Ma tutto quello che descrivi per il controrelatore è compito del relatore. Il controrelatore dovrebbe in seduta di laurea attaccarti senza preavviso e confutare le tue tesi o criticare i tuoi risultati; il suo compito non è quello di “proteggerti” da errori ma di metterli in pubblico davanti alla commissione di laurea.
Per fortuna nell’ateneo dove lavoravo non esisteva questo ruolo ingrato, e per fortuna da noi era il laureando che presentava il suo lavoro, non il relatore, al quale era fatto esplicito divieto di intervenire durante l’esame vero e proprio. Quindi in un certo senso tutti i membri della commissione potevano porre delle domande cattive o chiedere spiegazioni a cui il candidato non sapeva rispondere, ma non erano controrelatori, erano semplicemente degli esaminatori.
Poi, a candidato congedato e con la commissione d’esame di laurea riunita a porte chiusa, la commissione decideva tutto quel che c’era da decidere sul voto da assegnare all’esame appena sostento; qui il relatore poteva intervenire, essenzialmente per descriver il modo di lavorare del candidato, quanto aveva fatta propria le tecnica di ricerca e di studio del problema trattato nella tesi, quali erano i suoi modi di interagire con il relatore e gli eventuali correlatori e altee simili informazioni valide per valutare l’immersione totale del candidato nella problematica della tesi.
Ma che il controrelatore sia una figura ufficiale o non lo sia i un particolare ateneo, egli, come il relatore e gli eventuali correlatori non sono da ringraziare, perché hanno svolto il loro lavoro istituzionale; vanno ringraziati, eventualmente, i tutori aziendali, perché nell’assistere un laureando hanno fatto qualcosa che esula dei loro compiti istituzionali/contrattuali nell’azienda dove lavorano.
Quindi vedi che i ringraziamenti , chiunque si ringrazi, sono per lo più superflui e un tentativo di ingraziarsi le persone ringraziate, se hanno svolto un compito ufficiale. Gli altri, dai genitori, ai fratelli, sorelle, fidanzati, fidanzate, mogli, mariti, figli, nonni, zii, e amici vari non hanno titolo ad essere ringraziati; nemmeno i genitori, che per altro, per lo più hanno mantenuto agli studi il lareando; per legge hanno fatto il loro dovere istituzionale. Questo non vuol dire che non si debbano nutrire sentimenti filiali o fraterni o comunque di calda amicizia con tutte le persone che non si dovrebbero ringraziare, ci mancherebbe altro, ma questi sentimenti si esprimono in circostanze e in modi diversi.
Scusami; sembra che io ce l’abbia con te. Non è così; anche se l’argomento è un po’ off topic rispetto al titolo del filone, credo che non guasti ricordare di non abbandonarsi ad abitudini spagnolesche d’altri tempi, col rischio di fare delle figure miserrime.