Purtroppo è vero. Mi è stato chiesto più volte come fare per raddrizzare le d sia nelle derivate che negli integrali. La trovo una consuetudine terribile e non riesco a capire da cosa nasca.
Penso che la consuetudine nasca dal desiderio di distingere le variabili (in corsivo matematico) dal “resto”: le costanti in tondo, la “d” del “differenziale” pure.
Non c’è dubbio che concettualmente una distizione ci sia: tanto è vero che in Mathematica (la notazione -detta StandardForm– deve essere assolutamente precisa e non ambigua, perché un computer non ha la capacità di discernimento di un umano) si usano simboli “particolari” per l’unità immaginaria, per il numero di Nepero e per la “d” di differenziale.
Tuttavia, posto che la notazione matematica tradizionale (TraditionalForm, nel linguaggio di Mathematica) contiene qualche ambiguità, un lettore dotato di un minimo di capacità la capisce benissimo (e non confonde, poniamo, la “d” del differenziale con una ipotetica variabile chiamata “d”, anche se la notazione è la stessa).
Ciao,
L.