Metrica e LaTeX

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    Ciao a tutti, ecco una domanda davvero strana direi…

    Come è possible (sempre che sia possibile) far suddividere a Latex un testo in sillabe? cioè fargli spezzare una frase in sillabe tipo io scrivo “l’ingiustizia”
    e lui in output mi scrive qualcosa come “l’in-giu-sti-zia” ???

    Grazie in anticipo!

    Giox

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    • #29702
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      Ciao a tutti, ecco una domanda davvero strana direi…

      Come è possible (sempre che sia possibile) far suddividere a Latex un testo in sillabe? cioè fargli spezzare una frase in sillabe tipo io scrivo “l’ingiustizia”
      e lui in output mi scrive qualcosa come “l’in-giu-sti-zia” ???

      Benvenuto! Il problema è già stato trattato da qualcuno: traggo, con correzioni, dal libro di Bechtolsheim.
      `\makeatletter
      \def\printhyphens#1{%
      \begingroup
      \setbox\z@=\vbox{
      \pretolerance=\m@ne
      \hyphenpenalty=-\@M
      \hsize=\z@
      \leftskip=\z@
      \rightskip=\z@
      \parfillskip=\z@skip
      \parindent=\z@
      \hfuzz=\maxdimen
      \interlinepenalty=\z@
      \clubpenalty=\z@
      \widowpenalty=\z@
      \brokenpenalty=\z@
      \hskip\z@skip
      #1}%
      \global\setbox\@ne=\box\voidb@x
      \setbox\z@=\vbox{
      \unvbox0
      \loop\unskip\setbox\tw@=\lastbox
      \ifhbox\tw@
      \global\setbox\@ne=\hbox{\unhbox\tw@\discretionary{}{}{}\unhbox\@ne}%
      \repeat
      }%
      \unhbox\@ne
      \endgroup
      }
      \makeatother`
      Nell’argomento di \printhyphens devi mettere solo una “parola” alla volta. Se provi con \printhyphens{l’ingiustizia} otterrai quello che desideri.

      L’idea è di comporre la parola con una giustezza nulla (\hsize=0pt) dentro una \vbox e poi decomporre questa \vbox una riga alla volta (a partire dall’ultima), ricomponendola in una \hbox. L’impostazione di tutti quei parametri è per evitare effetti collaterali indesiderati.

      Non si prenda paura di tutti quegli @: \z@ sta per 0 (anche per 0pt), \@ne per 1, \tw@ per 2 e \@M per 10000. Le correzioni al codice di Bechtolsheim riguardano l’uso dei registri box, Knuth si raccomanda che le assegnazioni ai registri temporanei siano locali per quelli di indice pari e globali per quelli di indice dispari. Il registro 1 è infatti usato globalmente, perché la box che si va formando in esso è costruita all’interno di una vbox nel registro box 0 😯 😀

      Ciao
      Enrico

    • #29703
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      Accidenti! Grazie della risposta rapida e completa! La ringrazio di cuore, e buone feste!

    • #29704
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      Accidenti! Grazie della risposta rapida e completa! La ringrazio di cuore, e buone feste!

      Di solito qui ci si dà del tu.

      Se vuoi anche una macro che mostra le cesure possibili di una lista di parole, prova con
      `\makeatletter
      \long\edef\@fors#1:=#2\do#3{%
      \noexpand\expandafter\noexpand\def\noexpand\expandafter
      \noexpand\@fortmp\noexpand\expandafter{#2}%
      \noexpand\ifx\noexpand\@fortmp\noexpand\@empty \noexpand\else
      \noexpand\expandafter\noexpand\@forloops#2 \noexpand\@nil\space\noexpand\@nil
      \noexpand\@@#1{#3}\noexpand\fi}
      \long\def\@forloops#1 #2 #3\@@#4#5{\def#4{#1}\ifx #4\@nnil \else
      #5\def#4{#2}\ifx #4\@nnil \else#5\@iforloops #3\@@#4{#5}\fi\fi}
      \long\def\@iforloops#1 #2\@@#3#4{\def#3{#1}\ifx #3\@nnil
      \expandafter\@fornoop \else
      #4\relax\expandafter\@iforloops\fi#2\@@#3{#4}}

      \def\printhyphenslist#1{\@fors\next:=#1\do{\printhyphens{\next}\space}}
      \makeatother

      \printhyphenslist{Se vuoi anche una macro che mostra le cesure possibili di una lista di parole eccola qui}`
      (Il codice con tutte quelle robe intimidenti è in realtà una “quasi ovvia” modifica di codice del nucleo di LaTeX, non l’ho inventato io.)

