Font LaTeX nei grafici

  • Questo topic ha 8 risposte, 5 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 23 anni, 3 mesi fa da ev.
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  • #769
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    Salve a tutti,
    possiedo alcuni libri realizzati in LATeX in cui (lo di chiara l’autore) i
    grafici sono realizzati con programmi come ad esempio MATHEMATICA; noto però
    che all’interno delle figure le scritte, le lettere e le formule sono
    realizzate con font del LATeX, come è possibile???
    Grazie per la cortese attenzione.

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    • #770
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      noto però che all’interno delle figure le scritte, le lettere e le formule sono realizzate con font del LATeX, come è possibile???

      Butto lì una risposta, anche se non sono estremamente sicuro di ciò che dico. I fonts di LaTeX non sono se non dei fonts, e come i vari TTF vengono utilizzati da vari programmi sotto Winzozz, perché non dovrebbe esistere anche un programma nato per recepire i fonts di LaTeX? In fondo, i fonts di LaTeX (credo tu ti riferisca alla famiglia dei Computer Roman) sono di certo meglio dei TTF di Winzozz (quelli non sono scalabili, ma sono bitmap, quelli di LaTeX invece lo sono). Potrebbe addirittura essere che programmi come Mathematica possano pure installare fonts che magari risultano essere simili a quelli del LaTeX… Insomma, se sei un utente Windows queste cose non le capirai mai, finché non passi a Linux 😀 😛 😀
      Ciao.

    • #771
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      Io credo che mathematica ti permette di salvare tutti i suoi risultati in modo da incorporarli in file tex.
      non c’ho mai lavorato seriamente ma una volta ho aiutato una amico a risolvere dei problemi di compatibilità con la sua installazione TeX.

      Penso che mathematica generi dei bei file di codice pronti all’uso, fra cui immagini con inserite diciture di formule scritte in LaTeX. il punto è che non sono dei font intesi come font winzozz, ma degli script che una volta compilati usano i font LaTeX, come devono fare.

      almeno credo.

      ciao
      f

    • #772
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      Volevo postare una correzione che mi è stata fatta un po’ di tempo fa; avevo chiesto all’autore se era possibile mettere quella precisazione anche sul forum, poiché poteva essere utile a tutti, però…
      Il succo è: anche i TrueType fonts sono scalabili. Tuttavia, come mi faceva notare il nostro amico (credo si chiamasse Angelo, scusa se mi sono dimenticato del tuo nome :(, la vecchiaia avanza) ai TTF mancano tutta la serie di font divisi per dimensione, cioè sono scalabili ma esistono costituiti per una sola dimensione, al contrario di quello che succede per il TeX / LaTeX; con essi infatti per forzare un testo con un carattere più piccolo ad una determinata dimensione, basta utilizzare questa definizione (Plain TeX), riportata dal TeXBook, pagina 16, capitolo 4 “Fonts of Type”, appena sotto l’esercizio 4.5:`\font\magnifiedfiverm=cmr5 at 10pt`
      Ciao a tutti.

    • #773
      ev
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        Ciao,

        ora che ho letto tutto il thread posso darti qualche tiratina d’orecchi? 😉

        Il succo è: anche i TrueType fonts sono scalabili.

        La prima tiratina te la becchi per aver affermato che i classici font utilizzati da TeX sono scalabili: i font in formato bitmap non sono scalabili nel senso comune del termine. Per avere qualche cosa di scalabile il formato deve essere vettoriale, quindi si ricade sui Type1, i TTF oppure gli OpenType che le major cercano di infilare ovunque da un po di tempo a questa parte. Probabilmente hai fatto confusione a causa del fatto che i font bitmap possono essere “magnificati” (scusate il calco dall’inglese, ma oggi sono a corto di parole), ma il procedimento non è identico alla scalatura: il risultato è che il font in questione (che deve essere disponibile in formato “sorgente”) viene rigenerato al volo moltiplicando ogni dimensione (altezza, larghezza, indicazioni varie delle grazie, etc.) per il rapporto dato dalla dimensione richiesta dall’utente e dalla dimensione a cui è stato progettato. L’istruzione che hai riportato tu, quindi, rigenera al volo crm5 moltiplicando tutti i paramentri per due.

