ambiente block e riga vuota

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  • #120720
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      salve a tutti,

      ho un problema con l’ambiente block se il contenuto è una equazione, mi farebbe piacere avere una mano.

      nel pdf allegato trovate il risultato del testo:

      `
      \documentclass{beamer}
      \usetheme{Madrid}

      \usepackage{listings}

      \begin{document}

      \begin{frame}{titolo}

      \begin{block}{t.d.}
      $$
      x(k+1) = A x(k) + B u(k)
      $$
      \end{block}

      \begin{block}{t.d.}
      $$
      x(k+1) = A x(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k)
      $$
      \end{block}

      \begin{block}{t.d.}
      \footnotesize
      $$
      x(k+1) = A x(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k)
      $$
      \end{block}

      \end{frame}

      \end{document}
      `

      da cui si vede come, se l’equazione è troppo larga, l’ambiente block inserisce una riga vuota, infatti nel primo block l’equazione è breve e nel terzo il font è stato ridotto di dimensioni.

      è possibile evitare questa riga vuota?

      grazie in anticipo,
      g.

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      • #120721
        g.
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          usando l’ambiente matematico inline ($ invece del $$) il problema non si presenta…

        • #120722
          OldClaudio
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            Che iso sappia non si può perché la riga è tropo lunga, certo invece di footnotesize potresti usare \small (ho provato ma la riga continua ad essere troppo lunga; oppure nella GuidaGuIT (scaricabile liberamente dalla sezione documentazione di questo forum potresti torvare nel capitolo Nuovi Comandi il comando \setfontsize che con i font continuamente scalabili che usa beamer ti permette anche di usare un font di 8,257pt (numero a caso per fare un esempio).

            Non sono sicuro che sia opportuno usare i doppi dollari, che sono tipicamente nativi di TeX e sono incompatibili con una quantità di pacchetti e sono decisamente sconsigliati anche usando LaTeX nudo e crudo; i motivi sono tanti e qui non è il caso di esagerare con la mia solita prolissità. Di solito LaTeX consente di usare [tt]\[…\][/tt] ma beamer consente di usare anche [tt]\begin{equation*}…\end{equation*}[/tt] per una equazione in display non numerata. Vedi questo codice`\documentclass{beamer}
            \usetheme{Madrid}

            \usepackage{listings}

            \begin{document}

            \begin{frame}{titolo}

            \begin{block}{t.d.}
            \[
            x(k+1) = A x(k) + B u(k)
            \]
            \end{block}

            \begin{block}{t.d.}
            \[
            x(k+1) = A x(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k)
            \]
            \end{block}

            \begin{block}{t.d.}
            \footnotesize
            \begin{equation*}
            x(k+1) = A x(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k) + B u(k)
            \end{equation*}
            \end{block}

            \end{frame}

            \end{document}`Tuttavia mi domando: che cosa ci sta a fare quella x accanto alla A, e quella u accanto a B? In matematica pura e in quella particolare usata dalla scienze sperimentali, che lavorano su grandezze e non su variabili, non esistono simboli di più di una lettera, ma possono essere usati quanti pedici si vogliono. Al contrario, se Ax e Bu sono nomi di funzioni, essi vanno scritti in tondo. Non ho provato, ma non mi stupirei se quello che ti succede con quelle equazioni non ti succedesse più se componessi quei nomi di funzione scritti in tondo.

          • #120723
            g.
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              grazie per la risposta. ho scoperto solo ora che il doppio dollaro è un simbolo nativo di TeX, passerò al \[

              per quanto riguarda il contenuto ho semplificato al massimo in modo da evidenziare il problema (la riga vuota), matematicamente sono equazioni alle differenze matriciali alle quali ho levato il grassetto.

              al momento l’uso del singolo dollaro sembra aver risolto il problema della riga vuota.

              grazie ancora,
              g.

            • #120724
              OldClaudio
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                Tanto per scoprire che cosa fa TeX con la matematica, ricorda che esso usa 8 modi distinti per comporre e tre corpi distinti..

                1) corpo normale(uguale a quello del testo circostante}
                2) corpo dei pedici e apici primi
                3) corpo dei pedici secondi

                a) modo testo: corpo normale , apici e pedici abbassati; estremi degli integrali e delle sommatorie a destra dell’operatore; estremi dei limiti a destra
                b) modo display: corpo normale, apici e pedici più distanziati in verticale; estremi degli integrali e delle sommatorie sopra o sotto l’operatore; estremi dei limiti sotto l’operatore.

                I modi possono essere scelti con i quattro comandi \texstyle, \displaustyle, \scriptstyle, \scriptscriptstyle; questi si possono usare indipendentemente dal modo; nel senso che se si vuole contenere una formula in altezza in una formula in display si può specificare \textstyle mentre si è in modo display; per esempio quando si compongono matrici in display e ci sono termini frazionari, questi vengono composti in modo testo, mentre gli altri sono in modo display; in questo modo righe e colonne restano allineate meglio. Lo stesso vale per gli esponenti o i pedici; se un esponente in una formula in display è frazionario, esso viene in copro esponente,ma in modo testo coì da non diventare troppo grande.

                Questa mia descrizione, abbastanza imprecisa per limitarne la lunghezza, è descritta in modo dettagliato nel TeXbook; un libro che dovrebbe essere sulla scrivania di ogni utente del sistema TeX, ma che purtroppo la maggior parte degli utenti ignora completamente; vabbè, non ne esiste una versione pdf on line (a parte una versione mica tanto legale distribuita dai cinesi, incompleta ma leggibile), ma ne esiste il sorgente non compilabile distribuita con l’installazione del sistema TeX; però è difficile da leggere, in quanto scritto in Plain TeX e con un insieme di macro e di comandi descritti in un file a parte; sono cose che riguardano specalemente i programmatori che creano macro. Oggi Plain TeX è usato da pochissimi, a parte Knuth che, essendone il padre, lo usa sempre, e pochissimi altri. I programmatori ne usano alcune funzionalità e talvolta ne usano gli «sporchi trucchi» (sono chiamati così nel TeXbook) quando bisogna fare qualcosa di veramente «acrobatico». Oggi, poi, i programmatori possono usare il linguaggio LaTeX3, anch’esso molto complesso, ma decisamente efficace.

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