      Per avere le cesure complete scrivi \usepackage[T1]{fontenc} nel preambolo.

      Ciao
      Enrico

    • #29705
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      Non si prenda paura . ..

      Grazie ancora!
      Ti ho dato del Lei perchè anche tu l’avevi fatto, mi è sembrato molto strano ed ho pensato fosse una vostra abitudine nel forum 😉

      P.S.:Comunque quello che devo fare io è questo:
      Ho delle poesie su word, tutte belle impostate, con numeri di riga etc, e devo trovare la metrica delle poesie, quindi capire quante sillabe ci sono in un verso in poche parole, poi ci sono altre regole. .. Comunque si quello che mi interessava era suddividere tutte le parole di un testo in sillabe, e quello che mi hai fatto vedere penso di poterlo riadattare bene, anche se sono molto inesperto di LaTeX.

    • #29706
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      Non si prenda paura . ..

      Grazie ancora!
      Ti ho dato del Lei perchè anche tu l’avevi fatto, mi è sembrato molto strano ed ho pensato fosse una vostra abitudine nel forum 😉

      Bacchettata sulle dita e in ginocchio sui ceci! 😀 Se scrivo “non si prenda paura” non mi sto rivolgendo ad alcuno in particolare (“si” impersonale); se mi fossi rivolto a te con il “lei” avrei scritto “non prenda paura”.

      P.S.:Comunque quello che devo fare io è questo:
      Ho delle poesie su word, tutte belle impostate, con numeri di riga etc, e devo trovare la metrica delle poesie, quindi capire quante sillabe ci sono in un verso in poche parole, poi ci sono altre regole. .. Comunque si quello che mi interessava era suddividere tutte le parole di un testo in sillabe, e quello che mi hai fatto vedere penso di poterlo riadattare bene, anche se sono molto inesperto di LaTeX.

      Il metodo non è garantito: non è detto che TeX trovi tutte le cesure fra sillabe, ma quelle che trova sono corrette. Per esempio non viene mai spezzato uno iato se la combinazione di vocali può essere, in altre parole, dittongo. Per esempio, sebbene “maestà” abbia tre sillabe (fonte http://old.demauroparavia.it/65544), TeX darà come cesura possibile solo “mae-stà”. Non sarebbe impossibile avere sillabazioni più complete, ma per gli scopi di un programma di composizione tipografica quelli trovati sono più che sufficienti.

      Ciao
      Enrico

    • #29707
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      Bacchettata sulle dita e in ginocchio sui ceci! 😀 Se scrivo “non si prenda paura” non mi sto rivolgendo ad alcuno in particolare (“si” impersonale); se mi fossi rivolto a te con il “lei” avrei scritto “non prenda paura”.

      Ma la forma base del verbo non è “prendersi paura”? Da cui si coniuga: “io mi prendo paura”, “tu ti prendi paura”. .. “(Lei) non si prenda paura”.
      Non mi pare che esista un “mi” o un “ti” impersonale.
      Non è piuttosto un riflessivo, e la forma che lei ha usato era quella di cortesia?
      Io ho sempre sentito dire, per l’impersonale: “non ci si prenda paura”.
      Mentre non ho mai sentito dire: “non prenda paura”.

      Forse è meglio non esagerare con il panettone 😀

      Buone feste e grazie ancora per l’aiuto!

    • #29708
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      Bacchettata sulle dita e in ginocchio sui ceci! 😀 Se scrivo “non si prenda paura” non mi sto rivolgendo ad alcuno in particolare (“si” impersonale); se mi fossi rivolto a te con il “lei” avrei scritto “non prenda paura”.

      Ma la forma base del verbo non è “prendersi paura”? Da cui si coniuga: “io mi prendo paura”, “tu ti prendi paura”. .. “(Lei) non si prenda paura”.
      Non mi pare che esista un “mi” o un “ti” impersonale.
      Non è piuttosto un riflessivo, e la forma che lei ha usato era quella di cortesia?
      Io ho sempre sentito dire, per l’impersonale: “non ci si prenda paura”.
      Mentre non ho mai sentito dire: “non prenda paura”.

      Forse è meglio non esagerare con il panettone 😀

      Buone feste e grazie ancora per l’aiuto!

