Ci sono altri modi; se Claudio non vuole appropriarsi di lavoro altrui (cosa che non sarebbe vera, perché se rispetta i limiti della LaTeX Project Public Licence, l’origine del file rimane agli autori originali, e si dice chiaramente col nome cambiato, consentito, anzi, richiesto dalla LPPL, e con una opportuna linea di commento che si tratta di un fork eseguito da Claudio che se ne assume ogni responsabilità ai sensi della LPPL) può inserire nel suo preambolo cose come `\cslet{\bibliographystyle}{@gobble}`. In questo modo quando viene eseguito il comando \bibliographystyle{plain_ital} l’argomento viene semplicemente inghiottito e nulla viene scritto nel file aux.
Si può anche non fare nulla e seguire le indicazione di Heinrich; cioè di comporre la bibliografia usando BibTeX invece di biber come programma di elaborazione del file .bib, e senza invocare il pacchetto biblatex con i suoi annessi e connessi. LA bibliografia viene composta sostanzialmente nello stesso modo. Per almeno 20 anni abbiamo composto tutti le bibliografie ricorrendo al programma BibTeX e ai file di stile bibliografico con estensione .bst (il file di stile plain_ital ha il nome completo plain_ital.bst ed è la versione italiana di plain.bst, che è il file di stile nato, addirittura, con il vecchio LaTeX209 defunto nel 1994. Ha funzionato alla perfezione per gli ingegneri, i fisici, eccetera, senza dare alcun problema. Invece biblatex è nato insieme al gestore biber per venire incontro alle esigenze degli umanisti che sono molto sfiziosi per quel che riguarda le bibliografie; per esempio gli umanisti usano molto frequentemente, per non dire sempre, le citazioni mediante note al piede, mentre gli “scienziati” non le usano praticamente mai.
Quindi se Claudio vuole usare degli stili da umanista, ovviamente lo può fare anche se la classe richiede un filino di patching, come il patch che ho indicato sopra; ma se scrive di matematica, per esempio, non di storia della matematica, gli bastano le citazioni numeriche con l’elenco dei riferimenti in ordine alfabetico (plain.bst fa quello), e gli basta gestire il file bib con BibTeX e la classe così come è predisposta, senza bisogno di preoccuparsi d’altro.
L’indicazione di proporre agli autori di modificare la classe è certamente valida, ma penso che né Heinrich né io siamo disposti a farlo. A Heinrich la classe va bene così com’è. La classe è satata scritta per comporre i suoi dizionari non i dizionari in generale. Gentilmente l’ha messa a disposizione di chiunque la voglia usare. Penso che sia un buon modello per costruirsi una classe personale per risolvere problemi relativi al proprio dizionario; il dizionario di astronomia e quello di marineria (hanno molte similitudini, anche se le materie sono assai diverse) devono risolvere determinati problemi descritti da Heinrich nel suo ultimo messaggio. Non è detto che quelle cose servano anche ad altri utenti, i quali, invece, potrebbero avere altre particolarità da affrontare, e che richiedono la costruzione di altre macro e altri ambienti.
Se dovessimo ricominciare da zero, è probabile chenon ci rivolgeremmo più alle classi della collezione Koma Script; da allora ho creato molte altre classi per usi particolari, e mi sono trovato decisamante meglio con la classe memoir. Non dico che la classe memoir risolva tutti i problemi di qualunque documento, ma certamante ne risolve molti con la sua estrema versatilità. La classe suftesi mi piace anche moltissimo, ma non è adatta per un dizionario, secondo il mio parere e la mia esperienza.