Parentesi graffe tratteggiate

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  • #79975
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    Ciao a tutti! Mi sono iscritta al forum perché non riesco a risolvere un problema:
    le parentesi graffe dei sistemi mi vengono stampate tratteggiate!
    Ho visto che avete già trattato questo problema, ma le vecchie soluzioni non mi sono state utili purtroppo 🙁 potete aiutarmi?
    L’intestazione del mio documento è

    `\documentclass[12pt,a4paper,openright,oneside]{book}

    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage[T1]{fontenc}

    \usepackage{fancyhdr}
    \usepackage{indentfirst}
    \usepackage{graphicx}

    \usepackage{newlfont}

    \usepackage{amssymb}
    \usepackage{amsmath}
    \usepackage{latexsym}
    \usepackage{amsthm}
    \usepackage{amsmath}
    \usepackage{braket}
    \usepackage{ascii}
    \usepackage{tipa}
    \usepackage{textcomp}
    \usepackage{stmaryrd}
    \usepackage{booktabs}
    \usepackage{mhchem}

    \oddsidemargin=30pt \evensidemargin=20pt

    \usepackage{showkeys}
    %\usepackage{pdfsync}
    \usepackage{hyperref}
    \usepackage{color}

    \usepackage[normalem]{ulem}

    \def\rxout{\bgroup \markoverwith{\textcolor{red}{\kern-.1em{/}\kern-.1em}}\ULon}

    \newcommand\alert[1]{\textcolor{red}{#1}}
    \newcommand{\todo}[1]{\vspace{5 mm}\par \noindent\marginpar{\textsc{}}
    \framebox{\begin{minipage}[c]{0.95\textwidth} \tt #1\end{minipage}}
    \vspace{5 mm}\par}

    \newcommand\dom{\mathop{\dom tr}}

    \pagestyle{fancy}\addtolength{\headwidth}{20pt}
    \renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\ #1}{}}
    \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection \ #1}{}}
    \rhead[\fancyplain{}{\bfseries\leftmark}]{\fancyplain{}{\bfseries
    \thepage}}
    \cfoot{}
    \linespread{1.1}

    \theoremstyle{plain}
    \newtheorem{Teo}{Teorema}[section]
    \newtheorem{Alg}[Teo]{Algoritmo}
    \newtheorem{PsAlg}[Teo]{Procedura}

    \newenvironment{Dim}{\par\noindent{ \emph{Dim:}}}{\hskip.4em$
    \Box$\par\smallskip}
    \newenvironment{sistema}%
    {\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
    {\end{array}\right.}`

    grazie in anticipo 🙂

Visualizzazione 23 filoni di risposte
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    • #79976
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      alessandra.tex” post=79195Ciao a tutti! Mi sono iscritta al forum perché non riesco a risolvere un problema:
      le parentesi graffe dei sistemi mi vengono stampate tratteggiate!
      Ho visto che avete già trattato questo problema, ma le vecchie soluzioni non mi sono state utili purtroppo 🙁 potete aiutarmi?

      Benvenuta!

      Il problema è sempre e solo dovuto al visualizzatore PDF o al driver di stampa.

      Che sistema usi? Distribuzione TeX, sistema operativo e tipo di stampante.

      Ciao
      Enrico

    • #79977
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      sitema operativo: Windows 7 Starter
      distribuzione: MikTeK 2.8

      Però succede anche ad una mia amica che ha Windows Vista!
      Grazie mille per l’aiuto Enrico!

    • #79978
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      alessandra.tex” post=79199sitema operativo: Windows 7 Starter
      distribuzione: MikTeK 2.8

      Però succede anche ad una mia amica che ha Windows Vista!
      Grazie mille per l’aiuto Enrico!

      Non so nulla di Windoze; ma normalmente ciò che vedi non è ciò che viene stampato. Prova con un altro visualizzatore PDF invece di Adobe Reader. E passa a MiKTeX 2.9 oppure a TeX Live 2012.

