 9:06 #66580::
Spike” post=65930Questa non è certo una questione di opinioni personali, è una questione di licenze. Se la licenza permette di non cambiare nome, lui sarà libero di farlo o meno.
Non sono d’accordo: “legale” e “morale” non sono la stessa cosa. Per esempio, quando ho pubblicato ArsClassica non ho fatto molto caso al tipo di licenza che ho scelto. Ora ho capito di aver (per puro caso) fatto la scelta giusta: la licenza che ho scelto non permette al altri di appropriarsi del “mio” nome, ma questo l’ho imparato solo in questo filone.
Spike” post=65930[…] basti pensare a TeXMaker e TeXMakerX (ora TeXStudio) e non mi pare che in quel caso nessuno abbia sollevato problemi morali per la nascita del secondo, tant’è che se ne consiglia l’uso sempre qui sul forum a discapito del primo (li poi c’è stato anche uno scontro relativo proprio al nome, ma penso che l’abbiano cambiato più che altro per non entrare in fastidiosi giri legali che per problemi di licenza veri […].
Non conosco la storia, ma da quel po’ che dici capisco poco: prima dici che “nessuno ha sollevato problemi”, subito dopo parli di “fastidiosi giri legali”. Per me, se c’è un “giro legale” c’è anche un “problema”. Osservo che il nome è diverso: “TeXMaker” e “TeXMakerX” sono nomi diversi, anche se per me sono troppo simili.
antonio.macrì” post=65930Ormai la disputa è chiusa, cambio nome.
Per me questa è una decisione eccellente, Antonio. Dirai “la classe anthosthesis è ispirata al pacchetto ClassicThesis di André Miede e si propone questo e quello”. Mi sembra che così non faccia davvero una grinza.
Riguardo al merito, i punti che hai esposto nel primissimo topic di questa discussione li condivido al 100%.
Ciao,
L.
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29 Novembre 2011 alle 9:07 #66581::
illinguista1972″ post=65936Ma non avete come l’impressione che ci stiamo occupando troppo di tesi di laurea e non di documenti più interessanti? 😉
No. 🙂
Innanzitutto perché il LaTeXiano medio è un tesista. Secodariamente, perché tra un buon libro e una buona tesi non c’è una grossa differenza…
Ciao,
L.
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29 Novembre 2011 alle 10:18 #66582::
@Ivan ha scritto:Oltre a questo io sto già facendo una crociata: giovedì prossimo verrà discussa una tesi (triennale), impaginata con suftesi compact e, soprattutto, ritagliata in formato 16X24. Quindi tra la commissione girerà un bel libretto, dalle sembianze di uno di quegli estratti che le rilegatorie di qualità producevano e producono tuttora. Vi assicuro che si nota già abbastanza, anche senza i capitoli alla Bringhurst.
Sono d’accordo con te e anche con Tommaso che ha già espresso il suo pensiero su questa cosa che il formato 160mm per 240mm sia più gradevole del formato A4; anche il formato 170mm per 240mm è molto gradevole, e devo dire che nella mia libreria si sono più libri da “17” che da “16”.
Il “16” è un formato più slanciato con un rapporto base/altezza di 0,667, più vicino la rapporto magico 0,618 (sezione aurea) del rapporto 0,708 del formato “17”.Tuttavia… le stampanti che riescano a stampare su B4 e le risme di carta B$ sono rare e care; le poche esistenti non sono certo strumenti da tenere in casa, a meno che uno non lo faccia quasi di professione. Se si stampa su B4 2up in fronte e retro, o se si usa pdfpages per fare delle segnature di 16 o di 20 facciate, si possono fare libri di quei formati ritagliando con pochissimo sfrido le segnature in B5 che ne risultano e senza sprecare troppa carta.
Purtroppo le nostre stampanti, e quelle dei laureandi in particolare (a meno che non vadano in una copisteria molto bene attrezzata), lavorano quasi sempre in A4 e raramente in A3; ridurre i formati al “16” o al “17” vuol dire buttare via quasi la metà della carta usata {be’, non proprio ma più del 30%); non mi pare un consiglio da dare ai laureandi a meno che non siano disposti a sborsare €€€ per lo sfrido e per una legatura fatta apposta, mentre per le legature delle tesi A4 le copisterie/legatorie sono attrezzati e le fanno in serie.
Ciò non toglie che non sarebbe male che oltre all’opzione b5paper (che porta praticamente alla soluzione “17”: 176mm per 250mm e lo sfrido è minimo) non sia raccomandabile; solo che se si propone b5paper alla classe book la giustezza non cambia rispetto al formato a4paper, diminuiscono solo le righe; ci vorrebbe invece un layout adatto a quel formato di carta.
Ecco quindi delle nuove opzioni per Antonio da realizzare nella nuova anthosnthesis.cls; questo sì che sarebbe quel non so che di valore aggiunto, oltre agli altri benefici già esaminati e dibattuti, per la sua nuova classe 🙂
Anche se inspirata a classicthesis ci sarebbero delle funzionalità nuove.
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29 Novembre 2011 alle 12:51 #66583::
lorenzo.pantieri” post=65937
[…] basti pensare a TeXMaker e TeXMakerX (ora TeXStudio) e non mi pare che in quel caso nessuno abbia sollevato problemi morali per la nascita del secondo, tant’è che se ne consiglia l’uso sempre qui sul forum a discapito del primo (li poi c’è stato anche uno scontro relativo proprio al nome, ma penso che l’abbiano cambiato più che altro per non entrare in fastidiosi giri legali che per problemi di licenza veri […].
Non conosco la storia, ma da quel po’ che dici capisco poco: prima dici che “nessuno ha sollevato problemi”, subito dopo parli di “fastidiosi giri legali”. Per me, se c’è un “giro legale” c’è anche un “problema”. Osservo che il nome è diverso: “TeXMaker” e “TeXMakerX” sono nomi diversi, anche se per me sono troppo simili.
Due note brevissime, poi vi chiedo di nuovo di tornare in topic. Premessa: non sono un avvocato né studio legge (bensì ingegneria, informatica, quindi me ne interesso un po’). Il fatto che i nomi fossero diversi può suggerire che non era un semplice problema di nomi. Fra(ncesco?) fa giustamente distinzione tra “problemi di licenza” e generici “problemi legali”, così come copyright è diverso da trademark. Nessuno può usare un marchio registrato. Con la GPL si può riutilizzare lo stesso nome. In mezzo poi, se si vogliono, si possono addure argomentazioni di tipo diverso per attaccar briga. Non conosco i dettagli della storia, ma mi pare che sia stato contestato un uso “fraudolento” (del nome? è da vedere). Poi va’ a conoscere le motivazioni di ciascuna parte; a me non interessano. In ogni caso mi riservo di pensare che l’autore di TeXmaker (quello originale!) non abbia capito nulla del software libero, soprattutto della licenza che ha usato.
Riguardo al merito, i punti che hai esposto nel primissimo topic di questa discussione li condivido al 100%.
Ciao,
L.Molto bene! Via via proporrò nuovi punti.
Ciao,
Antonio
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29 Novembre 2011 alle 13:14 #66584
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29 Novembre 2011 alle 13:17 #66585::
Sui formati di carta.
@ivan
@illinguista1972
@OldClaudioL’A4 non mi dispiace particolarmente, anche se forse è un po’ troppo slanciato, soprattutto se confronto classicthesis A4 e con classicthesis A5 (forse il primo è un po’ troppo slanciato, il secondo troppo poco).
Concordo però che i formati da 24cm sono un passo avanti! Mi son costruito una libreria con ripiani alti apposta 25cm per metterci i libri da 24cm! Ecco: ora che mi avete instillato quest’idea, in effetti sarebbe una cosa interessante. 🙂
Leggo che il B5 è alto 25cm. Quelli alti 24 che formati sono? Hanno un nome?
Siccome il rapporto è minore che per l’A4, bisognerebbe evitare che aumenti quell’horror vacui che dicevi proprio tu in un altro post. Non saprei però come stabilire le geometrie secondo i sacri crismi della tipografia: questo è un lavoro per voi! 😉
Ragazzi, in effetti è una proposta fantastica! Devo trovare la copisteria giusta!
-
29 Novembre 2011 alle 18:40 #66586::
Pongo qui una questioncina che forse non merita un filone a parte. Mi sono accorto che sia classicthesis che arsclassica usano \textls senza asterisco. Chiedo: siccome è usato solo per i titoli (anche nell’indice) e per le testatine, non conviene usare la versione asteriscata, che non aggiunge spaziatura all’inizio e alla fine? In generale magari no, ma per me fa differenza perché uso uno stile modificato in cui i titoli di sezione si prendono tutto il rigo e con \textls non iniziano esattamente seguendo il filo del margine. Comunque si vede anche con classicthesis e arsclassica:
`\documentclass[BCOR5mm,10pt,a4paper,
headinclude,footinclude,numbers=noenddot,version=first]{scrartcl}
\usepackage{caption}
\usepackage[pdfspacing, nochapters]{classicthesis}
%\usepackage{arsclassica}
\begin{document}
\section{Le due `L' non sono esattamente allineate lungo il margine laterale sinistro}
\end{document}`Ok, magari sono questioni di lana caprina, ma nel mio stile il non allineamento è più fastidioso… 🙂
È una modifica che penso di integrare nel codice della classe. Ci sono controindicazioni particolari?
-
5 Dicembre 2011 alle 21:44 #66587::
Su \textls senza asterisco, in realtà basta usare sezioni non numerate:
`\documentclass[BCOR5mm,10pt,a4paper,
headinclude,footinclude,numbers=noenddot,version=first]{scrartcl}
\usepackage{caption,lipsum}
\usepackage[pdfspacing, nochapters]{classicthesis}
\usepackage{arsclassica}
\begin{document}
\lipsum[2]
\section*{Le due `L' non sono allineate}
\lipsum[1]
\end{document}`Pongo un altra questione: sarei propenso a eliminare il comando \ctparttext. Lo trovo poco utile (quanti l’avranno mai usato?), poco personalizzabile (mette dentro l’ambiente quote, ma supponiamo che io voglia verse?), poco coerente (mi pare che non c’entri molto con la classe; e poi a questo punto sarebbe bene avere qualcosa di simile anche per i capitoli).
Che ne dite?
@lorenzo.pantieri: ho visto che anche tu lo ignori in arsclassica. Ottimo!Già che ci sono, sempre per ArsClassica ti faccio notare (e bisognerebbe farlo notare anche a Miede) che il comando \toc@heading viene completamente ignorato dalle classi KoMa (almeno così mi risulta). Pur ridefinendolo, non compare il maiuscoletto spaziato nelle testatine dell’indice. Un modo molto rapido per risolvere è scrivere:
`\def\MakeMarkcase{\spacedlowsmallcaps}
`che per di più corregge le testatine anche per l’indice delle figure e l’indice delle tabelle.Ciao,
Antono
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5 Dicembre 2011 alle 22:01 #66588
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5 Dicembre 2011 alle 22:35 #66589::
antonio.macrì” post=65964Sui formati di carta.
@ivan
@illinguista1972
@OldClaudioL’A4 non mi dispiace particolarmente, anche se forse è un po’ troppo slanciato, soprattutto se confronto classicthesis A4 e con classicthesis A5 (forse il primo è un po’ troppo slanciato, il secondo troppo poco).
Concordo però che i formati da 24cm sono un passo avanti! Mi son costruito una libreria con ripiani alti apposta 25cm per metterci i libri da 24cm! Ecco: ora che mi avete instillato quest’idea, in effetti sarebbe una cosa interessante. 🙂
Leggo che il B5 è alto 25cm. Quelli alti 24 che formati sono? Hanno un nome?
Siccome il rapporto è minore che per l’A4, bisognerebbe evitare che aumenti quell’horror vacui che dicevi proprio tu in un altro post. Non saprei però come stabilire le geometrie secondo i sacri crismi della tipografia: questo è un lavoro per voi! 😉
Ragazzi, in effetti è una proposta fantastica! Devo trovare la copisteria giusta!
