- Questo topic ha 21 risposte, 6 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 12 anni, 2 mesi fa da
OldClaudio.
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20 Maggio 2014 alle 10:02 #94490::
Salve a tutti!
In una tesi di fisica ho definito dei nuovi comandi per alcune costanti fisiche; ad esempio per la costante di gravitazione universale\providecommand*{\Gu}{ \, \ensuremath{\mathrm{G}} \, }
Vorrei innanzitutto avere un consiglio se faccio bene a scrivere in tondo queste costanti.
Su http://www.batmath.it/matematica/tipografia/scrivere_math.pdf di Luciano Battaia leggo che le costanti numeriche vanno sempre scritte in tondo; io vorrei scrivere anche queste costanti fisiche in tondo per darle un rilievo particolare.Sempre per dare rilievo a queste costanti, ho inserito uno spazio sottile prima e dopo. Che ne pensate?
Ma il vero problema è che lo spazio che ho inserito dopo le costanti, non ci va nel caso di un esponente: ad esempio “8p G mM” mi va bene, ma vorrei evitare “8p G ^2mM”.
C’è un modo per eliminare lo spazio dopo solo nel caso di un esponente?Grazie mille, ciao
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20 Maggio 2014 alle 12:21 #94491::
Nella guida “Saper comunicare” si parlava anche delle costanti in tondo, ma era più un consiglio che un obbligo. Certamente non ci vanno spazi prima e dopo, quelli sono applicati per gli operatori, come il logaritmo e il coseno per fare un esempio, che ottieni dichiarandoli con l’apposito comando.
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20 Maggio 2014 alle 12:46 #94492::
Riporto quello che è scritto nel sommario del suddetto testo di Battaia<
> <<[la normativa UNI CEI ISO 80000-2:2010] è pubblicata a cura dell’UNI, En- te Italiano di Unificazione, e recepisce integralmente la normativa internazionale pubblicata a Ginevra dall’ISO, Organizzazione internazionale per la normazione, nel 2009.>>
Del resto, anche leggendo la guida “Saper Comunicare” trovo
<> perché dici che sia più un consiglio che un obbligo?
Per quanto riguarda gli spazi, c’è qualche norma che dica che è sbagliato inserirli, oppure è solo una questione estetica?
Io li ho inseriti per mettere meglio in evidenza le costanti fisiche.Comunque, anche se sbagliato, ora sono curioso: esiste un modo per far sì che, in un comando, uno spazio sia presente sempre tranne quando dopo è presente un esponente?
Grazie della risposta, ciao ciao
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20 Maggio 2014 alle 19:01 #94493::
Ho riletto il passo che dicevi e hai ragione, il consiglio che ricordavo era legato al π, da mettere in tondo se possibile. Comunque parla di costanti matematiche, non fisiche. 😀Se proprio vuoi gli spazi, prova a definire le costanti come operatori matematici con
`
\DeclareMathOperator
`
del pacchetto [tt]amsmath[/tt]. Dovrebbero essere gestiti nel modo opportuno.
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20 Maggio 2014 alle 19:46 #94494::
Scusate se intervengo con ritardo.Cerchiamo di capirci: le costanti numeriche sono formate da cifre, segni + o – e separatori decimali; talvolta in notazione scientifica si usa E seguito da un esponente di 10, oppure la scrittura di 10^{
}.
Le norme ISO citate richiedono se possibile (cioè font permettendo) di scrivere in tondo le costanti numeriche rappresentate da simboli, come e, π, Φ (numero aureo) e simili altre costanti matematiche.G non rappresenta una costante numerica, ma è un grandezza fisica formata dalla coppia {misura}[unità di misura] secondo la notazione che G= {G}[ G ]. Essendo questa una grandezza fisica costante, ma non una costante numerica, va scritta in corsivo. Non mi pare che ci siano delle ulteriori spiegazioni da dare circa l’applicazione delle norme ISO per la scrittura delle grandezze misurabili nelle scienze applicate. Il testo di Battaia è chiarissimo e non lascia adito a interpretazioni difformi da quanto ho scritto qui. Saper Comunicare è altrettanto esplicito e non ci sono interpretazioni alternative difformi da quanto detto qui. @skevin93 ha capito perfettamente questa differenza fra costanti matematiche e costanti fisiche.
