A parte usare pregiudizialmente pdflatex oppure xelatex, bisogna dire che rispetto a pdflatex è molto più agile con i font.
Tu hai tribolato non poco per spezzare i tuoi Garamaond in file parziali, nel generare i font virtualii, nel creare le mappe, nel configurare il sistema per poter far vedere e trovare questi ofnt a pdflatex; ma come sappiamo dall’altro filone, hai installato i font latini, ma non siamo riusciti a trovare un modo pratico per installare quelli greci; le istruzioni ci sono ma i file che bisogna creare sono troppo complicati da mettere insieme.
Volendo usare le pagine dei font greci di base e avanzate dei tuoi Garamond, usare xelatex è la via più immediata. Ma i font OpenType scaricati dall’esterno compresi queli distribuiti con TeX, richiedono operazioni diverse sui principali sistemi operativi:
1) Windows, non bisogna fare niente; non ci credevo, ma ho provato su una mia macchina virtuale, ma è vero.
2) Mac: bisogna installare i font; la cosa non è difficile, ma richiede o di mettere un link simbolico nella cartelal ~Library/Fonts/ che punti alla cartella del sistema TeX, come /usr/local/texlive/2012/texmf-distr/fonts/opentype/, oppure bisogna installarli più o meno individualmente con Font Bool.app. La via del link simbolico è più semplice, ma bisogna rinnovarlo ad ogni rinnovo della distribuzione TeXLive (MacTeX), cioè una volta all’anno.
3) Linux; uso talmente poco la macchina virtuale Ubuntu che ho a disposizione che non mi preoccupo più di tanto; tuttavia la guida di Enrico parla esplicitamente fc-cache. La via di Doc di copiare i font nella cartella nascosta ~/.fonts/ è decisamente astuta, ma bisogna essere abbastanza pratici di Linux per sapere che esistono le cartelle nascoste e che per quanto riguarda i font sono la soluzione più semplice e duratura. Probabilmente funziona anche su Mac, visto che è un sistema *NIX, ma visto che Mac dispone di altri strumenti, non è necessario provare questa strada.
Poi c’è l’annos problema della tastiera:
1) Windows: mi dicono che è possibile montare sui laptop (sui desktopo si può acquistare ed usare direttamente la tastiera apposita) una tastiera US International, che permette di interagire a livello di sistema per inserire tutti i caratteri latini anche quelli che non compaiono deisegnati sui tasti della tastiera; mi dicono che installando il driver della tastiera greca politonica, quella tastiera consenta di inserire tutti i font greci che si vogliono; non mi hanno detto se esiste una immagine dei tasti che bisogna premere per scrivere in greco, ma non dovrebbero essere diversi da quelli della tastiera politonica di cui si possono trovare immagini in rete.
2) Mac: ogni Mac è già dotato di una vasta collezione di driver, compreso quello della tastiera greca politonica; si cambia tastiera cliccando sul menù a discesa che si ottiene eseguendo il click sulla bandierina in alto a destra. Ma il meglio, che poichi utenti Mac sfruttano, è quello di marcare la check box del menu delle tastiere che permette di avere in primo piano sullo schermo una tastiera interattiva sulla quale si può agire con il mouse per scrivere in qualsivoglia lingua pur di aver attivato l’apposito driver di tastiera; dopo un po’ si conoscono i tasti a memoria e non c’è più bisogno di usare il disegno della tastiera interattiva, comunque è sempre lì a disposizione caso mai si dovesse inserire un segno di cui non si ricorda il tasto o la combinazione di tasti.
3) Linux; non sono al corrente dell’esistenza di una applicazione interattiva come quela disponibile sul Mac; male indicazioni date da Doc, per usare i driver giusti che interagiscano con il sistema, non solo con il particolare editor o il particolare programma che si sta usando. Una serie di combinazioni di tasti è in sostanza molto simile alla translitterazione LGR, altre translitterazioni possono far riferimento alla tastiera greca “ufficiale”; altre alla translitterazioni Ibicus o alla BETA. Uno usa poi quella che preferisce.
4) se si usa emacs (suppongo anche Aquamacs sul Mac) è possibile dirgli che si vuol scrivere in greco con una delle miriadi di combinazioni di tasti di cui emacs dispone, e poi si usa sostanzialmente una translitterazione del tipo LGR, non sono uguali ma molto simili, e sullo schermo appiono direttamente i font greci che poi verranno trasposto ne file pdf in usncita da XeLaTeX.
Merita però una raccomandazione; pdflatex e xelatex differiscono nel trattamento delle lingue e dei font; per il resto passare dall’uno all’altro non è un problema. Solo pochi pacchetti funzionano solo con pdflatex e altri solo con xelatex (veramente di questi ultimi ne ho trovati pochissimi; uno in particolare fancyvrb funziona benissimo con xelatex, mentre con pdflatex è azzoppato, a meno che non lo si complementi con un altro pacchetto, perché senza questo patch non gestisce correttamente i caratteri con codifica diversa da quella ASCII). Mi spiace che con xelatex non funzioni (ancora) il pacchetto teubner.
Quindi usare psdlatex o xelatex richiede all’utente di avere familiarità solo con babel / polyglossia per le lingue e con inputenc+fontenc / fontspec per i font; per il resto è sostanzialmente la stessa cosa Oggi direi che chi deve scrivere in greco antico o moderno la via di xelatex è praticamente obbligatoria; volere usare pdflatex implica delle rinunce sulla scelta dei font, oppure implica la rinuncia a comporre certe strutture di mark-up filologico che offrirebbe teubner che non può essere usato (ancora) con xelatex..
Piccolo dettaglio per @samiel: la guida di Enrico spiega anche come usare il programma otfinfo per conoscere le caratteristiche di un font, dalle sue “features”, alle varianti, agli script che contiene; quest’ultima è particolarmente importante per conoscere se ci si può scrivere in greco.