- Questo topic ha 22 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 13 anni, 5 mesi fa da
samiel.
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1 Aprile 2013 alle 23:58 #84408::
Si trova diffusamente in rete il codice per “spegnere” la sillabazione.
Io ho il problema opposto, ovvero, avendo compilato il medesimo testo
con pdflatex (con microtype) e con xelatex, nel secondo caso ottengo
righe più lasche, meno sillabate (tranne qualche paragrafo in cui,
chissà perché, la sillabazione è più frequente e il testo più stretto.
Ora, dove trovo gli standard adottati da LaTeX?
Ho provato col seguente codice:
`\tolerance=5000
\hyphenpenalty=500`
che effettivamente produce pagina quasi identiche a quelle
compilate con pdflatex. In questo caso che funzione avrebbero
altre voci che ho trovato, ovviamente sempre relative
alla sillabazione, quaii
\emergencystretch=\maxdimen
\hbadness=10000
e su cui vorrei leggere qualcosa per approfondire
e per imparare i possibili valori alternativi?
Il secondo riguarda semplicemente i numero dei messaggi
di cattiva sillbazione? Infine, \pretolerance e \hfuzz0pt ?Grazie
m
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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2 Aprile 2013 alle 5:40 #84409::
Samiel,
il problema della diversa sillabazione del greco politonico componendo con padlatex+microtype o con xelatex+microtype va preso e affrontato in modo diverso;Ammesso che microtype abbai i giusti file di descrizione degli accostamenti, delle protrusioni e delli allargamanti, anche con il font greco (ne dubito fortissimamente) pdflatex dovrebbe fare un lavoro migliore di quello che si riesce a fare con xelatex per il quale microtype consente solo la protrusione.
Siccome ho il sospetto (molto fondato) che con un font per l’alfabeto greco nemmeno pdflatex può usare l’espansione, vuol dire che sotto questo aspetto pdflatex e xelatex dovrebbero fare le stesse cose.
Perche allora compongono diversamente lo stesso testo sulla stessa giustezza? perché lavorano con file di pattern diversi per la sillabazione; xelatex consente di specificare la la lingua greca l’opzione variant=ancient, oppure variant=poly, oppure variant=mono; nei tre casi in teoria dovrebbe usare tre insiemi di pattern diversi, in pratica poly e ancient sono sinonimi. psdlatx disporrebbe anche lui di tre insiemi diversi di sillabazione, ma di fatto ne usa uno solo, l’equivalente di ancient, che però assume per il testo greco la translitterazione LGR; il file per la silllabazione xelatex/poly e quella per pdflatex sono quindi diversi anche se si riferiscono idealmente alla stessa orpografia greca.
Per il resto, \tolerance, \pretolerance, \emergencystretch, e compagnia, sono dette molte cose nella Guida GuIT nei due capitoli che riguardano la sillabazione e la formazione delle pagine. La verità “assoluta” su questo argomento è descritta nell’appendice H del textbook, ma anche in altri capitoli dello stesso testo, dove si parla della composizione dei capoversi e nella divisione delle pagine; vi ho attinto a piene mani per la guida GuIT, ma ovviamente non ho riportato tutto quello che ha scritto Knuth.
Temo però, come puoi capire bene, che i diversi pattern che vengono usati da xelatex e da pdflatex (incorporati nei rispettivi formati xelatex.fmt e pdflatex.fmt) siano all’origine del tuo problema.
Naturalmente tu disponi di testi lunghi con molti capoversi da confrontare; io ho solo dei piccoli esempi, ma non ho mai rilevato differenze fra le composizioni eseguite con xelatex e pdflatex.
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2 Aprile 2013 alle 9:42 #84410::
Scusa, non ho dettagliato la cosa e forse tu hai tenuto fin troppo presente
il tread sul greco… Ma io mi riferivo alla sillabazione italiana!
Adesso vedo la guida guit, ho trovato anche diverse cose in rete,
ad esempio
http://www.jr-x.de/publikationen/latex/tipps/zeilenumbruch.html
e
http://www.tex.ac.uk/cgi-bin/texfaq2html?label=overfullm
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2 Aprile 2013 alle 13:06 #84411::
È vero; credevo che parlassi della sillabazione delle varie ortografie del greco.La sillabazione italiana è lì che funziona imperterrita da più di 20 d’anni senza problemi; le uniche modifiche che ho fatto alla lista di pattern riguardano la corretta sillabazione di parole italiane con radice straniera (esempi leishmaniosi, newyorkese, e simili) e l’ultima che ho fatto riguardava il fatto che sillabasse il cognome del presidente USA Bush come Bu-sh; benché non fosse il mio presidente preferito, mi è parso giusto correggere la lista dei pattern per non vedere una cesura simile.
Ora se guardi il capitolo sulla sillabazione che ti ho indicato nella Guida GuIT, vedrai il perché ho generato i pattern nel modo che ho descritto; capirai la difficoltà di dividere i gruppi di vocali che potrebbero formare dei dittonghi, ma che invece sono degli iatil; LaTeX legge le parole come sono scritte, ma non sa come si pronunciano: balaùstra o balàustra, per esempio; ora noi sappiamo che l’accento case sulla u, ma LaTeX non lo sa: si tratta di uno iato.
