Re: Curiosità – Ringraziamenti tesi

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Non credo proprio. Semmai si potrebbe accettare la grafia senza nulla, visto che “po” non si confonde con niente (il nome proprio del fiume non ha rilevanza, è lo stesso che per le note musicali). Una grafia con accento e apostrofo è bislacca, non la prendo nemmeno in considerazione e metto il sito di quel “dizionario” nella lista nera. 🙂

L’accento non ci sta a fare niente. Quindi o niente, ma depreco, o apostrofo, come in altre apocopi sillabiche (mo’ to’). Certo, ci sono altri casi in cui invece si mette l’accento: fé, per esempio, che però è solo del linguaggio poetico; in piè l’accento ci va per la regola sui dittonghi che prevede l’accento in più, giù e già.

L’accento grafico è segnato nei dizionari e nelle grammatiche per indicare il timbro aperto o chiuso; il TDM indica quindi
pò’ sostantivo maschile invariabile , variante di poco
pò’ avverbio (BassoUso) variante di poi
Nel relativo inserto degli accenti scrive chiaramente che il troncamento di poco viene indicato con l’apostrofo (es. vuole un po’ di pane) e non con l’accento .
Da notare come le due voci abbiano il medesimo accento greve sulla o.
Il DevotoOli scrive in modo diverso:
po’

troncamento di poco e, più raramente, di poi (errato pò).
dove

è indica la pronuncia di po’.
TDM è più rigoroso: non è errato scrivere pò’ (lo ha scritto due volte nel suo dizionario)
ma ammissibile sono in un contesto grammaticale come forma sintetica per mostrare grafia e pronuncia. Infatti nell’esempio usa po’, perché il contesto non è già più quello grammaticale.
Il DO non si pone il problema perché separa grafia da pronuncia, ma è meno rigoroso quando dice “errato pò” e non distingue i casi.

Diversa questione per mo’/mo.
TDM:
mò avv. REgionale centromeridionale, adesso ora: mo vengo, mo basta..
mò’ s.m.inv OBsoleto modo, maniera

mó’ avv. variante di mo
Il DO riporta le stesse cose in modo più compatto:
mo ( o mo’) avv.
Ora, adesso, in questo istante oggi con pronuncia chiusa: mo che facciamo ?
mo’ (o mò) s.m.
Abbreviazione di modo a mo’ di

TDM è più preciso (mo ha pronuncia sia chiusa che aperta perché dipende dalla regione), mentre DO riporta in più che mò è variante di mo’ (TDM lo ritiene obsoleto
e quindi forse non è necessario indicare le eventuali varianti).

Comunque Tullio DeMauro è professore di Linguistica generale all’Università di Roma, il suo dizionario non si discute. La “notazione” scelta è quindi lecita: che piaccia o non piaccia al tipografo (digitale) che deve comporre il dizionario è irrilevante.

La mia osservazione parte da pò’: perché non
ammettiamo po,po’,pò e pò’ ? Non dico di estenderla e generalizzarla, al contrario:
sarebbe l’eccezione che conferma (e richiama) la regola sugli accenti dei monosillabi.
Soprattutto pò’ sarebbe una provocazione, anche se al giorno d’oggi, con l’immigrazione
dai paesi dell’est sulle lettere si vedono lettere accentate di tutti i tipi: vedi la Repubblica Ceca (e non parliamo del vietnamita..comunque anche senza andare tanto distante nella lingua veneta (o dialetto veneto, se la cosa disturba) bambino si scrive puteło (puteo, putelo,putel), dove la l-tagliata richiama la Polonia).

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