Per il resto gli spazi prima e dopo una variabile fisica sono fuori luogo; essi sono riservati agli operatori e G NON è un operatore; sono riservati agli operatori simbolici come a quelli letterali, ai delimitatori, e via di questo passo; i programmi di composizione del sistema TeX sono molto meticolosi nel riconoscere la sequenza degli “atomi” matematici per sapere quali spazi usare tra un atomo e l’altro. Un “atomo” matematico per i programmi del sistema TeX è un cosa non divisibile, come esprime la parola “atomo” stessa. Perciò una espressione come sin 2πx è fatta di quattro atomi “sin”, “2”, “π”, “x”.
Forse farei bene ad aggiungere un paragrafo alla Guida GuIT per spiegare bene questa faccenda della spaziatura degli atomi matematici da parte dei programmi di composizione del sistema TeX; non è solo una questione di norme ISO, ma una questione di rispetto dell’estetica tipografica consolidata in alcuni secoli di stampa della matematica e praticata in pratica in tutti i paesi del mondo con pochissime varianti “nazionali” che non riguardano quasi mai dette spaziature.
Premesso che gli spazi sottili prima e dopo G sono fuori luogo, se uno volesse eliminare detti spazi in presenza di esponenti lo potrebbe fare; i metodi sono tanti, ma visto che gli spazi non ci vogliono, non perdiamoci dietro a queste cose.
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21 Maggio 2014 alle 5:23 #94495::
OldClaudio” post=94105Scusate se intervengo con ritardo.
Ritardo?? quale ritardo? Grazie mille per la risposta! 🙂
G non rappresenta una costante numerica, ma è un grandezza fisica formata dalla coppia {misura}[unità di misura] secondo la notazione che G= {G}[ G ]. Essendo questa una grandezza fisica costante, ma non una costante numerica, va scritta in corsivo. Non mi pare che ci siano delle ulteriori spiegazioni da dare circa l’applicazione delle norme ISO per la scrittura delle grandezze misurabili nelle scienze applicate.
Dai testi citati finora evinco solamente che le costanti matematiche vanno scritte in tondo, mentre non viene detto nulla riguardo le costanti fisiche.
Nella Guida GuIT viene invece esplicitamente detto <>
Quindi, come si evince da ciò, le norme ISO regolamentano anche la scrittura di costanti fisiche?i programmi di composizione del sistema TeX sono molto meticolosi nel riconoscere la sequenza degli “atomi” matematici per sapere quali spazi usare tra un atomo e l’altro.
Questa è una cosa che mi è stata sempre non molto chiara; in matematica una moltiplicazione è indicata o con un puntino oppure con una “x” oppure con uno spazio.
Però, in LaTeX, scrivendo la moltiplicazione $a b$ sembra che non venga messo alcuno spazio tra “a” e “b”.
Questo comporta inoltre, ad esempio, che non posso definire una variabile con nome “ab” perché sarebbe indistinguibile dalla moltiplicazione delle due variabili “a” e “b”.Del resto, sempre nella Guida GuIT, la moltiplicazione è infatti indicata anche con uno spazio; nell’esempio in tabella 24.8 pagina 508, c’è una moltiplicazione “a b”, dove mi sembra che tra le lettere “a” e “b” ci sia uno spazio sottile.
Premesso che gli spazi sottili prima e dopo G sono fuori luogo, se uno volesse eliminare detti spazi in presenza di esponenti lo potrebbe fare; i metodi sono tanti, ma visto che gli spazi non ci vogliono, non perdiamoci dietro a queste cose.
😛
Grazie, e ciao!!
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21 Maggio 2014 alle 8:43 #94496::
Però, in LaTeX, scrivendo la moltiplicazione $a b$ sembra che non venga messo alcuno spazio tra “a” e “b”.
Questo comporta inoltre, ad esempio, che non posso definire una variabile con nome “ab” perché sarebbe indistinguibile dalla moltiplicazione delle due variabili “a” e “b”.Del resto, sempre nella Guida GuIT, la moltiplicazione è infatti indicata anche con uno spazio; nell’esempio in tabella 24.8 pagina 508, c’è una moltiplicazione “a b”, dove mi sembra che tra le lettere “a” e “b” ci sia uno spazio sottile.
Hai fatto due osservazioni molto acute e ti ringrazio perché una riguarda un mio errore.