Antonio,
secondo le consuetudini tipografiche i libri si classificano con la loro altezza (apparentemente la larghezza non conta, quindi un album di 300mm di base per 230 mm di altezza viene classificato nella stessa maniera di un libro di 160mm di base e 230mm di altezza. Tuttavia i formati dei libri prendono questi nomi in funzione di un intervallo di altezze (fonte Wkipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Libro)Formato pieghe carte pagine altezza (cm)
in plano o atlante – 1 2 oltre 50
in folio 1 2 4 oltre 38
in quarto 2 4 8 28-38
in ottavo 3 8 16 20-28
in sedicesimo 4 16 32 15-20Oggi si stampa a foglio continuo, quindi le pieghe hanno un significato incerto o meglio, sono il numero di pieghe, ma siccome il foglio continuo può essere tagliato come si vuole, non è il foglio da piegare che determina il formato; in effetti, poi i libri alti da 20cm a 28cm si realizzano con formati diversi piegati tre volte, quindi hanno 8 pagine e 16 facciate.
Il B5 è alto 25cm, ma tieni presente che il legatore ha bisogno di rifilare i margini, quindi di fatto quei 25 cm diventano facilmente 24cm o 24,5cml lo stesso vale per la larghezza di 176mm, che rifilato arriva praticamente a 17cm.
Per altro il formato 17cm per 24cm ha lo stesso rapporto di forma dell’A4 e del B5; è il 16cm che è un pochino più slanciato. Per la gabbia, se la tua classe usa lo stesso algoritmo per i formati ISO, la gabbia e i margini sul 17×24 (B5) dovrebbero avere le stesse proporzioni del 21×29.7 (A4) o del 14.8x 21 (A5)… con l’algoritmo di canoniclayout.sty succede appunto così. Non è perché l’ho programmato io, ma a me piace la gabbia di canoniclayout per i formati ISO. Non va bene per i formati americani, mentre con una gabbia a rettangolo aureo, su carta delle stesse proporzioni lascia margini esterno e inferiore esagerati (secondo il mio gusto), però ad altri potrebbe piacere.
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6 Dicembre 2011 alle 7:51 #66590::
zippo” post=66288Spero che, anche se ti dedicherai ai formati che ti hanno suggerito, non trascurerai di ottimizzare la classe per quanto concerne l’a4, che è lo standard per le università.
Certo, l’A4 è il formato con cui nasce classicthesis e sarà sempre parte fondamentale di “anthosthesis”. 🙂
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6 Dicembre 2011 alle 7:53 #66591::
OldClaudio” post=66292Antonio,
secondo le consuetudini tipografiche i libri si classificano con la loro altezza (apparentemente la larghezza non conta, quindi un album di 300mm di base per 230 mm di altezza viene classificato nella stessa maniera di un libro di 160mm di base e 230mm di altezza. Tuttavia i formati dei libri prendono questi nomi in funzione di un intervallo di altezze (fonte Wkipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Libro)…
Grazie della tua spiegazione e gentilezza. Perdona la mia ignoranza… 🙂
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6 Dicembre 2011 alle 8:48 #66592::
Seguo con interesse la discussione, ma anche con prudenza. Miede lavora a ClassicThesis da anni: il suo codice (lungi dall’essere perfetto) è stato usato per comporre decine e decine di documenti in tutto il mondo: quindi è rodato, collaudato, limato.Una classe ex novo avrà inevitabili problemi di gioventù.
Buon lavoro all’autore, ovvio!
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6 Dicembre 2011 alle 9:55 #66593::
Noi tutti, usando i programmi di composizione del sistema TeX, le sue classi, i suoi file di stile, i sui file di estensione, usiamo software libero che, proprio perché libero, si avvale per andare a regime del contributo e il feedback che gli utlilizzatori forniscono ai creatori/manutentori.
Questo vale per ClassicThesis come per qualsiasi altra classe più recente o più antica; e quando l’autore decide di renderla incompatibile con il passato, sono sempre gli utenti che devono arrangiarsi modificando, correggendo, eccetera, ma dando possibilmente il feedback all’autore. Questo vale per la prossima ventura classe anthosthesis, come vale per la mia vecchia classe/estensione toptesi. Questa mia classe è su ctan da una mezza dozzina d’anni, diciamo un lustro; ma è in uso, distribuita gli studenti del PoliTO, da circa quattro lustri; dovrebbe essere già abbondantemente limata e a regime. Ma non lo è, e forse non lo sarà mai, perché i tempi cambiano, perché il feedback degli utenti richiede altre funzionalità, perché … Ad ogni modifica si ripresentano i grandi o piccoli guai dell’infanzia; ma ad ogni modifica si risvegliano altri appetiti di altri utenti che richiedono altre modifiche. Questo è il bello del software libero.Pertanto Antonio va avanti con la sua nuova classe; gli consiglio di non porsi troppi problemi del tipo “Essere o non essere? Questo è il problema!”. La classe antosthesis sarà, verrà usata, Antonio riceverà del feedback; se la classe piacerà, verrà usata maggiormente a scapito di altre classi, se non piacerà, andrà in disuso. Questo è il bello del software libero.
Ciao
ClaudioPS: Perché la ClassicThesis a me piace poco? Non è solo una questione di font inadatti a scrivere la matematica delle “scienze quantitative” (quelle che lavorano con equazioni fra grandezze, non fra variabili, quelle regolate dalle norme ISO UNI); è una questione di disegno tipografico. Nella presentazione di classicthesis, Miede si lamenta della bruttezza delle tesi che ha avuto per le mani e della motivazione che l’ha portato a creare la classe per creare tesi ben composte di stile classico; conseguentemente ha prodotto un disegno la cui gabbia interna è molto slanciata ma, per ovvi motivi pratici, la pagina viene stampata su fogli A4. Questo, nonostante la premessa dica che la classe è ispirata a The Elements of Typografic Style di Bringhurst, produce la perdita proprio di uno degli elementi stilistici di Bringhurst grazie al quale la pagina di Bringhurst è bella e quella di ClassicThesis non lo è, anche se tampona il difetto con le note marginali. Secondo Bringhurst le proporzioni della pagina rifilata e quelle della gabbia interna devono essere regolate da certe proporzioni basate sull’armonia delle note musicali e quindi su proporzioni pitagoriche; nella mia versione in inglese del libro di Bringhurst (spero che ci sia anche nella edizione italiana), i risguardi contengono il disegno geometrico che ha portato allo stile del libro, alla scelta delle proporzioni della gabbia interna e alla sua collocazione nella pagina rifinita; non è certo il disegno di Miede, e mancando quelle proporzioni si perde metà della bellezza del disegno di Bringhurst. Il resto, come la scelta dei font, il maiuscoletto spazieggiato nelle testatine e nei titoli, l’assenza dei font neretti, sono tutti elementi raccomandati da Brighurst, e va bene, ma non è il totale dello stile Bringhurst. Anche il libro di Serra sulle norme tipografiche, nonostante il contenuto (troppe ripetizioni) e certe norme assurde che Serra espone (le figure raccolte alla fine del libro) e i gravi errori metrologici, è composto con una gabbia interna ben proporzionata al taglio della pagina, ma non ha le proporzioni di Bringhurst, tuttavia è un bellissimo libro (geometricamente parlando); insomma le proporzioni pitagoriche di Bringhurst, se applicate a pagina e gabbia sono belle, ma se le si disgiunge come ha fatto Miede (per necessità pratiche), allora non lo sono più e altre proporzioni potrebbero essere migliori.
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6 Dicembre 2011 alle 12:29 #66594::
OldClaudio” post=66306Pertanto Antonio va avanti con la sua nuova classe; gli consiglio di non porsi troppi problemi del tipo “Essere o non essere? Questo è il problema!”. La classe antosthesis sarà, verrà usata, Antonio riceverà del feedback; se la classe piacerà, verrà usata maggiormente a scapito di altre classi, se non piacerà, andrà in disuso. Questo è il bello del software libero.
In generale sono d’accordo. Nello specifico, però, qui si tra parlando di scrivere una classe (nuova, con gli inevitabili difetti di gioventù) che emuli lo stesso layout ottenibile con un altro pacchetto (già in circolazione da anni, e quindi molto limato): perché l’utente dovrebbe abbandonare la strada vecchia per quella nuova? Antonio fa benissimo a continuare, naturalmente. Sto solo ragionando a voce alta, visto che sto pensando di trasformare ArsClassica in classe, e questi sono dei dubbi che ho per il mio lavoro.
Riguardo ai margini, mi ripeto: quelli di Bringhurst (e quindi di ClassicThesis) sono esagerati. Si scrive una riga, li si aumenta di un bel centimetro, si rinuncia alle note a margine (di regola assenti nelle tesi e nei libri), e si è a posto: il look resta buono, l’A4 meglio riempito. La nuova Arte è scritta così, non mi pare che il risultato sia brutto. 😉
Ciao,
L.
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6 Dicembre 2011 alle 13:04 #66595::
lorenzo.pantieri” post=66313
Pertanto Antonio va avanti con la sua nuova classe; gli consiglio di non porsi troppi problemi del tipo “Essere o non essere? Questo è il problema!”. La classe antosthesis sarà, verrà usata, Antonio riceverà del feedback; se la classe piacerà, verrà usata maggiormente a scapito di altre classi, se non piacerà, andrà in disuso. Questo è il bello del software libero.
In generale sono d’accordo. Nello specifico, però, qui si tra parlando di scrivere una classe (nuova, con gli inevitabili difetti di gioventù) che emuli lo stesso layout ottenibile con un altro pacchetto (già in circolazione da anni, e quindi molto limato): perché l’utente dovrebbe abbandonare la strada vecchia per quella nuova? Antonio fa benissimo a continuare, naturalmente. Sto solo ragionando a voce alta, visto che sto pensando di trasformare ArsClassica in classe, e questi sono dei dubbi che ho per il mio lavoro.
Riguardo ai margini, mi ripeto: quelli di Bringhurst (e quindi di ClassicThesis) sono esagerati. Si scrive una riga, li si aumenta di un bel centimetro, si rinuncia alle note a margine (di regola assenti nelle tesi e nei libri), e si è a posto: il look resta buono, l’A4 meglio riempito. La nuova Arte è scritta così, non mi pare che il risultato sia brutto. 😉
Ciao,
L.No, il risultato è molto buono, ma da quel che ho capito, Antonio non sta solo scrivendo una nuova classe che emula un’altra classe, sarebbe puro masochismo.
Da quel che ho capito Antonio sta scrivendo una nuova classe che non abbia i problemi di retrocompatibilità che ha clasicthesis, e che magari preveda alcune varianti stilistiche preconfigurate e selezionabili mediante opzioni, oltre che ad appoggiarsi su più classi di base a scelta (book, memoir, scrbook,…), giusto per poter disporre di certe possibilità di configurazione che di solito mancano dalla classe book..
-
6 Dicembre 2011 alle 18:17 #66596::
lorenzo.pantieri” post=66313Riguardo ai margini, mi ripeto: quelli di Bringhurst (e quindi di ClassicThesis) sono esagerati. Si scrive una riga, li si aumenta di un bel centimetro, si rinuncia alle note a margine (di regola assenti nelle tesi e nei libri), e si è a posto: il look resta buono, l’A4 meglio riempito. La nuova Arte è scritta così, non mi pare che il risultato sia brutto. 😉
Ciao,
L.Aspe’! 🙂
La gabbia di classicthesis è:
`\areaset[current]{336pt}{750pt}
`
mentre quella di arsclassica è
`\areaset[5mm]{312pt}{699pt}`A occhio l’Arte è scritta allargando la gabbia di ArsClassica, ovvero usando esattamente la gabbia ClassicThesis, cioè:
`\areaset[current]{336pt}{750pt}`
O sbaglio?
