Re: providecommand

#94496
OldClaudio
Partecipante
    Up
    0
    Down
    ::

    Però, in LaTeX, scrivendo la moltiplicazione $a b$ sembra che non venga messo alcuno spazio tra “a” e “b”.
    Questo comporta inoltre, ad esempio, che non posso definire una variabile con nome “ab” perché sarebbe indistinguibile dalla moltiplicazione delle due variabili “a” e “b”.

    Del resto, sempre nella Guida GuIT, la moltiplicazione è infatti indicata anche con uno spazio; nell’esempio in tabella 24.8 pagina 508, c’è una moltiplicazione “a b”, dove mi sembra che tra le lettere “a” e “b” ci sia uno spazio sottile.

    Hai fatto due osservazioni molto acute e ti ringrazio perché una riguarda un mio errore.
    1) Nella Guida GuIT la tabella 24.8 contiene nel file sorgente a\,b e quindi cvi ho messo uno spazio sottile; è un errore, perché lo spazio sottile o qualunque altro spazio non ci vuole. Mi domando come ho fatto a commettere questo errore e, non per giustificarmi, ma per mostrare come si fanno errori, credo di poter dire che ho composto quella tabella una ventina di anni fa; l’ho rimaneggiata, corretta e ampliata diverse volte, ma non mi sono mai accorto di quello spazio. Leggere e rileggere le bozze no basta mai; sembra che gli errori, refusi o errori veri e propri saltino fuori da soli; non è solo una questione di fretta (si sprecano i proverbi che stigmatizzano le cose fatte in fretta), ma la questione è che ad un certo punto bisogna produrre qualcosa e si finisce con l’accettare il rischio che qualche errore sia sfuggito, piuttosto che rimandare sine die la produzioe di quel qualcosa.
    La prossima versione della Guida GuIT no conterrà più questo errore; ho già corretto il sorgente.

    2) L’altra domanda riguarda la definizione di variabili di più lettere; No, non si può, perché le norme lo vietano, con le sole eccezioni di alcune costanti fisiche che rappresentano il numero di Mach e altri cosiddetti “numeri”, che in fisica rappresentano certe grandezze adimensionate. Sono una mezza dozzina di tali simboli di due lettere; in questo momento mi è impossibile darti un riferimento bibliografico di queste norme; quando rientro a casa, forse riuscirò a trovarlo e se lo ritrovo lo aggiungo a questo post. Non ho ritenuto opportuno indicare anche i simboli di questi pochi numeri rappresentati da simboli di due lettere nella Guida GuIT, perché mi sembrava, e continua a sembrarmi, non solo un elemento di confusione, ma una cosa di scarso interesse.

    La regola è che ogni variabile è rappresentata da una sola lettera tratti dagli alfabeti latino, greco, ebraico, oltre che da simboli disegnati apposta; questa lettera può essere ulteriormente specificata con quanti deponenti si vuole in qualità di attributi, per esempio $V_{\mathrm{max}}$, generalmente costituiti da singole lettere o da parole abbreviate, che vanno scritte in tondo; mentre i pedici scritti in corsivo rappresentano essi stessi altre variabili.

    Queste regole spesso sono ignorate; nel io settore (elettronica) vengono usate spesso come variabili degli acronimi di locuzioni formate da diverse parole, per esempio il CMRR di una amplificatore differenziale indica il Common Mode Rejection Ratio. Terribile ed ingiustificato; Nei miei libri ho sempre scritto questa locuzione italiana equivalente “rapporto di reiezione di modo comune” con $ r_{\mathrm{rmc}}$, conservando quindi sia le iniziali che formano l’acronimo italiano, ma rispettando la norma che vuole le variabili rappresentate da una sola lettera.

    Go to top