La cosa che mi piace di circuitikz è che è possibile disegnare un circuito specificando esplicitamente pochissime coordinate assolute. Nel seguente codice
`\begin{circuitikz}
\draw
(0,0) node [op amp, anchor=-] (op1) {}
(op1.-) to [C,l_=$C_1$] ++(-2,0) to [R,l_=$R_1$,-o] ++(-2,0)
(op1.-) -| ++(0,1.5) to [R, l^=$R_2$] ++(2,0) -| (op1.out)
(op1.out) to [short, -o] ++(1,0)
($(op1.-) – (4,0)$) to [open, v_<=$V_\mathrm{in}$] ++(0,-2)
($(op1.out) + (1,0)$) to [open, v^<=$V_\mathrm{out}$] ++(0,-1.5)
to [short,o-] ($(op1.+) - (0,1)$) node[shape=coordinate] (A) {}
(A) to[short,-o] ++(-4,0)
(A) -- ++(0,-0.5) node[ground] {}
(A) to (op1.+)
;
\end{circuitikz}`ho riprodotto più o meno lo stesso circuito di cfiandra (partendo dal codice di Liverpool) ma specificando esplicitamente una sola coordinata assoluta, quella dell'OpAmp, tutte le altre sono coordinate relative ad altri punti. Al contrario nel codice di cfiandra ho contato 22 coordinate assolute, l'utente deve farsi un po' di conti prima di ottenere un buon risultato, usando le coordinate relative si risparmia parecchio tempo.
Il mio codice è sicuramente perfezionabile, la resistenza di reazione non è "centrata", ho dovuto specificare un nodo (ho provato in tutti i modi a evitarlo ma non ce l'ho fatta), ma in compenso evito il \let di Liverpool (però non è che si guadagni molto). Volevo solo dare un'idea delle potenzialità di questo pacchetto evitando di inserire tutte le coordinate assolute, caratteristica che naturalmente eredita da Tikz