Re: Carattere lineare

#90756
OldClaudio
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    la famiglia dei font “sgraziati” (senza grazie) serve apposta come carattere di contrasto rispetto ai font graziati; Si afferma che la sua lettura sia più faticosa rispetto a quella dei testi scritti con font graziati, ma questa affermazione, che discende da studi psicometrici, non è dimostrata scientificamente; non è un fenomeno la cui misura sia riproducibile entro una ragionevole tolleranza metrica. Recentemente su TUGboat è apparso uno studio di questo genere svolto in Russia con caratteri cirillici; le metriche usate sui campioni di lettori erano simili, e i risultati del tutto simili. Studi fatti negli USA tempo fa davano misure a favore dei font graziati per testi lunghi; non so quanto i “due” esperimenti siano riproducibili, perché quando il campione è formato da esseri viventi, la dispersione dei dati metrici è sempre piuttosto alta; gli psicologi e gli psicosociologi lo sanno benissimo, ma non possono fare di meglio.

    Il fatto è, come sempre, che i font sgraziati vanno abbinati con intelligenza ai font graziati; mi pare che nell’arte l’abbinamento sia piuttosto felice. Tuttavia, se uno non è un grafico professionista con una buona formazione alle spalle, è meglio astenersi dalle commistioni di famiglie graziate e sgraziate, ed è meglio seguire il consiglio di Tommaso, sicuri di non sbagliare.

    Io ho usato in alcuni miei testi i font sgraziati sia per i titoli, sia per le didascalie, ma anche per evidenziare esempi o altre considerazioni composte senza particolari altre evidenziazioni, come per esempio l’ambiente quote o quotation. In altri testi per i titoli ho usato solo il maiuscoletto e per le didascalie il tondo \small, (sempre graziati) e devo dire che l’affetto a me piace di più. Certamente è una questione di gusti personali, ma questo sottolinea il fatto che l’arte di abbinare famiglie diverse è difficile, e che la psicosociologia è una scienza a “tolleranza larga”. 🙂

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