        ai TTF mancano tutta la serie di font divisi per dimensione, cioè sono scalabili ma esistono costituiti per una sola dimensione

        Proprio come i font Type1. Questo ti permette di “stiracchiarli” senza perdere qualità.

        con essi infatti per forzare un testo con un carattere più piccolo ad una determinata dimensione, basta utilizzare questa definizione (Plain TeX), riportata dal TeXBook, pagina 16, capitolo 4 “Fonts of Type”, appena sotto l’esercizio 4.5:`\font\magnifiedfiverm=cmr5 at 10pt`

        Esatto! Questo vale anche, “in soldoni”, per i Type1 quando li usi con LaTeX fidandoti di quel marchingegno bestiale che è l’NFSS2 :mrgreen:

        Le altre tiratine d’orecchi distribuiscile tu come preferisci :mrgreen:

      • #774
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        Non so perché, ma mi accorgo solo ora di aver fatto grossi casini; ricapitolando (e pregherei ev di tirarmi ancora le orecchie se qualcosa non va):

        • Sia TTF che CMR o altro type 1 sono scalabili e disponibili in un’unica dimensione, perché vettoriali;

        • I fonts di default di TeX/LaTeX non sono scalabili ma bitmap (type 3), quindi, al massimo, possono essere magnificati ma non hanno la stessa resa dei formati vettoriali. Proprio perché non hanno una buona resa (soprattutto i font piccoli a elevate dimensioni o con stampante laser) sono forniti in più dimensioni (es. cmr8, cmr10, cmr12).

        In conclusione, per riagganciarci a quanto chiesto all’inizio del forum dal nostro amico: si, è possibile includere i font di LaTeX in altri programmi, ad esempio in mathematica, basta sapere come fare. E, aggiungeva fabusdra, mathematica produce in output degli script che utilizzano i fonts di LaTeX.
        Scusate per il casino e grazie a tutti.

      • #775
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        I fonts di default di TeX/LaTeX non sono scalabili ma bitmap (type 3), quindi, al massimo, possono essere magnificati ma non hanno la stessa resa dei formati vettoriali. Proprio perché non hanno una buona resa (soprattutto i font piccoli a elevate dimensioni o con stampante laser) sono forniti in più dimensioni (es. cmr8, cmr10, cmr12).

        Non solo. sono disponibili in più formati non solo perché è difficile stiracchiarli ma perché la buon tipografia dice che a dimensioni diverse uno stesso font deve avere rapporti di dimensioni diverse (per esempio i caratteri piccoli sono più tarchiatelli e quadrati dei grandi), così quel gran mattacchione di Donald (o forse ipermaniaco della perfezione) si è divertito a scrivere un font diverso e ottimizzato per ogni dimensione…

        e poi qualcuno continua a ventilare l’ipotesi che word è meglio, secondo voi quelli di winzozz curano tutti sti particolari?

        ciao
        f

      • #776
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        Ciao a tutti,

        lungi da me l’intento di accendere una polemica sterile, se mi sono deciso a inviare questo messaggio è solo per fornire un possibile spunto di approfondimento in merito alla gestione dei font in TeX.

        Sono stato io, in una mail privata, a dire ad Emiliano che le fonti (o i font, ovvero gli stili dei caratteri della famiglia) Computer Modern sono scalabili: ho usato il termine pensando alla generazione del .dvi e in maniera elastica, dato che in effetti la descrizione di partenza dei font cm è più che scalabile (nel senso dato al termine dai font TrueType): è vettoriale e parametrica. I .pk usati per la presentazione a video o in stampa sono in effetti bitmap, ma la descrizione dalla quale hanno origine è data in metafont, ed è in formato vettoriale con molteplici possibilità di intervento sull’aspetto finale (per effetto dell’assegnazione di particolari valori ai suddetti parametri), tant’è che buona parte delle varianti della famiglia cm (roman, slant, bold, typewriter text, sans serif, small caps, e qualcun’altra) sono ottenute a partire dal medesimo insieme di descrizioni.

        La peculiarità della famiglia cm, già riportata sia da Emiliano sia da fabusdra, è che Knuth, da appassionato tipografo, ha corretto l’aspetto del font in funzione del del numero di punti utilizzati, per cui un corpo 10 si presenta ai tipi diverso da un corpo 5 scalato 2x, come evidenziato a pagina 16 del TeXBook.

