peppo” post=65695
Comunque, ritornando in tema, forse quello che manca all’utilizzatore viziato, si sto pensando a me, è il vero gusto nello scegliere fonts, gabbia e personalizzazioni varie a seconda della circostanza.
Francamente io uso le classi standard (report, article e talvolta i loro analoghi KOMA), senza personalizzazioni, se devo scrivere una breve relazione tecnica. Per le tesi (pluralis maiestatis ? 😀 ) scrivo con classicthesis ed arsclassica, anche qui senza modifiche (proverò con la nuova gabbia), per quest’ultima scelta anche io mi ero domandato se lo stile non fosse troppo opulento però, essendo sia bello sia pronto, l’ho impiegato con soddisfazione (consigliandolo pure).
Per arrivare al dunque, servirebbe qualche direttiva, qualche manualetto ben fatto, magari prodotto e distribuito dal GUIT, per formare il gusto prima ancora delle capacità tecniche degli utilizzatori; senza si corre il rischio di avere documenti da un lato tutti simili e monotoni, dall’altro di avere un guazzabuglio di elementi belli ma che cozzano tra di loro. Un’eventualità meno estrema è quella che, a dire di Ivan, si usa uno stile armonioso ma che stona con il contesto per il quale viene utilizzato. Sono tre situazioni diverse ma, credo, la cui origine è comune.
Anche sul forum ho cosigliato spesso di leggere il documento memdesign.pdf (texdoc memdesign).
Non è la documentazione per la classe emmoir, ma è sostanzialmente un bignamino di tipografia dove il tipografo Peter Williams racconta a noi dilettanti le prime nozioni di book design e di tipografia. Poi si può approfondire su altri testi italiani e inglesi (vedi bibliografia di Guida GuIT).
Ma il punto è che studiare la teoria è una cosa che oggi non va di moda, disabituati come siamo al metodo empirico che ci offrono programmi interattivi come Word di Microsoft o Writer di OpenOffice o di LibreOffice.
Inoltre i testi di teoria snobbano la “letteratura tecnica” per cui non si troveranno mai indicazioni serie per disegnare correttamente libri e rapporti tecnici, proposal, norme, e simili, né per scegliere i font più adatti, salvo raccomandare l’uso di font graziati per testi da leggere con continuità, né per comporre la matematica in modo elegante oltre che corretto (le norme ISO UNI, che cito spesso, danno indicazioni solo per la correttezza, non per l’eleganza).
Quindi vedi che un manualetto, come quello che ti piacerebbe fosse disponibile, sarebbe impossibile da scrivere. Oppure diventerebbe un libro di 700 e più pagine come la versione stampata della Guida GuIT, o come la versione che forse sarà stampata della “Guida GuIT XeLaTeX” che ora già supera le 900 pagine e non è finita 🙁
Addio manualetto, …:neutral: