Da prof universitario a me è capitato di avere laureandi che conoscevo da tempo fuori dell’a,bito accademico; quando venivano a conferire con em in ufficio ci davamo reciprocamante del tu; non avevamo rapporti epistolari, perché a quel tempo la paosta elettronica non si usava molto er queste cose, ma si usava di più il telefono; non ho avuto studenti amici in altri ambiti negli ultimi anni prima di andare in pensione coi quali scambiarci e-mail.
Confesso che è abbastanza imbarazzante avere rapporti amichevoli in ambito accademico con persone che si conoscono molto amichevolmente fuori dell’ambito accademico; per me era anche una questione di non fare favoritismi di nessun genere ad amici esterni, in mdo da trattare tutti gli studenti nel medesimo modo, gentile e rispettoso, e non mi sono mai permesso, in ambito accademico, di dare del tu a nessuno studente; molti miei colleghi lo facevano, ma per me era una questione di rispetto assolutamente inderogabile.
In ogni caso nelle sedute di laurea ho sempre usato il lei, sempre considerandolo l’unica forma rispettosa nei confronti del laureando. In ambito accademico nessuno studente mi ha mai dato del tu. Nei rapporti scritti, rari ai miei tempi, non volevo che nei miei confronti si usassero espressioni baroccheggianti tipo Esimio Chiar.mo Prof. XXX e se mai fosse capitato averi insegnato al laureando che i nomi comuni e gli aggettivi non si scrivono con l’iniziale maiuscola tranne che a inizio di un periodo, e che la profusione di “vezzeggiativi accademici” è ridicolo e desueto oltre che segno di una certa piaggeria.
Caro prorof. Xxx, o semplicemente Prof. Xxx a inizio messaggio va più che bene, mentre trovo non adatto cominciare un messaggio con Buongiorno Professore; i saluti finali possono essere semplicemente “Cordiali saluti” o “Rispettosi saluti”; “Cordialmente” mi sembrerebbe troppo burocratico.
Questo è il punto di vista di un prof. Altri prof. potrebbero suggerire comportamenti diversi; è ovvio che in questi frangenti il registro del discorso possa differire da persona a persona, mentre la regola che non può mancare è quella di evitare il burocratese e, soprattutto, di scrivere in modo rispettoso della funzione accademica che il rpf. svolge nei confronti dello studente, che sia il direttore die corsi, il preside, il relatore, il coordinatore del consiglio di corso di laurea, eccetera.