      Ciao
      Enrico

    • #79979
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      D’accordo proverò così, grazie! 😉

    • #79980
      OldClaudio
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        alessandra.tex” post=79199sitema operativo: Windows 7 Starter
        distribuzione: MikTeK 2.8

        Però succede anche ad una mia amica che ha Windows Vista!
        Grazie mille per l’aiuto Enrico!

        Il problema è noto e arcinoto e dipende dal visualizzatore del file PDF e da come questo gestisce il fatto che la definizione delleo schero non è adatta a rappresentare con i dettagli necessari quanto dovrebbe visualizzare. Scommeto che se ingrandisci il dettaglio magari el piccole interruzioni delle aste delle graffe si vedono ancora ma in posizioni diverse e quando arirvi al massimo dell’ingrandimento non si vedono più.

        La cosa è dovuta al fatto che l’allungamento in verticale delle graffe non vien fatto disponendo un una serie grandissima di graffe di diverse dimensioni, ma viene eseguita (oltre ad una certa dimensione) inserendo dei segmenti verticali fra il ricciolo in basso, il centro della graffa e il ricciolo in alto, il tutto mantenendo la cuspide del centro della graffa fisso nell’asse matematico della formula. Knuth non ha inventato niente facendo così; si è semplicemente ispirato a quanto si faceva a mano da parte dei tipografi che lavoravano con i caratteri metallici. Ora se questi tratti verticali sono appena giustapposti, il visualizzatore lo disegna uno alal volta, ma ogni volta attiva il filtro bidimensionale per scurire o ingrigire i pixel dello schermo che cadono sul bordo del disegno; questo bordo, quindi si vede come una interruzione, dovuta semplicemente al fatto che i pixel dello schermo non sono abbastanza fitti per il disegno da fare, Non potendo modificare lo schermo, puoi visualizzare ingrandendo l’immagine e il risultato “relativo” è lo stesso.

        Ecco perché un visualizzatore diverso può fare apparire lo stesso disegno della graffa in modo diverso.

        Ora tu hai WinVista e l’amica Win7; è possibile che entrambe usiate un editor senza il visualizzatore pdf incorporato, ma che entrambe abbiate installato MIKTeX (2.9 s’intende; perché lavorare con la 2.8, un programma vecchio con almeno 5 anni di vita che per un prodotto informatico corrispondono a un’era geologica?) oppure, meglio ancora, che vi siate installate o vi siate aggiornate con TeX Live 2012 (vedere sul sito di CTAN come fare, o più semplicemente sull’Arte di scrivere con LaTeX che avrete sicuramente già scaricato, letto e imparato a memoria 😉 ). Bene; allora forse non ve ne siete accorte ma con entrambe le distriuzioni disponende dell’editor TeXworks (certate fra i file binari nelle sotto cartelle di TeXLive o di MiKTeX); può darsi che non vi piaccia perché l’interfaccia grafica sembra scritta da un trappista dedito al silenzio, alla sobrietà, e alla meditazione. Ma è un editor con tante finezze che si apprezzano solo con l’uso. Esso è dotato di un visualizzatore integrato molto buono, per giunta un visualizzatore PDF che permette di eseguire la ricerca diretta e inversa (dal file tex al file pdf e viceversa). Io con questo visualizzatore non ho mai visto (o non ho mai notato) le graffe tratteggiate.

      • #79981
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        Ciao Claudio, grazie molte anche a te per l’aiuto 🙂

        OldClaudio” post=79266
        Il problema è noto e arcinoto e dipende dal visualizzatore del file PDF e da come questo gestisce il fatto che la definizione delleo schero non è adatta a rappresentare con i dettagli necessari quanto dovrebbe visualizzare. Scommeto che se ingrandisci il dettaglio magari el piccole interruzioni delle aste delle graffe si vedono ancora ma in posizioni diverse e quando arirvi al massimo dell’ingrandimento non si vedono più.

