Re: Gli elementi dello stile tipografico

#1214
OldClaudio
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    Io ho letto la versione in inglese; lo trovo un libro composto benissimo, ci mancherebbe altro; dove si dicono in modo semplici cose che noi comuni dilettanti conosciamo poco o non conosciamo per niente. Come al solito parla dei libri formati quasi esclusivamente di testo, come romanzi, saggi, e simili. Non palra di libri sicentifici, che trattino di filologia romanza o dei buchi neri non ha importanza; entrambe le discipline usano linguaggi di settore specializzatissimi, che richiedono l’uso di font particolari, costruzioni tipografiche a due dimensioni, e compagnia bella.

    Ora questo è il rammarico che ho sempre quando leggo questo genere di libri: Che cosa hanno i libri scientifici, di qualunque disciplina che usi notazioni o gerghi di settore. Sono condannati ad essere brutti?

    Prendiamo un esempio: se inserisco una formula fuori testo (in display) non posso permettermi di lasciare spazi sopra e sotto grandi quanto basta per far sì che la linea di base della formula sia esattamente sulla griglia che tutti i book designer vorrebbero rispettata con grande scrupolo; perché o sono spazi troppo piccoli e sono troppo grandi; in entrambi i casi perché una espressione matematica, anche semplice, ma non banale (per esempio contenente una radice quadrata), in verticale è più alta di una riga di testo. Perciò o si rimpicciolisce la formula (schifo) o si mettono sopra e sotto spazi tali da lasciare la formula sulla grigia, ma o metto spazi di una frazione di riga, e la formula risulta troppo appiccicata al testo circostante, o metto spazi di una riga e un po’ e questi sono troppo grandi, e la formula sta male perché troppo spaziata.

    Forse il problema è più facilmente solubile con gli inserti di figure o di tabelle, ma il problema resta. Poi c’è il problema degli spazi aggiuntivi fra capoversi per evitare le righe vedove e le righe orfane; entrambi questi tipi di righe sono brutti, ma sono brutti anche gli spazi fra i capoversi; soluzione” Cambiare il testo. Ma un testo scientifico non si può cambiare facilmente come un testo letterario, certe cose vanno dette in un certo modo e non esistono perifrazi corrispondenti; cert non tutto il linguaggio scientifico è così rigido, ma certo pone maggiori difficoltà.

    Concludendo: Bringhurst va letto, certamente va letto. Ma non bisogna essere troppo frustrati se poi non si riescono e seguire le sue indicazioni alla lettera, specialmente in quei settori che lui non tratta.

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