Il pacchetto afterpage risolve diversi problemi durante la lavorazione del documento, ma alla fine, quando si fanno gli ultimi aggiustamenti quasi tutti gli \afterpage{…} vanno eliminati.
Una soluzione funzionante è quella di mettere diverse figure o grafici con le rispettive didascalie nello stesso ambiente flottante, così:
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\begin{figure}[p]
\centering
\includegraphics[…]{prima figura}
\ca[tion{…}\label{…}
\vspace{\baselineskip}
\includegraphics[…]{seconda figura}
\caption{…}\label{…}
\vspace{\baselineskip}
\includegraphics[…]{terza figura}
\caption{…}\label{…}
\end{figure}
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Seguendo la stessa linea di pensiero, dentro ad un unico ambiente figure si può mettere qualunque cosa, per esempio una minipage con giustezza pari a \textwidth, ma di cui si specifichi l’altezza (\textheight meno un paio di righe), dentro alla quale sistemare altre minipage allineate in orizzontale o sistemate in verticale, ognuna con la sua figura e la sua didascalia. se le figure non sono tanto grandi con questo metodo si possono stivare nella stessa pagina un numero non trascurabile di figure. Le minipage si ottengono o con l’ambiente minipage o con il comando \parbox; se non hai mai visto come si specifichi l’altezza, puoi vedere suilla GuidaGuIT qui sopra nella documentazione.
Nota che si potrebbe usare anche il pacchetto caption che definisce un ambiente subfigure per sistemare assieme diverse figurine, ma questa strada va bene solo se le figure sono correlate l’una con l’altra, perché poi esiste una didascalia generale e tante didascalie particolari che hanno lo stesso numero della didascalia generale seguito da una lettera. Il risultato finale può anche sembrare simile, ma il concetto è che le “sottofigure” sono parti di un discorso grafico comune.