La sua osservazione è legittima, gentile Enrico, ma confonde prospettiva sincronica e diacronica: storicamente, l’i lungo «j» nasce come variante di posizione di «i» nei manoscritti altomedievali, per necessità distintiva, in quanto l’«i» (in principio solo «ı»), assorbito dalle «gambe» di m o n, confondeva «mi» e «ni» rispettivamente in «nn» e in «m».
Trovo anch’io molto interessante la disquisizione. Ho scritto quindicesimo invece che sedicesimo (l’ora tarda :().
È un problema di uovo e gallina decidere se la distinzione tra “s” finale e mediale nella scrittura in latino derivi dall’analoga in greco o viceversa, dal momento che il minuscolo nasce più o meno nello stesso periodo per entrambi gli alfabeti. Credo però che tutti gli studiosi siano concordi nel chiamare “sigma finale” la lettera in questione.
Le altre varianti di forma (rho, pi, phi, theta) non hanno nome, perché si tratta solo di modi diversi di realizzare una lettera, non usati mai assieme.
Ciao
Enrico