1) Nella Guida GuIT la tabella 24.8 contiene nel file sorgente a\,b e quindi cvi ho messo uno spazio sottile; è un errore, perché lo spazio sottile o qualunque altro spazio non ci vuole. Mi domando come ho fatto a commettere questo errore e, non per giustificarmi, ma per mostrare come si fanno errori, credo di poter dire che ho composto quella tabella una ventina di anni fa; l’ho rimaneggiata, corretta e ampliata diverse volte, ma non mi sono mai accorto di quello spazio. Leggere e rileggere le bozze no basta mai; sembra che gli errori, refusi o errori veri e propri saltino fuori da soli; non è solo una questione di fretta (si sprecano i proverbi che stigmatizzano le cose fatte in fretta), ma la questione è che ad un certo punto bisogna produrre qualcosa e si finisce con l’accettare il rischio che qualche errore sia sfuggito, piuttosto che rimandare sine die la produzioe di quel qualcosa.
La prossima versione della Guida GuIT no conterrà più questo errore; ho già corretto il sorgente.2) L’altra domanda riguarda la definizione di variabili di più lettere; No, non si può, perché le norme lo vietano, con le sole eccezioni di alcune costanti fisiche che rappresentano il numero di Mach e altri cosiddetti “numeri”, che in fisica rappresentano certe grandezze adimensionate. Sono una mezza dozzina di tali simboli di due lettere; in questo momento mi è impossibile darti un riferimento bibliografico di queste norme; quando rientro a casa, forse riuscirò a trovarlo e se lo ritrovo lo aggiungo a questo post. Non ho ritenuto opportuno indicare anche i simboli di questi pochi numeri rappresentati da simboli di due lettere nella Guida GuIT, perché mi sembrava, e continua a sembrarmi, non solo un elemento di confusione, ma una cosa di scarso interesse.
La regola è che ogni variabile è rappresentata da una sola lettera tratti dagli alfabeti latino, greco, ebraico, oltre che da simboli disegnati apposta; questa lettera può essere ulteriormente specificata con quanti deponenti si vuole in qualità di attributi, per esempio $V_{\mathrm{max}}$, generalmente costituiti da singole lettere o da parole abbreviate, che vanno scritte in tondo; mentre i pedici scritti in corsivo rappresentano essi stessi altre variabili.
Queste regole spesso sono ignorate; nel io settore (elettronica) vengono usate spesso come variabili degli acronimi di locuzioni formate da diverse parole, per esempio il CMRR di una amplificatore differenziale indica il Common Mode Rejection Ratio. Terribile ed ingiustificato; Nei miei libri ho sempre scritto questa locuzione italiana equivalente “rapporto di reiezione di modo comune” con $ r_{\mathrm{rmc}}$, conservando quindi sia le iniziali che formano l’acronimo italiano, ma rispettando la norma che vuole le variabili rappresentate da una sola lettera.
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21 Maggio 2014 alle 12:01 #94497::
OldClaudio” post=94107
Hai fatto due osservazioni molto acute e ti ringrazio perché una riguarda un mio errore.
1) Nella Guida GuIT la tabella 24.8 contiene nel file sorgente a\,b e quindi cvi ho messo uno spazio sottile; è un errore, perché lo spazio sottile o qualunque altro spazio non ci vuole.Grazie per la risposta e per il complimento 🙂
Ok, io lo spazio l’avrei messo per una questione estetica, in modo che, in una formula, risaltassero più all’occhio questa costanti. Ma le regole sono regole, ed in generale c’è sempre un motivo per il quale sono state stabilite così, quindi mi atterrò 😉2) L’altra domanda riguarda la definizione di variabili di più lettere; No, non si può, perché le norme lo vietano
Grazie, non lo sapevo!
con le sole eccezioni di alcune costanti fisiche che rappresentano il numero di Mach e altri cosiddetti “numeri”, che in fisica rappresentano certe grandezze adimensionate. Sono una mezza dozzina di tali simboli di due lettere; in questo momento mi è impossibile darti un riferimento bibliografico di queste norme; quando rientro a casa, forse riuscirò a trovarlo e se lo ritrovo lo aggiungo a questo post.
Sono curioso, nel caso mi farebbe piacere!!
