Re: Maiuscoletto con fontspec

#50695
samiel
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    `\begin{linenumbers}
    \resetlinenumber
    \dots le forme nella natura sono tanto varie, e per così dire tanto numerose
    le modificazioni dei concetti trascendentali universali della natura,
    lasciate indeterminate da quelle leggi che l'intelletto puro fornisce a priori
    queste ultime infatti non riguardano che la possibilità di una natura come
    oggetto dei sensi in generale), — da richiedere perciò leggi che, in quanto
    empiriche, possono essere contingenti dal punto di vista del nostro
    intelletto, ma che, per ricevere il nome di leggi (come è richiesto anche dal
    concetto di una natura), debbono venir considerate come necessarie a partire
    da un concetto (per quanto a noi sconosciuto) dell'unità del molteplice. —
    Il Giudizio riflettente, cui tocca risalire dal particolare della natura
    all'universale, ha dunque bisogno d'un principio che non può ricavare
    dall'esperienza, perché deve appunto fondare l'unità di tutti i princìpi
    empirici sotto princìpi anch'essi empirici, ma più elevati, e quindi la
    possibilità di una sistematica subordinazione di tali princìpi gli uni agli
    altri. Un tale principio trascendentale, il Giudizio riflettente può dunque
    darselo soltanto esso stesso come legge, senza prenderlo dall'esterno (perché
    allora si trasformerebbe in Giudizio determinante),
    né può prescriverlo alla natura, poiché la riflessione sulle leggi della natura
    si adegua alla natura, mentre quest'ultima non si adegua alle condizioni
    secondo le quali noi aspiriamo a formarci di essa un concetto che, rispetto
    a tali condizioni, è del tutto contingente.
    \end{linenumbers}`
    Qui la parola in rosso sporge un centimetro.

    `\begin{dblcolquote}
    \textbf{1–10.} La terza caratteristica del giudizio di gusto è la finalità,
    la quale tuttavia non si riferisce davvero a uno scopo che l'oggetto del
    gusto possederebbe, ma solo a una impressione che il soggetto percepisce senza
    poterla indicare con precisione. Essa cioè rimane una finalità indeterminata,
    a differenza di quella della ragione.

    \textbf{11–23.} Kant distingue la finalità oggettiva e quella soggettiva: la
    prima è la relazione di un oggetto col suo fine, stabilito mediante un
    concetto; si tratta della teleologia, dove il fine per cui la cosa è posta in
    essere è la sua stessa causa. La seconda consiste invece nell'accordo
    dell'oggetto con lo stato del soggetto: qui non ha alcun rilievo il fondamento
    dell'oggetto, la sua «reale» destinazione, ma solo quanto appare come
    destinazione al soggetto. Ad esempio, io posso compiacermi nel rilevare delle
    regolarità in un disegno o in un paesaggio, ma mi fermo alla constatazione
    pura e semplice di dette regolarità per trarne piacere, senza indagare come
    mai esse siano presenti; queste informazioni non servirebbero in ogni caso ad
    accrescere il mio piacere.`
    Qui invece una colonna viene divisa così:
    `11–23. Kant distingue la finalità
    oggettiva e quella soggettiva: la prima
    è la relazione di un oggetto col suo fine,`
    Ma, per dire, oggettiva poteva tranquillamente essere divisa
    e almeno”og” ci sta per non creare uno spazio vuoto vistoso.

    E infine il preambolo:
    `\documentclass[a4paper]{article}
    \usepackage{textcomp}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{fontspec}
    \setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{TeX Gyre Termes}
    \setsansfont[Scale=0.9,Ligatures=TeX]{TeX Gyre Adventor}
    \usepackage{microtype}
    \usepackage[right,modulo]{lineno}
    \usepackage[margin=10pt,skipabove=10pt,skipbelow=10pt]{mdframed}
    \usepackage{multicol}
    \newenvironment{dblcolquote}
    {\begin{multicols}{2}\sffamily\small\parskip=0pt}
    {\end{multicols}}
    \hyphenation{pu-ra-men-te,de-ter-mi-nan-te,Scho-pen-hau-er}
    \frenchspacing`

    M.

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