Re: Font LaTeX nei grafici

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Ciao a tutti,

lungi da me l’intento di accendere una polemica sterile, se mi sono deciso a inviare questo messaggio è solo per fornire un possibile spunto di approfondimento in merito alla gestione dei font in TeX.

Sono stato io, in una mail privata, a dire ad Emiliano che le fonti (o i font, ovvero gli stili dei caratteri della famiglia) Computer Modern sono scalabili: ho usato il termine pensando alla generazione del .dvi e in maniera elastica, dato che in effetti la descrizione di partenza dei font cm è più che scalabile (nel senso dato al termine dai font TrueType): è vettoriale e parametrica. I .pk usati per la presentazione a video o in stampa sono in effetti bitmap, ma la descrizione dalla quale hanno origine è data in metafont, ed è in formato vettoriale con molteplici possibilità di intervento sull’aspetto finale (per effetto dell’assegnazione di particolari valori ai suddetti parametri), tant’è che buona parte delle varianti della famiglia cm (roman, slant, bold, typewriter text, sans serif, small caps, e qualcun’altra) sono ottenute a partire dal medesimo insieme di descrizioni.

La peculiarità della famiglia cm, già riportata sia da Emiliano sia da fabusdra, è che Knuth, da appassionato tipografo, ha corretto l’aspetto del font in funzione del del numero di punti utilizzati, per cui un corpo 10 si presenta ai tipi diverso da un corpo 5 scalato 2x, come evidenziato a pagina 16 del TeXBook.

L’intervento di metafont è quasi del tutto trasparente: in una installazione di TeX ben fatta metafont viene chiamato in causa, per ciascun font, solo la prima volta in assoluto che si utilizza quel font; dalla descrizione .mf, vettoriale, vengono generate, in cascata, una descrizione gf, già bitmap, e da questa la descrizione .pk che è poi quella utilizzata a video e in stampa (sempre che si usi un driver che accetti direttamente il .dvi: ne esistono ancora?). E’ durante il passaggio mf->pk che vengono riportate a video le sfilze di codici di carattere tra parentesi quadre.

L’integrazione fra i diversi componenti di una installazione del TeX fa sì che l’utente possa evitare di farsi carico dei dettagli, per fortuna; ai tempi in cui giochicchiavamo con PasTeX su Amiga, l’impostazione di default per la chiamata a Metafont faceva sì che la generazione dei font partisse in modalità ProofReading ovvero con letteroni singoli a tutta pagina, ovviamente non utilizzabili per la visualizzazione del testo che si era redatto. Dopo un po’ di trial and error e di letture di documentazione non sempre chiarissima, gli script di colla andavano a posto e tutto prendeva a funzionare a meraviglia, quasi sempre. Altri tempi.

Per concludere, in teTeX le descrizioni della famiglia Computer Modern, nell’installazione Mandrake 9.0 di default, si trovano in /usr/share/texmf/fonts/source/public/cm. Senza un minimo di conoscenza di metafont la lettura può risultare alquanto ostica, ma ci si può comunque fare un’idea del meccanismo di fondo e delle relazioni tra le diverse varianti del font.

Ciao a tutti.

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