A giudicare dai pochi libri in italiano che ho a casa, al più viene usato il punto fermo: appena posso dò un’occhiata in biblioteca ai libri composti a piombo (quelli moderni non fanno testo).
In tutti i libri in italiano che possiedo, vecchi e nuovi, la punteggiatura nelle formule fuori corpo è usata. Adesso vediamo quelli anziani, composti con il piombo a mano.
Un buon posto dove trovarne, anche in italiano, è la Biblioteca Storica della Cornell University. Ecco qui l’elenco:
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Bellacchi, Introduzione storica alle funzioni ellittiche, Firenze, 1894
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Bertini, Introduzione alla geometria proiettiva degli iperspazi, Pisa, 1907
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Bianchi, Lezioni sulla teoria dei gruppi di sostituzioni, Pisa, 1899
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Bonola, La geometria non-euclidea, Bologna (Zanichelli), 1906
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Burali-Forti, Lezioni di geometria metrico-proiettiva, Torino, 1904
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Caprilli, Nuove formole d’integrazione; ecc., Livorno, 1912
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Cesaro, Corso di analisi algebrica con introduzione al calcolo infinitesimale, Torino, 1894
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Dini, Fondamenti per la teorica delle funzioni di variabili reali, Pisa, 1878
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Fubini, Introduzione alla teoria dei gruppi discontinui e delle funzioni automorfe, Pisa, 1908
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Gazzaniga, Gli elementi della teoria dei numeri, Verona-Padova, 1903
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Peano, Applicazioni geometriche del calcolo infinitesimale,Torino, 1887
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Sacchi, Sulla geometria analitica delle linee piane, Pavia, 1854
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Veronese, Fondamenti di geometria a più dimensioni e a più specie di unità rettilinee esposti in forma elementare, Padova, 1891
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Vivanti, Elementi della teoria delle equazioni integrali lineari, Milano (Hoepli), 1916
Ho tralasciato solo alcuni volumi che sono “scritti a mano”, alcuni degli autori già presenti (e delle stesse case editrici) e un paio che non usano equazioni fuori corpo. In tutti gli altri, compreso il Vivanti edito da Hoepli, la punteggiatura è usata. Non in modo sempre coerente, è vero, ma c’è eccome: punto, virgola, punto e virgola.
Sono abbastanza autorevoli Hoepli e Zanichelli? O la casa che ha stampato il libro di Peano, noto cultore della simbologia? No? Be’, allora non è autorevole nemmeno Beccari che, IMHO, sbaglia su molte cose riguardo alla tipografia matematica.
Ho avuto a che fare, molti anni fa, ai miei inizi di autore, con il proto della Monograf, tipografia che ancora usava la composizione a mano: usavano la punteggiatura. Mi è capitato fra le mani un lavoro del 1966 degli Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa (in italiano, naturalmente) dove la punteggiatura c’è.
Adesso aspetto a piè fermo gli esempi in contrario, ma che siano di matematici e non di ingegneri. 😀
Ciao
Enrico