Dork” post=89834L’errore più grosso è stato pensare che il .dtx producesse due cose separate…avevo messo anche tutta la parte di preamble e postamble e chiamato i file diversamente per paura facesse confusione. Inizialmente infatti avevo fatto, di fatto, due codici interi nello stesso file, con gli stessi nomi e, ovviamente non andava nulla… poi ho tolto qualcosa ma credevo che i checksum li facesse comunque separatamente (e infatti lo faceva…e mi diceva i vari errori se sbagliavo di contare)
Beh, infatti un file .dtx può produrre cose separate. Dipende tutto da come si utilizza. 🙂 Infatti autori diversi hanno prodotto .dtx con stili completamente diversi.
Mi spiego con un esempio semplice semplice. Prendiamo ad esempio i nostri guru, Enrico e Claudio (OldClaudio) e i rispettivi pacchetti steinmetz e codicefiscaleitaliano. Se vai a leggere steinmetz.dtx troverai la charcter table mentre in codicefiscaleitaliano.dtx non è presente.
Ora, venendo al punto, se devi produrre file diversi, come una classe, uno o più pacchetti e magari un esempio di utilizzo (che ora nel tuo caso manca, ma potresti integrare), usare i .dtx è sicuramente la scelta vincente. Per fare un esempio, il mio smartdiagram.dtx produce: un file .sty, 4 librerie in cui è effettivamente suddiviso il codice, il file di installazione .ins e il readme.
Quello che ti consiglio quindi è di non prendere ad esempio solo un autore, ma confrontare diversi stili per capire meglio tutte le possibilità che ti offrono i .dtx. Non è assolutamente tempo perso.
OldClaudio” post=89833
Avrei dei comenti da fare sul fatto che il pacchetto .sty carichi di tutto, non solo per la composizione della matematica.
Anche io esprimo lo stesso dubbio. In primo luogo per quanto riguarda la codifica di ingresso (che poi ci sono cascato anche io come Enrico mi ha fatto giustamente notare).
Ciao
Claudio