        In realtà questa cosa non succede, i trattini rimangono fissi, e anche ingrandendo non spariscono…
        Comunque farò come mi avete suggerito e proverò a installare le cose che mi avete detto..! io poi come compilatore uso LEd, non so se può c’entrare..

      • #79982
        OldClaudio
        Partecipante
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          LEd non è un compilatore; è solo un editor che, quando clicchi il bottone per compilare, invia al sistema operativo il comando di usare (probabilmente) latex e non pdflatex; se è così, il file pdf si ottiene passando attraverso il formato dvi e il formato ps; ognuno aggiunge le proprie limitazioni.
          Prova a stampare sulla tua stampante (che avrà almeno 300 pixel/punti al pollice se non 600dpi) e guarda come viene sulla carta; se i trattini appaiono anche sulla carta, allora il problema esiste davvero, ma sono sicuro che sulla carta non si vede nessun trattino.

          Nel frattempo, che tu abbia ancora una MiKTeX 2.8 oppure che tu abbia una versione più aggiornata o TeXLive, ricordati che hai a bordo già l’editor TeXworks; se non hai l’icona sul desktop o se cliccando col tasto destro il nome del tuo file .tex e poi scegliendo “Apri con” che ti offre una serie di programmi per aprire il file, e non ti appare TeXworks, apri un terminale, dai il comando texworks seguito dal nome del tuo file tex (senza l’estensione o con l’estensione fa lo stesso), infini premi il tasto invio; i casi sono due:
          1) il sistema operativo ti dice che texworks è un comando ignoto;
          2) il sistema operatiovo lancia texworks che apre la sua schermata del file .tex; clicchi sol bottone verde in alto a sinistra e ti parte la compilazione; quando è finita la compilazione si apre la finestra con il pdf compilato; nel file .tex cerca il punto dove hai suato quelle graffe e control-clicca la formula; la stessa formula composta ti appare evidenziata nella finestra del .pdf. Controlla la presenza dei segmentini.

          Nel caso 1) poi attivare la funzione cerca del tuo visualizzatore che apri cliccando su Start | Computer; gli chiedi ti trovare io file texworks.exe, se non lo trova, lascia perdere, sei davvero sfortunata e con una versione datata di MiKTeX (probabile) o TeX Live (molto improbabile); se lo trova vai nella cartella dove si trova il file texworks, cliccaci sopra con il destro e scegli dal meno l’opzione di creare una scorciatoia sul desktop; sul desktop ti appre una icona con una grande T azzura su campo grigio; cliccaci sopra e chiedigli di aprie il file .tex che non era riuscito ad aprire da terminale e procedi come al punto 2).

        • #79983
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          Ho provato a stampare, e i trattini compaiono anche sulla carta… 🙁

          p.s. uso LEd e non TeXworks perché mi trovo meglio ^^

        • #79984
          OldClaudio
          Partecipante
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            Alessandra, come ti ho detto LEd è un rudere di archeologia informatica il cui visualizzatore interno visualizza solo il formato DVI (almeno così era quando l’avevo usato con soddisfazione sul mio vecchio portatile Windows, che non uso più da almeno 6 anni).
            Se ti piace un editor pieno di barre, di icone, di menù, piuttosto scaricati l’editore TeXstudio (multipiattaforma — funziona anche si Vista e Seven); è sostanzialmente la versione moderna di LEd, ma con tante funzioni in più.

            Se gli spazietti bianchi ti restano anche stampando, ho il sospetto che dipenda dalla trasformazione DVI -> PS, o anche solamente dal driver di stampa di Yap. Se mi consenti l’aggettivo, si tratta tutta di roba archeologia.

            Prova a compilare con pdfLaTeX direttamente (ci riesci anche con LEd) e prova a inviare direttamente il file PDF ottenuto alla stampante; se anche questa non è archeologica, dovrebbe saper distinguere il formato PDF e stamparlo senza ulteriori interventi; altrimenti aprilo con Adobe Reader, con SumatraPDF, con quello che hai per vedere i file PDF e clicca il loro pulsante di stampa.

