Soluzione. Senza dover abbandonare lo schema autore-anno, bisogna inserire in bibliografia sempre almeno il titolo e la data dell’edizione originale.
Aggiungerei: “sempre che questa data sia disponibile”. Come ricordi tu stesso, infatti, esistono opere come il Timeo di Platone o le opere di Aristotele che non hanno una data di pubblicazione nota o definita. In questi casi, lo schema autore-anno purtroppo non si può usare, e bisogna ripiegare su un altro schema. Io questo al lettore lo direi.
Per quanto riguarda le pagine, non impazzirei: una breve spiegazione alla fine della prefazione toglie ogni dubbio.
Concordo con te che non sia una questione di vita o di morte! Il fatto è che non ricordo di aver mai letto note del genere, né ricordo di aver visto trattato il problema da qualche parte. Mi sono riletto le parti sullo schema autore-anno del libro di Eco, ma lì il problema non è affrontato. In mancanza di altre precisazioni, terrò buono il sistema “a chimera” -anno dell’edizione originale (quando disponibile), pagina dell’edizione moderna consultata- cui ero giunto in precedenza.
Grazie mille, mi hai aiutato a chiarire notevolmente la faccenda!
Ciao,
L.
Come già detto nell’altro topic metterò le indicazioni che mi hai consigliato.
Per quanto riguarda la questione delle pagine dell’edizione originale:
Il lettore potrebbe essere interessato a sapere dove si trova il passo citato nell’opera originale, perché in filosofia, ma non solo, i termini usati nella lingua originale sono pregnanti. Molte traduzioni di opere di Descartes, per esempio, rendono il latino mens con il francese esprit, che in italiano diventa mente, spirito o anche anima (Beh, qui anticipo una facile obiezione: Descartes era d’accordo con la traduzione mens=esprit, ma l’esempio regge comunque). Avere la possibilità di controllare i passi originali è una garanzia per il lettore oltre ad essere indice di rigore dell’autore, che dimostra così di aver controllato di persona le traduzioni che riporta. Nelle tesi triennali in filosofia in genere queste accortezze nemmeno si richiedono. Nelle tesi magistrali o in quelle di dottorato il riferimento ai testi originali è essenziale.
Io in genere sarei per riportare sempre i passi della traduzione (se disponibile; se non disponibile traducendo di propria mano) perché in questo modo la lettura da parte di un italiano è agevolata, ma mettendo sempre le pagine dell’edizione originale, per i motivi esposti sopra.
Mi fa piacere che la discussione sia stata utile
Ciao
Ivan