OldClaudio” post=79684Claudio, a parte i marcatori di TikZ, è visibile ad occhio nudo la differenza fra i due esempi: nel caso di cases le espressioni sono maggiormente spaziate verticalmente, ma per quel che si può osservare, le graffe sporgono sopra la prima espressione e sotto la seconda espressione esattamente della stessa quantità. La differenza sostanziale è che cases è composto con con la specifica [tt]\def\arraystretch{1.2}[/tt] (riga 873 del file amsmath.sty) mentre array (quello che costituisce l’anima dell’ambiente sistema) è composto con il valore predefinito di \arraystretch, cioè con il valore unitario.
Se sia migliore l’uno o l’altro e se questa differenza sia il motivo che spinse Lorenzo a sconsigliare l’uso di cases per comporre un sistema, non saprei dirlo. Io ci vedo dei motivi pro e dei motivi contro, ma si tratta di pignolerie del terz’ordine, sulle quali non vale la pena spenderci un minuto; sempre secondo me, ovviamente.
Ma hai fatto molto bene a presentare i due casi allineati, perché così si vede bene la differenza che prima non avevo mai notato. Grazie.
Si, la differenza l’avevo già notata ad occhio nudo. Volevo evidenziare bene solo la distanza del testo, ma l’esperimento non mi è uscito proprio benissimo 😉 Cioè, si capisce, ma l’intenzione era di beccare la distanza lettera-lettera..
Ciao
Claudio