          • #79985
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            Ho scaricato TexStudio e mi dà lo stesso problema, e ho sempre compliato con PDFLatex con LEd… La stampante non è archeologica ma molto nuova, e il pc non è il massimo ma è nuovo anche questo, e comunque come ho detto una mia amica ha lo stesso problema… e la stampa l’ho sempre fatta da Adobe, non da LEd

          • #79986
            OldClaudio
            Partecipante
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              Ho preso il file che avevi accluso con il tuo primo messaggio, ho aggiunto poche righe di codice per usare il tuo ambiente sistema (perché non usi cases di amsmath — che carichi due volte– non l’ho proprio capito), lho compilato, a schermo si vedono i gap; non si vedono più ingrandendo l’immagine; ho stampato la pagina che contien il sistema; l’ho controllata con la lente di ingrandimento; i gap non si vedono.

            • #79987
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              ARTELATEX:
              Per i sistemi di equazioni è conveniente definire un apportuno ambiente nel preambolo:
              \newenvironment{sistema}%
              {\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
              {\end{array}\right.}

              Non uso cases perché su artelatex dice così, mi sono semplicemente rifatta al manuale…

              comunque non capisco proprio perché ti ostini ad avere questo tono da saccente, se conoscessi già tutto su Latex non mi sarei iscritta a questo forum; è ovvio che non so molte cose e che mi picerebbe impararle… Comunque pazienza, visto che tu non hai questo problema mi arrangerò in altro modo, magari compilo su un altro pc prima di stampare. Grazie per l’aiuto.

            • #79988
              OldClaudio
              Partecipante
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                comunque non capisco proprio perché ti ostini ad avere questo tono da saccente,

                Tutti sbagliano; certo; anch’io sbaglio, più spesso di quanto immagini. Ma riguardando le mie risposte al tuo problema non ho trovato nulla di saccente. Ho cercato semplicemente di capire il tuo problema e di spiegartelo. Non ci sono riuscito, anche perché non sono riuscito a replicare il difetto che tu lamenti anche sulla versione stampata. Pazienza.

              • #79989
                GKT
                Partecipante
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                  alessandra.tex” post=79634Ho scaricato TexStudio e mi dà lo stesso problema, e ho sempre compliato con PDFLatex con LEd… La stampante non è archeologica ma molto nuova, e il pc non è il massimo ma è nuovo anche questo, e comunque come ho detto una mia amica ha lo stesso problema… e la stampa l’ho sempre fatta da Adobe, non da LEd

                  Ho compilato un documento con il tuo preambolo e undici righe “abbracciate” dalla parentesi graffa, usando TeXlive 2012 e pdfLaTeX su una macchina con Windows XP. Le linee di interruzione della parentesi sono visibili solo con il visualizzatore pdf incorporato di TeXworks, mentre aprendo il pdf con Evince, la graffa appare continua con fattori di zoom da 100% a 400% (con Evince oltre non riesco ad andare). La stampa non mostra problemi.

                  Lorenzo

                • #79990
                  lorenzo.pantieri
                  Partecipante
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                    alessandra.tex” post=79638ARTELATEX:
                    Per i sistemi di equazioni è conveniente definire un apportuno ambiente nel preambolo:
                    \newenvironment{sistema}%
                    {\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
                    {\end{array}\right.}

                    Non uso cases perché su artelatex dice così, mi sono semplicemente rifatta al manuale…

                    Il motivo per cui non consigliamo cases per i sistemi è essenzialmente perché l’ambiente è progettato per altro, come dice il nome. Ma ora che mi ci fai pensare, usare cases è la cosa più spiccia.

                  • #79991
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                    alessandra.tex” post=79638comunque non capisco proprio perché ti ostini ad avere questo tono da saccente, se conoscessi già tutto su Latex non mi sarei iscritta a questo forum; è ovvio che non so molte cose e che mi picerebbe impararle… Comunque pazienza, visto che tu non hai questo problema mi arrangerò in altro modo, magari compilo su un altro pc prima di stampare. Grazie per l’aiuto.