Come sempre, grazie per il supporto che date 🙂Ciao
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21 Maggio 2014 alle 12:17 #94498::
SuperGianchi” post=94101Salve a tutti!
In una tesi di fisica ho definito dei nuovi comandi per alcune costanti fisiche; ad esempio per la costante di gravitazione universale\providecommand*{\Gu}{ \, \ensuremath{\mathrm{G}} \, }
Vorrei innanzitutto avere un consiglio se faccio bene a scrivere in tondo queste costanti.
Su http://www.batmath.it/matematica/tipografia/scrivere_math.pdf di Luciano Battaia leggo che le costanti numeriche vanno sempre scritte in tondo; io vorrei scrivere anche queste costanti fisiche in tondo per darle un rilievo particolare.Sempre per dare rilievo a queste costanti, ho inserito uno spazio sottile prima e dopo. Che ne pensate?
Ma il vero problema è che lo spazio che ho inserito dopo le costanti, non ci va nel caso di un esponente: ad esempio “8p G mM” mi va bene, ma vorrei evitare “8p G ^2mM”.
C’è un modo per eliminare lo spazio dopo solo nel caso di un esponente?Grazie mille, ciao
Se vada in tondo o no, non è mia competenza. Ma certamente va senza spazi:
`
%%% scegline uno
%\newcommand{\Gu}{\mathrm{G}}
\newcommand{\Gu}{G}
`
è la definizione corretta. Usare [tt]\ensuremath[/tt] è sbagliato: si tratta di un oggetto matematico che quindi va scritto in modo matematico sempre. Non c’è molta differenza di fatica tra scrivere
`
la costante di gravitazione universale $\Gu$ è importante
`
e
`
la costante di gravitazione universale \Gu\ è importante
`
Solo che il primo modo è logicamente coerente, mentre nel secondo ti devi ricordare di inserire lo spazio manualmente.Ciao
Enrico
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22 Maggio 2014 alle 5:44 #94499
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22 Maggio 2014 alle 8:25 #94500
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22 Maggio 2014 alle 10:58 #94501
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22 Maggio 2014 alle 11:00 #94502::
claudio” post=94114un po OT?
ma l’unità immaginaria i o j secondo i gusti diciamo, come si scrive?
ho trovato questi modi
`\newcommand*{\iu}{\ensuremath{\mathrm{j}}} `
`\DeclareMathOperator{\uimm}{j}`
`\newcommand{\ui}{\mathrm{j}}`
ciao
claudioSecondo la mia opinione si scrive [tt]i[/tt] e basta; se si deve proprio sottostare alle sciocche delibere dell’ISO, [tt]\mathrm{i}[/tt]. Contro l’opinione di OldClaudio sostengo che l’unità immaginaria è un numero e non un operatore.
Poi fa’ come ti pare. Ma [tt]\ensuremath[/tt] a che servirebbe?
Ciao
Enrico
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22 Maggio 2014 alle 11:29 #94503::
egreg9″ post=94117 se si deve proprio sottostare alle sciocche delibere dell’ISO, [tt]\mathrm{i}[/tt].
Perché “sciocche”?
In effetti alcune cose non le capisco neanche io (dal basso della mia ignoranza…), però ho sempre immaginato che chi si occupi di ciò abbia buone ragioni per stabilire quelle regole.Infatti, visto che siamo in tema, colgo l’occasione per chiedervi lumi riguardo questa questione degli spazi:
Se in matematica una moltiplicazione è indicata (anche) con uno spazio, perché in LaTeX lo spazio non viene messo?
In altre parole perché LaTeX non prende gli “atomi” di cui parlava Claudio, e li distanzia in modo da attenersi alla regola usata in matematica ?Grazie mille a tutti, ciao! 🙂
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22 Maggio 2014 alle 12:05 #94504::
Sì, lo so che Enrico stigmatizza la mia concezione di operatore dell’unità immaginaria; per gli ingegneri l’unità immaginaria è un operatore di rotoamplificazione; per i matematici è un coppia ordinata. Quindi non è questo il luogo per discutere queste cose.Ma spiego perché a me piace considerare l’unità immaginaria indicata con il simbolo “j” come operatore e non come normale variabile (che comunque le nora ISO, stupide o non stupide, richiedono scritto in tondo. Perché gli ingegneri elettrici ed elettronici (io sono elettornico) usano al “j” e la semplice equazione $\mathrm{e}^{Jπ} = 1 = 0$ risulterebbe composta con la letera “j’ la cui coda batte contro la lettera “e”. quando è definito come normale variabile scritta in tondo. Se invece è definita operatore c’è quel picco spazio in più che evita che la “j” batta conto al “e”.
