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OldClaudio.
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CreatoreTopic
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2 Dicembre 2013 alle 9:08 #90752::
Buondì,
nella guida “Saper Comunicare” (che ho trovato nella sezione download di questo sito) a pag. 47 si fa riferimento al carattere lineare. Come si può ottenere tale carattere in LaTeX?
Sarebbe una buona idea utilizzarlo per tabelle, didascalie di figure e titoli di capitolo, paragrafi ecc.?Molte Grazie!
MG
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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2 Dicembre 2013 alle 10:50 #90753::
drjhons” post=90306Buondì,
nella guida “Saper Comunicare” (che ho trovato nella sezione download di questo sito) a pag. 47 si fa riferimento al carattere lineare. Come si può ottenere tale carattere in LaTeX?
Sarebbe una buona idea utilizzarlo per tabelle, didascalie di figure e titoli di capitolo, paragrafi ecc.?Molte Grazie!
MGIl carattere lineare, o senza grazie, o bastone, o sans serif, si ottiene in questo modo:
`\textsf{testo}`
se usi il comando; in quest’altro modo
`{\sffamily testo}`
se usi la dichiarazione corrispondente.Leggi l’Arte nelle pagine dedicate ai font: non c’è nulla di sensazionale, ma forse solo qualche indicazione utile al tuo scopo. Secondo me non sarebbe una buona idea utilizzarlo come dici.
Ciao
Tommaso
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2 Dicembre 2013 alle 11:00 #90754::
Per utilizzare lo stile lineare puoi impiegare i codici che ti ha appena scritto illinguista1972.Generalmente non uso questo stile a meno che non devo scrivere qualche testo da leggere solamente sul pc.
Leggendo su carta stampata uno stile con grazie risulta ben leggibile. Si ottiene l’effetto inverso leggendo sullo schermo di un pc.
Solitamente uso lo stile senza grazie per scrivere slide o testi che verranno letti unicamente sul monitor.
Per tabelle, didascalie di figure e titoli di capitolo, paragrafi ecc in genere uso uno stile coerente con il corpo del testo.Ovviamente questo è solo il mio modesto parere.
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3 Dicembre 2013 alle 8:38 #90755::
Ciao,
@drjhons: l’idea di fondo è che si ritiene che il font senza grazie non sia adatto alla lettura di testi lunghi (anche se, proprio in questo forum, se non sbaglio, tempo fa si accennò al fatto che questa raccomandazione potrebbe non essere del tutto dimostrata). Personalmente apprezzo l’uso coerente del font senza grazie per i titoli, per le didascalie e per le note a piè di pagina, che in ogni caso non comportano una lettura molto lunga.illinguista1972[…] Secondo me non sarebbe una buona idea utilizzarlo come dici.
@Tommaso: forse ho capito male, ma non capisco queste tue parole. Anche nell’Arte stessa, in parte, si fa come ha detto drjhons: i titoli e le diciture “Figura [nº]” e “Tabella [nº]” sono proprio senza grazie. Pensi che non andrebbe fatto?Grazie e buona giornata a tutti!
Marco.
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3 Dicembre 2013 alle 10:43 #90756::
la famiglia dei font “sgraziati” (senza grazie) serve apposta come carattere di contrasto rispetto ai font graziati; Si afferma che la sua lettura sia più faticosa rispetto a quella dei testi scritti con font graziati, ma questa affermazione, che discende da studi psicometrici, non è dimostrata scientificamente; non è un fenomeno la cui misura sia riproducibile entro una ragionevole tolleranza metrica. Recentemente su TUGboat è apparso uno studio di questo genere svolto in Russia con caratteri cirillici; le metriche usate sui campioni di lettori erano simili, e i risultati del tutto simili. Studi fatti negli USA tempo fa davano misure a favore dei font graziati per testi lunghi; non so quanto i “due” esperimenti siano riproducibili, perché quando il campione è formato da esseri viventi, la dispersione dei dati metrici è sempre piuttosto alta; gli psicologi e gli psicosociologi lo sanno benissimo, ma non possono fare di meglio.Il fatto è, come sempre, che i font sgraziati vanno abbinati con intelligenza ai font graziati; mi pare che nell’arte l’abbinamento sia piuttosto felice. Tuttavia, se uno non è un grafico professionista con una buona formazione alle spalle, è meglio astenersi dalle commistioni di famiglie graziate e sgraziate, ed è meglio seguire il consiglio di Tommaso, sicuri di non sbagliare.
Io ho usato in alcuni miei testi i font sgraziati sia per i titoli, sia per le didascalie, ma anche per evidenziare esempi o altre considerazioni composte senza particolari altre evidenziazioni, come per esempio l’ambiente quote o quotation. In altri testi per i titoli ho usato solo il maiuscoletto e per le didascalie il tondo \small, (sempre graziati) e devo dire che l’affetto a me piace di più. Certamente è una questione di gusti personali, ma questo sottolinea il fatto che l’arte di abbinare famiglie diverse è difficile, e che la psicosociologia è una scienza a “tolleranza larga”. 🙂
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3 Dicembre 2013 alle 11:58 #90757::
Ciao Claudio,OldClaudioIl fatto è, come sempre, che i font sgraziati vanno abbinati con intelligenza ai font graziati; mi pare che nell’arte l’abbinamento sia piuttosto felice. Tuttavia, se uno non è un grafico professionista con una buona formazione alle spalle, è meglio astenersi dalle commistioni di famiglie graziate e sgraziate, ed è meglio seguire il consiglio di Tommaso, sicuri di non sbagliare.