-
6 Dicembre 2011 alle 18:47 #66597::
Grazie Claudio dell’incoraggiamento! 🙂
Grazie mille anche per la guida sulle classi! Ho cominciato a darci una lettura. 😉OldClaudio” post=66318Da quel che ho capito Antonio sta scrivendo una nuova classe che non abbia i problemi di retrocompatibilità che ha clasicthesis, e che magari preveda alcune varianti stilistiche preconfigurate e selezionabili mediante opzioni, oltre che ad appoggiarsi su più classi di base a scelta (book, memoir, scrbook,…), giusto per poter disporre di certe possibilità di configurazione che di solito mancano dalla classe book..
Come avevo già risposto a Enrico (parlando delle difficoltà a far codice utilizzabile sia con le KoMa che con memoir), per ora sto procedendo su due fronti: da un lato sto cercando di scrivere il codice per le classi koma, “native” di CT e che conosco meglio; dall’altro sto cercando delle controparti in memoir. Il secondo è un lavoro che mi richiede più tempo e sforzi, ma sto esplorando… Quindi non book, ma classi KoMa e memoir (per quest’ultima, ripeto, sto col tempo studiando come fare).
Per le KoMa invece sto procedendo relativamente più veloce. Come ho già detto, il solo disporre di un classicthesis in forma di classe, sempre basato sulle KoMa, semplificato e rivisto in alcuni aspetti, mi è molto utile.
Finora ho fatto un radicale refactoring di CT, queste sono le principali modifiche:
- rimossa l’opzione ‘listsseparated’ (obsoleta);
- rimossa l’opzione ‘pdfspacing’ (si usa sempre microtype per la spaziatura, mai soul);
- rimosse l’opzione ‘subfigure’ (obsoleta);
- rimossa l’opzione ‘beramono’ (il pacchetto beramono viene caricato sempre);
- rimossa l’opzione ‘listings’ (viene rilevato e configurato in automatico);
- cancellati \myChapter e \myPart (inutili);
- cancellato l’ambiente ‘aenumerate’ (non capisco a che serva);
- cancellato \ctparttext (poco utile);
- non viene caricato in automatico booktabs (nessun motivo di farlo);
- non viene caricato in automatico hyperref (dato che deve essere caricato quasi per ultimo);
- parti e capitoli che compaiono nell’indice sono automaticamente in \spacedlowsmallcaps (\tocEntry non è più necessario);
- testatine in automatico per capitoli e paragrafi non numerati (secondo me che non ci siano è un vero e proprio bug, soprattutto per i capitoli);
- testatine corrette per gli indici predefiniti (TOC, LOF, LOT) e per i nuovi elenchi creati con \newlistof;
- lo stile di pagina predefinito è scrheadings;
- versione asteriscata di \textls (per evitare lo spazio aggiuntivo all’inizio e alla fine);
- \marginpar compatibile con todonotes.
Lavori in vista che non dovrebbero richiedere ingentissimissimi 🙂 sforzi e tempo:
- qualche altra modifica;
- supporto a formato B5;
- supporto a XeTeX e LuaTeX.
Ebbene, forse conviene cominciare ad affrontare sin d’ora i problemi di gioventù, come dice Lorenzo. Più tardi metto il link al repository, per chi volesse darci un’occhiata già adesso.
Quanto alle varianti stilistiche, sinceramente non mi sento all’altezza di fornire stili miei. Ho solo qualche piccola modifica da fare, ma potrebbe essere una porcheria per chi ne capisce… Non voglio mettere troppa carne al fuoco, e voglio procedere per piccoli passi.
Ciao,
Antonio
-
6 Dicembre 2011 alle 22:26 #66598::
illinguista1972″ post=65963Ma non usate il nome anthosthesis senza chiedermene il permesso! 😛
Mi raccomando. Sono un avvocato e anche di quelli buoni. Conosco il mio mestiere. 😉
Ciao
TommasoAllora io chiamo Saul! 🙂
A parte gli scherzi, ho modificato il titolo della discussione. 😉
antonio.macrì” post=66344Ebbene, forse conviene cominciare ad affrontare sin d’ora i problemi di gioventù, come dice Lorenzo. Più tardi metto il link al repository, per chi volesse darci un’occhiata già adesso.
Questo è il link al repository. Cliccando sulla linguetta “Source” si può scaricare il file anthosthesis.cls.
Fondamentalmente anthosthesis.cls è l’unico file interessante.
Nella cartella test ci sono coppie di documenti fatti per il pacchetto classicthesis e per la classe anthosthesis. Li uso per tenere traccia, in maniera per niente sistematica o a prova d’errore, di cosa fa in automatico la classe rispetto al pacchetto. Più avanti forse li cancellerò.
Non vi aspettate chissà che: per il momento è semplicemente un classicthesis che soddisfa meglio alcune mie necessità.
Grazie a chiunque voglia darci un’occhiata, testarlo o suggerirmi qualcosa.
Ciao,
Antonio
-
7 Dicembre 2011 alle 9:47 #66599::
Ciao Antonio,ho provato una sostituzione “brutale” della tua classe alla classe book che ho utilizzato per una relazione. A parte (l’ovvio) errore dovuto al caricamento di fancyhd, subito commentato, funziona tutto correttamente.
Ti riporto il mio preambolo, nel caso fosse utile
`
% !TEX root = ndts_main.tex
% !TEX encoding = UTF-8
\documentclass[a4paper]{anthosthesis}%\usepackage{lmodern} %font vettoriali
\usepackage[T1]{fontenc} %Codifica font output
\usepackage[utf8]{inputenc} %Codifica font input
\usepackage[italian,english]{babel} %Lingua italiana
\usepackage{microtype} %Miglior riempimento riga%Pacchetti
\usepackage{graphicx} %Figure
\usepackage{booktabs} %Tabelle
\usepackage{tabularx} %Tabelle giustificate
\usepackage{multirow} %Tabelle celle unite
\usepackage{siunitx} %Tabelle soli numeri
\usepackage{nomencl} %Nomenclatura
\usepackage{amsmath} %Matematica particolare
\usepackage{amssymb} %Matematica particolare
\usepackage{mathtools} %Strumenti matematici
\usepackage{url} %Indirizzi Internet
\usepackage{indentfirst} %Identazione I riga
\usepackage{eurosym} %Simbolo euro
%\usepackage{fancyhdr} %Testatine personalizzate
\usepackage{emptypage} %Pagine vuote a fine capitolo
\usepackage{color} %Colori
\usepackage{caption}[2011/09/30] %Didascalie
\usepackage{array} %Colonne personalizzate
\usepackage{listings} %Codici
\usepackage{bm} %Neretto
\usepackage[italian]{varioref} %Riferimenti completi della pagina
\usepackage{tikz,pgfplots} %Grafici vettoriali
\usepackage[figuresright]{rotating} %Rotazione figure
\usepackage[version=3]{mhchem} %Formule chimiche
\usepackage{ifthen} %Comandi logici
\usepackage{textcomp} %Gradi e altri simboli%Bibliografia
\usepackage[babel]{csquotes}
\usepackage[style=numeric,hyperref]{biblatex} %Ordinamento numerico, hyperlink%Hyperlink
\usepackage{hyperref} %Hyperlink%File esterni
\addbibresource{biblio}
\graphicspath{{Immagini/}}
\input{MaterialeInizialeFinale/ntds_impostazioni}%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\begin{document}
\frontmatter %Materiale iniziale\pdfbookmark[0]{Title page}{title}
\frontespizio
%Solo numeri di pagina
\pagestyle{plain}%Indici
\cleardoublepage
\phantomsection
\pdfbookmark[0]{Contents}{cont}
\tableofcontents %Indice generale
% %
\cleardoublepage
\phantomsection
\pdfbookmark[0]{List of figures}{lof}
\listoffigures %Indice figure
% % % %
\cleardoublepage
\phantomsection
\pdfbookmark[0]{List of tables}{lot}
\listoftables %Indice tabelle
{ %
\cleardoublepage
\phantomsection
\pdfbookmark[0]{Nomenclature}{nom}
%\twocolumn
\printnomenclature %Indice simboli
}
\cleardoublepage
\phantomsection
\pdfbookmark[0]{List of listing}{lol}
\lstlistoflistings %Indice Codici
%Altri indici%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\mainmatter %Materiale principale% % % %
\appendix
\part*{Appendix}
\addcontentsline{toc}{part}{Appendix}%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%
\backmatter %Materiale finale%Bibliografia
\nocite{*}
\cleardoublepage
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{part}{\refname}
\chapter*{\refname}
\printbibliography[heading=norm,category=norm]
\printbibliography[heading=basi,category=basi]\end{document}
`
e il file che contiene le impostazioni caricate
`
% !TEX root = ../ndts_main.tex
% !TEX encoding = UTF-8
%Opzioni frontespizio
\newif\ifclassica
\usepackage{topfront}\ateneo{TURIN INSTITUTE OF TECHNOLOGY}
\FacoltaDi{Faculty of }
\facolta{Engineering}
\CorsoDiLaureaIn{Master's Degree in }
\corsodilaurea{Mechanical Engineering}
\NomeMonografia{Technical report}
\monografia{Thermal system \\ analysis}
\logosede{LogoPolito}
\candidato{Andrea}
\sedutadilaurea{A.A. 2011-2012}%Opzioni collegamenti ipertestuali
\hypersetup{%
hidelinks, %
bookmarksopenlevel=1, %
pdftitle=NTDS – Practise report, %
pdfauthor= Andrea, %
pdfstartview=FitH, %
%bookmarksnumbered, %
bookmarksopen=true, %
}%Opzioni nomenclatura
%eseguire
% makeindex %.nlo -s nomencl.ist -o %.nls
%Per generare l'indice dei simboli
%Non compatibile con formato utf8, attenzione caratteri accentati
%all'interno del comando nomenclature
\makenomenclature
%Cambio nome
%\renewcommand{\nomname}{Elenco dei simboli}
%Caricare pacchetto ifthen
\RequirePackage{ifthen}
%Divisione in sottogruppi
\renewcommand{\nomgroup}[1]{%
\ifthenelse{\equal{#1}{A}}{\item[\textbf{Symbols}]}{%
\ifthenelse{\equal{#1}{B}}{\item[\textbf{Subscripts}]}{}}{ %
\ifthenelse{\equal{#1}{C}}{\item[\textbf{Superscripts}]}{}}}
%Preambolo nomenclatura
\renewcommand{\nompreamble}{\input{MaterialeInizialeFinale/nomencl}}%Opzioni bibliografia
%\renewcommand*{\mkbibnamefirst}[1]{\textsc{#1}}
\renewcommand*{\mkbibnamelast}[1]{\textsc{#1}} %Cognome maiuscoletto\DeclareBibliographyCategory{basi}
\DeclareBibliographyCategory{norm}\addtocategory{basi}{masoero:slide,mie:note,borchiellini:1d}
\addtocategory{norm}{norm:10349,norm:11300,norm:14683,norm:13790,norm:442,norm:13789,norm:13370,norm:6946,norm:10339,norm:10351,norm:10355}\defbibheading{basi}{\section*{Essential bibliography}}
\defbibheading{norm}{\section*{Technical standards}}%Norma e valori assoluti
\DeclarePairedDelimiter{\abs}{\lvert}{\rvert}
\DeclarePairedDelimiter{\norma}{\lVert}{\rVert}%Colori
\definecolor{commenti}{rgb}{0.13,0.55,0.13}
\definecolor{stringhe}{rgb}{0.63,0.125,0.94}%Didascalie tabelle
\captionsetup[table]{skip=\medskipamount}
\captionsetup[table]{position=top}
%Didascalie
%\captionsetup{format=hang}%Codici
\lstset{
basicstyle=\small\ttfamily, % stampa piccolo
keywordstyle = \color{blue},% blue keywords
identifierstyle =, % nothing happens
commentstyle = \color{commenti}, % comments
stringstyle = \ttfamily \color{stringhe}, % typewriter type for strings
showstringspaces = false, % no special string spaces
%emph = {for, if, then, else, end},
%emphstyle = \color{blue},
firstnumber = 1, % numero della prima linea
numbers = left, % show number_line
numberstyle = \tiny, % style of number_line
stepnumber = 5, % one number_line after stepnumber
numbersep = 5pt,
language = {Matlab}, % per riconoscere la sintassi matlab
extendedchars = true, % per abilitare caratteri particolari
breaklines = true, % per mandare a capo le righe troppo lunghe
breakautoindent = true, % indenta le righe spezzate
breakindent = 30pt, % indenta le righe di 30pt
}
\lstset{escapeinside={£!}{!£}}
%\addto\captionsitalian{%
%\renewcommand{\lstlistingname}{Codice}}
%\addto\captionsitalian{%
%\renewcommand{\lstlistlistingname}{Elenco dei codici}}%Opzioni TikZx
\usetikzlibrary{intersections,% for intersections
arrows,% for the special arrow
decorations.pathmorphing,% for “snaking line”
backgrounds,% for backgroud
fit, % to compute the sizes of these rectangles
positioning, % for placing nodes relative to other nodes.