      Non mi pare proprio. “Prendere paura” oppure “prendersi una bella paura”. La seconda non è un vero riflessivo ma una forma intensiva del genere di “mangiarsi una mela”.

      La locuzione “mi sono preso uno spavento” da sola non ha molto senso se non accompagnata da un aggettivo (bello spavento) o da una proposizione consecutiva (che mi si sono rizzati i capelli). Altrimenti è “ho preso spavento”.

      “Non ci si prenda paura” è analogo: il “ci” è l’aggiunta che serve per poter usare la forma intensiva. Nella frase originale ciò che segue “non si prenda paura” è un complemento di specificazione di “paura”.

      Obiezioni?

      Ciao
      Enrico

    • #29709
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      Ahn quindi intensivo non impersonale, comunque chieda a chi vuole, se a qualcuno, che vive nel 2008, viene detto o scritto: “non si prenda paura”, non penserà mai alla forma intensiva bensì che gli si stia dando del Lei.
      Saper usare la lingua vuol dire anche utilizzarla adeguatamente ai tempi odierni.

      Ancora grazie per avermi fatto apprendere un sfumatura della nostra lingua, anche se non la userò.

      Cordiali saluti
      😉

    • #29710
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      Ahn quindi intensivo non impersonale, comunque chieda a chi vuole, se a qualcuno, che vive nel 2008, viene detto o scritto: “non si prenda paura”, non penserà mai alla forma intensiva bensì che gli si stia dando del Lei.
      Saper usare la lingua vuol dire anche utilizzarla adeguatamente ai tempi odierni.

      Ancora grazie per avermi fatto apprendere un sfumatura della nostra lingua, anche se non la userò.

      🙄 Se continui a dare del lei smetto di risponderti. Se poi vuoi parlare e scrivere in italiano, meglio. Io vivo e parlo nel 2008 e se scrivo “non si prenda paura di …” sono certo che ogni persona di media cultura capisce che sto usando una forma impersonale. Parlare un italiano “adeguato ai tempi” non significa usare solecismi e linguaggio sciatto.

      Tommaso, che ne dici?

      Ciao
      Enrico

    • #29711
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      Buongiorno a tutti.
      Sopravvissuti alle pantagrueliche abbuffate natalizie?
      Vediamo di sgomberare il campo dai dubbi, per quello che riesco a fare in base alle mie competenze.

      Bacchettata sulle dita e in ginocchio sui ceci! 😀 Se scrivo “non si prenda paura” non mi sto rivolgendo ad alcuno in particolare (“si” impersonale); se mi fossi rivolto a te con il “lei” avrei scritto “non prenda paura”.

      Ma la forma base del verbo non è “prendersi paura”? Da cui si coniuga: “io mi prendo paura”, “tu ti prendi paura”. .. “(Lei) non si prenda paura”.
      Non mi pare che esista un “mi” o un “ti” impersonale.
      Non è piuttosto un riflessivo, e la forma che lei ha usato era quella di cortesia?
      Io ho sempre sentito dire, per l’impersonale: “non ci si prenda paura”.
      Mentre non ho mai sentito dire: “non prenda paura”.

      Forse è meglio non esagerare con il panettone 😀

      Buone feste e grazie ancora per l’aiuto!

      In italiano non esiste il verbo “prendersi paura”, ma esistono le forme “io mi prendo (una bella) paura, tu ti prendi (una bella) paura, lui/lei si prende (una bella) paura”, e via dicendo.
      Sembra proprio, per questioni che esulano da questa sede, che il modificatore (cioè l’aggettivo qualificativo “bello, -a”) sia necessario perché si possa coniugare QUESTA espressione.

      Come non esiste un “mi” o un “ti” impersonale (giusta l’asservazione di Giova), non vedo il motivo per cui debba esistere un “ci” impersonale: “mi”, “ti”, “ci” sono pronomi personali di I e II persona singolare e di I plurale accusativo o dativo (forse l’unica sede in italiano in cui sopravvive il sistema dei casi latini), e dunque complemento. La cosa più importante, però, è che grammaticalizzano il riferimento a una delle tre persone della comunicazione, per cui sono PERSONALI, e “ci” lo è tanto quanto “mi” e “ti”.

