Re: Libri tradotti: nell’originale ci vanno tutti i campi?

#68810
lorenzo.pantieri
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    dianoia” post=68001Mi permetto di controbattere, per quanto forse in ot, davvero non per amor di polemica ma per passione ed interesse!

    Si tratta di un tema enormemente interessante.

    Per me entrambe le posizioni (di Ivan e di Pietro) sono accettabili: l’importante, quando si cita una fonte consultata in traduzione, è dire qual è l’originale e quale edizione si è consultata. Entrambe le soluzioni lo fanno, con pro e contro. La soluzione di Pietro ha il vantaggio di poter essere usata con lo stile autore-anno, e lo svantaggio di non avere in bibliografia gli “autori veri” (Aristotele), ma solo i curatori. La soluzione di Ivan viceversa.

    Ciò detto, se dovessi citare il De anima di Aristotele, propenderei per la soluzione di Ivan:

    Aristotele, De anima; trad. it. L’anima, Introduzione, traduzione, note e apparati di Giancarlo Movia, Bompiani, Milano 2003.

    Così si attribuisce giustamente la paternità dell’opera ad Aristotele, che ne è il “vero” autore. Movia non è l’autore del De anima, ma il traduttore/curatore, sempre tenuto conto che, per le ragioni espresse da Pietro, il lavoro di “cura” è massiccio (molto più significativo che per un testo moderno). Quindi bisogna mettere in conto che il De anima (di Aristotele) curato da Movia potrà in alcuni punti essere significativamente diverso dal De anima curato da un altro filologo. Con questa soluzione, dicevo, non si può però usare il sistema autore-anno, ma occorre ripiegare su stili meno efficienti (ma comunque validi: philosophy-classic, per esempio).

    Due annotazioni.

    1.Gli stili di Ivan sono fantastici. Trovo però che abbiano una lacuna: non c’è un modo facile per citare una fonte tradotta in una lingua diversa dall’italiano (diciamo, un testo arabo o russo o cinese che si è consultato in inglese). Non mi sembra un problema così peregrino: ho visto che esistono moltissime opere scritte in lingue “difficili” (arabo, russo, cinese…) per cui esiste solo una traduzione in inglese, ma non nelle altre lingue (italiano compreso). Ciò non stupisce: l’italiano è una lingua di nicchia (a braccio, direi che è parlata dallo 0,01% della popolazione mondiale), l’inglese (conosciuta dal 20% della popolazione mondiale) è oggi la lingua della scienza, della tecnica e della cultura. Spero che Ivan vorrà rimediare!

    2. Non mi dispiacerebbe che, come altre volte accaduto sul forum, qualche umanista si incaricasse di scrivere un succoso articolo sui “problemi bibliografici”, sulle soluzioni possibili e su come LaTeX può aiutare a metterle in atto.

    A presto,
    L.

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