Gli elementi dello stile tipografico

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  • #1212
    ev
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      Ciao,

      Dato che non esiste un forum “Varie ed eventuali”, scrivo qui questo messaggio, anche se non ha nulla a che spartire con programmi ed ammennicoli vari.

      Nel vecchio forum avevo chiesto se qualcuno sapesse darmi notizie e pareri “di prima mano” sul libro Gli elementi dello stile tipografico, senza molto successo. Rinnovo ora la domanda: qualcuno possiede il libro in questione e potrebbe scrivermi (anche in privato) le sue impressioni?

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      • #1213
        Daniele
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          Rinnovo la richiesta. Sarei interessato anch’io ad acquistarlo, ma vorrei sapere cosa ne pensate voi.

          Ciao,
          Daniele

        • #1214
          OldClaudio
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            Io ho letto la versione in inglese; lo trovo un libro composto benissimo, ci mancherebbe altro; dove si dicono in modo semplici cose che noi comuni dilettanti conosciamo poco o non conosciamo per niente. Come al solito parla dei libri formati quasi esclusivamente di testo, come romanzi, saggi, e simili. Non palra di libri sicentifici, che trattino di filologia romanza o dei buchi neri non ha importanza; entrambe le discipline usano linguaggi di settore specializzatissimi, che richiedono l’uso di font particolari, costruzioni tipografiche a due dimensioni, e compagnia bella.

            Ora questo è il rammarico che ho sempre quando leggo questo genere di libri: Che cosa hanno i libri scientifici, di qualunque disciplina che usi notazioni o gerghi di settore. Sono condannati ad essere brutti?

            Prendiamo un esempio: se inserisco una formula fuori testo (in display) non posso permettermi di lasciare spazi sopra e sotto grandi quanto basta per far sì che la linea di base della formula sia esattamente sulla griglia che tutti i book designer vorrebbero rispettata con grande scrupolo; perché o sono spazi troppo piccoli e sono troppo grandi; in entrambi i casi perché una espressione matematica, anche semplice, ma non banale (per esempio contenente una radice quadrata), in verticale è più alta di una riga di testo. Perciò o si rimpicciolisce la formula (schifo) o si mettono sopra e sotto spazi tali da lasciare la formula sulla grigia, ma o metto spazi di una frazione di riga, e la formula risulta troppo appiccicata al testo circostante, o metto spazi di una riga e un po’ e questi sono troppo grandi, e la formula sta male perché troppo spaziata.

            Forse il problema è più facilmente solubile con gli inserti di figure o di tabelle, ma il problema resta. Poi c’è il problema degli spazi aggiuntivi fra capoversi per evitare le righe vedove e le righe orfane; entrambi questi tipi di righe sono brutti, ma sono brutti anche gli spazi fra i capoversi; soluzione” Cambiare il testo. Ma un testo scientifico non si può cambiare facilmente come un testo letterario, certe cose vanno dette in un certo modo e non esistono perifrazi corrispondenti; cert non tutto il linguaggio scientifico è così rigido, ma certo pone maggiori difficoltà.

            Concludendo: Bringhurst va letto, certamente va letto. Ma non bisogna essere troppo frustrati se poi non si riescono e seguire le sue indicazioni alla lettera, specialmente in quei settori che lui non tratta.

          • #1215
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            Daniele86″ post=64784Rinnovo la richiesta. Sarei interessato anch’io ad acquistarlo, ma vorrei sapere cosa ne pensate voi.

            Ciao,
            Daniele

            Acquistalo a scatola chiusa. Non ho letto la versione originale, ma quella italiana è un capolavoro. Come ho detto altre volte, si legge come un romanzo. a volte a anche meglio.
            Come dice Claudio, vi trovi esposti gli “elementi”. Chiaro che non sempre è possibile applicare quelle indicazioni. Un altro testo interessante sono i Principi fondamentali della tipografia di Stanley Morison. Questo è un saggio molto, molto breve ma ha il pregio, secondo me, di esporre veramente gli “elementi” della tipografia.

            Ciao
            Ivan

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