Perdonami, ma quello di cui parli mi pare riguardare la scelta di un font senza grazie (da abbinare a quello con grazie) piuttosto che un altro; o stai parlando anche della scelta di dove utilizzare il font senza grazie? Per esempio, se non sbaglio nell’Arte si usa il Palatino (con grazie) e l’Iwona (senza grazie). Se un utente non esperto di grafica usasse quest’accoppiamento, correrebbe grossi rischi delineando con un font diverso alcune mirate parti del testo?
Un’ultima considerazione da profano della grafica. Mi pare che dire a un utente “non usare i font senza grazie” sia molto limitativo. Insomma, personalmente apprezzo molto il rispetto delle buone norme tipografiche, ma pensare di “educare” una serie di utenti a produrre documenti con lo stesso identico stile quasi, direi, omologato, mi sembra un attacco un po’ troppo forte alla fantasia personale di ciascuno. Non esiste una soluzione (sempre nel rispetto delle norme tipografiche) più equilibrata?
Grazie mille e buona giornata,
Marco.
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3 Dicembre 2013 alle 17:56 #90758::
Marco, evidentemente mi sono espresso male.Ho detto che (per applicazioni mirate o non mirate) è difficile abbinare un font graziato con un “corrispondente” font sgraziato; Palatino e Iwona vanno bene se usati bene, evidentemente; probabilmente Iwona è il più bel font sgraziato che ci sia e si accorda con quasi tutti i font graziati; bisogna osservare al forma delle este, la differenza degli spessori, la “nerezza complessiva dell’uno e dell’altro font, l’occhio delle minuscole, eccetera. Ci sono certamente altri font senza grazie che vanno bene accoppiati con tanti altri font con grazie, come ci sono font con grazie con i quali gli Iwona non stanno bene; non c’è nessun limite alla fantasia, ma…
Una cosa è la fantasia e un’altra la correttezza tipografica e il buon gusto; sono solo un dilettante che ha cominciato a fare l’autodidatta con LaTeX molto tempo fa, visto che sono Old io stesso. Ma non credo di essere dotato di buon gusto creativo; riesco a rendermi conto delle cose che non vanno, ma non sono capace di creare al primo colpo le cose che vanno, allo stesso modo con cui riesco a sentire una nota stonata, ma non sono capace di cantare intonato.
Ecco perché consiglio di limitarsi ai font graziati; un consiglio non è un ordine; è in invito a non usare i Comic Sans per scrivere un’edizione critica sulla “Ragion pura” di Kant 😉
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4 Dicembre 2013 alle 9:30 #90759::
Ciao Claudio,grazie della risposta.
OldClaudioHo detto che (per applicazioni mirate o non mirate) è difficile abbinare un font graziato con un “corrispondente” font sgraziato […]
Credo di aver capito, e su questo sono pienamente d’accordo. Comunque, da quando uso LaTeX ho imparato, ad esempio, che stiano bene insieme (nel senso tipografico) Palatino con Iwona, Minion Pro con Myriad Pro, Bembo ([tt]fbb[/tt]) con Cabin. Se uso i font di default di LaTeX, mi aspetto che chi ha fatto la scelta fosse esperto in merito. Insomma, in tutti questi casi in cui è “assodato” che il font senza grazie “stia bene” con il font con grazie, se uso il font senza grazie in maniera coerente, non rispetto il buon gusto tipografico?
Credo che una risposta “non usare il font senza grazie” sia limitativa, e si avrebbe una maggiore crescita in conoscenza di tutti se ci si aiutasse a capire dove utilizzare un font senza grazie. Gli utenti che come me non hanno certe competente grafiche possono indicare gli accoppiamenti “noti” come quelli sopra; altri utenti possono aggiungere qualche altra coppia alla lista. In questo modo invece di limitare si crescerebbe maggiormente tutti quanti nell’uso dell’arte tipografica. Per esempio, un consiglio che do a drjhons è: guarda dove certe classi usano il font senza grazie; oppure, guarda dove l’Arte lo usa; o ancora, guarda dove libri ben composti lo usano. Una volta che hai fatto questo, sulla base dell’osservazione facci sapere cosa hai scelto (e magari anche il perché), così anche noi abbiamo modo di imparare quello che ancora non sapevamo (perché se è stato detto “non usare il font con grazie” è perché non ci si sente in grado di dare indicazioni di dove usarlo. Se è stata data una lista ridotta di coppie di font abbinabili è perché non se ne conoscono altre con certezza).