                    Stiamo cercando di dirti che il tuo equipaggiamento per scrivere con LaTeX non va bene, a partire dalla distribuzione.

                    Se non riusciamo a riprodurre il tuo problema è perché noi abbiamo gli strumenti giusti.

                    Chi ti ha risposto ha 3000 volte i tuoi messaggi su questo forum: ascoltato.


                    @OldClaudio
                    : forse questo problema merita un cenno sull’Arte: lì si parla solo di font sgranati, ma non di altri elementi. Lorenzo, che pensi? Un breve cenno? Dove? Qualcuno se la sente di riassumere la cosa?

                    Ciao
                    Tommaso

                  • #79992
                    OldClaudio
                    Partecipante
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                      @OldClaudio: forse questo problema merita un cenno sull’Arte: lì si parla solo di font sgranati, ma non di altri elementi. Lorenzo, che pensi? Un breve cenno? Dove? Qualcuno se la sente di riassumere la cosa?

                      È molto difficile spiegare la cosa in 10 o 20 righe; ci ho provato in una risposta su questo filone, ma la spiegazione o non è stata capita o è stata presa per traverso.

                      Il problema è estremamente tecnico; quando TeX è nato, e Knuth l’ha fatto nascere per poter scrivere i suoi libri di matematica numerica e informatica, non esisteva PostScript, non esisteva il Portable Document Format, e non esistevano tante belle cose che esistono oggi. L’idea dei delimitatori espandibili era forse l’unica che egli poteva realizzare a suo tempo.

                      Per questi delimitatori egli ha sviluppato tutta una serie di parametri del font che non hanno riscontro nei font testuali. ammontano a più di una ventina e servono, sostanzialmente per scegliere per i formati più piccoli fra due o tre glifi già disegnati interi, e poi per dire al programma di composizione, quando deve “disegnare” i delimitatori nei formati più grandi, dove trovare le parti componenti per giustapporre tante stanghette verticali insieme alle parti terminali e intermedie (vedi la figura 11.9 nella Guida GuIT). L’algoritmo è fatto piuttosto bene, ma quando due stanghette sono adiacenti/giustapposte, ma non sovrapposte (dipende da quante ne occorrono per formare il delimitatore di una data altezza), allora il programma di visualizzazione può interferire con una visualizzazione “corretta”; infatti quasi tutti i visualizzatori contengono un algoritmo di sfumatura dei contorni dei singoli glifi al fine di non mostrare o, almeno, di ridurre l’effetto di digitalizzazione dei contorni, che altrimenti apparirebbero seghettate. Era il problema di Adobe Reader fino alla versione 6 o 7; introdotta la sfumatura dei contorni il problema della seghettatura è svanito. Però ne è nato un altro, che è quello di visualizzare un piccolissimo gap, più grigio che bianco, quando due glifi sono giustapposti invece che sovrapposti. È questo è quello che succede a schermo con i grandi delimitatori a seconda di dove capiti nella matrice di pixel dello schermo la linea di accostamento dei due glifi. Ingrandendo l’immagine, l’effetto scompare. Quando il gap si vede è interessante far scorrere l’immagine in alto e in basso tendo d’occhio il gap; si noterà che a secondo di dove si sposta l’immagine il gap diventa più o meno visibile o può scomparire del tutto; dipende da dove quel gap cade in relazione alla “pixellatura” dell’immagine a schermo.
                      Nelle stampanti che hanno una densità di pixel al pollice come minimo tre volte superiore a quella degli schermi, la necessità del filtro sfumatore non c’è, quindi i glifi giustapposti appaiono come un glifo unico.

