Fra l’altro, come si chiamerebbero quelle lettere parlando? “Sigma” e “Sigma variante”?
Direi «sigma» [σ] e «sigma lungo» [ς], in analogia con le coppie di varianti di posizione «esse» [s] e «esse lunga» [ſ], e «i» [i] e «i lungo» [j]. Vi farò sapere a breve.
No, ς è “sigma finale”. Fra l’altro le relazioni “s”/”s lunga” e “i”/”i lunga” sono molto diverse. La “s” e la “s lunga” sono varianti della stessa lettera e si usavano in posizioni diverse, in modo simile alla distinzione fra sigma e sigma finale in greco. La “i” e la “i lunga” non sono intercambiambili e infatti denotano suoni diversi in varie lingue. L’origine è controversa: c’è chi attribuisce la “j” a Pierre de la Ramée, chi a Giorgio Trissino, entrambi del sedicesimo secolo. È vero che qualcuno ha adoperato la “j” come “i” in posizione finale in italiano, è un uso scomparso da tempo; Pirandello la usava per indicare i plurali delle parole in “io” (principio, odio), dove altri scrivevano “î”. Grafie che stanno bene in uno scaffale alto dove non si abbia tanta voglia di andare a guardare. 🙂
In francese e in inglese era invece invalso l’uso di “y” per la “i” finale. In inglese è ancora così, in francese non si scrive più “Roy” da tempo a favore di “Roi”.
Ciao
Enrico