Leggo con piacere la storia della tipografia, imparando cose che non so.
Detto questo, mi stupisco che molti libri universitari siano scritti male, e che le case editrici non sappiano fare il proprio lavoro. Ma non ti rendi conto di essere un goccio estremista?
Enrico, scusami, ma davvero credi a questo? Credi che prestigiose case editoriali (in questo momento sto pensando solo a quelle davvero prestigiose, supponendo, sebbene non credo sia vero, che quelle più piccole non sappiano fare il loro lavoro) davvero non adottino software seri e solidi? Credi che un mio amico grafico, anche se non usa LaTeX ma un software molto caro (sui 10.000€), non sappia fare il suo lavoro? Francamente questo atteggiamento da “so tutto io” non è molto simpatico, e francamente mi stupisce un po’, considerando il tuo elevato spessore. Ma questa cosa te l’avevo già detta un’altra volta, direi invano. Meglio tornare al LaTeX.
A questo in parte ti posso rispondere io. Ultimamente mi sto occupando della fondazione di una nuova casa editrice universitaria. Devo dirti che ci sono un po’ di logiche commerciali che dominano il settore e onn è detto che il fatto di avere l’ultima serie di Adobe (che di fatto è lo standard editoriale di impaginazione) renda una persona un professionista. di fatto gli stessi professionisti sono costretti a cedere per questioni economiche a certi compromessi. Se si usa la suite di Adobe per la produzione si è costretti ad acquistare i font professionali se si volgiono le legature e non ti dicono quanto costano. Cosa è più semplice fare allora? ricorrere ai font già esistenti, abbandonare le legature e mandare in stampa così com’è. Prova per credere, controlla quanti libri hanno le legature nei font. E non ti parlo dei romanzi, ma di tutti quei libri che definisci di riferimento. Mi riferisco alle legature come esempio, ma anche il formato delle pagine cambia. Il rapporto aureo della gabbia tende a non essere più usato per ridurre il numero delle pagine da stampare ecc.
Latex offre un sacco gratis…