Re: Lettere greche minuscole: forme principali e varianti

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[R]icordo di avere avuto per le mani un testo del Trissino del 1525 dove la sua “ortografia” era usata alla grande, ma dove distingueva anche k da ch e i suoni “liquidi” della l e della n con digrafi particolari

Premettendo che non capisco che cosa lei intende per distinzione di «k da ch» e per «digrafi» (forse «digrammi»?), riconosco la mia ignoranza al riguardo, anche perché tali innovazioni non compaiono nella succitata Ɛpistola, nella quale anzi il Trissino —eludendo la necessità di distinguere l’esse sonora /z/ dall’esse sorda (o «non-sonora») /s/ (per le quali sarebbe tornata utile, perché no, la specializzazione dell’esse lunga «ſ»)— scrive:

…ma io hω lasciato questa differεntia, εt alcune altre da canto, per non εssere cωsa di molto momento; sapεndo anchora che così la trωppa diligεntia, come la pωca si suωle alcune vωlte biasmare.

E difatti nelle pubblicazioni della Sophonisba successive al ’24, non troviamo altre novità ortografiche di là dalle cinque lettere («ε», «ω», «j», «v», «ç») presentate a papa Clemente VII nell’Ɛpistola.

[T]rovo particolarmente adatto al nostro forum la frase francese che metti in calce ai tuoi messaggi. Forse andrebbe evidenziata maggiormente

Un corpo maggiore per una firma tanto lunga sarebbe ingiustificatamente ingombrante, e cadrei in contraddizione. 😉

La frase —per chi non l’avesse riconosciuta— è del tipografo Jan Tschichold, citata da Jean Méron nel saggio monografico «Les guillemets», seguita dall’altra celebre battuta: La typographie de la plupart des journaux est résolument arriérée. Elle est tellemente informe qu’elle détruit en germe le bon goût et l’empêche de s’éduquer.

Le altre varianti di forma (rho, pi, phi, theta) non hanno nome, perché si tratta solo di modi diversi di realizzare una lettera, non usati mai assieme.

Condinzione necessaria, ma non sufficiente, caro Enrico: anche il sigma lunato («ϲ»), che pure ha un nome «tutto suo», è una variante non concorrente.

P.S. Nel mio secondo intervento ho posposto un [sic] a «lettere», anziché a «Ɛpistola», come era mia intenzione, a rimarcare l’illogicità di un’e aperta «ε» fuori d’accento, che troviamo piú in là nel testo alla parola inεxpεrto (è invece pacifico che il tema radicale atono per variazione morfologica mantenga «ε» e «ω»; e.g., «εssεndo»). Qualcuno certo noterà che ci saremmo aspettati comunque la scrizione lεttere, essendo in questo vocabolo la e aperta, in toscano, almeno dal Quattrocento (attestazione esplicita di Leon Battista Alberti), per probabile attrazione di lètto, participio passato di lèggere (mentre nel resto dell’Italia mediana abbiamo da sempre léttera, regolare continuazione del lat. lĭttera). Il Trissino motiva la sua scelta con la preferibilità della dizione «cortigiana» rispetto alla «toscana», dalla quale però non si perita di attingere per altre voci.

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