Re: Bibliografia, formato autore-anno, edizione originale

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Riporto da “Come si fa una tesi di laurea di Eco”.

[Lo schema autore-anno] presuppone che la bibliografia finale sia costruita ponendo in evidenza il nome dell’autore e la data di pubblicazione della prima edizione del libro o dell’articolo.

[Lo schema autore-anno] funziona solo a certe condizioni:[…] che si tratti di una bibliografia moderna, o almeno degli ultimi due secoli […].

Quindi, per Eco, niente “Platone (2007)” o “Galileo (1991)”. Se accettiamo l’autorità di Eco, questo chiude la discussione. 😉

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Fra l’altro, il vantaggio dello schema autore-anno è di poter seguire la sequenza cronologica. Per esempio:

Il principio d’inerzia, parzialmente intuito da Galileo in [1590], venne formulato per la prima volta nelle opere della maturità dello scienziato pisano [1632, 1636], anche se non portato alle estreme conseguenze.

Appare chiaro (per uno studioso di Galileo) che la prima opera citata è il De motu, mentre le opere del 1632 e 1636 sono ovviamente il Dialogo e i Discorsi. Pensa invece a una cosa del tipo

Il principio d’inerzia, parzialmente intuito da Galileo in [2007], venne formulato per la prima volta nelle opere della maturità dello scienziato pisano [1995, 1982], anche se non portato alle estreme conseguenze.

Queste citazioni confondono, più che aiutare, e sono, a mio giudizio, inaccettabili. La tua idea che gli anni siano semplicemente delle etichette non mi convince, ma sia chiaro, questa è solo la mia opinione (beh, è l’idea di Eco, per la verità!).

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Non ho trovato affrontato, nell’opera di Eco, il problema della pagina. Supponiamo di voler citare gli Elementi di Bringhurst (tradotti in italiano nel 2001, ma la cui edizione originale in inglese è del 1992). Se decidiamo di seguire il suggerimento di Eco, nella bibliografia bisognerebbe scrivere un riferimento del tipo

BRINGHURST, Robert

1992 The Elements of Typographic Style, [qui ci vanno i dati dell’edizione originale inglese, che non ho sotto mano] (trad. it. Gli Elementi dello Stile Tipografico, Sylvestre Bonnard, Milano 2001).

Nel documento:

Nel capolavoro di Bringhurst [1992, pag. 10] si trova scritto che “è bene che chi modifica i margini sappia quello che fa”.

Ecco, nelle mie intenzioni, quel “pag. 10” si riferisce all’edizione italiana, ma un lettore potrebbe avere il dubbio (legittimo, secondo me) che ci si stia riferendo a quella originale. Questo problema l’ho sempre risolto “a chimera” (la data è quella dell’edizione originale, la pagina quella della versione consultata), ma non sono sicuro che si tratti di un metodo ineccepibile (non ho trovato un’auctoritas che ne faccia cenno).

Ciao,
L.

Con il tipo di prosa di cui hai fatto un esempio (il secondo) concordo con te che gli anni potrebbero confondere. Potrei anche accettare che casi del genere siano inaccettabili. Come vedi sono elastico 😉 In un testo di storia della fisica, per esempio, proprio perché è un testo di storia si dovrebbero consultare o almeno indicare le opere originali, come fai tu giustamente. E questo implica la seguente

Soluzione. Senza dover abbandonare lo schema autore-anno, bisogna inserire in bibliografia sempre almeno il titolo e la data dell’edizione originale.

In questo modo l’etichetta si riferisce sempre all’anno originale. Questo non è un problema per quanto riguarda le traduzioni. E non dovrebbe essere difficile, al giorno d’oggi, reperire titolo e anno di un testo straniero. Per i casi più difficili (testi antichi, ecc.) si possono usare le sigle oppure si possono citare i titoli. Ma credo che gestire tutto automaticamente sia impossibile.
Ti anticipo inoltre che sono riuscito a creare una nuova opzione per inserire le “ristampe” (il caso di Galiei, per capirsi) e un’altra per avere tutti i nomi dei curatori in bibliografia. Sto rivedendo la documentazione. Appena pronta mi faccio sentire.

Per quanto riguarda le pagine, non impazzirei: una breve spiegazione alla fine della prefazione toglie ogni dubbio.

Ciao
Ivan

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