Ciao Lorenzo,
intanto grazie per la risposta.
La tipografia è un’arte/scienza con secoli di storia alle spalle, affidarsi alle tradizioni per affrontare/risolvere alcuni “classici” problemi tipografici […] è […] auspicabile.
[…] documenti con una sitografia se ne vedono, al massimo, da qualche decennio: qui auctoritas non ce ne sono.
Certamente.
Che fare? Evidentemente citare un sito come “[GuIT, 2009]” non ha molto senso, ma non sono molto convinto dell’opportunità di un documento che abbia due stili bibliografici contemporaneamente.
Sono stato costretto ad usare lo stile natbib_ita per la bibliografia “classica” (e non posso certo lamentarmi, perché mi piace parecchio) e a formattare le citazioni in modo che risultino simili a [Rossi, 2009]; per il resto, ho dei siti web che posso inserire come voglio, ma come dici tu, [GuIT, 2009] non ha molto senso. Da qui il mio problema di adottare un secondo stile per la bibliografia secondaria.
Fose […] in un documento con la sitografia sarebbe meglio usare uno stile numerico (o, al limite, alfabetico).
Sono d’accordo con te. L’importante per me era non “perdere” natbib_ita dall’altra parte.
Ho consultato la documentazione del pacchetto multibib presso l’indirizzo http://www.cam.ctan.org/tex-archive/macros/latex/contrib/multibib/multibib.pdf; nel momento in cui l’ho letta, si trattava della versione 1.4 del pacchetto, del 10/12/2008.
Dalla lettura di questo documento, scopro che avere stili differenziati per diverse bibliografie nello stesso documento è effettivamente possibile. biblio.bib:
`@book{bringhurst:elementi,
author = {Bringhurst, Robert},
title = {Gli Elementi dello Stile Tipografico},
publisher = {Sylvestre Bonnard},
year = {2001, ed.~or.~1992},
address = {Milano}
}
@misc{guit,
title = {Gruppo Utilizzatori di {\TeX} e {\LaTeX}},
note = {\url{http://www.guit.sssup.it/}},
key = {Gruppo Utilizzatori di TeX e LaTeX}
}
`
tesi.tex:
`\documentclass[…]{book}
[…]
\usepackage{multibib}
\usepackage[…]{hyperref}
\newcommand{\webbibname}{Siti web consultati}
\newcites{web}{\webbibname}
\begin{document}
[…]
Citiamo un libro \cite{bringhurst:elementi} ed un sito \citeweb{guit}.
\cleardoublepage
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
\bibliographystyle{alpha}
\bibliography{biblio}
\cleardoublepage
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{\webbibname}
\bibliographystyleweb{plain}
\bibliographyweb{biblio}
\end{document}
`
la composizione:
`pdflatex tesi.tex
bibtex tesi
bibtex web
pdflatex tesi.tex
pdflatex tesi.tex
`
Tutto fila liscio. Adesso le cattive notizie. Sempre dal già citato documento:
Typographically, different bibliography styles are regarded as bad and therefore should be avoided in real documents.
Pur consapevole di questo fatto, ho provato a comporre il documento usando natbib_ita per la bibliografia principale e plain per quella secondaria, senza ottenere i risultati sperati. Perché? Sempre dallo stesso documento:
With natbib, you cannot use numerical and author-year reference schemes together. Typographically, this is regarded bad style anyway.
Ed ecco la conclusione: è possibile (per quanto vivamente sconsigliato) usare due stili diversi per le bibliografie, ma… non con natbib e derivati (sigh!), ed ecco perché sopra ho proposto l’esempietto con alpha.
Dal momento che la base di dati di tutte le bibliografie è archiviata nel medesimo file, è inoltre pericoloso usare comandi del tipo \nocite
Morale della favola? Che cosa farò alla fine? natbib_ita per la bibliografia classica, e (visto che non posso fare altro) nessun’altra bibliografia; gli indirizzi dei siti (sperando siano pochissimi) li inserirò direttamente nel testo.
Grazie mille e a presto!