petri,% for Petr's net
calc, %
through, %
mindmap,% for maps
calendar,% for calendars
shapes.geometric, % for other shapes
shapes.misc, % for other shapes
chains, % for chains
scopes, % for replaces scope with {}
circuits.ee.IEC
}%Modifica comandi
%Lettere greche
\renewcommand{\epsilon}{\varepsilon}
\renewcommand{\theta}{\vartheta}
%\renewcommand{\rho}{\varrho}
\renewcommand{\phi}{\varphi}
%Nuovi comandi
\newcommand*\E{\`E\space} %E maiuscola accentata
\newcommand{\uni}[1]{\ \mathrm{#1}} %Unità di misura in tondo
\renewcommand{\vec}{\bm} %Vettori
\newcommand{\pedi}[2]{_{\mathrm{#1}#2}} %Doppio pedice
\newcommand{\degree}{\ensuremath{^\circ}} %Gradi
%Comandi insiemistica
\newcommand{\numberset}{\mathbb}
\newcommand{\N}{\numberset{N}}
\newcommand{\R}{\numberset{R}}
%Colonne matematiche per tabelle
\newcolumntype{C}{>{$}c<{$}} \newcolumntype{L}{>{$}l<{$}} \newcolumntype{R}{>{$}r<{$}} ` Buon lavoro! Ps: l'unico "problema" è l'allineamento a sinistra delle equazioni, ma magari è una cosa voluta... non mi sono mai interessato al lavoro di Miede. -
7 Dicembre 2011 alle 10:54 #66600::
[OT]
Andrea, la dizione TURIN INSTITUTE OF TECHNOLOGY è severamente vietata dal PoliTO; Politecnico di Torino (sia in maiuscolo/minuscolo, sia in maiuscoletto, sia tutto maiuscolo) è la sola forma corretta, perché è la “ragione sociale” dell’ente. Al massimo puoi scrivere la dizione inglese come sottotitolo. Credo che ci sia una delibera del Senato Accademico in merito. Comunque puoi sempre chiedere conferma alla Segreteria Studenti, non agli sportelli, ma all’open space del primo piano.
-
7 Dicembre 2011 alle 11:09 #66601::
Ciao,
veramente rapido!
Direi che funziona tutto tranne l’opzione subfig che mi restituisce come errore
`! LaTeX Error: \l@subfigure undefined.`Non ho provato le opzioni minionpro, minionprospacing ed avpaper.
Il codice che ho usato è questo:
`\documentclass[eulerchapternumbers,eulermath]{anthosthesis}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{pgfplots}
\usepackage{lipsum}
\usepackage{hyperref}\begin{document}
\tableofcontents
\chapter{Proviamo}
\lipsum
\begin{figure}
\begin{tikzpicture}
\begin{tikzpicture}
\begin{axis}
\addplot {x^2 + 4};
\addplot {-5*x^3 – x^2};
\end{axis}
\end{tikzpicture}\end{tikzpicture}
\caption{Proviamo una didascalia}
\end{figure}\section{Sezione}
\lipsum
\begin{equation}
x^2+y^2=0
\end{equation}
\subsection{Sotto-sezione}
\lipsum\end{document}`
-
7 Dicembre 2011 alle 11:12 #66602
-
7 Dicembre 2011 alle 11:34 #66603::
Alla riga 288 devi aggiungere
`
\@clubpenalty=\clubpenalty
`
Come mi fece notare Enrico diverso tempo fa, la variabile con @ serve per ripristinare il valore della variabile senza @ quando in certi contesti quest’ultimo viene modificato.Capisco che il tedesco sia una bella lingue, specialmente per Miede, ma Schusterjungen in italiano si chiama (riga) orfana, e Hurenkinder (alla lettera “figli di una min…”) si chiama (riga) vedova. La filastrocca italiana per ricordarlo è: le orfane non hanno un passato ma hanno un futuro; le vedove hanno un passato, ma non un futuro. (la metafora connette il passato alla righe precedenti e il futuro alle righe seguenti — ma anche in italiano la filastrocca non è molto gentile nei confronti delle vedove, quelle non metaforiche 🙂 )
-
7 Dicembre 2011 alle 12:06 #66604::
Iovem” post=66379Ps: l’unico “problema” è l’allineamento a sinistra delle equazioni, ma magari è una cosa voluta… non mi sono mai interessato al lavoro di Miede.
Sì sì, è proprio una cosa voluta! 😉
Grazie Andrea! Grazie anche agli altri!
peppo” post=66384Ciao,
veramente rapido!
Direi che funziona tutto tranne l’opzione subfig che mi restituisce come errore
`! LaTeX Error: \l@subfigure undefined.`Eh già! 🙂
Devo ancora metter mano su subfig(ure). Vorrei togliere anche quell’opzione, ma c’è un problema. Il significato dell’opzione (in classicthesis) è: ho già caricato subfig(ure), quindi (tocloft) configurami le sottofigure e le sottotabelle. Si potrebbe risolvere mettendo:
`\ifant@subfig
\RequirePackage{subfig}
\PassOptionsToPackage{subfigure}{tocloft}
\fi`
al posto delle righe 131-133. Ma chiaramente caricare subfig non mi entusiasma. Il fatto è che l’opzione non serve tanto per subfig in sé, ma serve a tocloft per configurarlo. E tocloft non può configurare subfig se non è già stato caricato (infatti dà errore che \l@subfigure non è definito).Devo studiare meglio la situazione, ma forse si può fare a meno di passare l’opzione subfigure a tocloft.
OldClaudio” post=66385Non avevi detto che avevi sostituito la chiamata a subfigure con la chiamata a subfig? perché allora nella riga 132 passi le opzioni a subfigure e non a subfig?
Grazie Claudio, la tua lettura al codice è davvero importante.
In realtà non chiamo né subfigure né subfig: quell’opzione la passo solo a tocloft, e non mi pare che nemmeno lui carichi subfig o subfigure.
OldClaudio” post=66388Alla riga 288 devi aggiungere
`
\@clubpenalty=\clubpenalty
`
Come mi fece notare Enrico diverso tempo fa, la variabile con @ serve per ripristinare il valore della variabile senza @ quando in certi contesti quest’ultimo viene modificato.Capisco che il tedesco sia una bella lingue, specialmente per Miede, ma Schusterjungen in italiano si chiama (riga) orfana, e Hurenkinder (alla lettera “figli di una min…”) si chiama (riga) vedova. La filastrocca italiana per ricordarlo è: le orfane non hanno un passato ma hanno un futuro; le vedove hanno un passato, ma non un futuro. (la metafora connette il passato alla righe precedenti e il futuro alle righe seguenti — ma anche in italiano la filastrocca non è molto gentile nei confronti delle vedove, quelle non metaforiche 🙂 )
Quello è codice ereditato dalla precedente legislat…ehm, da Miede. 🙂
Quindi deve essere:
`\clubpenalty=10000
\@clubpenalty=\clubpenalty`
Giusto?Grazie!
-
7 Dicembre 2011 alle 12:28 #66605::
antonio.macrì” post=66392Il fatto è che l’opzione non serve tanto per subfig in sé, ma serve a tocloft per configurarlo. E tocloft non può configurare subfig se non è già stato caricato (infatti dà errore che \l@subfigure non è definito).
Mi correggo: in realtà basta caricare esplicitamente subfig e l’errore scompare:
`
\documentclass[eulerchapternumbers,eulermath,subfig]{anthosthesis}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{pgfplots}
\usepackage{lipsum}
\usepackage{hyperref}
\usepackage{subfig}\setcounter{lofdepth}{2} % per avere le didascalie delle sottofigure nell'indice
\begin{document}
\tableofcontents
\listoffigures\chapter{Proviamo}
\lipsum
\begin{figure}
\centering
\subfloat[prima immagine]{\begin{tikzpicture}
\begin{axis}
\addplot {x^2 + 4};
\addplot {-5*x^3 – x^2};
\end{axis}
\end{tikzpicture}}\quad
\subfloat[seconda immagine]{\begin{tikzpicture}
\begin{axis}
\addplot {x^2 + 4};
\addplot {-5*x^3 – x^2};
\end{axis}
\end{tikzpicture}}
\caption{Proviamo una didascalia}
\end{figure}\section{Sezione}
\lipsum
\begin{equation}
x^2+y^2=0
\end{equation}
\subsection{Sotto-sezione}
\lipsum\end{document}`
Comunque l’opzione subfig rimane una cosa che devo rivedere.
-
7 Dicembre 2011 alle 12:41 #66606::
OldClaudio” post=66383[OT]
Andrea, la dizione TURIN INSTITUTE OF TECHNOLOGY è severamente vietata dal PoliTO; Politecnico di Torino (sia in maiuscolo/minuscolo, sia in maiuscoletto, sia tutto maiuscolo) è la sola forma corretta, perché è la “ragione sociale” dell’ente. Al massimo puoi scrivere la dizione inglese come sottotitolo. Credo che ci sia una delibera del Senato Accademico in merito. Comunque puoi sempre chiedere conferma alla Segreteria Studenti, non agli sportelli, ma all’open space del primo piano.[OT]
Grazie per la correzione! In effetti mi ero posto il problema, ma un po’ per il fatto che è “solo” una relazione tecnica per un esame, un po’ per il sopraggiungere di altri problemi più “ingegneristici”, l’avevo tralasciato.
-
7 Dicembre 2011 alle 13:45 #66607::
Antonio ti ponevi il problema di altri layout oltre a quello predefinito e che caratterizza classicthesi su carta A4.L’ho rivisto e più lo rivedo meno mi piace quel layout alto e smilzo con un rapporto altezza su larghezza (header e footer compresi) che supera il valore 2,2 (che tu hai ridotto a 2).
In verità le dimensioni specificate in punti ad areaset sono difficilmente valutabili rispetto alla dimensione della carta in millimentri; vabbe’ che tutti sappiamo che tre punti sono praticamente un millimetro, però…
Non ho esperienza con i Minion, però i valori numeriche hai scelto sia per il formato a5paper, sia per l’altro (che in mancanza di altri rami dell’\if non può essere altro che a4paper –poi dove metti il ramo per il b4paper?), non mi convincono; suggerirei di rivederli anche se dovessi cambiarli rispetto a quelli di Miede.
Ho fatto un esperimento con il formato A5 sia con la classe anthosthesis nuda e cruda (il tuo esempio di book.tex con una variante in una chiamata di lipsum al fine di avere delle pagine piene) e una seconda prova con il layout canoniclayout, il cui pacchetto ho invocato subito prima di begin{document}. I risultati sono nelle due paigne allegate. Giudica tu l’equilibrio, specialmente delle testatine.
