Mi piacerebbe anche vedere la citazione di Beccari al proposito.
Riporto la citazione di Beccari (p.111 di LaTeX, guida a un sistema di editoria elettronica, Hoepli, 1991):
…Qui si indicano le regole tipografiche in uso in Italia…
Qualunque segno di interpunzione è eliminato dopo le formule in display, a differenza di quanto si fa in altre nazioni; questo è un punto importante, perché siamo talmente abituati ad avere per le mani testi scientifici composti nel Regno Unito o negli Stati Uniti che abbiamo perso l’abitudine all’aspetto e ai dettagli di composizione dei testi italiani.
In generale, penso che le regole tipografiche vadano intese in un senso più “morbido” rispetto a quanto si fa, per esempio, in matematica. Dire “esistono campi finiti di ordine 6” è sbagliato, punto e basta. Dire “qualunque segno di interpunzione è eliminato dopo le formule in display” non va inteso come prescrizione assoluta, ma come indicazione di massima (che personalmente non condivido). Idem per quanto riguarda l’uso del tondo per l’unità immaginaria o il numero di Nepero: non trovo niente di male dire “la consuetudine degli ingegneri è di usare il tondo”. Trovo invece irritante dire “tutti devono fare così” (perché? chi l’ha detto?). Anche ricorrere a frasi tipo “la legge dice che bisogna fare così” lo trovo irritante: sarà che ho molta stima e fiducia nei matematici e pochissima nei politici… 😉 Alla fine, l’importante è usare una notazione che sia coerente e “la meno ambigua possibile”. La tipografia non è una scienza esatta, ma è frutto anche di consuetudini, di abitudini e di scelte. Fa benissimo Enrico, per dirimere un problema tipografico, a portare degli “esempi notevoli”, che aiutano ad orientarsi e a farsi un’idea!
Ciao,
L.