Ma, supponendo di avere creato una serie di pattern diversa, tale da poter distinguere tutte le eccezioni alla regola del dittongo, che differenza fa la divisione ba-la-u-stra rispetto a ba-lau-stra? Certo la differenza c’è, ma implica solo una riga contenente una lettera in più; spazio che l’algoritmo di sillabazione dl LaTeX compensa bellamente con un restringimento minimo dello spazio interparola, talmente piccolo che cade inosservato; forse non è nemmeno misurabile, ma dipende da quanti spazi interparola quella riga contiene.
Quel capitolo sulla sillabazione dice allora che per aumentare le possibili cesure o si mettono le ecceszoni nell’argomento di \hyphenation, oppure si indica espressamente una cesura aggiuntiva mediante l’uso di \- (che però consente la cesura solo nella posizione in cui è stato messo), oppure si usa il carattere attivo ” che serve appunto per marcare le cesure mancate oppure le divisioni etimologiche (dis”cinesia, per esempio) che non vanno d’accordo con le normali regole delle grammatiche italiane; le norme UNI sulla divisione sillabica, redatte dal famoso filologo Migliorini e dalla commissione dal lui coordinata, indicano/prescrivono le regole grammaticali ma consentono le divisioni etimologiche; però le due sillabazioni, quando sono in contrasto, non possono essere contemplate dallo stesso set di pattern (in realtà con il prefisso dis di discinesia sono riuscito a contemperarle, ma la ricerca di tutte le eccezioni esistenti in italiano mi avrebbe richiesto una vita).
Attento: il carattere ” è attivo per impostazione predefinita con l’opzione italian di babel; con l’impostazione della lingua italian di polyglossia bisogna attivarla specificando l’opzione [tt]babelshortcuts[/tt] all’impostazione di main language oppure other languange per l’italiano. Purtroppo polyglossia ha una documentazione che mi pare non aggiornata su questa possibilità per l’italiano, ma sono almeno due anni che questa opzione è disponibile.
Anche se il capitolo sulla sillabazione si riferisce alla sillabazione eseguita con pdflatex; vi si piega come e qualmente alterare le regole di sillabazione mediante interventi come quelli che ti ho indicato sopra (\hyphenation{…} oppure “) spostano l’eventuale bruttezza di una riga con spazi interparola troppo larghi, in bruttezza della cesura che rende sgradevole la lettura al lettore.
Se invece ritieni che esistano delle parole che vengano o non vengano divise correttamente dai miei pattern di sillabazione (nota che sono identici per il motore pdftex o per il motore xetex), allora basta segnalarmi questi casi e provvedo; ora, anzi, le modifiche dei file di pattern son più agevoli, perché esiste una commissione apposita, mentre prima tutto quello che riguardava la sillabazione e la gestione delle lingue, quando esisteva solo babel, era gestito da una sola persona, che dopo 20 anni di gestione se ne era evidentemente stancato e non lo faceva più; ogni richiesta di modifica doveva passare attraverso di lui, ma lui era “dormiente”.:grin:
Ciao
ClaudioPS: ho dato una occhiata ai due link che hai indicato; quello in tedesco dice qualcosa di più di quello che ho scritto nella Guda GuIT; quello delle English FAQ, dice di meno; ma entrambi hanno un occhio particolare sui problemi di sillabazione che essi incontrano con la loro lingua; tieni presente che l’inglese dispone di una tabella di circa 5000 pattern e ha una lista precostruita di eccezioni di parecchie centinaia di parole, che Barbara Beeton (il capo redattore di TUGboat) estende almeno una volta all’anno. Il tedesco dispone di più di 14000 pattern, non so a quanto ammonti la lista delle eccezioni predefinite. L’italiano ha circa 330 pattern e un lista vuota di eccezioni; come dicevo sopra, sono più di 20 anni che questi pattern svolgono il loro mestiere senza lamentele da parte degli utenti e le poche aggiunte le ho fatte io; no, mi sbaglio: un utente mi ha segnalato circa 15 anni fa una parola divisa in modo errato. Sarei molto felice se tu fossi il secondo utente che mi può indicare altre correzioni da apportare ai pattern che ho scritto. 🙂
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2 Aprile 2013 alle 14:05 #84412::
Ma da cosa dipende una sperequazione così rilevante fra il numero
dei pattern per l’italiano e quello relativo alle altre lingue?Appena troverò una sillabazione sbagliata, sarai il primo a saperlo 🙂
con l’impostazione della lingua italian di polyglossia bisogna attivarla
specificando l’opzione babelshortcuts all’impostazione di main languageIntendi in questo modo?
`\setmainlanguage[babelshortcuts]{italian}`
Perché in questo caso ottengo un errore:
`! Package xkeyval Error: `babelshortcuts' undefined in families `italian'.
See the xkeyval package documentation for explanation.
Type Hfor immediate help.
…
l.19 \begin{document}
?
