Le norme ISO che regolano la scrittura delle “formule” delle scienze applicate dettano norme anche sui pedici; essi sono sempre delle apposizioni (delle specie di aggettivi qualificativi) che specificano, qualificano, il significato delle variabile o la classificano come una entità soggetta ad un’altra variabile:
Vi rappresenta, per esempio, l’i-esima tensione, e Vi rappresenta la tensione di ingresso.
In sostanza la differenza sta fra l’usare il font per le variabili, o il font per i “nomi”.
Con la chimica si presentano però dei problemi, perché le formule chimiche devono contenere i simboli degli atomi in tondo e non in corsivo; Quindi come si fa a distinguere una concentrazione di una sostanza da una apposizione, se entrambe vengono scritte in tondo?
Secondo me il problema è più teorico che pratico, mentre i pedici grandi sono brutti in assoluto; il contesto permette sicuramente di evitare confusioni fra CNaOH e SN2 o SE: in primis perché si usa una lettera diversa per indicare la concentrazione o la sostituzione, poi perché la S NON è in tondo, e infine perché SN non si può confondere con lo “zolfo dell’azoto” o lo “zolfo relativo all’azoto”, che, almeno per me, sono espressioni prive di senso.