Non mi sono spiegato bene, evidentemente; La moltiplicazione seocndo le norme ISO NON è indicata anche con uno spazioetto, ma è indicata:
a) senza spazio fra le due variabili letterali che vengono moltiplicate;
b) con un punto centrato fra due variabili letterali;
c) senza spazio fra un primo fattore numerico e un secondo fattore letterale;
d) con un punto centrato fra due fatori numerici;
e) con il segno $times$ fra due fattori numerici.Perché LaTeX non mette lo spazietto? perché NON ci vuole nessuno spazio fra due fattori moltiplicativi nei casi in cui non sia prescritto un segno di operatore moltiplicativo come \cdot o \times.
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22 Maggio 2014 alle 12:23 #94505::
OldClaudio” post=94121Sì, lo so che Enrico stigmatizza la mia concezione di operatore dell’unità immaginaria; per gli ingegneri l’unità immaginaria è un operatore di rotoamplificazione; per i matematici è un coppia ordinata. Quindi non è questo il luogo per discutere queste cose.
Ma spiego perché a me piace considerare l’unità immaginaria indicata con il simbolo “j” come operatore e non come normale variabile (che comunque le nora ISO, stupide o non stupide, richiedono scritto in tondo. Perché gli ingegneri elettrici ed elettronici (io sono elettornico) usano al “j” e la semplice equazione $\mathrm{e}^{\mathrm{j}π} = 1 = 0$ risulterebbe composta con la letera “j’ la cui coda batte contro la lettera “e”. quando è definito come normale variabile scritta in tondo. Se invece è definita operatore c’è quel picco spazio in più che evita che la “j” batta conto al “e”.
Non mi sono spiegato bene, evidentemente; La moltiplicazione secondo le norme ISO NON è indicata anche con uno spazietto, ma è indicata:
a) senza spazio fra le due variabili letterali che vengono moltiplicate;
b) con un punto centrato fra due variabili letterali;
c) senza spazio fra un primo fattore numerico e un secondo fattore letterale;
d) con un punto centrato fra due fattori numerici;
e) con il segno $times$ fra due fattori numerici.Perché LaTeX non mette lo spazietto? perché NON ci vuole nessuno spazio fra due fattori moltiplicativi nei casi in cui non sia prescritto un segno di operatore moltiplicativo come \cdot o \times.
E lo spazio tra la j e la pi? No, non sono d’accordo. Se c’è un problema tipografico di collisione, si risolve con [tt]\,[/tt] *dove serve*.
Ciao
Enrico
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22 Maggio 2014 alle 12:24 #94506::
OldClaudio” post=94121La moltiplicazione seocndo le norme ISO NON è indicata anche con uno spazioetto
A questo punto mi vengono dei dubbi:
1) in matematica la moltiplicazione è indicata anche con uno spazio (oppure la mia è una reminiscenza di una regola che è oggi superata)?
2) solo se è vero che in matematica la moltiplicazione è indicata anche con uno spazio, allora perché le norme ISO non contemplano questo spazio? (o bisognerebbe chiederlo a chi quelle norme le ha fatte 🙂 )Grazie ancora! ciao
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22 Maggio 2014 alle 12:46 #94507::
SuperGianchi” post=94124
La moltiplicazione seocndo le norme ISO NON è indicata anche con uno spazioetto
A questo punto mi vengono dei dubbi:
1) in matematica la moltiplicazione è indicata anche con uno spazio (oppure la mia è una reminiscenza di una regola che è oggi superata)?Mai.