`
E in rete non trovo traccia di questa opzione.Per quello che attiene al mio testo, ecco nella prima immagine
(01.jpeg) la composizione standard ottenuta con pdflatex:
nella seconda (02.jpeg) la composizione standard ottenuta con xelatex:
e infine (03.jpeg) il risultato sempre con xelatex,ma applicando il codice
`\tolerance=5000
\hyphenpenalty=500`
Come si vede, il testo è più “stretto” e, questa volta, quasi coincidente
col risultato prodotto da pdflatex (con microtype)m
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2 Aprile 2013 alle 16:18 #84413::
No, in rete non trovi traccia di questa opzione, perché mi sono sbagliato a scriverla; si tratta di [tt]babelshorhands[/tt]I risultati che hai ottenuto con 03.jpeg mi sembrano eccellenti, ma non ti so spiegare bene perché.
1) Non hai cambaito il valore di \pretolerance; il che vuol dire che la divisione di quel capoverso viene fatta al sendo giro, visto che la \pretolerance serve per mettere un limite alla “bruttezza” complessiva del capoverso privo di cesure.
2) Hai aumentato molto la \tolerance, il valore che viene controllato al secondo giro quando l’algoritmo controlla la bruttezza del capoverso con le cesure
3) Contemporaneamente hai aumentato abbastanza la \hyphenpenalty che aumenta la bruttezza del capoverso all’aumentare del numero delle cesure.
Potresti tracciare il comportamento del motore di composizione come viene indicato nel TeXbook, oppure come esemplificato nella Guida GuIT, nel capitolo dove si parla di costruzione delle pagine. È spiegato lì perché l’algoritmo dei capoversi e quello delle pagine sono simili, anche se la formula per la bruttezza è diversa, ovviamente, per i capoversi e per le pagine (per queste ultime si parla di costo, invece che di bruttezza, e il significato è simile; i nomi sono diversi perché le formule con el quali sono calcolati sono diverse).
Non so quanto ti sia famiglare la matematica e quanto tu conosca di minimizzazione di un funzionale; concettualmente non si tratta di cose difficili; sono i metodi matematici difficili da gestire, specialmente quando il funzionale (in parole povere la funzione matematica che dipende dai parametri che si vogliono scegliere per rendere minima la funzione) non dipende in modo “continuo” dai parametri; In questo caso, quello del capoverso, il funzionale “bruttezza” dpende in modo non lineare dalle perfomance macroscopiche della divisione, come la bruttezza delle singole righe, le penalità, se ciascuna riga sia stata compressa o espansa (a livello di spazi interparola), ma poi dipendi in modo discreto dala lunghezza delle parole o dei monconi di parola prodotti dalla divisione in sillabe. Devo dire che Knuth, matematico, ha creato un algoritmo efficientissimo dal punto di vista dei tempi di calcolo, ma questo algoritmo è descritto solo nel volume B di Computers and Typesettin (il volume A è il TeXbook) e per capirlo bisogna avere competenze che anch’io, che ho gestito programmi di ottimizzazione per certi problemi di ricerca durante i miei quasi 50 anni di attività accademica ho difficoltà a capire. Invece non è difficile capire il funzionali da minimizzare, in particolare quello della bruttezza.
Ora i parametri che hai modificato hanno influito sul capoverso nel modo che ho descritto sopra; però ho anche il sospetto che forse, e ripeto forse, può essere che con xelatex l’apostrofo non sia gestito bene; nel terzo esempio hai que-st’ultimo, quando probabilmente quest’ul-timo sarebbe andato meglio; non è facile dirlo con certezza, ma mi viene questo sospetto; nella composizione con pdflatex hai infatti proprio quest’ul-timo.
La sillabazione xelatex e quella di pdlatex, in italiano, non differiscono per neinte con i pattern fatti di lettere, ma differiscono molto con i pattern che contengono l’apostrofo; con i font che può gestire pdflatex l’apice singolo, l’apostrofo e la virgoletta alta semplice chiusa sono lo stesso segno; con xelatex sono almeno due segni diversi a causa della codifica utf8. Vedrò se succede anche a me.
Ciao
Claudio
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2 Aprile 2013 alle 17:03 #84414::
Grazie dei chiarimenti. Adesso vedrò con calma le parti della Guida Guit
e le altre cose trovate in linea. E farò un po’ di esperimenti. Purtroppo,
non sono affatto familiare con la matematica (laureato in filosofia,
invidio molto i matematici, per il principio per cui “conosco molti matematici
che suonano il violino, ma nessun vioilnista che sa la matematica”…),per capirlo bisogna avere competenze che anch’io, che ho gestito programmi
di ottimizzazione per certi problemi di ricerca durante i miei quasi 50 anni di attività
accademica ho difficoltà a capirefigurati io 🙂
perciò dovrò limitarmi a capire grosso modo i concetti e farò esperimenti
per teantativi ed erroriM
PS
Da una ricerca in rete ho trovato che l’opzione va inserita in questo modo:
`\setmainlanguage[babelshorthands=true]{italian}`
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2 Aprile 2013 alle 20:32 #84415::
Per le opzioni booleane la parte =true si può omettere; la parte =false deve invece essere esplicitata.Invece ho trovato l’inghippo:
[attachment=652]CesuraApostrofo.png[/attachment]
Come vedi ho scelto tre locuzioni apostrofate, una delle quali compare nel tuo esempio
Nelle prime tre solo la tua locuzione è divisa in sillabe solo prima dell’apostrofo e non dopo; nelle seconde tre sono divise in sillabe tutte.