                    • #79993
                      OldClaudio
                      Partecipante
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                        lorenzo.pantieri” post=79662

                        ARTELATEX:
                        Per i sistemi di equazioni è conveniente definire un apportuno ambiente nel preambolo:
                        \newenvironment{sistema}%
                        {\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
                        {\end{array}\right.}

                        Non uso cases perché su artelatex dice così, mi sono semplicemente rifatta al manuale…

                        Il motivo per cui non consigliamo cases per i sistemi è essenzialmente perché l’ambiente è progettato per altro, come dice il nome. Ma ora che mi ci fai pensare, usare cases è la cosa più spiccia.

                        Sai, Lorenzo, questo dettaglio di sconsigliare cases e di usare l’accrocchio con array mi era sfuggito; è vero che il risultato finale è sostanzialmente lo stesso, ma questo suggerimento dato ai lettori dell’Arte stride fortemente con la tua “scelta” di non usare accrocchi, tipo l’uso di scatole, di minipage, e simili. L’ambiente cases fa di più di array, perché consente di scrivere qualcosa nella seconda colonna, ma lo si può benissimo usare per un sistema essendo sufficiente non scrivere nulla nella seconda colonna. Il pacchetto amsmath fa tutto da solo e bene, nel senso che mette la graffa di sinistra alla distanza giusta, senza bisogno di ricorrere alle @-espressioni ai due estremi della riga modello dell’array. L’ambiente cases ha il vantaggio di non richiedere all’utente di definirsi l’ambiente sistema; non è una cosa difficile, ma se si può evitare, l’operazione rientra perfettamente nel tuo approccio dell’Arte: niente trucchi e niente accrocchi, ma pacchetti che fanno quello che desidera e di solito lo fanno molto bene.

                        Personalmente ritengo che usare l’ambiente sistema o l’ambiente cases possa essere accettabile per un sistema di due o tre righe al massimo; altrimenti l’oggetto diventa troppo grande; in genere io preferisco subequations, senza graffa a sinistra e con le equazioni numerate, con la possibilità di spezzare il sistema a fondo pagina nel caso che, per metterlo in un’unica pagina, LaTeX lasci la pagina precedente malamente spaziata oppure mozza. Ma questa è una questione di gusti, ovviamente, che va risolta caso per caso.

                      • #79994
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                        Fra le altre cose, bisognerebbe anche dire che i due metodi, nuovo ambiente [tt]sistema[/tt] e [tt]cases[/tt], producono output con spaziatura verticale diversa.

                        Ho prodotto, a partire dall’esempio fornito sull’Arte, un esempio minimo che lo dimostra tenendo presente come altezza di riferimento le variabili di inizio x e y (fra le altre cose è un ottimo esempio che dimostra com TikZ non serva solo a fare figure 😉 ).
                        `\documentclass{article}
                        \usepackage{amsmath,tikz}
                        \usetikzlibrary{calc}

                        \newenvironment{sistema}%
                        {\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
                        {\end{array}\right.}

                        \newcommand{\tikzmark}[1]{\tikz[overlay,remember picture] \node (#1) {};}

                        \begin{document}
                        \[
                        \begin{cases}
                        \tikzmark{cases up}x+y+z=0\\
                        2x-y=1 \\
                        \tikzmark{cases down}y-4z=-3
                        \end{cases}
                        \hspace{1cm}
                        \begin{sistema}
                        \tikzmark{sistema up}x+y+z=0 \\
                        2x-y=1 \\
                        \tikzmark{sistema down}y-4z=-3
                        \end{sistema}
                        \]

                        \begin{tikzpicture}[remember picture,overlay]
                        % Label
                        \node[yshift=0.5cm,xshift=1cm] at (cases up.north) {Cases};
                        \node[yshift=0.5cm,xshift=1cm] at (sistema up.north) {Sistema};

                        % Frecce
                        \draw[ultra thick,red,stealth-stealth] ([xshift=-0.4cm]cases up.north)–([xshift=-0.4cm]cases down.south);
                        \draw[ultra thick,red,stealth-stealth] ([xshift=-0.4cm]sistema up.north)–([xshift=-0.4cm]sistema down.south);