[attachment=108]Book-anthonthesis.pdf[/attachment]
[attachment=109]Book-anthosthesis-canoniclayout.pdf[/attachment]
Ciao
Claudio
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7 Dicembre 2011 alle 14:13 #66608::
Ciao a tutti,vorrei sapere se alla fine ci sono stati dei progressi peril supporto di classicthesis per il formato B5
In un vecchio topic di anni fa, il GuIT proponeva questo layout, che sarebbe la proporzione dell’A4 adattato al B5.
`\areaset[5mm]{284pt}{630pt} % guit
\setlength{\marginparwidth}{7em}
\setlength{\marginparsep}{1em}`Senza conoscere a fondo le regole tipografiche, ho provato a modificare il tutto così:
`\areaset[5mm]{320pt}{645pt}
\setlength{\marginparwidth}{7em}
\setlength{\marginparsep}{1em}`Pensate che possa andare o che non sia un buon risultato? A me piace, ma non ho l’occhio abbastanza allenato né la competenza per dire se è una soluzione tipograficamente accettabile.
Il fatto è che ho qualche nota marginale, per cui non so come regolarmi.
Grazie a tutti per i suggerimenti!PS: nello specifico uso classicthesis nella sua variante arsclassica e con il carattere ubuntu come sans serif, visto che in tutte le immagini vettoriali della tesi di dottorato uso lo stesso carattere.
-
7 Dicembre 2011 alle 14:38 #66609::
OldClaudio” post=66401Antonio ti ponevi il problema di altri layout oltre a quello predefinito e che caratterizza classicthesi su carta A4.
L’ho rivisto e più lo rivedo meno mi piace quel layout alto e smilzo con un rapporto altezza su larghezza (header e footer compresi) che supera il valore 2,2 (che tu hai ridotto a 2).
Aspetta: finora non ho toccato nulla di quello che ha fatto Miede sulla geometrie delle pagine. Nella mia inesistente conoscenza o esperienza, non mi sarei azzardato a farlo così d’imperio.
In verità le dimensioni specificate in punti ad areaset sono difficilmente valutabili rispetto alla dimensione della carta in millimentri; vabbe’ che tutti sappiamo che tre punti sono praticamente un millimetro, però…
Dici che sarebbe meglio esprimerli in mm? Ho visto che nel colophon di ClassicThesis.pdf Miede fa i calcoli con punti e pica. Che, poi, nel colophon scrive di 312x624pt (“double square textblock”) e 312x505pt (“golder section textblock”), ma nel codice mette 312x684pt per il MinionPro e 336x750pt per il Palatino. 😕
Non ho esperienza con i Minion, però i valori numeriche hai scelto sia per il formato a5paper, sia per l’altro (che in mancanza di altri rami dell’\if non può essere altro che a4paper –poi dove metti il ramo per il b4paper?), non mi convincono; suggerirei di rivederli anche se dovessi cambiarli rispetto a quelli di Miede.
(Intendi il b5paper, quello alto 25cm?) Io proprio non ho il minion installato, quindi non ho fatto nemmeno una prova per vedere come esce, ma a leggere le dimensioni potrebbe in effetti lasciare un po’ troppo bianco…
Sono pronto a rivedere in qualche modo quei margini. Ma dietro modifiche di questo tipo devono esserci scelte consapevoli supportate da persone esperte, non io.
Ho fatto un esperimento con il formato A5 sia con la classe anthosthesis nuda e cruda (il tuo esempio di book.tex con una variante in una chiamata di lipsum al fine di avere delle pagine piene) e una seconda prova con il layout canoniclayout, il cui pacchetto ho invocato subito prima di begin{document}. I risultati sono nelle due paigne allegate. Giudica tu l’equilibrio, specialmente delle testatine.
[attachment=108]Book-anthonthesis.pdf[/attachment]
[attachment=109]Book-anthosthesis-canoniclayout.pdf[/attachment]
Ciao
ClaudioSulla testatina troppo vicina al margine, da neofita cosciente e dichiarato, ti do ragione!
Però con canoniclayout la differenza è notevole, non sembra affatto classicthesis. Basterebbe ridurre l’altezza della gabbia dell’A5? Eppure è già ridotta rispetto alle proporzioni dell’A4. Posso fare qualche prova riducendo l’altezza per vedere che esce, ma ripeto che non me la sentirei di fare modifiche alla leggera, da solo.
-
7 Dicembre 2011 alle 14:47 #66610::
indy” post=66406Ciao a tutti,
vorrei sapere se alla fine ci sono stati dei progressi peril supporto di classicthesis per il formato B5
Ancora no. Come vedi si sta discutendo proprio ora su questioni di geometria di pagine.
In un vecchio topic di anni fa, il GuIT proponeva questo layout, che sarebbe la proporzione dell’A4 adattato al B5.
`\areaset[5mm]{284pt}{630pt} % guit
\setlength{\marginparwidth}{7em}
\setlength{\marginparsep}{1em}`Grazie mille della segnalazione! 🙂 Per caso potresti riportare il link all’intera discussione?
Senza conoscere a fondo le regole tipografiche, ho provato a modificare il tutto così:
`\areaset[5mm]{320pt}{645pt}
\setlength{\marginparwidth}{7em}
\setlength{\marginparsep}{1em}`Pensate che possa andare o che non sia un buon risultato? A me piace, ma non ho l’occhio abbastanza allenato né la competenza per dire se è una soluzione tipograficamente accettabile.
Il fatto è che ho qualche nota marginale, per cui non so come regolarmi.
Grazie a tutti per i suggerimenti!PS: nello specifico uso classicthesis nella sua variante arsclassica e con il carattere ubuntu come sans serif, visto che in tutte le immagini vettoriali della tesi di dottorato uso lo stesso carattere.
Non sono io a poterti dare suggerimenti di questo tipo. Comunque più tardi provo queste gabbie.
Ti ringrazio!
Ciao,
Antonio
-
7 Dicembre 2011 alle 14:59 #66611::
OldClaudio” post=66306Secondo Bringhurst le proporzioni della pagina rifilata e quelle della gabbia interna devono essere regolate da certe proporzioni basate sull’armonia delle note musicali e quindi su proporzioni pitagoriche; nella mia versione in inglese del libro di Bringhurst (spero che ci sia anche nella edizione italiana), i risguardi contengono il disegno geometrico che ha portato allo stile del libro, alla scelta delle proporzioni della gabbia interna e alla sua collocazione nella pagina rifinita; non è certo il disegno di Miede, e mancando quelle proporzioni si perde metà della bellezza del disegno di Bringhurst. […] insomma le proporzioni pitagoriche di Bringhurst, se applicate a pagina e gabbia sono belle, ma se le si disgiunge come ha fatto Miede (per necessità pratiche), allora non lo sono più e altre proporzioni potrebbero essere migliori.
Interessante, ma non saprei come fare.
(PS: sto avendo problemi col sito del GuiT… ma forse è solo la mia connessione ❓ )
-
7 Dicembre 2011 alle 15:39 #66612::
Ecco il link che mi hai richiestohttp://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=5&id=59191&lang=en&Itemid=71
Va bene l’armonia della pagina, ma mi sembra eccessivamente vuoto per un b5… e uso latex da abbastanza da essere abituato alla “famosa” storia dei margini…
-
7 Dicembre 2011 alle 17:07 #66613::
Quando Miede parla di double square doublesquare textblock intende un rapporto altezza diviso larghezza pari a 2, quando parla di gloden section textblock parla di un textblock in cui altezza diviso larghezza vale 1,618; poi però ad areaset speciifica di includere anche testatina e piedino e aumenta quei rapporti, perché il textblock corrisponde alla gabbia interna, quella che contiene solo il testo ed esclude testatina e piedino.Io non dico che tu abbia cambiato qualcosa nelle specifiche di layout, ma quando leggo:
`
%*********************************************************************
% Textblock size
%*********************************************************************
\ifant@avpaper
% A5
\ifant@minionpro
% Minion gets some extra sizes
\ClassInfoNoLine{\thisclass}{A5 paper, MinionPro}
\areaset[current]{278pt}{556pt}
\setlength{\marginparwidth}{5em}
\setlength{\marginparsep}{1.25em}
\else
% Palatino or other
\ClassInfoNoLine{\thisclass}{A5 paper, Palatino}
\areaset[current]{288pt}{555pt}
\setlength{\marginparwidth}{4em}
\setlength{\marginparsep}{1.25em}
\fi
\else
% A4
\ifant@minionpro
% Minion gets some extra sizes
\ClassInfoNoLine{\thisclass}{A4 paper, MinionPro}
\areaset[current]{312pt}{684pt}% 609 + 33 + 42 head \the\footskip
\setlength{\marginparwidth}{7.5em}
\setlength{\marginparsep}{2em}
\else
% Palatino or other
\ClassInfoNoLine{\thisclass}{A4 paper, Palatino}
\areaset[current]{336pt}{750pt} % ~ 336 * factor 2 + 33 head + 42 \the\footskip
%\areaset{336pt}{761pt} % 686 (factor 2.2) + 33 head + 42 head \the\footskip 10pt
\setlength{\marginparwidth}{7em}
\setlength{\marginparsep}{2em}
\fi
\fi
% Here are some suggestions for the text widths and heights:
% Palatino 10pt: 288–312pt | 609–657pt
% Palatino 11pt: 312–336pt | 657–705pt
% Palatino 12pt: 360–384pt | 768pt
% Minion 10pt: 264–288pt | 561–609pt
% Minion 11pt: 288–312pt | 609–657pt
% Minion 12pt: 336pt | 672pt
% Libertine 10pt:
% Libertine 11pt:
% Libertine 12pt:
`
trovo che a pari font non ci sono le stesse proporzioni altezza/larghezza; e il tutto va solo parzialmante d’accordo con le suggestions che sono negli ultimi commenti; ma trovo, nel ramo A4 del test, che il rapporto varia molto tra l’uso del Minon e quello del Palatino.
Prendi con l’A4 la base e l’altezza con il Minion: 312pt e 684pt. Con il Palatiino i dati sono 336pt e 750pt. Nel primo caso altezza/larghezza vale 2,192, mentre nel secondo caso vale 2,232. I rapporti sono quindi quasi uguali, ma tutti e due superiori a 2, perché includono le testaine e i piedini. siccome altezze e distanze di testatine e piedini sono le stesse, a giudicare dai commenti, vuol dire che il blocco del testo col Platino è di 66pt maggiore che nel caso del Minion, mentre le giustezze sono quasi uguali; Il Minion sembra essere leggermente più stretto del Platino, ma il corpo è lo stesso; dunque con unn corpo di 10pt, il baselinesckip è di 12 pt, quindi la pagina col Platino contiene 5,5 righe in più della pagina col Minion.Ecco dove dico che ci sono delle discrepanze
Nel foglio A4 dove i 210mm corrispondono a 597.5pt con entrambi i font la giustezza è poco maggiore della metà della pagina, e in effetti i margini sono molto larghi, come sappiamo tutti. Con la pagina A5 che è di 149mm per 210mm, la larghezza della carta in punti è 424pt. quindi, con il Palatino la giustezza di 288pt e in proporzione più grande di quella del foglio A4 (0.679 contro 0,562) quindi l’aspetto della gabbia interna nei due casi è decisamente diverso. con canoniclayout questo rapporto vale 0,707, quindi la composizione con anthosthesis con Palatino e carta A5 è molto simile alla composizione con canoniclayout, mentre entrambe sono molto dissimili dalle proporzioni che si hanno sul foglio A4.
Sul fatto poi di dare le misure in millimetri piuttosto che in punti o in pica è una questione di gusti; in effetti mi stupisco di miede, perché in Germania sono molto metrici, persino in UK lo sono, mentre negli USA usano punti e pica. per le parti tipografiche e pollici per la carta; la loro solita confusione per cui nessuno sa nulla in merito perché i multipli duodecimali, le frazioni palindrome 72,27 e compagni ablele non eprmettono di fare i conti al volo, se non per le persone che lavorano quotidianamnte con quelle cose.