Il file è stato composto con i font EB Garamond, ma non sembra quello il problema, confesso di non avere provato con altri font.
Ma la spiegazione è la seguente: entrabi i set sono stati composti con xelatex senza specificare l’opzione [tt] [Ligatures=Tex] [/tt] nello specificare il main font
I primi tre esempi hanno come apostrofo l’apostrofo ASCII; le seconde tre l’apostrofo utf8.
Solo nel secondo caso la sillabazione funziona correttamente, mentre nel primo caso solo la tua espressione funziona con una sola divisione prima di “st”.
Tini presente che l’algoritmo normale di sillabazione non divide una sillaba iniziale o finale di una parola se è formata da meno lettere di quanto specificato nei contatori \lefthyphenmin e \righthyphenmin; in italiano entrambi questi due parametri sono posti uguali a 2; quindi tanto per esemplificare la parola “idea” non viene divisa in sillabem sebbene la grammatica dica che la si può dividere in i-de-a, ma come vedi la prima e l’ultima sillaba sono di una sola lettera, quindi la parola non viene divisa “tipograficamente.
Per TeX una parola comincia dopo un segno non alfabetico e termina con l’ultima lettera prima di un segno non alfabetico (ci sono delle ulteriori limitazioni, ma non preoccupiamoci di questi ukteriori casi) La parola deve essere composta di lettere alfabetiche e di altri segni, purché abbiano un codice di lettera minuscola pari a qualcosa diverso da 0. È chiaro che virgole, punti, apostrofi, parentesi, non hanno spontaneamente un carattere “minuscolo” che corrisponda loro; le lettere dell’alfabeto, anche accentate invece hanno il corrispondente minuscolo e maiuscolo. Con pdflatex l’apostrofo, per funzionare in italiano, francese, catalano, romancio, friulano, piemontese, ecc. — lingue di cui ho costruito i file di pattern, tranne il francese e il catalano sui file di pattern delle quali oggi non appaiono più le mie mani, ma a suo tempo, molto tempo fa, avevo creato i file di pattern anche per quelle lingue).
Con pdflatex quelle tre locuzioni vengono divise in sillabe correttamente, perché l’apica ASCII, da usare come apostrofo, ha il codice di lettera minuscola diverso da zero.Con xelatex il codice di lettera minuscola ce l’ha solo l’apostrofo vero che ha un indirizzo esadecimale unicode del tipo “2039 (non lo ricordo a memoria); il secondo gruppo di esempi ha l’apostrofo unicode nel file sorgente e viene diviso in sillabe completamente; Invece nel primo insieme di esempi l’apostrofo ASCII non avendo il codice di lettera minuscola termna la parola che TeX può dividere in sillabe; quindi delle divisioni grammaticali que-st, del-l, e bel-l, accetta solo la prima, perché l’ultima “sillaba” ha due lettere, mentre non accetta lgli altri due casi perché l’ultima sillaba ha una sola lettera; quello che segue l’apice ASCII per TeX non è più parte di una parola finché non incontra lo spazio, dopo di che l’algoritmo di cesura ricomincia la ricerca dell’inizio di un’altra parola.
Se però nel caricare il tuo font OpenType con cui stai componendo il tuo scritto inserisci l’opzione [Ligatures=TeX], oppure imposti questa dichiarazione com default, anche l’apice ASCII vien trattato come l’apostrofo unicode e tutto funziona liscio.
Prova a ricomporre il tuo esempio specificando l’opzione e vedrai che la composizione con pdflatex e xelatex vengono se non uguali, almeno molto simili.
Ciao
Claudio
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2 Aprile 2013 alle 20:37 #84416::
Ma quell’opzione l’ho specificata!
Altrimenti l’apostrofo non viene “all’inglese”,
e pure ci sono guai con le virgolette
e il trattino medio e lungo, che risultano
spezzati…
L’immagine 02 che ho caricato
è il risultato con quell’opzione attiva
Ecco il codice intero dell’esperimento
`\documentclass[a4paper,12pt]{article}
%\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{fontspec}
\defaultfontfeatures{Contextuals=NoAlternate}
\setmainfont[Ligatures=TeX,Scale=1.1]{EB Garamond}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{italian}
\setotherlanguage[variant=polytonic]{greek}
\newfontfamily\greekfont[Scale=MatchLowercase]{GFS Didot}
\setotherlanguage{russian}
\newrobustcmd\lining[1]{{\addfontfeatures{Numbers=Lining}#1}}\begin{document}
EB GARAMOND + GFS DIDOT
\medskiptesto normale in minuscolo. Quel ramo del lago di Como.
elementi `apotropi', “apotropi''
TESTO MAIUSCOLO, QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO
\textit{testo in corsivo. Quel ramo del lago di Como.}
\textbf{testo in grassetto. Quel ramo del lago di Como.}
\textit{\textbf{testo in grassetto corsivo. Quel ramo del lago di Como.}}
\textsc{testo in maiuscoletto. quel ramo del lago di como}
numeri — minuscoli
1 2 3 4 5 6 7 8 9 0
oppure — maiuscoli
\lining{1 2 3 4 5 6 7 8 9 0}
\medskipACCENTI
à è é ì ò ù À È É Ì Ò Ù
\medskipLETTERE SPECIALI
ni{\~n}o, façon, bénédiction, Sch\”{o}nbrunn, Stra{\ss}e, Kru{\v s}{\v c}ëv,
Woiti{\l}a
\medskipQuel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non
interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del
rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender
corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera
dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda
ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui
il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le
rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in
nuovi golfi e in nuovi seni.