                        % Segmenti di congiunzione
                        \draw[ultra thick, dotted,red,opacity=0.4]([xshift=-0.4cm]cases up.north)–([xshift=-0.4cm]sistema up.north);
                        \draw[ultra thick, dotted,red,opacity=0.4]([xshift=-0.4cm]cases down.south)–([xshift=-0.4cm]sistema down.south);

                        % Segmenti teorici
                        \draw[ultra thick, dotted,blue,opacity=0.4]
                        let \p1= (cases up.north), \p2 = (sistema up.north) in ([xshift=-0.4cm]cases up.north)–($([xshift=-2.5cm]cases up.north)+([xshift=-0.4cm]\x2,0)$);
                        \draw[ultra thick, dotted,blue,opacity=0.4]
                        let \p1= (cases down.south), \p2 = (sistema down.south) in ([xshift=-0.4cm]cases down.south)–($([xshift=-2.5cm]cases down.south)+([xshift=-0.4cm]\x2,0)$);
                        \end{tikzpicture}
                        \end{document}` Nota: si compili due volte per via delle opzioni [tt][remember picture,overlay][/tt].

                        Il risultato è:

                        [attachment=514]Immagine_2012-11-10.jpg[/attachment]

                        Apparentemente il marcatore finale (.. down.south) sembra tener conto non della y, ma della chiusura della parentesi graffa.

                        Ciao
                        Claudio

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                      • #79995
                        OldClaudio
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                          Claudio, a parte i marcatori di TikZ, è visibile ad occhio nudo la differenza fra i due esempi: nel caso di cases le espressioni sono maggiormente spaziate verticalmente, ma per quel che si può osservare, le graffe sporgono sopra la prima espressione e sotto la seconda espressione esattamente della stessa quantità. La differenza sostanziale è che cases è composto con con la specifica [tt]\def\arraystretch{1.2}[/tt] (riga 873 del file amsmath.sty) mentre array (quello che costituisce l’anima dell’ambiente sistema) è composto con il valore predefinito di \arraystretch, cioè con il valore unitario.

                          Se sia migliore l’uno o l’altro e se questa differenza sia il motivo che spinse Lorenzo a sconsigliare l’uso di cases per comporre un sistema, non saprei dirlo. Io ci vedo dei motivi pro e dei motivi contro, ma si tratta di pignolerie del terz’ordine, sulle quali non vale la pena spenderci un minuto; sempre secondo me, ovviamente.

                          Ma hai fatto molto bene a presentare i due casi allineati, perché così si vede bene la differenza che prima non avevo mai notato. Grazie.

                        • #79996
                          lorenzo.pantieri
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                            OldClaudio” post=79665
                            Sai, Lorenzo, questo dettaglio di sconsigliare cases e di usare l’accrocchio con array mi era sfuggito; è vero che il risultato finale è sostanzialmente lo stesso, ma questo suggerimento dato ai lettori dell’Arte stride fortemente con la tua “scelta” di non usare accrocchi, tipo l’uso di scatole, di minipage, e simili. L’ambiente cases fa di più di array, perché consente di scrivere qualcosa nella seconda colonna, ma lo si può benissimo usare per un sistema essendo sufficiente non scrivere nulla nella seconda colonna. Il pacchetto amsmath fa tutto da solo e bene, nel senso che mette la graffa di sinistra alla distanza giusta, senza bisogno di ricorrere alle @-espressioni ai due estremi della riga modello dell’array. L’ambiente cases ha il vantaggio di non richiedere all’utente di definirsi l’ambiente sistema; non è una cosa difficile, ma se si può evitare, l’operazione rientra perfettamente nel tuo approccio dell’Arte: niente trucchi e niente accrocchi, ma pacchetti che fanno quello che desidera e di solito lo fanno molto bene.

                            A volte i miei criteri di precisione e coerenza sono più severi di quelli dei programmatori di LaTeX: usare un ambiente che si chiama cases (ovvero pensato per fare scelte) per comporre un sistema (dove non si sceglie assolutamente nulla, ma anzi in cui le equazioni devono essere tutte soddisfatte) non mi piaceva. In un mondo ideale, mi piacerebbe che amsmath definisse un ambiente system per i sistemi, che però non c’è.