SuperGianchi
2) solo se è vero che in matematica la moltiplicazione è indicata anche con uno spazio, allora perché le norme ISO non contemplano questo spazio? (o bisognerebbe chiederlo a chi quelle norme le ha fatte 🙂 )Grazie ancora! ciao
Vedi 1. 🙂
Ciao
Enrico
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22 Maggio 2014 alle 13:13 #94508::
egreg9″ post=94125
[quote=”OldClaudio” post=94121]La moltiplicazione seocndo le norme ISO NON è indicata anche con uno spazioetto
A questo punto mi vengono dei dubbi:
1) in matematica la moltiplicazione è indicata anche con uno spazio (oppure la mia è una reminiscenza di una regola che è oggi superata)?Mai.[/quote]
In effetti ne ero così convinto che sono andato a fare qualche ricerca:
su wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Multiplication_sign#Similar_notations sezione “Similar notations” è scrittoIn the algebraic notation, widely used in mathematics, a multiplication symbol is usually omitted wherever it would not cause a confusion: “a multiplied by b” can be written as ab or a b.
quindi sia con uno spazio sia senza.
Ad ogni modo non sono menzionate citazioni per questa affermazione…
Quindi se la regola davvero non vuole spazi, almeno la mia era una convinzione condivisa con molti (mal comune mezzo gaudio 😉 )Comunque penso che la cosa più saggia da fare sia sconvolgere la mia idea dello spazio per indicare la moltiplicazione e attenermi alla regola da voi detta 😉
Grazie! Ciao
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16 Giugno 2014 alle 19:37 #94509::
OldClaudio” post=94107
2) L’altra domanda riguarda la definizione di variabili di più lettere; No, non si può, perché le norme lo vietano, con le sole eccezioni di alcune costanti fisiche che rappresentano il numero di Mach e altri cosiddetti “numeri”, che in fisica rappresentano certe grandezze adimensionate. Sono una mezza dozzina di tali simboli di due lettere; in questo momento mi è impossibile darti un riferimento bibliografico di queste norme; quando rientro a casa, forse riuscirò a trovarlo e se lo ritrovo lo aggiungo a questo post. Non ho ritenuto opportuno indicare anche i simboli di questi pochi numeri rappresentati da simboli di due lettere nella Guida GuIT, perché mi sembrava, e continua a sembrarmi, non solo un elemento di confusione, ma una cosa di scarso interesse.
La regola è che ogni variabile è rappresentata da una sola lettera tratti dagli alfabeti latino, greco, ebraico, oltre che da simboli disegnati apposta; questa lettera può essere ulteriormente specificata con quanti deponenti si vuole in qualità di attributi, per esempio $V_{\mathrm{max}}$, generalmente costituiti da singole lettere o da parole abbreviate, che vanno scritte in tondo; mentre i pedici scritti in corsivo rappresentano essi stessi altre variabili.
Queste regole spesso sono ignorate; nel io settore (elettronica) vengono usate spesso come variabili degli acronimi di locuzioni formate da diverse parole, per esempio il CMRR di una amplificatore differenziale indica il Common Mode Rejection Ratio. Terribile ed ingiustificato; Nei miei libri ho sempre scritto questa locuzione italiana equivalente “rapporto di reiezione di modo comune” con $ r_{\mathrm{rmc}}$, conservando quindi sia le iniziali che formano l’acronimo italiano, ma rispettando la norma che vuole le variabili rappresentate da una sola lettera.
Avevo promesso che avrei cercato la norma ISO che specifica quali siano le variabili fisiche (adimensionate) che si possono rappresentare con due lettere.
Sono elencate nella norma ISO intitolata Quantities and units[/] — Part 12: Characteristic numbers, ISO 31-12:1992, che non ancora stata trascritta e aggiornata nella ISO 80000.
Non dispongo di una copia o di in link in cui verificare l’elenco di queste eccezioni, ma se si dispone dell’abbonamento per accedere alle norme ISO riprodotte e distribuite a pagamento dall’UNI, si possono conoscere tutte quante: ricordo a memoria Eu per il numero di Eulero, e Ma per il numero di Mach, ma ce n’è un’altra mezza dozzina.
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18 Giugno 2014 alle 9:26 #94510
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18 Giugno 2014 alle 12:00 #94511::
Sì sono citato anche per altre cose su CTAN, ma questo non vuol dire che io sia un’autorità in merito agli argomenti trattati. Semplicemente ho contribuito alcune cose a CTAN e alcune sono particolarmente apprezzate da persone insospettabili; per esempio ho scritto il pacchetto teubner per agevolare gli umanisti-grecisti, ma ho ricevuto il maggior numero di apprezzamenti da scrittori tecnico scientifici e da matematici. 😯
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