Quando poi si specifica il marignparsep e il marginoarwidth in em, si fa forse una cosa forba, ma difficile da gestire; usi il copo 10 e in quei 7em ci stanno pressappoco 14-16 caratteri, due o tre parole; altrettante ce ne stanno nel corpo 14, ma quei 7em sono 24,5mm, praticamente un pollice, mentre a 12pt essi sono 29.5mm; va bene che in A4 i margini sono larghissimi, ma vedi l’inconsistenza, con spazi risicati non ci si rende bene conto che usare unità di misura disomogenee non è una gran cosa.
Poi si sa, è una questione di gusti.
Ti faccio un altro conto: la regola di Bringhurst diche che l’ottimo di leggibilità si ha con 66 caratteri in ogni riga, contando in quel 66 anche gli spazi e i segni di interpunzione; trattandosi di un “massimo” la tolleranza rispetto a questo valore è relativamente alta, ma Bringhurst da ±6caratteri; da ingegnere i darei di più, ma non discuto. Bringhurst stesso dice che si ha un’ottima stima dei caratteri in ogni riga se si usa come unità di misura un vetiseiesimo della lunghezza dell’alfabeto corrente; ho le lunghezze per il Palatino e per il Libertine:
Per il palatino di corpo 10 l’alfabeto minuscolo è lungo 46.8mm pari a 133.2pt e la riga di 66 caratteri è di 118.8mm pari a 338pt
11 51,6mm 146.8pt 131.0mm 372pt
12 55.9mm 159.1pt 141.9mm 404pt
Per il libertine 10 44.2mm 125.8pt 112.2mm 319pt
11 48.5mm 138.1pt 123.1mm 350pt
12 53.3mm 151.7pt 135.3mm 385ptVedi dunque che nonostante l’aspetto classico, i valori suggeriti nei commenti sottostanti al codice di Miede, sono minori (di poco) rispetto ai valori suggeriti da Bringhurst; invece i valori impostati ad areaset sono pracimante giusti per il platino in corpo 10, ma sono troppo corti per i due corpi maggiori; per il formato A5 invece la giustezza è sempre molto minore del valore dato da Bringhurst.
Ecco, non avevo mai fatto questi conti prima, ma ora che li ho fatti per te, mi convinco sempre di più che il disegno di Miede è fatto per attirare l’attenzione, non per ottimizzare la gabbia con il testo e il suo font di default nel suo corpo normale.
Scusa la lunghezza di questo messaggio. Capisco, e ti ho esortato anch’io a farlo, che la tua classe voglia essere in prima battuta coerente con classicthesis, ma se poi prevederai non una completa personalizzazione, ma la scelta di un certo numeri di layout preconfezionati, la cosa sarà bene accetta come una aggiunta valida, e non solo come sarebbe ora, cioè un esercizio per avere una classe invece che uno o più file di estensione (descrizione molto riduttiva e che sminuisce il quanto hai già fatto; non volermene, ti prgo; sai bene che non è questo lo scopo di questo messaggio).
Ciao
Claudio
-
7 Dicembre 2011 alle 20:33 #66614::
Antonio, ho provato la tua classe e per ora non ho riscontrato problemi. 🙂 Una curiosità:antonio.macrì” post=66344…
- non viene caricato in automatico booktabs (nessun motivo di farlo);
…
Perché? booktabs è tra quei pochi pacchetti che carico sempre nei miei documenti: mette a disposizione alcuni comandi che aiutano a migliorare l’aspetto delle tabelle. Vuoi lasciare all’utente finale la libertà di scegliere altre soluzioni o ritieni il pacchetto superfluo per altri motivi?
Ciao
Antonio
-
7 Dicembre 2011 alle 22:11 #66615::
antonio.ledda” post=66427Antonio, ho provato la tua classe e per ora non ho riscontrato problemi. 🙂 Una curiosità:
…
[li]non viene caricato in automatico booktabs (nessun motivo di farlo);[/li]
…Perché? booktabs è tra quei pochi pacchetti che carico sempre nei miei documenti: mette a disposizione alcuni comandi che aiutano a migliorare l’aspetto delle tabelle. Vuoi lasciare all’utente finale la libertà di scegliere altre soluzioni o ritieni il pacchetto superfluo per altri motivi?
Ciao
AntonioCiao Antonio!
booktabs lo carico praticamente sempre anche io. Il fatto è che non mi sembra compito della classe caricarlo …soprattutto se la classe non lo usa proprio per niente! 🙂
Lì intendevo che “una classe non ha alcun motivo di farlo”.
-
8 Dicembre 2011 alle 11:28 #66616::
OldClaudio” post=66417Quando Miede parla di double square doublesquare textblock intende un rapporto altezza diviso larghezza pari a 2, quando parla di gloden section textblock parla di un textblock in cui altezza diviso larghezza vale 1,618; poi però ad areaset speciifica di includere anche testatina e piedino e aumenta quei rapporti, perché il textblock corrisponde alla gabbia interna, quella che contiene solo il testo ed esclude testatina e piedino.
È vero, mi era sfuggito! Quindi per ora tengo traccia: \headheight+\headsep+\footskip=15+18+42=75.
Io non dico che tu abbia cambiato qualcosa nelle specifiche di layout, ma quando leggo:
`
%*********************************************************************
% Textblock size
%*********************************************************************
\ifant@avpaper
% A5
\ifant@minionpro
% Minion gets some extra sizes
\ClassInfoNoLine{\thisclass}{A5 paper, MinionPro}
\areaset[current]{278pt}{556pt}
\setlength{\marginparwidth}{5em}
\setlength{\marginparsep}{1.25em}
\else
% Palatino or other
\ClassInfoNoLine{\thisclass}{A5 paper, Palatino}
\areaset[current]{288pt}{555pt}
\setlength{\marginparwidth}{4em}
\setlength{\marginparsep}{1.25em}
\fi
\else
% A4
\ifant@minionpro
% Minion gets some extra sizes
\ClassInfoNoLine{\thisclass}{A4 paper, MinionPro}
\areaset[current]{312pt}{684pt}% 609 + 33 + 42 head \the\footskip
\setlength{\marginparwidth}{7.5em}
\setlength{\marginparsep}{2em}
\else
% Palatino or other
\ClassInfoNoLine{\thisclass}{A4 paper, Palatino}
\areaset[current]{336pt}{750pt} % ~ 336 * factor 2 + 33 head + 42 \the\footskip
%\areaset{336pt}{761pt} % 686 (factor 2.2) + 33 head + 42 head \the\footskip 10pt
\setlength{\marginparwidth}{7em}
\setlength{\marginparsep}{2em}
\fi
\fi
% Here are some suggestions for the text widths and heights:
% Palatino 10pt: 288–312pt | 609–657pt
% Palatino 11pt: 312–336pt | 657–705pt
% Palatino 12pt: 360–384pt | 768pt
% Minion 10pt: 264–288pt | 561–609pt
% Minion 11pt: 288–312pt | 609–657pt
% Minion 12pt: 336pt | 672pt
% Libertine 10pt:
% Libertine 11pt:
% Libertine 12pt:
`
trovo che a pari font non ci sono le stesse proporzioni altezza/larghezza; e il tutto va solo parzialmante d’accordo con le suggestions che sono negli ultimi commenti; ma trovo, nel ramo A4 del test, che il rapporto varia molto tra l’uso del Minon e quello del Palatino.
Prendi con l’A4 la base e l’altezza con il Minion: 312pt e 684pt. Con il Palatiino i dati sono 336pt e 750pt. Nel primo caso altezza/larghezza vale 2,192, mentre nel secondo caso vale 2,232. I rapporti sono quindi quasi uguali, ma tutti e due superiori a 2, perché includono le testaine e i piedini. siccome altezze e distanze di testatine e piedini sono le stesse, a giudicare dai commenti, vuol dire che il blocco del testo col Platino è di 66pt maggiore che nel caso del Minion, mentre le giustezze sono quasi uguali; Il Minion sembra essere leggermente più stretto del Platino, ma il corpo è lo stesso; dunque con unn corpo di 10pt, il baselinesckip è di 12 pt, quindi la pagina col Platino contiene 5,5 righe in più della pagina col Minion.Ecco dove dico che ci sono delle discrepanze
Nel foglio A4 dove i 210mm corrispondono a 597.5pt con entrambi i font la giustezza è poco maggiore della metà della pagina, e in effetti i margini sono molto larghi, come sappiamo tutti. Con la pagina A5 che è di 149mm per 210mm, la larghezza della carta in punti è 424pt. quindi, con il Palatino la giustezza di 288pt e in proporzione più grande di quella del foglio A4 (0.679 contro 0,562) quindi l’aspetto della gabbia interna nei due casi è decisamente diverso. con canoniclayout questo rapporto vale 0,707, quindi la composizione con anthosthesis con Palatino e carta A5 è molto simile alla composizione con canoniclayout, mentre entrambe sono molto dissimili dalle proporzioni che si hanno sul foglio A4.
Avevo notato anch’io che alcune proporzioni non erano comparabili, ma credevo fosse nell’ordine delle cose.
Mi spiego. Per come posso immaginare, la dimensione della gabbia deve considerare, tra le altre cose, il numero di caratteri che stanno su una riga. Se la larghezza della pagina diminuisce, allora, per non ridurre troppo i caratteri che stanno sulla riga, si aumenta un po’ la larghezza della gabbia rispetto alla larghezza della pagina.
Sulla differenza tra Palatino e Minion, in parte però c’è il fatto che col Palatino si usa \linespread{1.05}.
Faccio qualche calcolo anch’io: 750pt [altezza] – 75pt [\headheight+\headsep+\footskip] = 675pt. Poi: 675pt / (12pt [\baselineskip] * 1.05) = 53,57 righe.
Col minion: 684pt – 75pt = 609pt. Poi: 609/12 = 50,75 righe. Volendo ridurre l’altezza della gabbia col Palatino, la si potrebbe portare a circa 715pt: (715-75) / (12*1,05) = 50,79 righe. Se invece si vuole correggere quella del minion, si può portarla a 720pt. Se ho fatto bene i conti.Quando poi si specifica il marignparsep e il marginoarwidth in em, si fa forse una cosa forba, ma difficile da gestire; usi il copo 10 e in quei 7em ci stanno pressappoco 14-16 caratteri, due o tre parole; altrettante ce ne stanno nel corpo 14, ma quei 7em sono 24,5mm, praticamente un pollice, mentre a 12pt essi sono 29.5mm; va bene che in A4 i margini sono larghissimi, ma vedi l’inconsistenza, con spazi risicati non ci si rende bene conto che usare unità di misura disomogenee non è una gran cosa.
Poi si sa, è una questione di gusti.
Per fortuna si usa \footnotesize, quindi qualche carattere in più ci sta. Come hai fatto a passare da em a millimetri? Semplicemente misurando?
Ti faccio un altro conto: la regola di Bringhurst diche che l’ottimo di leggibilità si ha con 66 caratteri in ogni riga, contando in quel 66 anche gli spazi e i segni di interpunzione; trattandosi di un “massimo” la tolleranza rispetto a questo valore è relativamente alta, ma Bringhurst da ±6caratteri; da ingegnere i darei di più, ma non discuto. Bringhurst stesso dice che si ha un’ottima stima dei caratteri in ogni riga se si usa come unità di misura un vetiseiesimo della lunghezza dell’alfabeto corrente; ho le lunghezze per il Palatino e per il Libertine:
`
Per il palatino di corpo 10 l'alfabeto minuscolo è lungo 46.8mm pari a 133.2pt e la riga di 66 caratteri è di 118.8mm pari a 338pt
11 51,6mm 146.8pt 131.0mm 372pt
12 55.9mm 159.1pt 141.9mm 404pt
Per il libertine 10 44.2mm 125.8pt 112.2mm 319pt
11 48.5mm 138.1pt 123.1mm 350pt
12 53.3mm 151.7pt 135.3mm 385pt`Vedi dunque che nonostante l’aspetto classico, i valori suggeriti nei commenti sottostanti al codice di Miede, sono minori (di poco) rispetto ai valori suggeriti da Bringhurst; invece i valori impostati ad areaset sono pracimante giusti per il platino in corpo 10, ma sono troppo corti per i due corpi maggiori; per il formato A5 invece la giustezza è sempre molto minore del valore dato da Bringhurst.
