Re: Bibliografia, formato autore-anno, edizione originale

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Naturalmente, tutto questo in assenza di soluzioni migliori (se qualcuno le ha, è il benvenuto!).

La questione si risolve in base alle abitudini delle discipline storico-umansitiche. Del resto gli stili bibliografici sono frutto di tradizioni legate a campi disciplinari
(oppure sono imposti da editori o giornali scientifici).

Un’opera storica, o filologica o di storia della scienza rientra in quel campo di tradizioni che usa:
1. schema autore titolo
oppure
2. le sigle
È una questione di filologia delle varianti. Riguarda qualsiasi opera, non solo Platone o Aristotele. Lo si capisce meglio proprio con il caso di opere del Novecento: l’Ulisse di Joyce o La Recherche du Temps Perdu di Proust hanno delle edizioni originali. Ma a meno di ragioni particolari, nessun critico di Proust cita l’edizione originale di Du Coté de chez Swann uscita nel 1913, bensì l’edizione ritenuta più filologicamente corretta apparsa nella collana Pléiade di Gallimard negli anni ’80. Questo perché le edizioni filologicamente corrette sono ritenute superiori, in quanto correggono, emendano, ricostruiscono il testo originale che poteva essere errato, non corrispondere al manoscritto dell’autore, censurato ecc. Un’opera filologica di ricostruzione del testo ovviamente deve motivare tali scelte.
Per questo chi cita deve sempre dire da dove cita e l’anno di pubblicazione della sua edizione di riferimento è fondamentale! non va nascosto! ed è importante tanto quanto tutti gli altri dati di quella edizione presa come testo migliore da cui citare: quindi bisogna mettere in evidenza il critico che ha curato l’edizione ecc. Tutto ciò va spiegato in una avvertenza al etsto: perché bisogna dichiarere che cosa si usa come base del proprio discorso, esattamente come uno scienziato deve fornire tutti gli elementi per consentire la verifica tramite la ripetibilità del suo esperimento.
Anche perché non esiste “il” testo perfetto, ma edizioni perfezionabili. Pensate alla Divina Commedia, un esempio classico di questo discorso quando si parla di lavoro del filologo e di varianti.
Per tutte queste ragioni, l’uso dello schema autore anno non ha senso e infatti non viene usato in questi ambiti dove si usa la tradizione tipicamente umanistica (per es. stile MLA) dell’autore titolo.
L’unica alternativa è l’uso combinato di 2 distinte modalità a seconda di ciò che si cita seguendo quella che in bibliografia (intendo: la bibliografia come disciplina specifica) è la distinzione fondamentale tra:
a) letteratura primaria
b) letteratura secondaria.
Quindi:
1. se è letteratura secondaria, cioè il corpus di saggi critci, o storici su un argomento in genere apparsi a partire dal novecento, e per la quale non esiste una tradizione di testi con le loro varianti, si può usare lo schema autore anno
2. ma quando si citano le opere della letteratura primaria: per es. Galileo, ma anche Proust o Platone, si usano in genere le sigle, per 2 motivi:
a) la loro comodità (soprattutto una monografia critica su un autore, così è più pratico e non si fanno ripetizioni)
b) per mettere in rilievo che ci riferiamo a un testo assunto per convenzione come il testo migliore, più corretto. Quindi in un’avvertenza all’inizio del testo metteremo la legenda delle sigle.

pierfranco

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