Grazie mille, OldClaudio, per la risposta ricchissima di spunti di riflessione e di approfondimento.
OldClaudio” post=108492
Probabilmente gli ornamenti messi a disposizione da psvectorian sono molto numerosi; e i fondini della sua documentazione lasciano immaginare che ce ne siano centinaia a disposizione.Il fatto che mi disturba (probabilmente è lo stesso che disturba te) è che sia richiesto l’uso di pstricks e di tante altre funzionalità che non sono commisurate con le capacità del sistema TeX senza ricorrere ad uno shell escape incondizionato.
In realtà, probabilmente sbagliando, al momento non mi preoccupano più di tanto aspetti legati alla sicurezza informatica. Ciò che mi disturba, più che altro, è il fatto che psvectorian sia basato su PostScript, sostanzialmente quindi incompatibile con pdflatex — e se ho capito bene anche con XeLaTeX (chiedo conferma) — se non tramite workaround antipatici.
Quindi secondo me sarebbe preferibile che tu ti generassi separatamente una certa collezione di ornamenti neri e rossi, già smarginati con crop, e che li importassi in ogni libretto per la messa chiamandoli solo per nome con \includegraphics nel punto che ti serve
Il problema principale è che i colori liturgici previsti dalla classe missa sono al momento 6 (ma in futuro potrebbero diventare anche di più).
Per questo mi piacerebbe creare un comando comodo da richiamare, e che sia poi la classe a gestire al meglio tutti gli adattamenti dovuti.
Piuttosto potrebbe essere sensato pensare di lanciarsi in un fork di psvectorian, basato su PDF (o SVG?), o sarebbe follia pura?
Tuttativa ci sarebbe un’altra strada; esamina il pacchetto fourier
Due cose mi fanno scartare questa possibilità: pochi ornamenti disponibili (soprattutto non c’è niente che assomigli agli ornamenti 80-89 di psvectorian, sottili e larghi, che credo potrebbero essere una buona scelta per il separatore da usare di default), e il fatto di legarsi ad uno specifico font.
ti permette di evitare qualunque shell escape e di preoccuparti di auto-pst-pdf che l’autore stesso dice di non usare più se non per situazioni moto particolari (la documentazione del pacchetto dice di usarne un altro, pstools, mi pare
Bene a sapersi.
Passare a XeLaTeX? non credo che tu riesca a ottenere qualcosa di meglio; o forse sì; se usi i font OpenType Libertine disponi anche di ornamenti e dei simbolo liturgici barrati come, per esempio R barrato, un po’ migliore, mi sembra, di quello che stai usando.
Le ragioni per cui avevo messo in conto l’ipotesi di passare a XeLaTeX sono due.
La prima è quella sopra esposta, ovvero la disponibilità nativa, almeno usando i font giusti, del simbolo del responsum (unicode U+211F); a quanto pare nei testi liturgici si usa poi anche un altro carattere particolare, il simbolo del versiculum (U+2123), anch’esso disponibile allo stesso modo.
La seconda ragione, direi più importante, è il desiderio in futuro di poter generare libretti in diversi stili, pur mantenendo la medesima impostazione formale: più austeri e solenni per alcune occasioni, più “morbidi” per altre (ad esempio uno stile o più stili adatto/i per i libretti dei matrimoni). La possibilità di accedere facilmente e nativamente a numerosi font credo proprio che sia un requisito indispensabile.
so che un’amica monaca lo sta usando per comporre un antifonale con i canti in notazione gregoriana, e i risultati che di tanto in tanto mi fa vedere sono molto “liturgici” e molto belli.
Per curiosità, è possibile vedere qualcosina? 🙂
Per lualatex, dedicherò senz’altro un po’ di tempo a studiarne le caratteristiche. Purtroppo, usando molto raramente LaTeX, non ho seguito moltissimo l’evoluzione degli ultimi anni, e attualmente mi trovo un po’ confuso, non sapendo bene quale sia il motore di impaginazione che sia consigliabile usare oggi e che si prevede rappresenti la migliore scelta per il prossimo futuro (diciamo i prossimi 10 anni).
Grazie di nuovo!
Carlo