Re: classicthesis.cls

#66523
OldClaudio
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    Antonio, io sono della vecchia guardia; prima di usare qualche cosa leggo le istruzioni, per quanto noioso e deprimente possa essere. Quasi trent’anni fa ho letto tutto il mauale di Lamport prima ancora di installare il sistema TeX sul mio vecchissimo IBM AT; il primo esercizio che ho fatto è stato quello di mettere un filetto sotto alle testatine della classe book e di cambiare font per le testatine, su richiesta di una collega, ma di mio non avevo ancora composto nulla. Documentazione sulle classi nessuna; solo lettura del codice di LaTeX209 e di book.sty. Nessuna idea di quel fosse il linguaggio di di quale fosse la sua sintassi.

    Ho scritto diverse classi prima di dedicarmi allo studio delle classi personalizzabili, quelle di Markus Kohm e quella di Peter Wilson. Quest’ultima mi è piaciuta subito leggendo la documentazione; le classi KoMa mi hanno deluso un po’ a causa della documentazione scritta male e documentata con un layout penoso da parte di Kohm; per capire tante cose ho dovuto leggere il codice. altrimenti dalla documentazione non riuscivo a cavare un ragno dal buco.

    Ora, come ho detto, la classe memoir ha un difetto apparentemente non correggibile; mi sono rivolto al nuovo curatore Lars Madsen, ma ho trovato poca comprensione, per non dire che mi ha silenziosamente scaricato. Ovviamente nella cooperazione su base volontaristica non puoi pretendere da nessuno che faccia qualcosa che ti farebbe comodo, quindi non ce l’ho con Madsen, ma mi stupisco che non capisca il problema o non ne voglia sentir parlare. Il problema è la generazione sincrona degli indici analitici che per me sono molto importanti, anche se fino a qualche anno fa non mi servivo del macchinario distribuito con il sistema TeX. Non avevo voglia di studiarmi i file .ist e la documentazione era scarsa; quindi me ero scritto un programma in Fortran ( 😯 ) che mi leggeva il file (uno solo) .idx e me lo trasformava nel file ordinato e strutturato .ind, non molto diversamente da come l’avrebbe fatto makeindex con un opportuno file .idx; questo avveniva verso la fine degli anni ’80; funzionava, e per me stava bene così. L’abitudine è una cosa a cui non bisognerebbe abituarsi mai 😉 Parafrasando il titolo di un libro, che vorrei che fosse letto di più, direi “Sono abitudinario, ma sto cercando di smettere” (il titolo del libro al posto di abitudinario dice “razzista”).

    Venendo al tuo caso, io farei una serie di file .def o .sty da immettere nel flusso della classe e sulla base di opzioni con la sintassi key=value, scegliere tutte le impostazioni con comandi del tipo, per esempio, stile=Bringhurst, e ti viene fuori il layout di Bringhurst; oppure stile=classicthesis, e ti viene fuori lo stile di classicthesis, senza bisogno di dare quella miriade di opzioni; magari alcune opzioni potrebbero essere paperformat=a5, ma non mi preoccuperei di cose come noenddot che hanno significato solo per i tedeschi che usano il punto dopo un numero scritto in cifre per leggerlo come ordinale, invece che come cardinale.

    Sto scrivendo una classe di cui, spero si parlerà molto nel Gruppo e forse anche nel forum; la prima versione l’ho scritta basandomi su memoir, poi alcune persone coinvolte mi hanno chiesto che si potessero file più indici analitici; ecco che è rispuntato fuori il solito problema; ho riscritto la classe con book e ho messo le due versioni dentro lo stesso file di classe che grazie ad una pozione permette al compositore di scegliere memoir o book; entrambe le varianti possono venire compilate con pdfLaTeX o XeLaTeX, ma le personalizzazioni sono modestissime, praticamente vietate. Se dovessi implementare una vera classe personalizzabile alla grande mi appoggerei su memoir, non avrei dubbi.

    Il manuale di memoir potrebbe far tremare le vene e i polsi, ma è fatto talmente bene che se uno non trova quel che cerca nell’indice generale o nell’indice analitico, basta che cerchi la parola con le funzionalità del reader PDF (tutti hanno questo genere di funzionalità) e trova i 30 posti in cui compare quella parola o frase e poi è facile selezionare quella che interessa veramente; molto più facile che disporre della versione cartacea (stampare fronte retro un malloppo da 587 pagine richiede un mucchio di carta comunque e non è altrettanto comodo). La documentazione è in inglese? che differenza fa? quando si decide di usare il sistema TeX bisogna sapere che qualche rudimento di inglese ci vuole, puoi con il tempo i termini tecnici si imparano e il tutto diventa abbastanza facile.
    L’arte è certamente interessante ma non fa riferimento a classicthesis o a memoir o a book o a qualche altra classe; sì, si appoggia alle classi standard, ma per ottenere personalizzazioni di qualunque genere indica i pacchetti appositi. Per un principiante è sicuramente la via più facile rispetto a specificare una miriade di opzioni criptiche come quelle che hai indicato nel tuo esempio.

    Pensaci e, se vuoi una mano, io ci sono, ma non sono tanto disponibile a studiare il codice di classicthesis per modificare direttamente il codice di quel pacchetto.

    Ciao
    Claudio

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