      Il pronome personale “mi” nella frase “mi sono preso un bello spavento, durante la tempesta”, si chiama in vari modi, a seconda dei manuali che si consultano. Io con i miei studenti uso l’etichetta di “dativo etico”, che è il medesimo della frase “adesso mi mangio un bel panino” citata da Enrico.
      In queste frasi, il pronome personale “mi” (ma sono ammessi pronomi anche di altre persone, purché al dativo), non fa altro che segnalare che il soggetto della frase partecipa in modo particolarmente intenso all’evento descritto dal predicato.
      Pensiamo alla frase “stammi bene”: che significato ha quel “mi” se non quello di “sta’ bene, ma ti prego di stare particolarmente bene perché IO tengo a te in modo speciale”?

      Direi, insomma che “prendersi paura” NON è un verbo riflessivo, mentre lo è “lavarsi”, e che “non si prenda paura” NON è la forma di cortesia della III persona singolare. La forma di cortesia, se Enrico avesse davvero voluto dare del lei a Giova, sarebbe stata “non prenda paura”. E non esistono altre varianti, garantito.

      Più interessante, invece, è l’osservazione di Giova “non ho mai sentito dire…”. Certo, molto spesso l’unico mezzo che abbiamo per stabilire se una cosa si può o non si può dire è affidarsi (riflessivo 😉 ) alla nostra competenza di parlanti nativi, competenza che trova nell’orecchio uno strumento potentissimo. Già alla scuola media, siamo talmente esperti di italiano (provate a pensare: conosciamo già tutta la grammatica della nostra lingua per il fatto di averla parlata per 11 anni, tanto che si potrebbe eliminare quasi del tutto dalle ore di lezione, per quello che mi riguarda) che dire “questo non si può dire perché non l’ho mai sentito” quasi sempre si rivela corretto.
      Quasi sempre, però. In questo caso, “non ci si prenda paura” per “non prenda paura” potrebbe essere dovuto alla particolare zona geografica in cui vive chi sente sempre quest’espressione. Ma qui entriamo nell’affascinante campo delle varietà della lingua: in italiano la diatopìa è molto marcata, per cui l’italiano regionale di Giova potrebbe conoscere solo questo modo di dire (il che NON è assolutamente un male, beninteso).

      Giova, poi, scrive:

      Ahn quindi intensivo non impersonale, comunque chieda a chi vuole, se a qualcuno, che vive nel 2008, viene detto o scritto: “non si prenda paura”, non penserà mai alla forma intensiva bensì che gli si stia dando del Lei.
      Saper usare la lingua vuol dire anche utilizzarla adeguatamente ai tempi odierni.

      Io vivo, parlo e scrivo nel 2008, e considero “non si prenda paura” un’espressione impersonale (anche se si potrebbe aprire una bella parentesi su questo “impersonale”; il pronome “si” è di III persona, dunque la persona ce l’ha!). Trovo poi, sinceramente, un po’ di confusione in quest’ultima citazione di Giova. 😉

      Per finire, e per spezzare una falange oplitica di lance in favore della nostra bella lingua: non maltrattiamola, e soprattutto cerchiamo di sciogliere i nostri dubbi (che sono tanti, e i miei più numerosi di quelli degli altri) affidandoci a chi ha pensato a noi prima che noi stessi ci pensassimo. Un buon dizionario e una buona grammatica descrittiva dovrebbero trovare posto sugli scaffali di ogni italiano.
      Quanto all’uso del linguaggio sciatto, dei solecismi, degli hapax e via dicendo: mi sembra che una delle linee di questo forum (e di Enrico in particolare, ma mi associo), sia quella di difendere l’italiano dall’invasione funesta di modi di scrivere altri, che suppliziano la nostra lingua al punto di snaturarla.
      Il mio consiglio, al di là di questa simpatica polemica su un “si” impersonale (che spero sia servita a qualcosa), è quello di cercare sempre di scrivere nel modo più CHIARO possibile, con le parole più semplici che si possono trovare. Postare le proprie richieste sul forum e ottenere una risposta concreta anziché “non ho capito, non sei chiaro, che cosa vorresti ottenere in definitiva”: questo è il risultato. E, naturalmente, senza devianze ortografiche, per carità! 👿

      Vi consiglio qualche lettura, ora:

      1. Claudio Marazzini, La lingua italiana, il Mulino.
      2. Tullio de Mauro, Guida all’uso delle parole, Editori Riuniti.

      Perdonate la lunghezza di questa risposta: nessuno ce l’ha con nessuno, e tutti otterremo sempre risposta, scrivendo qui. È questa la bellezza del forum! 😀

      Ciao
      Tommaso

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