Re: Metrica e LaTeX

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Buongiorno a tutti.
Sopravvissuti alle pantagrueliche abbuffate natalizie?
Vediamo di sgomberare il campo dai dubbi, per quello che riesco a fare in base alle mie competenze.

Bacchettata sulle dita e in ginocchio sui ceci! 😀 Se scrivo “non si prenda paura” non mi sto rivolgendo ad alcuno in particolare (“si” impersonale); se mi fossi rivolto a te con il “lei” avrei scritto “non prenda paura”.

Ma la forma base del verbo non è “prendersi paura”? Da cui si coniuga: “io mi prendo paura”, “tu ti prendi paura”. .. “(Lei) non si prenda paura”.
Non mi pare che esista un “mi” o un “ti” impersonale.
Non è piuttosto un riflessivo, e la forma che lei ha usato era quella di cortesia?
Io ho sempre sentito dire, per l’impersonale: “non ci si prenda paura”.
Mentre non ho mai sentito dire: “non prenda paura”.

Forse è meglio non esagerare con il panettone 😀

Buone feste e grazie ancora per l’aiuto!

In italiano non esiste il verbo “prendersi paura”, ma esistono le forme “io mi prendo (una bella) paura, tu ti prendi (una bella) paura, lui/lei si prende (una bella) paura”, e via dicendo.
Sembra proprio, per questioni che esulano da questa sede, che il modificatore (cioè l’aggettivo qualificativo “bello, -a”) sia necessario perché si possa coniugare QUESTA espressione.

Come non esiste un “mi” o un “ti” impersonale (giusta l’asservazione di Giova), non vedo il motivo per cui debba esistere un “ci” impersonale: “mi”, “ti”, “ci” sono pronomi personali di I e II persona singolare e di I plurale accusativo o dativo (forse l’unica sede in italiano in cui sopravvive il sistema dei casi latini), e dunque complemento. La cosa più importante, però, è che grammaticalizzano il riferimento a una delle tre persone della comunicazione, per cui sono PERSONALI, e “ci” lo è tanto quanto “mi” e “ti”.

Il pronome personale “mi” nella frase “mi sono preso un bello spavento, durante la tempesta”, si chiama in vari modi, a seconda dei manuali che si consultano. Io con i miei studenti uso l’etichetta di “dativo etico”, che è il medesimo della frase “adesso mi mangio un bel panino” citata da Enrico.
In queste frasi, il pronome personale “mi” (ma sono ammessi pronomi anche di altre persone, purché al dativo), non fa altro che segnalare che il soggetto della frase partecipa in modo particolarmente intenso all’evento descritto dal predicato.
Pensiamo alla frase “stammi bene”: che significato ha quel “mi” se non quello di “sta’ bene, ma ti prego di stare particolarmente bene perché IO tengo a te in modo speciale”?

Direi, insomma che “prendersi paura” NON è un verbo riflessivo, mentre lo è “lavarsi”, e che “non si prenda paura” NON è la forma di cortesia della III persona singolare. La forma di cortesia, se Enrico avesse davvero voluto dare del lei a Giova, sarebbe stata “non prenda paura”. E non esistono altre varianti, garantito.

Più interessante, invece, è l’osservazione di Giova “non ho mai sentito dire…”. Certo, molto spesso l’unico mezzo che abbiamo per stabilire se una cosa si può o non si può dire è affidarsi (riflessivo 😉 ) alla nostra competenza di parlanti nativi, competenza che trova nell’orecchio uno strumento potentissimo. Già alla scuola media, siamo talmente esperti di italiano (provate a pensare: conosciamo già tutta la grammatica della nostra lingua per il fatto di averla parlata per 11 anni, tanto che si potrebbe eliminare quasi del tutto dalle ore di lezione, per quello che mi riguarda) che dire “questo non si può dire perché non l’ho mai sentito” quasi sempre si rivela corretto.
Quasi sempre, però. In questo caso, “non ci si prenda paura” per “non prenda paura” potrebbe essere dovuto alla particolare zona geografica in cui vive chi sente sempre quest’espressione. Ma qui entriamo nell’affascinante campo delle varietà della lingua: in italiano la diatopìa è molto marcata, per cui l’italiano regionale di Giova potrebbe conoscere solo questo modo di dire (il che NON è assolutamente un male, beninteso).

Giova, poi, scrive:

Ahn quindi intensivo non impersonale, comunque chieda a chi vuole, se a qualcuno, che vive nel 2008, viene detto o scritto: “non si prenda paura”, non penserà mai alla forma intensiva bensì che gli si stia dando del Lei.
Saper usare la lingua vuol dire anche utilizzarla adeguatamente ai tempi odierni.

Io vivo, parlo e scrivo nel 2008, e considero “non si prenda paura” un’espressione impersonale (anche se si potrebbe aprire una bella parentesi su questo “impersonale”; il pronome “si” è di III persona, dunque la persona ce l’ha!). Trovo poi, sinceramente, un po’ di confusione in quest’ultima citazione di Giova. 😉

Per finire, e per spezzare una falange oplitica di lance in favore della nostra bella lingua: non maltrattiamola, e soprattutto cerchiamo di sciogliere i nostri dubbi (che sono tanti, e i miei più numerosi di quelli degli altri) affidandoci a chi ha pensato a noi prima che noi stessi ci pensassimo. Un buon dizionario e una buona grammatica descrittiva dovrebbero trovare posto sugli scaffali di ogni italiano.
Quanto all’uso del linguaggio sciatto, dei solecismi, degli hapax e via dicendo: mi sembra che una delle linee di questo forum (e di Enrico in particolare, ma mi associo), sia quella di difendere l’italiano dall’invasione funesta di modi di scrivere altri, che suppliziano la nostra lingua al punto di snaturarla.
Il mio consiglio, al di là di questa simpatica polemica su un “si” impersonale (che spero sia servita a qualcosa), è quello di cercare sempre di scrivere nel modo più CHIARO possibile, con le parole più semplici che si possono trovare. Postare le proprie richieste sul forum e ottenere una risposta concreta anziché “non ho capito, non sei chiaro, che cosa vorresti ottenere in definitiva”: questo è il risultato. E, naturalmente, senza devianze ortografiche, per carità! 👿

Vi consiglio qualche lettura, ora:

1. Claudio Marazzini, La lingua italiana, il Mulino.
2. Tullio de Mauro, Guida all’uso delle parole, Editori Riuniti.

Perdonate la lunghezza di questa risposta: nessuno ce l’ha con nessuno, e tutti otterremo sempre risposta, scrivendo qui. È questa la bellezza del forum! 😀

Ciao
Tommaso

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