Ecco, non avevo mai fatto questi conti prima, ma ora che li ho fatti per te, mi convinco sempre di più che il disegno di Miede è fatto per attirare l’attenzione, non per ottimizzare la gabbia con il testo e il suo font di default nel suo corpo normale.
In definitiva sarebbe bene regolare la gabbia in funzione del carattere. Ho visto che è anche quello che fa suftesi.
Allora, vediamo prima per l’A4. Dovrei impostare quei valori lì nel caso del palatino tenendo conto del corpo scelto. Installando il minion dovrei poi fare calcoli analoghi. Tra libertine e palatino la differenza è di circa 20pt; tra libertine e minion probabilmente è ancora inferiore. Al momento, se si usa libertine, viene impostata la stessa gabbia del palatino: suppongo che invece potrebbe condividerla col minion.
Ancora: la giustezza per i 12pt potrebbe essere troppo? Le note a margine diventano davvero corte. All’aumentare della larghezza della gabbia, come conviene sistemare marginparwidth? La distanza tra le note a margine e il bordo pagina dovrebbe essere uguale a marginparsep o a oddsidemargin?
Quanto all’altezza, supponendo ridurla per il corpo 10pt a 715 (che considerano anche i 75 per testatina e piedino), in modo da averla in linea con l’attuale minion, mi avvicinerei alla sezione aurea man mano che si va dal 10pt all’11pt al 12pt. Coi 12pt la pagina è un po’ meno slanciata.
Passiamo all’A5. Qui la faccenda è un dilemma (per me). Lasciando 288×555 si ottiene praticamente il rapporto aureo: (555-75)/288=1,67. Se riducessi quel 555 per aumentare i margini superiore e inferiore e staccare la testatina dal bordo pagina, diminuirebbe però anche il rapporto. Se per controbilanciare riducessi anche la larghezza, mi allontanerei dalla regola dei 66 caratteri.
Questi problemi sono ancora più evidenti col corpo in 11 e 12 punti.
Ho fatto alcune prove e sono arrivato a questo codice (per il palatino), certamente da ritoccare.
`
\ifant@avpaper
% A5
\ifant@minionpro
% tralascio
\else
\ifcase\@ptsize\relax
\areaset[current]{288pt}{525pt}
\setlength{\marginparwidth}{30pt}
\or
\areaset[current]{288pt}{540pt}
\setlength{\marginparwidth}{30pt}
\or
\areaset[current]{288pt}{555pt}
\setlength{\marginparwidth}{30pt}
\fi
\setlength{\marginparsep}{1.25em}
\fi
\else
% A4
\ifant@minionpro
% tralascio
\else
\ifcase\@ptsize\relax
\areaset[current]{338pt}{715pt}
\setlength{\marginparwidth}{84pt}
\or
\areaset[current]{372pt}{730pt}
\setlength{\marginparwidth}{69pt}
\or
\areaset[current]{404pt}{750pt}
\setlength{\marginparwidth}{56pt}
\fi
\setlength{\marginparsep}{2em}
\fi
\fi
`
(E poi dovrò ragionare sul B5!)Scusa la lunghezza di questo messaggio. Capisco, e ti ho esortato anch’io a farlo, che la tua classe voglia essere in prima battuta coerente con classicthesis, ma se poi prevederai non una completa personalizzazione, ma la scelta di un certo numeri di layout preconfezionati, la cosa sarà bene accetta come una aggiunta valida, e non solo come sarebbe ora, cioè un esercizio per avere una classe invece che uno o più file di estensione (descrizione molto riduttiva e che sminuisce il quanto hai già fatto; non volermene, ti prgo; sai bene che non è questo lo scopo di questo messaggio).
Ciao
ClaudioI tuoi lunghi messaggi sono prodighi di informazioni e consigli, sempre validi e apprezzati.
ClassicThesis è un gran bello stile, ci mancherebbe altro. Se grazie a te si riesce a razionalizzarne alcuni aspetti, tanto di guadagnato!
Ti chiedo scusa io se approfitto della tua disponibilità, il mio messaggio è un’accozzaglia di dubbi e domande.
Grazie di tutto,
Antonio
-
8 Dicembre 2011 alle 13:12 #66617::
Normalmente 1em è uguale al corpo del font in uso, ma ci sono casi diversi in cui è decisamente maggiore; lo si può sapere facendosi stampare quanto vale una certa dimensione del font, ma più semplicemente con:
`
\dimen@=1em
\showthe\dimen@
`
quando esegui pdflatex si ferma per mostrarti il valore della lunghezza 1em assegnata alla dimensione scratch \dimen@.Con l’impostazione di default di classicthesis e il Palatino, ho misurato una margine esterno di quasi 70mm; se usi 2em di separazione fra griglia interna e nota marginale, togli a quei 70mm 20 20 a 24pt, cioè circa da 7 a 8 mm; te ne restano più di 60 per farci stare la nota marginale, mentre i 7e, specificati dalla classe corrispondono da una settantina a circa 85mm , da 23mm a 28 mm, un pollice mal contato; dunque la nota può essere decisamente più larga. UNa idea sarebbe quella di farla pari al margine esterno diminuito di due (o tre) volte il \marginparsep.
Per regolarti meglio con la giustezza e il numero di caratteri usa quel piccolo pezzo di codice che c’è nella guidaGuIT; cerca nnel paragrafo 19.2.4 e adatta il codice per scegliere la collezione di font, e il corpo che ti interessa. Volendo tolgli “CM a 10\,pt” in modo che non possano essserci confusioni se controlli la lunghezza di un altro alfabeto.
I Minion, ho scoperto, ce li abbiamo tutti di default perché sono distribuiti fra le risorse del Adobe Reader X, solo che non sono riconosciuti come font presenti, in quanto non sono nella cartella degli OpenType di sistema. Per usarli come font da parte di pdfLaTeX bisogna probabilmente usare otf2t1 per creare i file metrici e i file virtuali. Io non l’ho ancora fatto, anche perché, pur essendo un detentore legale di Adobe Reader, non so se quei font sono per uso esclusivo di quel programma, o, disponendone legalmente, non si possano usare anche con altri programmi.
Non ti preoccupare le l’A5; quello secondo me è un problema di ultima approssimazione; non è possibile usare il double square che stia in una altezza di 210mm lasciando posto anche ai margini superiore e inferiore, alla testatina, e al suo separatore e alla discesa del piedino. La giustezza e l’altezza vanno scelte separatamente, ma probabilmente se si sceglie la giustezza ottimale, le note marginali non ci stanno. Col B5 invece vale la pena di provarci; ormai sai che conti fare e non è difficile farli fare alla classe, proprio usando quelle macro del § 19.2.4 citato sopra; anzi ponendo
`
\textwidth= \dimexpr\alfabeto*66/26\relax
`
e mettendo \textheight pari a \textwidth moltiplicato per un opportuno rapporto e aumentato dei famosi 75pt per testatine e piedini; l’opportuno rapporto potrebbe essere 2 (per il double square) o 1.618 (per il rettangolo aureo), probabilmente più adatto ai formati minori di carta. Nonostante la carta di supporto abbia il rapporto 1,414, una gabbia con il rapporto 1,6 o 1,7 per i formati più piccoli potrebbe andare bene, la gabbia sarebbe meno snella ma starebbe nell’altezza della pagina. nel documento da leggere con texdoc memdesign nella figura 3.1 ci sono i vari rettangoli sovrapposti con le diverse proporzioni indicate sotto alla figura; puoi avere un’ottima idea della snellezza di ciascuno. Nella tabella 31. ci sono indicate el proporzioni della carta e della gabbia per una quarantina di disegni della pagina che sono presentati e descritti nelle pagine successive, dalla figura 3.2 alla figura 3.19.Aggiungo ancora un dato con Minion Pro:
Corpo 10pt riga di 110mm contiene 69 caratteri
11pt 110mm 62
12pt 130mm 68Ciao
Claudio
-
8 Dicembre 2011 alle 13:37 #66618::
antonio.macrì” post=66432
Antonio, ho provato la tua classe e per ora non ho riscontrato problemi. 🙂 Una curiosità:
[quote=”antonio.macrì” post=66344]…
[li]non viene caricato in automatico booktabs (nessun motivo di farlo);[/li]
…Perché? booktabs è tra quei pochi pacchetti che carico sempre nei miei documenti: mette a disposizione alcuni comandi che aiutano a migliorare l’aspetto delle tabelle. Vuoi lasciare all’utente finale la libertà di scegliere altre soluzioni o ritieni il pacchetto superfluo per altri motivi?
Ciao
AntonioCiao Antonio!
booktabs lo carico praticamente sempre anche io. Il fatto è che non mi sembra compito della classe caricarlo …soprattutto se la classe non lo usa proprio per niente! 🙂
Lì intendevo che “una classe non ha alcun motivo di farlo”.[/quote]
Chiarissimo.Ciao
Antonio
-
8 Dicembre 2011 alle 21:56 #66619::
OldClaudio” post=66451…
Ciao
ClaudioGrazie ancora, Claudio.
Prima di continuare allora è bene che dia una lettura a memdesign e anche a quei capitoli della tua guida.
Purtroppo nei prossimi giorni devo dedicarmi di più ad altro e dovrò quasi azzerare il tempo per questo progetto. Cercherò di fare il possibile e ci tornerò sotto le vacanze.
Nel frattempo sono passato al formato dtx e ho fatto un nuovo commit: non ci sono modifiche sostanziali, solo qualche commento in più. È il primissimo dtx che scrivo quindi ci sarà molto da rivedere e limare.
Grazie per l’ennesima volta a Claudio, grazie a Lorenzo e alla sua esperienza con classicthesis, grazie a Tommaso che ha trovato il nuovo nome, grazie a tutti voi che avete argomentato, che mi avete fornito appoggio o lo avete testato.
Ciao e a presto,
Antonio
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9 Dicembre 2011 alle 11:24 #66620::
Attento che come prima release hai messo una data del 2009 nel file dtx. 😉
ciao
ClaudioPS: mi riprometto di guardare con maggiore dettaglio il file dtx; per ora la prima cosa da fare è togliere i commenti in linea dalla parte del codice e metterli tutti una riga prima (almeno) perché i commenti e le annotazioni vadano tute a finire nel file pdf, e non nel file cls.
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2 Gennaio 2012 alle 15:50 #66621::
Ciao!Da qualche giorno ho ripreso a lavorare su anthosthesis.
https://bitbucket.org/antoniomacri/anthosthesis.cls
Ho “sistemato” una cosa riguardante \clubpenalty. Di default vale 150, ma Miede lo aumenta a 10000 (il massimo). Il fatto è che babel lo reimposta a 3000 per l’italiano e il latino. Quindi, senza ClassicThesis, in italiano e latino (vale 3000) si formano meno righe isolate delle altre lingue (150). Con ClassicThesis, è al contrario (3000 vs 10000). Mi sembra quantomeno un’anomalia, di cui Classicthesis dovrebbe tener conto. In anthosthesis ne tengo conto.
Ringrazio Claudio per aver posto alla mia attenzione \@clubpenalty. Grazie pure a Enrico, la cui presenza è ovunque, anche se non si vede.