Quello che personalmente mi sento di consigliare a utenti come drjhons, è di attenersi ad abbinamenti come quelli di cui sopra, o di accertarsi della scelta che sta facendo se sceglie altri font. Oltre a ciò credo che debba sempre esserci la coerenza.
Grazie e buona giornata,
Marco.
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4 Dicembre 2013 alle 10:36 #90760::
Hai ragione e condivido il tuo suggerimento.Confesso che da quando evito i font senza grazie mi ritrovo sempre più in accordo con Robert Bringhurst e il suo Elements of typographic Style, al quel si è ispirato anche Ivan per la sua classe suftesi.
Non sarei così rigido come Bringhurst sull’evitare i grassetto e lo sgraziato, ma trovo difficile dire dove li userei; egli descrive molti font nella seconda metà del suo testo, ne descrive anche di lineari e ne espone i suoi giudizi in qualità di grande e rinomato book designer; io suggerirei la lettura di quel testo; è sufficientemente breve per non spaventarsi all’idea di dover affrontare un malloppo tremendo; è sufficientemente lungo da riportare cose molto interessanti; è sufficientemente vago in merito alla scrittura scientifica e alla matematica, per la quel LaTeX e i suoi pacchetti di estensione ci fanno già il lavoro ben fatto senza dover imparare della tipografia che neanche i tipografi di oggi conoscono bene; è abbastanza attento ai problemi di inserimenti di figure e tabelle, senza scendere in troppe pignolerie. Insomma è il libro da avere sottomano in ogni momento (esiste anche la traduzione italiana). Se poi uno si fa una piccola biblioteca di luna mezza dozzina di libri concernenti il book design non ci perde una vita sopra e si fa una cultura. In fondo la tipografia non riguarda solo LATeX,ma riguarda una conoscenza di una attività artigianale/artistica che normalmente non viene trattata nei corsi d’arte delle scuole secondarie superiori, dove l’Arte che vi viene trattata è solo composta di architettura, scultura e pittura; l’incisione è totalmente trascurata e con essa ogni forma d’arte che per la sua esecuzione richieda dei macchinari tecnologici (torchi [tipografia, incisione, calcografia], presse [incisione, xilografia], torchi a rullo [litografia], offset, eccetera).
Insomma, LaTeX è un modo per arricchire la propria cultura, oltre che uno strumento molto bello anche professionalmente.
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5 Dicembre 2013 alle 19:30 #90761
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11 Dicembre 2013 alle 10:37 #90762::
Buongiorno, mi ricollego a questo post perché ho un problema con il Sans Serif.Devo scrivere una relazione di calcolo ed è specificatamente richiesto di scrivere tutto in Sans Serif.
La prima domanda è:
per mantenere tutto il testo senza grazie è corretto inserire nel preambolo
`\renewcommand*\familydefault{\sfdefault}`
o posso fare qualcosa di meglio?
La seconda è:
Nel testo devo scrivere un pezzo in maiuscoletto ma con il comando
`Gruppo \textsc{Alpha}`
ottengo la parola Alpha è in maiuscoletto ma scritta in un carattere con grazie. Come posso avere Alpha senza grazie?Buona giornata
Marco
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11 Dicembre 2013 alle 15:22 #90763
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11 Dicembre 2013 alle 15:42 #90764::
Non ho impostato una famiglia in particolare, penso sia quella di default.
L’unica impostazione che ho messo è:
`\renewcommand*\familydefault{\sfdefault}`
il mio preambolo è:
`
% !TeX spellcheck = en_GB
\documentclass[10pt,a4paper]{article}\usepackage[big]{layaureo}
\renewcommand*\familydefault{\sfdefault}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}\usepackage{amsmath}
\usepackage{amsfonts}
\usepackage{amssymb}\usepackage{graphicx}
\usepackage{siunitx}
\sisetup{output-decimal-marker={,}}\newcommand{\abs}[1]{\left|#1\right|}
\title{Insegnamento: BRIDGES \\ Gruppo \textsc{Alpha}}
\date{}\begin{document}
\maketitleProva testo
\end{document}
`
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11 Dicembre 2013 alle 18:17 #90765::
Appunto, hai messo un’inidcazione che permette di scrivere tutto il documento in carattere linea; quello di default è il cmss; se vai a vedere, e siccome non hai indicato se vuoi il carattere di uscita in codifica T! oppure OT1, ti ritrovi con la codifica OT1, quella di default.Apri il file ot1cmss.fd e cerca che cosa si scirve a proposito del maiuscoletto: trovi scritto:`
%%%%%%% Font/shape undefined, therefore substituted
\DeclareFontShape{OT1}{cmss}{m}{sc}
{<->sub*cmr/m/sc}{}
`dunque non puoi ottenere in nessun modo il maiuscoletto senza grazie se non scegliendo una collezione diversa di font.Per esempio, se scegli i Latin Modern estesi ,ediante il pacchetto cmr-lm (leggine la documentazione), allora questi LAtin Modern estesi contengono anche il sans serif obliquo.
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