\medskipGRECO
\begin{greek}
Κώνωψ\footnote{Κώνωψ: bla bla blaa} πρὸς λέοντα ἐλθὼν εἶπεν· οὔτε φοβοῦμαί σε
οὔτε δυνατώτερός μου εἶ· εἰ δὲ μή, τίς σοί ἐστιν ἡ δύναμις; ὅτι ξύεις τοῖς
ὄνυξι καὶ δάκνεις τοῖς ὀδοῦσι; τοῦτο καὶ γυνὴ τῷ ἀνδρὶ μαχομένη ποιεῖ. ἐγὼ δὲ
λίαν ὑπάρχω σου ἰσχυρότερος. εἰ δὲ θέλεις, ἔλθωμεν καὶ εἰς πόλεμον. καὶ
σαλπίσας ὁ κώνωψ ἐνεπήγετο δάκνων τὰ περὶ τὰς ῥῖνας αὐτοῦ ἄτριχα πρόσωπα. ὁ δὲ
λέων τοῖς ἰδίοις ὄνυξι κατέλυεν ἑαυτὸν, ἕως οὗ ἠγανάκτησεν. ὁ δὲ κώνωψ νικήσας
τὸν λέοντα καὶ σαλπίσας καὶ ἐπινίκιον ᾄσας ἔπτατο. ἀράχνης δὲ δεσμῷ ἐμπλακείς,
ἐσθιόμενος ἀπωδύρετο, ὅτι μεγίστοις πολεμῶν ὑπ' εὐτελοῦς ζῴου, τῆς ἀράχνης,
ἀπώλετο.
\end{greek}
\medskipSCALE=MATCHLOWERCASE
Quel ramo del lago in \begin{greek}οὔτε φοβοῦμαί\end{greek} nuovi golfi e in nuovi seni.
\medskipCIRILLICO
\begin{otherlanguage*}{russian}
Россия — государство, расположенное
в~Восточной Европе и Северной Азии.
\end{otherlanguage*}\end{document}`
m
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2 Aprile 2013 alle 21:12 #84417::
In questo esperimento, diverso da quello delle immagini 01, 02 e 03 che avevi allegato prima, l’opzione Ligatures=TeX fa il suo mestiere come si può conatatare se si mette l’incipit dei promessi sposi dentro una minipage di larghezza ari a 08\textwidthNon appre nessun trattino spezzato; la sillabazione è corretta; lo spazio interparola e conforme alle aspettative.
Non hai definito un font per la lingua russa; se l’avessi definito, sia pure con lo stesso nome usato per un font da usare per i latino, potresti usare \begin{russian}…\end{russian} come hai fatto per il greco.
Ciao
Claudio
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2 Aprile 2013 alle 21:21 #84418::
Vero, mi scuso, nella fretta ho posstato un altro file su cui sto sperimentando.
Il codice giusto è li seguente:
`
\documentclass[a4paper,12pt]{article}
%\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{fontspec}
\defaultfontfeatures{Contextuals=NoAlternate}
\setmainfont[Ligatures=TeX,Scale=1.1]{EB Garamond}
%\usepackage{microtype}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage{italian}
\setotherlanguage[variant=polytonic]{greek}
\newfontfamily\greekfont[Scale=MatchLowercase]{GFS Didot} %
\setlength{\parskip}{1ex plus 0.5ex minus 0.2ex}
\setlength{\parindent}{0pt}
\usepackage{lettrine}
\newcommand{\omissis}{[\textellipsis\unkern]}
\tolerance=5000
\hyphenpenalty=500\begin{document}
\lettrine{D}{a un punto} di vista astratto — o forse meglio teorico sulla
configurazione e il ruolo attuale di un Liceo Classico –, il primo dato che
emerge a livello nazionale è la crescente disaffezione dell'utenza. Essa
deriva da una complessa congerie di fattori: dalla problematica spendibilità
del sapere classico in un mondo dominato dall'ossessione del profitto alle
gravissime difficoltà occupazionali, sempre più accentuate in questo primo
scorcio del millennio; dal progressivo e crescente decadimento culturale alla
posizione esplicitamente assunta in quest'ultimo anno dai referenti della
politica scolastica, primo fra tutti il Ministro della Pubblica Istruzione che
ha invitato gli studenti della scuola secondaria di primo grado a iscriversi
agli Istituti Professionali piuttosto che ai Licei, con sguardo miope nei
confronti della formazione della persona e con asserzione mendace rispetto
alle autentiche opportunità di lavoro, ormai assolutamente esigue anche
nell'ambito dei lavori tecnico-manuali.`
Non ho definito il font per la lingua russa proprio per utilizzare
il cirillico nativo di EB Garamond, che include un greco e,appunto, un cirillico.
