Hai ragione e condivido il tuo suggerimento.
Confesso che da quando evito i font senza grazie mi ritrovo sempre più in accordo con Robert Bringhurst e il suo Elements of typographic Style, al quel si è ispirato anche Ivan per la sua classe suftesi.
Non sarei così rigido come Bringhurst sull’evitare i grassetto e lo sgraziato, ma trovo difficile dire dove li userei; egli descrive molti font nella seconda metà del suo testo, ne descrive anche di lineari e ne espone i suoi giudizi in qualità di grande e rinomato book designer; io suggerirei la lettura di quel testo; è sufficientemente breve per non spaventarsi all’idea di dover affrontare un malloppo tremendo; è sufficientemente lungo da riportare cose molto interessanti; è sufficientemente vago in merito alla scrittura scientifica e alla matematica, per la quel LaTeX e i suoi pacchetti di estensione ci fanno già il lavoro ben fatto senza dover imparare della tipografia che neanche i tipografi di oggi conoscono bene; è abbastanza attento ai problemi di inserimenti di figure e tabelle, senza scendere in troppe pignolerie. Insomma è il libro da avere sottomano in ogni momento (esiste anche la traduzione italiana). Se poi uno si fa una piccola biblioteca di luna mezza dozzina di libri concernenti il book design non ci perde una vita sopra e si fa una cultura. In fondo la tipografia non riguarda solo LATeX,ma riguarda una conoscenza di una attività artigianale/artistica che normalmente non viene trattata nei corsi d’arte delle scuole secondarie superiori, dove l’Arte che vi viene trattata è solo composta di architettura, scultura e pittura; l’incisione è totalmente trascurata e con essa ogni forma d’arte che per la sua esecuzione richieda dei macchinari tecnologici (torchi [tipografia, incisione, calcografia], presse [incisione, xilografia], torchi a rullo [litografia], offset, eccetera).
Insomma, LaTeX è un modo per arricchire la propria cultura, oltre che uno strumento molto bello anche professionalmente.