A parte usare pregiudizialmente pdflatex oppure xelatex, bisogna dire che rispetto a pdflatex è molto più agile con i font.
Tu hai tribolato non poco per spezzare i tuoi Garamaond in file parziali, nel generare i font virtualii, nel creare le mappe, nel configurare il sistema per poter far vedere e trovare questi ofnt a pdflatex; ma come sappiamo dall’altro filone, hai installato i font latini, ma non siamo riusciti a trovare un modo pratico per installare quelli greci; le istruzioni ci sono ma i file che bisogna creare sono troppo complicati da mettere insieme.
Verissimo; tuttavia usando direttamente gli .otf con XeLaTeX riesco ad accedere anche ai caratteri greci
del GaramondPremierPro (che ha pure un proprio cirillico). Il che rende particolarmente omogenera la resa tipografica.
3) Linux; uso talmente poco la macchina virtuale Ubuntu che ho a disposizione che non mi preoccupo più di tanto; tuttavia la guida di Enrico parla esplicitamente fc-cache. La via di Doc di copiare i font nella cartella nascosta ~/.fonts/ è decisamente astuta, ma bisogna essere abbastanza pratici di Linux per sapere che esistono le cartelle nascoste e che per quanto riguarda i font sono la soluzione più semplice e duratura. Probabilmente funziona anche su Mac, visto che è un sistema *NIX, ma visto che Mac dispone di altri strumenti, non è necessario provare questa strada.
Di fc-cache parla la guida di Enrico come pure la guida ufficiale di TexLive in un paragrafo che ho riportato sopra.
Ribadisco quando dicevo nell’altro post: non riesco a capire perché fc-cache sia pure lanciato con la specifica
di creare il database dei font di una determinata directory, nella fattispecie quello locale del mio utente,
di fatto non produca alcun risultato. Certo, modificando /usr/local/texlive/texmf-local/web2c/updmap.cfg
come suggeriva DOc qualche risultato si ottiene, ma stranamente parziale. Ma continuo a non capire
che senso abbia allora indicare una directory specifica a fc-cache. Il file di database viene creato in
~/Fontconfig, ma non influenza XeLaTeX nel trovare i font contenuti in locale. Per cui, se non risolvo,
la via di DOC almeno pragmaticamente è la migliore.
I dettagli del mio tentativo stanno in http://www.guitex.org/home/it/forum/5-tex-e-latex/83326-da-otf-a-afm-e-pfb?limit=15&start=15#83433
3) Linux; non sono al corrente dell’esistenza di una applicazione interattiva come quela disponibile sul Mac; male indicazioni date da Doc, per usare i driver giusti che interagiscano con il sistema, non solo con il particolare editor o il particolare programma che si sta usando. Una serie di combinazioni di tasti è in sostanza molto simile alla translitterazione LGR, altre translitterazioni possono far riferimento alla tastiera greca “ufficiale”; altre alla translitterazioni Ibicus o alla BETA. Uno usa poi quella che preferisce.
Su Linux le strade differiscono a seconda dell’editor. Non sono esperto di Emacs, ma con Vim si riesce
tranquillamente a scrivere in greco (come pure in ebraico) modificando la tastiera con una combinazione a piacere
di tasti grazie alle mappature proprie dello stesso Vim, cioè senza andare a toccare il sistema.
Con Kate invece è necessario installare la localizzazione greca per l’intero sistema e quindi usare le combinazioni
presenti nella pagina linkata sopra da Doc. Peccato che le combinazioni di Kate risultino meno intuitive
e immediate di quelle consentite da Vim.
Se a qualcuno interessa, posso fornire una breve descrizione della procedura per scrivere in greco (ed ebraico) con Vim.
Merita però una raccomandazione; pdflatex e xelatex differiscono nel trattamento delle lingue e dei font; per il resto passare dall’uno all’altro non è un problema. Solo pochi pacchetti funzionano solo con pdflatex e altri solo con xelatex
E la vecchia storia di microtype? Arduo averlo abilitato per XeLaTeX? Ce n’era una versione sperimentale
che circolava tempo fa – se non ricordo male – che funzionava anche con XeLaTeX…
Piccolo dettaglio per @samiel: la guida di Enrico spiega anche come usare il programma otfinfo per conoscere le caratteristiche di un font, dalle sue “features”, alle varianti, agli script che contiene; quest’ultima è particolarmente importante per conoscere se ci si può scrivere in greco.
Grazie di avermelo ricordato. Diciamo che, a livello molto empirico, si deduce per tentativi ed errori compilando
con XeLaTeX laddove suggerisce gentilmente:
`! Package polyglossia Error:
The current roman font does not contain the Greek script!
Please define \greekfont with \newfontfamily.`
m