SI veda
https://github.com/georgd/EB-Garamond/blob/master/specimen/Specimen.pdf?raw=true
(Peraltro in quella pagina c’è un link per scaricare la Bibbia ginevrina di Garamond!)m
m
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3 Aprile 2013 alle 6:56 #84419::
Con il testo che ora hai inviato non ho problemi di sorta, né con i tratti medi disgiunti, neé con gli apostrofi; il file che ti allego è ottenuto dal tuo sorgente aggiungendo solo il pacchetto multicols e un mio pacchettino personale che serve epr scrivere una parola per ogni riga divisa in sillabe come la farebbe *latex con le sue impostazioni di default; per farlo funzionare ho dovuto eliminare \lettrine, che per altro non mi pare possa essere responsabile di divisioni sillabiche differenti o di diversi modi di trattare le penalità.https://dl.dropbox.com/u/46128876/SillabazioneSamiel.png
La composizione è eseguita con xelatex, le prime righe del file log riportano:`
This is XeTeX, Version 3.1415926-2.4-0.9998 (TeX Live 2012) (format=xelatex 2013.3.1) 3 APR 2013 10:37
entering extended mode
\write18 enabled.
file:line:error style messages enabled.
%&-line parsing enabled.
**TestSamiel.tex
(./TestSamiel.tex
LaTeX2e <2011/06/27>
Babeland hyphenation patterns for english, dumylang, nohyphenation, ge
rman-x-2012-05-30, ngerman-x-2012-05-30, afrikaans, ancientgreek, ibycus, arabi
c, armenian, basque, bulgarian, catalan, pinyin, coptic, croatian, czech, danis
h, dutch, ukenglish, usenglishmax, esperanto, estonian, ethiopic, farsi, finnis
h, french, friulan, galician, german, ngerman, swissgerman, monogreek, greek, h
ungarian, icelandic, assamese, bengali, gujarati, hindi, kannada, malayalam, ma
rathi, oriya, panjabi, tamil, telugu, indonesian, interlingua, irish, italian,
kurmanji, latin, latvian, lithuanian, mongolian, mongolianlmc, bokmal, nynorsk,
piedmontese, polish, portuguese, romanian, romansh, russian, sanskrit, serbian
, serbianc, slovak, slovenian, spanish, swedish, turkish, turkmen, ukrainian, u
ppersorbian, welsh, bohairic, loaded.
…
(/usr/local/texlive/2012/texmf-dist/tex/latex/fontspec/fontspec.sty
Package: fontspec 2013/03/16 v2.3a Font selection for XeLaTeX and LuaLaTeX
…
Package: expl3 2013/03/14 v4469 L3 Experimental code bundle wrapper
…
Package: fontspec-xetex 2013/03/16 v2.3a Font selection for XeLaTeX and LuaLaTeX
…
`Se disponi di una versione di TeX Live recente anche l’elenco delle lingue dovrebbe essere lo stesso, tranne per bohairic, che è nio personale.
Ho riportato alcune date di pacchetti recenti e le ultime modifiche dei pacchetti usati risalgono al 16 marzo 2013.
L’opzione Ligatures=TeX fa il suo mestiere come previsto.
Ciao
Claudio
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3 Aprile 2013 alle 16:27 #84420::
Logo del tutto simile (aggiorno spesso TexLive), tranne la voce format=xelatex
`This is XeTeX, Version 3.1415926-2.4-0.9998 (TeX Live 2012) (format=xelatex 2013.2.22) 3 APR 2013 20:24
entering extended mode
restricted \write18 enabled.
%&-line parsing enabled.
**prova.tex
(./prova.tex
LaTeX2e <2011/06/27>
Babeland hyphenation patterns for english, dumylang, nohyphenation, ge
rman-x-2012-05-30, ngerman-x-2012-05-30, afrikaans, ancientgreek, ibycus, arabi
c, armenian, basque, bulgarian, catalan, pinyin, coptic, croatian, czech, danis
h, dutch, ukenglish, usenglishmax, esperanto, estonian, ethiopic, farsi, finnis
h, french, friulan, galician, german, ngerman, swissgerman, monogreek, greek, h
ungarian, icelandic, assamese, bengali, gujarati, hindi, kannada, malayalam, ma
rathi, oriya, panjabi, tamil, telugu, indonesian, interlingua, irish, italian,
kurmanji, latin, latvian, lithuanian, mongolian, mongolianlmc, bokmal, nynorsk,
piedmontese, polish, portuguese, romanian, romansh, russian, sanskrit, serbian
, serbianc, slovak, slovenian, spanish, swedish, turkish, turkmen, ukrainian, u
ppersorbian, welsh, loaded.
(/usr/local/texlive/2012/texmf-dist/tex/latex/base/article.cls
Document Class: article 2007/10/19 v1.4h Standard LaTeX document class
(/usr/local/texlive/2012/texmf-dist/tex/latex/base/size12.clo
File: size12.clo 2007/10/19 v1.4h Standard LaTeX file (size option)
…
(/usr/local/texlive/2012/texmf-dist/tex/latex/fontspec/fontspec.sty
Package: fontspec 2013/03/16 v2.3a Font selection for XeLaTeX and LuaLaTeX`
Per il resto sìì, tutto funziona a dovere.
