OldClaudio” post=79665
Sai, Lorenzo, questo dettaglio di sconsigliare cases e di usare l’accrocchio con array mi era sfuggito; è vero che il risultato finale è sostanzialmente lo stesso, ma questo suggerimento dato ai lettori dell’Arte stride fortemente con la tua “scelta” di non usare accrocchi, tipo l’uso di scatole, di minipage, e simili. L’ambiente cases fa di più di array, perché consente di scrivere qualcosa nella seconda colonna, ma lo si può benissimo usare per un sistema essendo sufficiente non scrivere nulla nella seconda colonna. Il pacchetto amsmath fa tutto da solo e bene, nel senso che mette la graffa di sinistra alla distanza giusta, senza bisogno di ricorrere alle @-espressioni ai due estremi della riga modello dell’array. L’ambiente cases ha il vantaggio di non richiedere all’utente di definirsi l’ambiente sistema; non è una cosa difficile, ma se si può evitare, l’operazione rientra perfettamente nel tuo approccio dell’Arte: niente trucchi e niente accrocchi, ma pacchetti che fanno quello che desidera e di solito lo fanno molto bene.
A volte i miei criteri di precisione e coerenza sono più severi di quelli dei programmatori di LaTeX: usare un ambiente che si chiama cases (ovvero pensato per fare scelte) per comporre un sistema (dove non si sceglie assolutamente nulla, ma anzi in cui le equazioni devono essere tutte soddisfatte) non mi piaceva. In un mondo ideale, mi piacerebbe che amsmath definisse un ambiente system per i sistemi, che però non c’è.
Alla fine, il male minore è fare come dici tu: lasciamo perdere l’ambiente ad hoc “sistema” e facciamo tutto con cases.
L’ambiente “cases” si può usare anche per i sistemi:
`
\[
\begin{cases}
x+y+z=0 \\
2x-y=1 \\
y-4z=-3
\end{cases}
\]
`
Riguardo alla faccenda delle graffe spezzettate, direi che non è il caso di aggiungere nulla: in fondo, una graffa non è altro che un particolare glifo.
Ciao,
L.