                            Alla fine, il male minore è fare come dici tu: lasciamo perdere l’ambiente ad hoc “sistema” e facciamo tutto con cases.

                            L’ambiente “cases” si può usare anche per i sistemi:
                            `
                            \[
                            \begin{cases}
                            x+y+z=0 \\
                            2x-y=1 \\
                            y-4z=-3
                            \end{cases}
                            \]
                            `

                            Riguardo alla faccenda delle graffe spezzettate, direi che non è il caso di aggiungere nulla: in fondo, una graffa non è altro che un particolare glifo.

                            Ciao,
                            L.

                          • #79997
                            lorenzo.pantieri
                            Partecipante
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                              OldClaudio” post=79684
                              Se sia migliore l’uno o l’altro e se questa differenza sia il motivo che spinse Lorenzo a sconsigliare l’uso di cases per comporre un sistema, non saprei dirlo. Io ci vedo dei motivi pro e dei motivi contro, ma si tratta di pignolerie del terz’ordine, sulle quali non vale la pena spenderci un minuto; sempre secondo me, ovviamente.

                              Ma hai fatto molto bene a presentare i due casi allineati, perché così si vede bene la differenza che prima non avevo mai notato. Grazie.

                              Ricordo che una delle ragioni che mi spinse per “sistema” è che se si presentano molti sistemi, in orizzontale o in verticale, la spaziatura di “sistema” mi era sembrata migliore. MA erano minuzie: vada per cases. Anche se mi piacerebbe che la cosa fosse segnalata agli autori di amsmath: i sistemi sono un argomento super-classico, che manchi un ambiente ad hoc per comporli è una lacuna bella e buona.

                            • #79998
                              OldClaudio
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                                Sono perfettamente d’accordo con te. È una lacuna grossa, specialmente quando si pendi che amsmath offre degli ambienti di incolonnamento di cui non ho idea a che cosa possano servire; naturalmente, non essendo un matematico, non ho abbastanza esperienza per trovar loro delle applicazioni. Ma “sistema” proprio manca.
                                25 anni fa è stato il mio primo grosso intervento per creare un ambiente basato su una forma corretta di eqnalign per avere quello che oggi si potrebbe ottenere con \equation + subequations. Ma 25 anni fa l’AMS non aveva ancora prodotto amsmath.

                              • #79999
                                Up
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                                OldClaudio” post=79684Claudio, a parte i marcatori di TikZ, è visibile ad occhio nudo la differenza fra i due esempi: nel caso di cases le espressioni sono maggiormente spaziate verticalmente, ma per quel che si può osservare, le graffe sporgono sopra la prima espressione e sotto la seconda espressione esattamente della stessa quantità. La differenza sostanziale è che cases è composto con con la specifica [tt]\def\arraystretch{1.2}[/tt] (riga 873 del file amsmath.sty) mentre array (quello che costituisce l’anima dell’ambiente sistema) è composto con il valore predefinito di \arraystretch, cioè con il valore unitario.

                                Se sia migliore l’uno o l’altro e se questa differenza sia il motivo che spinse Lorenzo a sconsigliare l’uso di cases per comporre un sistema, non saprei dirlo. Io ci vedo dei motivi pro e dei motivi contro, ma si tratta di pignolerie del terz’ordine, sulle quali non vale la pena spenderci un minuto; sempre secondo me, ovviamente.

                                Ma hai fatto molto bene a presentare i due casi allineati, perché così si vede bene la differenza che prima non avevo mai notato. Grazie.

                                Si, la differenza l’avevo già notata ad occhio nudo. Volevo evidenziare bene solo la distanza del testo, ma l’esperimento non mi è uscito proprio benissimo 😉 Cioè, si capisce, ma l’intenzione era di beccare la distanza lettera-lettera..

                                Ciao
                                Claudio

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