Un’ultima curiosità: l’opzione frenchspacing è attivata di default in xelatex
adottando la lingua italiana? Oppure – ipotizzo – caricando un formato come A4,
usato in Europa dove non si usa la spaziatura variabile come negli Sati Uniti?grazie
m
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3 Aprile 2013 alle 19:28 #84421::
Un’ultima curiosità: l’opzione frenchspacing è attivata di default in xelatex
adottando la lingua italiana? Oppure – ipotizzo – caricando un formato come A4,
usato in Europa dove non si usa la spaziatura variabile come negli Sati Uniti?Le prime righe del file gloss-italian.ldf, quello che gestisce l’italaino quando si usa polyglossia dicono:
`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
\ProvidesFile{gloss-italian.ldf}[polyglossia: module for italian]
\PolyglossiaSetup{italian}{
hyphennames={italian},
hyphenmins={2,2},
frenchspacing=true,
indentfirst=true,
fontsetup=true,
}`
Come vedi la spaziatura alla francese à preimpostata così come il rientro del primo capoverso dopi i titoli di capitoli, paragrafi eccetera.Ho sudato sette camicie per ripristinare la mancanza del rientro senza modificare il file gloss-italian.ldf, perché a me non piace il rientro del primo capoverso che non è preceduto da altri capoversi. Per altro non c’è nessuna regola tipografico che lo imponga o lo vieti, quindi ognuno è libero di fare come meglio crede. Ovviamente la mia sudata avvenne prima che fosse disponibile il pacchetto xparse.
Voglio ancora fare qualche prova con l’ultimo esempio che hai allegato; infatti ho notato che microtype è commentato per la composizione con XeLaTeX; è vero che microtype funziona a rilento con xelatex, ma qualcosa fa, per esempio la protrusione fuori dai margini; anche se sembra poco, qualcosa fa. In particolare fa sì che xelatex usi la protrusione come farebbe latex quando produce un file dvi, o quando si inibisce l’espansione con pdflatex, lasciando in azione solo la protrusione; Nella Guida GuIT (sempre lei) nel capitolo dedicato a Microtype, alla fine ci sono tre esempi con lo stesso testo composto con microtype e attive sia la protrusione sia l’espansione dei caratteri, senza microtype e con microtupe e con la sola protrusione attiva. La prima versione risulta scritta con una riga in meno delle altre due, ma le altre due sono diverse in modo decisamente visibile, accentuato dalla composizione a due colonne, quindi con giustezze relativamente piccole; senza microtype si hanno 14 cesure e con la sola protrusione si hanno 11 cesure; come microtype a pieno regime si hanno solo 7 cesure.
Il file gloss-italian.ldf si trova in texlive/2012/texmf-dist/tex/xelatex/polyglossia/ Vale la pena esaminarlo per vedere come è stata realizzata le opzione booleana babelshorthands, introdotta da Enrico Gregorio.
Ciao
Claudio
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3 Aprile 2013 alle 20:31 #84422::
Ho sudato sette camicie per ripristinare la mancanza del rientro senza modificare il file gloss-italian.ldf, perché a me non piace il rientro del primo capoverso che non è preceduto da altri capoversi. Per altro non c’è nessuna regola tipografico che lo imponga o lo vieti, quindi ognuno è libero di fare come meglio crede. Ovviamente la mia sudata avvenne prima che fosse disponibile il pacchetto xparse.
Forse non ho capito, ma per eliminare il rientro (del primo capoverso) non è sufficiente
`\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage[babelshorthands=true]{italian}
\PolyglossiaSetup{italian}{indentfirst=false}`A proposito del pacchetto xparse, non ho idea del suo effettivo utilizzo.
Dipende certo dai miei limiti, ma la sua guida mi sembra del tutto inintelligibile 🙁Infine: allora vale pur tuttavia la pena di caricare microtype quando su compila con Xelatex?
Senza opzioni e fa quel che riesce a fare?m
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4 Aprile 2013 alle 7:13 #84423::
1) Forse non ho capito, ma per eliminare il rientro (del primo capoverso) non è sufficiente
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage[babelshorthands=true]{italian}
\PolyglossiaSetup{italian}{indentfirst=false}2) A proposito del pacchetto xparse, non ho idea del suo effettivo utilizzo.
Dipende certo dai miei limiti, ma la sua guida mi sembra del tutto inintelligibile3) Infine: allora vale pur tuttavia la pena di caricare microtype quando su compila con Xelatex?
Senza opzioni e fa quel che riesce a fare?1) Probabilmente sì, ma quando dovevo fare quella cosa non l’avevo capito.
2) xparse, in effetti non sarebbe servito, mi ha scappato il dito sulla tastiera; volevo dire xpatch, che estende i già notevoli comandi di etoolbox con altri comandi che sfruttano il linguaggio expl3 e possono fate modifiche particolarmente elaborate ad un comando già definito.
Mi spiace che il capitolo microtype della Guida GuIT non sia intelligibile; ogni suggerimento ed ogni critica sono le benvenute.3) Vale sempre la pena di caricare microtype; inoltre viene spesso sottolineato che i comandi per la spazieggiautra (tracking nel manuale in inglese) non funzionano con xelatex; è filosoficamente vero, ma praticamente falso: xelatex, quando lavora con i font OpenType, provvede alla spazieggiatura con i suoi propri comandi, in particolare con \addfontfeatures con le dovute impostazioni, e dato all’interno del gruppo dove si vuole che agisca. Io uso sempre microtype con xelatex e spazieggio quando e quanto voglio ciò che mi serve.