Una domanda puramente TeXnica: negli elenchi delle figure e delle tabelle, per eliminare lo spazio tra le voci di capitoli diversi ClassicThesis fa:
`
\DeclareRobustCommand*{\deactivateaddvspace}{\let\addvspace\@gobble}
\AtBeginDocument{%
\addtocontents{lof}{\deactivateaddvspace}
\addtocontents{lot}{\deactivateaddvspace}
}`
Una soluzione che modifichi \@chapter
`\patchcmd{\@chapter}{%
\addtocontents{lof}{\protect\addvspace{10\p@}}%
\addtocontents{lot}{\protect\addvspace{10\p@}}%
}{}{}{\message{Failed to patch \string\@chapter}`
è preferibile? Perlomeno, non sporca i file ausiliari.
Anche se che qui non è il luogo più adatto per queste domande, spero che qualche guru mi consigli… 🙂Sto lavorando sulla gabbia e sul formato B5.
Ciao,
Antonio
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2 Gennaio 2012 alle 15:59 #66622::
antonio.macrì” post=67408Ho “sistemato” una cosa riguardante \clubpenalty. Di default vale 150, ma Miede lo aumenta a 10000 (il massimo).
Una pessima scelta. Mettere un valore di penalità infinito è una soluzione troppo brutale. Al massimo metterei 9999 (un valore molto alto, ma non infinito). Meglio ancora come fa il modulo italian di babel.
antonio.macrì” post=67408Grazie pure a Enrico, la cui presenza è ovunque, anche se non si vede.
“Non si muove foglia che Enrico non voglia”. 😉
Buon lavoro,
L.
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2 Gennaio 2012 alle 16:17 #66623::
Una soluzione che modifichi \@chapter
`
\patchcmd{\@chapter}{%
\addtocontents{lof}{\protect\addvspace{10\p@}}%
\addtocontents{lot}{\protect\addvspace{10\p@}}%
}{}{}{\message{Failed to patch \string\@chapter}
`è preferibile? Perlomeno, non sporca i file ausiliari.
A me sembra preferibile purché tu metta \z@ al posto di 10pt; oppure: definisci una nuova lunghezza elastica, per esempio \anthosloflotgap e assegna una valore iniziale di \z@
poi cambia
`
\newskip\anthosloflotgap
\anthosloflotgap=z@
…
\patchcmd{\@chapter}{%
\addtocontents{lof}{\protect\addvspace{\anthosloflotgap }}%
\addtocontents{lot}{\protect\addvspace{\anthosloflotgap }}%
}{}{}{\message{Failed to patch \string\@chapter}
`Dopo di che tu o chiunque altro può assegnare a \anthosloflotgap un altro valore in modo da metterci spazio non nullo ma diverso da 10pt, oppure \z@ \@plus \p@ per consentire un minimo di allungamento verticale, oppure \z@ \@plus1\p@ \@minus 1\p@ per metterci un solo punto tipografico di stacco ma con un live allungamento e un lieve accorciamento.
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2 Gennaio 2012 alle 21:46 #66624::
lorenzo.pantieri” post=67411
Ho “sistemato” una cosa riguardante \clubpenalty. Di default vale 150, ma Miede lo aumenta a 10000 (il massimo).
Una pessima scelta. Mettere un valore di penalità infinito è una soluzione troppo brutale. Al massimo metterei 9999 (un valore molto alto, ma non infinito). Meglio ancora come fa il modulo italian di babel.
Grande! Il dubbio mi era già venuto proprio leggendo una discussione tra te ed Enrico. Sono propenso a mettere i valori di italian.ldf (3000 sia per \clubpenalty che \widowpenalty). Mi sembra una scelta valida e inoltre mi evita di aggiungere codice per curarmi esplicitamente di babel (che in una classe eviterei).
Grazie del suggerimento.
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2 Gennaio 2012 alle 21:57 #66625::
OldClaudio” post=67417
Una soluzione che modifichi \@chapter
`
\patchcmd{\@chapter}{%
\addtocontents{lof}{\protect\addvspace{10\p@}}%
\addtocontents{lot}{\protect\addvspace{10\p@}}%
}{}{}{\message{Failed to patch \string\@chapter}
`
è preferibile? Perlomeno, non sporca i file ausiliari.A me sembra preferibile purché tu metta \z@ al posto di 10pt; oppure: definisci una nuova lunghezza elastica, per esempio \anthosloflotgap e assegna una valore iniziale di \z@
poi cambia
`
\newskip\anthosloflotgap
\anthosloflotgap=z@
…
\patchcmd{\@chapter}{%
\addtocontents{lof}{\protect\addvspace{\anthosloflotgap }}%
\addtocontents{lot}{\protect\addvspace{\anthosloflotgap }}%
}{}{}{\message{Failed to patch \string\@chapter}
`Dopo di che tu o chiunque altro può assegnare a \anthosloflotgap un altro valore in modo da metterci spazio non nullo ma diverso da 10pt, oppure \z@ \@plus \p@ per consentire un minimo di allungamento verticale, oppure \z@ \@plus1\p@ \@minus 1\p@ per metterci un solo punto tipografico di stacco ma con un live allungamento e un lieve accorciamento.
Ottima idea! Uso la lunghezza elastica:
`
\newskip\ant@loflotgap
\ant@loflotgap=\z@ \@plus \p@
…
\patchcmd{\@chapter}{%
\addtocontents{lof}{\protect\addvspace{10\p@}}%
\addtocontents{lot}{\protect\addvspace{10\p@}}%
}{%
\addtocontents{lof}{\protect\addvspace{\ant@loflotgap }}%
\addtocontents{lot}{\protect\addvspace{\ant@loflotgap }}%
}{}{\message{Failed to patch \string\@chapter}
`Grazie Claudio!
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6 Febbraio 2012 alle 17:18 #66626::
In questi giorni ho fatto qualche modifica ad anthosthesis. Le più importanti sono:- rimossa l’opzione subfig;
- corretti alcuni problemi con (il maiuscoletto spaziato nel)le testatine;
- compatibilità con XeLaTeX e in parte LuaLaTeX.
L’opzione subfig era piuttosto inutile, perché le sottofigure/sottotabelle non vengono mai aggiunte al relativo indice. Peraltro, anche facendolo forzosamente, bisognerebbe impostarne a mano la formattazione affinché sia in linea con il resto: e questo, secondo me, ne rovinerebbe la semplicità e linearità.
Quanto alle testatine, ho semplificato parecchio il codice: ora vengono sempre rese in maiuscoletto spaziato, senza bisogno di usare manualmente i comandi di marcatura (\markright, \markboth, \@mkboth). Verificate per: indice generale, indici degli oggetti mobili, sezioni di vario livello numerate e non numerate, bibliografia, indice analitico. Classicthesis ha invece seri problemi a riguardo.
La classe è ora compilabile con tutti e tre i principali motori di composizione, pdftex, xetex e luatex (ovviamente nel formato LaTeX). Ho aggiunto anche un file di prova (nel quale però mi sono accorto di aver lasciato un “\setmonofont{Consolas}” di una prova fatta con MikTeX). Con XeLaTeX sembra funzionare tutto liscio, ma ancora ci rimetterò mano, sicuramente.
Il mio cruccio maggiore è che non è pienamente compatibile con LuaTeX, per il semplice motivo che (LuaTeX) è ancora una beta. In particolare non è possibile spaziare il maiuscoletto (allo stato attuale). Comunque, anche usando luatex il documento viene compilato. Questo è quello che mi interessa: più che la possibilità di usare i font di sistema, sono interessato a Lua; più che XeTeX, mi interessa LuaTeX. Speriamo che quest’anno rilascino la 1.0, come da roadmap… 🙂
https://bitbucket.org/antoniomacri/anthosthesis.cls
Alla prossima (e ultima) tranche di interventi!
Sempre pronto a suggerimenti (o critiche)… 🙂
Antonio
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7 Febbraio 2012 alle 6:06 #66627
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7 Febbraio 2012 alle 7:27 #66628::
Ciao Tommaso.Che errore ti dà? A me compila senza errori, mi dà solo alcuni avvisi (che dovrò rivedere).
L’intera sequenza di compilazione (poi la metto anche in un readme):
`pdflatex anthosthesis.dtx
bibtex anthosthesis
makeindex -s gglo.ist -o anthosthesis.gls anthosthesis.glo % per la cronologia dei cambiamenti
makeindex -s gind.ist -o anthosthesis.ind anthosthesis.idx % per l'indice dei comandi
pdflatex anthosthesis.dtx
pdflatex anthosthesis.dtx`Mi viene il dubbio che tu possa avere qualche problema con i fine riga (anche considerando l’altra discussione)…
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13 Novembre 2013 alle 20:14 #66629
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15 Novembre 2013 alle 6:22 #66630::
Ciao Andrea. Sì il progetto è ancora in piedi, uso la classe abbastanza con soddisfazione, anche se lo sviluppo è andato avanti un po’ in sordina a esser onesti (ho continuato a lavorarci in locale, quindi alcune modifiche non sono visibili su BitBucket).La settimana prossima potrei dedicarci un po’ di tempo e pubblicare quel che ho fatto, ma sarà difficile dire di aver completato l’opera. Se non altro, perché ho in mente alcune idee che non è semplice realizzare compiutamente (…e si pensa sempre alla versione successiva …e il tempo è poco).
Tra l’altro mi pare che l’ultima versione di LuaLaTeX permetta finalmente di spaziare il maiuscoletto. Ottimo! 😉
Un saluto a tutti i forumisti, 🙂
Antonio
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15 Novembre 2013 alle 7:53 #66631::
Tra l’altro mi pare che l’ultima versione di LuaLaTeX permetta finalmente di spaziare il maiuscoletto. Ottimo!
Mah, questa funzione essenziale di spazieggiare il maiuscolo e il maiuscoletto sembra una cosa della quale non si possa fare a meno.
Con pdflatex questa funzionalità è arrivata con microtype.
Con xelatex microtype funziona a regime ridotto, perché non esegue l’espansione, ma la spazieggiatura la fa lo stesso grazie alle funzionalità dei font OpenType.
Con lualatex, a parte il fatto che possa spazieggiare direttamente, senza intermediari, funziona microtype a pieno regime e gestisce anche i font OpenType.Forse non uso abbastanza la spazieggiatura per rendermi conto di quanto sia importante; eppure nel passato relativamente recente, c’era chi diceva che chi spazieggia dovrebbe essere trattato come chi ruba le pecore (in Inghilterra l’abigeato un tempo era punito con l’impiccagione!). Io non la trovo una cosa cosi abominevole, la spazieggiatura intendo, ma non la pratico mai.
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15 Novembre 2013 alle 16:25 #66632::
OldClaudio” post=89924
eppure nel passato relativamente recente, c’era chi diceva che chi spazieggia dovrebbe essere trattato come chi ruba le pecore (in Inghilterra l’abigeato un tempo era punito con l’impiccagione!).Mi pare che quel detto si riferisse solo a chi “spazieggia” il minuscolo.
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16 Novembre 2013 alle 6:51 #66633::
Per restare in tema, non è che io abbia sgozzato un agnellino quotidianamente fino al ogni giorno in cui LuaTeX ha introdotto la spaziatura (o spazieggiatura?) tra le lettere. 😀Ammetto di essermi abituato così tanto a vedere maiuscoletto spaziato che se non è spaziato non mi piace, ma di certo per uno stile tipo CT è essenziale.
Anch’io ho il ricordo dell’abigeato paragonato a chi spazieggia il minuscolo. Anzi mi pare perfino di aver letto qualcuno suggerire di spazieggiare il maiuscoletto sempre.
Dalla Treccani, spaziare:
In partic., in tipografia, disporre l’opportuna spaziatura (normale o superiore al normale) tra lettera e lettera, tra parola e parola (o tra linea e linea) […]; quando la spaziatura è superiore al normale, si usa più spesso il verbo spazieggiare.
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16 Novembre 2013 alle 7:43 #66634
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