        L’intervento di metafont è quasi del tutto trasparente: in una installazione di TeX ben fatta metafont viene chiamato in causa, per ciascun font, solo la prima volta in assoluto che si utilizza quel font; dalla descrizione .mf, vettoriale, vengono generate, in cascata, una descrizione gf, già bitmap, e da questa la descrizione .pk che è poi quella utilizzata a video e in stampa (sempre che si usi un driver che accetti direttamente il .dvi: ne esistono ancora?). E’ durante il passaggio mf->pk che vengono riportate a video le sfilze di codici di carattere tra parentesi quadre.

        L’integrazione fra i diversi componenti di una installazione del TeX fa sì che l’utente possa evitare di farsi carico dei dettagli, per fortuna; ai tempi in cui giochicchiavamo con PasTeX su Amiga, l’impostazione di default per la chiamata a Metafont faceva sì che la generazione dei font partisse in modalità ProofReading ovvero con letteroni singoli a tutta pagina, ovviamente non utilizzabili per la visualizzazione del testo che si era redatto. Dopo un po’ di trial and error e di letture di documentazione non sempre chiarissima, gli script di colla andavano a posto e tutto prendeva a funzionare a meraviglia, quasi sempre. Altri tempi.

        Per concludere, in teTeX le descrizioni della famiglia Computer Modern, nell’installazione Mandrake 9.0 di default, si trovano in /usr/share/texmf/fonts/source/public/cm. Senza un minimo di conoscenza di metafont la lettura può risultare alquanto ostica, ma ci si può comunque fare un’idea del meccanismo di fondo e delle relazioni tra le diverse varianti del font.

        Ciao a tutti.

      • #777
        ev
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          Ciao,

          Sono felice di vedere che c’è qualcuno che scrive volentieri sul forum che ci siamo dati tanta pena di fornire anche per puro amore della discussione.

          lungi da me l’intento di accendere una polemica sterile, se mi sono deciso a inviare questo messaggio è solo per fornire un possibile spunto di approfondimento in merito alla gestione dei font in TeX.

          Concordo sull’inutilità di innescare polemiche; le mie tiratine d’orecchio bonarie ad Emiliano sono un modo tutto nostro di rintuzzarci (pensa che al prossimo GuIT meeting, per espiare le mie colpe di rompiballe, dovrei presentarmi vestito di sacco e con non ricordo quante cantiche della Divina Commedia scritte in Word 😛 )

          Sono stato io, in una mail privata, a dire ad Emiliano che le fonti (o i font, ovvero gli stili dei caratteri della famiglia) Computer Modern sono scalabili: ho usato il termine pensando alla generazione del .dvi e in maniera elastica, dato che in effetti la descrizione di partenza dei font cm è più che scalabile (nel senso dato al termine dai font TrueType): è vettoriale e parametrica.

          Hai ragione quando affermi che l’implementazione del CM è parametrica, ma il senso del termine scalabile applicato ai TrueType oppure ai Type1 è diverso: questi due formati possono essere scalati a piacere (o quasi) ed entrambi presentano meccanismi per ovviare ai problemi che si generano “stiracchiandoli”, ma un font realizzato in Metafont come CM è scalabile nel senso che si può far generare a metafont (il programma) il font bitmap alla dimensione Xpt (anche se il risultato potrebbe essere scadente), ma il font generato non è più scalabile (e fin qui mi pare siamo daccordo, no?)

          La peculiarità della famiglia cm, già riportata sia da Emiliano sia da fabusdra, è che Knuth, da appassionato tipografo, ha corretto l’aspetto del font in funzione del del numero di punti utilizzati, per cui un corpo 10 si presenta ai tipi diverso da un corpo 5 scalato 2x, come evidenziato a pagina 16 del TeXBook.

          Appunto, ma cmr10 e cmr5, secondo me, sono due font logicamente diversi per quanto incarnazioni dello stesso cmr. Usando font Type1, per esempio, sai bene che il font è unico (fisicamente e logicamente) e la visualizzazione viene “aggiustata” attraverso il sistema di hint.

          Sono appagato da questo thread: la fatica di GuIT è servita a qualche cosa :mrgreen:

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