Il fatto chexelatex non possa eseguire l’espansione e la contrazione dei font per svolgere il secondo grande compito di microtype dipende dal fatto che in realtà la sua uscita è un formato DVI modificato che trasforma in pdf mediante una versione di dvipdfm modificata; se il file dvi non può contenere le informazioni che riguardano l’espanzione/contrazione dei font, dvipdfm non ce la può mettere di suo; è lo stesso motivo per il quale microtype funziona solo con la protrusione con latex, mentre accetta l’espanzione/contrazione con pdflatex; non esiste ancora un pdfxelatex, insomma.:sad:
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4 Aprile 2013 alle 10:16 #84424::
Mi spiace che il capitolo microtype della Guida GuIT non sia intelligibile;
ogni suggerimento ed ogni critica sono le benvenute.Nooooooo quello è chiarissimo, mi riferivo alla guida di xparse
(texdoc xparse), zeppa di codici e scarsissima di esempi pratici
che possono aiutare il neofita!Per il resto, allora microtype sia, in attesa che alcune cose
vengano sistemate e ampliate. Infine spero che questa discussione
possa risultare utile per gli utenti di xetex, che per altri versi
ha delle potenzialità straordinarie per gestire aspetti innumerevoli
della tipografia (legature, forme alternative…)Peccato che pochi se ne accorgano. Oggi in una classe ho spiegato
e mostrato che cosa sono le legature. Stupore generale…grazie
m
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4 Aprile 2013 alle 10:32 #84425::
samiel” post=83817
Oggi in una classe ho spiegato
e mostrato che cosa sono le legature. Stupore generale…grazie
mAhimè devo associarmi.
Lo scorso anno ho scritto una relazione con i font Linux Libertine O, per la precisione:
`\setmainfont[Ligatures={TeX,Historic}]{Linux Libertine O}`
e una collega mi disse che “in stampa” venivano fuori degli strani riccioli tra “s” e “t”…Male comune mezzo gaudio… O forse no 🙁
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4 Aprile 2013 alle 13:51 #84426::
Io ho adottato
`\defaultfontfeatures{Contextuals=NoAlternate}`
proprio per evitare troppi “fronzoli”.
Però due anni fa toccò a me redigere il famigerato Documento del 15 maggio
per l’Esame di Stato di una classe e lo preparai con LaTeX e un Palatino:
vinse il premio di “documento più fashion” dell’anno 🙂
Cmq non solo gli studenti, ma anche colleghi e lettori in genere
prestano scarsissima attenzioni agli aspetti tipografici
e non solo a quelli. Come fa uno che legge libri a sbagliare regolarmente
nell’approntare una bibliografia? E così via…m
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4 Aprile 2013 alle 14:00 #84427::
Il fatto che oggi non si conoscano le legature è appunto un fatto. Spesso non si conosce nemmeno il significato della parola, tranne che non si stia parlando di corde, nastri, arrosti da avvolgere e legare, e magari libri da (ri)legare.Oggi le legature formate dalla lettera f seguita da altre lettere con cui si può legare, f, l, i, non vengono più notate da nessuno; e se gliele fai vedere sono anche disposti a non vederle. Mi ricordo di aver spiegato le legature della f a un avvocato (persona istruita e avvezza a leggere); gliel ho fatte vedere in stampa e non è riuscito a riconoscerle come lettere legate..
Per a parte le legature della f, le altre legature storiche non sono da usare se non nei contesti giusti; non userei mai le legature storiche per un rapporto interno destinato ai membri di un dipartimento, o a un consiglio scolastico. ma le userei per dare un sapore di antico ad un testo storico, destinato a lettori molto colti. Allo stesso modo non userei mai la s lunga, lasciando la s corta solo per la s finale o il secondo elemento (slegato) di una doppia s. Si faceva così fin verso la fine del XVII secolo, poi è rimasta in qualche caso sporadico e le eccezioni non fanno la regola; ma se dovessi presentare uno scritto del ‘500 o del ‘600, forse userei anche la s lunga. Oggi la maggior parte dei lettori, anche colti, avrebbe difficoltà a leggere uno scritto contenente le legature storiche e con la s lunga.
Ci sono ben altre cose che si possono fare tramite xe(la)tex e i font OpenType.
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4 Aprile 2013 alle 17:46 #84428
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4 Aprile 2013 alle 21:10 #84429::
Bè scalra il font alle minuscole del main font, o alle maiuscole; rendere il maiuscoletto con una variante del maiuscolo, e viceversa, colorare in automatioco le cose scritte con un determinato font; spazieggiare; legature di vario genere, swash solo per le maiuscole o anche per le minuscole, disabilitare le legature (sembra che in portoghese sia necessario disabilitare le legature della f; con i comandi di fontspec si può fare) spaziature differenti prima die segni di interpunzione o entro le virgolette (generalmente francesi) legate all’uso di una particolare lingua. E tante altre.Ma c’è tutto scritto nella documentazione di fontspec. Basta leggerla con il solito texdoc fontspec.
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5 Aprile 2013 alle 17:31 #84430
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AutoreRisposte
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