Hai ragione! Grazie mille Lorenzo 🙂
I due punti prima del secondo uguale sono necessari, mentre ho preferito \ldots a \dots perché li scrive “a raso terra”.Non ho capito bene quale sia la differenza fra ” \ ” e ” \, “.
I puntini, in quel caso, stanno bene a mezza altezza; usa \dots sempre, è solo in casi particolari che occorre decidere per \ldots o \cdots. Il simbolo := è, secondo me, del tutto inutile; se però ti impongono di usarlo, pazienza. Meglio però scrivere
`\begin{split}
\phi &\hphantom{:}= […] \\
& := […]
\end{split}`
La differenza tra “\
Ti potrebbe venire molto utile la magia di Claudio Beccari:
`\newcommand*{\diff}{\mathop{}\!d}`
e scrivere così \diff x invece di dx; il vantaggio è che non occorre specificare spaziature che vengono automaticamente. Se poi il tuo scritto dovesse essere pubblicato da Bollati-Boringhieri che impone la “d” diritta, dovresti semplicemente trasformare la definizione di \diff in
`\newcommand*{\diff}{\mathop{}\!\mathrm{d}}`
Non è stupefacente? 🙂 Benvenuta!
Ciao
Enrico