Re: Sei proprio il mio typo

#75808
OldClaudio
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    Mi piace di più il primo link; contiene qualche errore, ma sostanzialmente è corretto.

    In entrambi i link si parla di valigetta; il diminutivo mi dice che o io non ho mai comprato una set di caratteri in metallo (il che è vero) o che parla di valigetta non ha mai visto quanto sia grande una cassa da tipografia a caratteri mobili; anche togliendo il mobile che contiene le casettine disposte in un certo modo, l’insieme dei caratteri di una polizza (contratto di acquisto di un dato bene che specifica le quantità di oggetti che il venditore vende al compratore e la quantità di denaro che il compratore versa al venditore) forse non è così voluminoso, ma certamante è cosi pesante che una valigetta non è certo sufficiente per trasportarl (l’insieme) tutto in un pacco da valigia.

    Il punto sottile, se volgiamo, non è il francese la fonte all’origine dl tutto; perché, sempre se vogliamo, quel francesismo è entrato in Italia quando l’arte tipografica italiana si è temporaneamente uniformata a quella francese e questo è durato almeno fino all’inizio del triste ventennio. Il punto sottile è dato dal fatto che l’informatica, assai prima che la Apple mettesse fuori il suo primo storico calcolatore, la tipografia aveva abbandonato la tipografia in caratteri metallici (a mano, monotype, linotype, ecc.) ed è passata alla fotoincisione e all’offset; per questo sistema di stampa non si usavano più i caratteri fusi singolarmente o in righe, ma si usavano delle pellicole riportanti i disegni dei segni che potevano essere replicati un numero infinito di volte; non si poteva parlare più di polizze, perché la collezioni di segni di una dato corpo, serie e forma non era più frutto di una compravendita di un certo numero di esemplari, ma era affidata alla compravendita di un disco di metacrilato (o altro supporto trasprente) adatto per proiettare i disegni dei singoli glifi sulla superficie fotosensibile delle lastre di zinco da passare successivamente al laboratorio di incisione, dove la “foto” dei segni veniva sviluppata e la zona trattata in questo modo poteva poi ricevere l’inchiostratura e quindi usata per la planografia offset.

    Allora la collezione di segni era diventato un oggetto più o meno immateriale non esisteva più la polizza, non esisteva più il grosso e pesante pacco con le migliaia di pezzettini fusi; non esistevano più quelle macchine ingegnosissime con le quali venivano fusi i caratteri singoli o le linee intere di stampa delle monotype e linotype.

    La parola font, arrivata con la tecnica della fotoincisione e poi con l’informatica non poteva essere tradotta polizza (come hanno conservato in francesi, che per altro hanno rifiutato il byte e usano l’ottetto, il file e usano il fichier, il record e la fiche, il computer e l’ordinateur, e via di questo passo — alcune delle loro traduzioni o dei loro neologismi sono molto esatti mentre altri sono decisamante riduttivi o , mi si consenta, ridicoli).

    In italiano il traduttore ha lasciato font e ha fatto benissimo, come ha lascito byte, file, record, eccetera. avrebbe potuto usare la prola calcolatore o elaboratore al posto di computer, e avrebbe forse potuto inventare una nuova sigla al posto di PC, che oggi identifichiamo solo col senso riduttivo di un elaboratore da tavolo o portatile con sistema operativo della MS. Guai a chiamre PC una Lin:shock: ux box o un Mac.

    Ma il genere grammaticale che in inglese è neutro, in italiano non può essere neutro, perché non esiste nella nostra lingua. Il femminile? perché dovrebbe usarsi il femminile? solo perché in francese è femminile? ma in francese sono femminili nomi che in italiano sono maschili: la douleur, la couleur, eccetera. Non mi sembra un buon motivo. Perché la polizza è femminile? ma la polizza non esiste più e non è il font.

    Semplicemente usiamo prevalentemente il maschile perché così facciamo seguendo la regola di attribuire il genere grammaticale a forestierismi entrati nell’uso corrente a seconda del genere grammaticale che una possibile traduzione avrebbe; Ora siccome font non è sinonimo di polizza, allora la traduzione sta per carattere, oppure insieme di caratteri, o stile dei caratteri, certamente maschile. Perché allora diciamo “la directory”? perché sbagliamo ancora, pensando che una traduzione potrebbe essere lista, ma in inglese lista si chiama list e directory significa elenco (teplephone directory = elenco telefonico) oppure cartella, ma cartella in inglese si chiama folder, non directory.

    Insomma, io resto del mio parere di conservare il maschile sia per font sia per directory. Ma non mi scaglio contro nessuno che usi il femminile né mi affinaco ai puristi che vorrebbero usare sempre le traduzioni dei termini tecnici spesso intraducibili oppure facilmente italianizzabili; il transitore è semplice, ma che cosa facciamo con il klystron?

    Ciao a tutti
    Claudio

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