Re: Parentesi graffe tratteggiate

#79993
OldClaudio
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    lorenzo.pantieri” post=79662

    ARTELATEX:
    Per i sistemi di equazioni è conveniente definire un apportuno ambiente nel preambolo:
    \newenvironment{sistema}%
    {\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
    {\end{array}\right.}

    Non uso cases perché su artelatex dice così, mi sono semplicemente rifatta al manuale…

    Il motivo per cui non consigliamo cases per i sistemi è essenzialmente perché l’ambiente è progettato per altro, come dice il nome. Ma ora che mi ci fai pensare, usare cases è la cosa più spiccia.

    Sai, Lorenzo, questo dettaglio di sconsigliare cases e di usare l’accrocchio con array mi era sfuggito; è vero che il risultato finale è sostanzialmente lo stesso, ma questo suggerimento dato ai lettori dell’Arte stride fortemente con la tua “scelta” di non usare accrocchi, tipo l’uso di scatole, di minipage, e simili. L’ambiente cases fa di più di array, perché consente di scrivere qualcosa nella seconda colonna, ma lo si può benissimo usare per un sistema essendo sufficiente non scrivere nulla nella seconda colonna. Il pacchetto amsmath fa tutto da solo e bene, nel senso che mette la graffa di sinistra alla distanza giusta, senza bisogno di ricorrere alle @-espressioni ai due estremi della riga modello dell’array. L’ambiente cases ha il vantaggio di non richiedere all’utente di definirsi l’ambiente sistema; non è una cosa difficile, ma se si può evitare, l’operazione rientra perfettamente nel tuo approccio dell’Arte: niente trucchi e niente accrocchi, ma pacchetti che fanno quello che desidera e di solito lo fanno molto bene.

    Personalmente ritengo che usare l’ambiente sistema o l’ambiente cases possa essere accettabile per un sistema di due o tre righe al massimo; altrimenti l’oggetto diventa troppo grande; in genere io preferisco subequations, senza graffa a sinistra e con le equazioni numerate, con la possibilità di spezzare il sistema a fondo pagina nel caso che, per metterlo in un’unica pagina, LaTeX lasci la pagina precedente malamente spaziata oppure mozza. Ma questa è una questione di gusti, ovviamente, che va risolta caso per caso.

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