Re: Le ragioni “logiche “dello stile alphabetic

#43345
Up
0
Down
::


Discussione troppo invitante…

Ciao a tutti.

“Gli stili bibliografici” sono un argomento vasto e complesso. A volte si sceglie uno stile invece di un altro perché così impongono le consuetudini dell’editore o i gusti del relatore, e gusti e consuetudini non si discutono.

Sul fatto che lo stile sia imposto dall’editore o dal relatore, nulla da ridire.
Ma chi l’ha detto che le consuetudini non si discutono? Forse lo si assume per consuetudine? Si possono discutere, eccome!

Supponiamo di scrivere un lavoro umanistico, e di non voler usare lo stile numeric.

Assumiamo di accettare il consiglio di Umberto Eco: lo stile autore-anno si usa solo se la bibliografia è moderna (quindi nessuna scrittura del tipo “(Platone, 2009)”).

Lo stesso Eco usa lo stile autore-anno in molti suoi libri, con bibliografia non necessariamente moderne (con opere senza data, Eco usa la forma “Pinco, s.d.”). Per quanto riguarda i classici della filosofia, come ho detto più volte, ci sono delle sigle consolidate. Per citare il Filebo, non si scrive “Platone, 2009”, ma semplicemente “Filebo“. Così se scrivo KrV, KpV e KU mi riferisco in tutto il mondo alle tre “critiche” di Kant. Poi si può o meno prevedere una sezione “Sigle” (in testi lunghi) o mettere l’indicazione della sigla nella prima occorrenza (articoli e testi brevi). Questa è la consuetudine negli scritti seri. Immagino che ci siano consuetudini analoghe nelle altre discipline umanistiche. Poi ci sono anche autori autorevoli che scrivono tranquillamente “(Platone, 2009)”. Ma questo un laureando non se lo può permettere, secondo alcuni.

Supponiamo ora di avere a che fare con una bibliografia in cui non tutte le opere hanno un autore o un anno di pubblicazione noto. Per esempio, abbiamo dei siti Internet, che spesso non hanno un autore definito e per i quali specificare l’anno non ha probabilmente molto senso. Oppure abbiamo a che fare con opere di filosofi dell’antichità classica (per cui non ha ovviamente senso parlare di “anno di pubblicazione”).

Premesso che in lavori umanistici è molto raro citare siti internet, va detto che sono veramente pochi i siti che possono essere citati in testi o tesi di qualità. Non permetterei mai di citare Wikipedia in una tesi. Se poi si deve citare qualche sito, lo si può fare in nota, eventualmente riportando alla fine del documento la lista dei siti consultati. Quindi si possono riportare i riferimenti direttamente nel testo con lo stile autore-anno e inserire qualche nota per eventuali siti internet. Lo schema autore-anno è fatto per le “opere” che hanno un autore e una data, più o meno certa. (Anche i testi “senza data” una data ce l’hanno; solo non la conosciamo.)

Lo stile alphabetic (io penso) ha il vantaggio di comunicare l’autore e l’anno di pubblicazione per le opere per cui questi dati si conoscono (per esempio, con “[Mor07]” capisco che l’opera è di Mori e che è del 2007), mentre comunica l’informazione saliente per le opere che non hanno un autore o per cui cnon si conosce l’anno di pubblicazione (per esempio con “[Wiki]” capisco che si sta parlando di Wikipedia).

Lo stile alphabetic, secondo me non ha alcun vantaggio rispetto al numeric. Se scrivo [Lob36] non è così chiaro che mi sto riferendo a Lobačevskij. Dovrei comunque controllarlo in bibliografia.

Dire la stessa cosa con un sistema autore-anno è impossibile (mi sbaglio)?

Per maggiori dettagli si vedano (Mori, 2007) e (Wikipedia).

perché quel (Wikipedia) tra parentesi può generare confusione.

Se è in nota non c’è problema:

\footnote{Per maggiori dettagli si vedano (Mori, 2007) e (Wikipedia).}

Se si usano i riferimenti nel corpo del testo:

Per maggiori dettagli si veda (Mori, 2007).\footnote{Il tema è trattato anche nella pagina web…ecc. ecc.}}

Spero che Enrico non mi cancelli 😥

Ciao
Ivan

Go to top