Caratteri speciali di LaTeX

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    Ciao a tutti, vorrei un po’ di chiarezza in merito alla questione dei caratteri speciali di LaTeX. Tutti sappiamo quanti (10) e quali sono e a cosa servono quando, appunto, li usiamo nella sintassi di marcatura del programma. Eccoli, insieme a quello che ho trovato.

    `\ { } & % $ # ^ _ ~`

    Si sa anche che per ottenerli stampati bisogna fare qualche operazione in più.

    1.
    I caratteri

    `{ }`

    si chiamano parentesi graffe e si ottengono in stampa così:

    `\{ \textbraceleft
    \} \textbraceright`

    con la differenza che i comandi più lunghi ignorano uno spazio dopo di essi. Corretto?

    2.
    Il carattere

    `\`

    si chiama barra inversa (lo preferisco a barra rovescia) e si ottiene come tale scrivendo

    `\textbackslash`

    Esiste anche

    `$\backslash$`

    che produce una cosa simile, ma credo che sia confinata all’uso matematico. Corretto?

    3.
    Il carattere

    `&`

    si chiama ampersand o e commerciale e si ottiene in stampa con

    `\&`

    e in nessun altro modo.

    4.
    Il carattere

    #

    si chiama in molti modi: octothorp, number sign, hash sign, hash, numero. Si ottiene in stampa così:

    `\#`

    5.
    Il segno

    `%`

    si chiama per cento o percento (la differenza è sottile, ma c’è: il primo è avverbio, il secondo nome) e si ottiene così

    `\%`

    6.
    Il segno

    `$`

    si chiama dollaro e si ottiene con

    `\$ \textdollar`

    con la differenza già vista prima.

    7.
    Il segno

    `_`

    ha molti nomi: underscore, trattino basso, barra sottolineatrice (se sulla linea di base del testo), trattino sottoscritto (se ribassato ulteriormente). Si ottiene con

    `\_ \textunderscore`

    con la stessa differenza.

    8.
    Il segno

    `~`

    ha due nomi.

    (1) si chiama trattino ondulato se stampato a metà altezza di una lettera senza ascendenti né discendenti (diciamo all’altezza del tratto orizzontale della “e”) e in questo caso si ottiene con

    `\textasciitilde`

    significa “circa” (in matematica) o “ripetizione” (in linguistica) e non va confuso con la

    (b) tilde, che è più piccola del carattere appena visto, di forma diverso e, soprattutto, deve stare sopra una lettera. In questo secondo caso si ottiene con

    `\~{}`

    dove dentro al gruppo ci va la lettera che porta la tilde.

    9.
    Il segno

    `^`

    mi crea un po’ di problemi.

    (a) Può chiamarsi cappelletto, e in questo caso si ottiene con

    `\textasciicircum`

    e potrebbe essere usato in un’espressione come: “La 25\textasciicircum{} ora”. (Il comando ignora gli spazi successivi.)

    (b) Può chiamarsi accento circonflesso o circonflesso, e in questo caso si ottiene con

    `\^{}`

    e non va confuso con il segno precedente, perché è più piccolo, ha una forma diversa e soprattutto deve stare sopra la lettera che lo porta, che va scritta dentro al gruppo.

    ( c ) Potrebbe assomigliare (ma nemmeno troppo) a un segno che si chiama caret, che indica l’omissione, ma il caret è alto circa come una lettera minuscola senza ascendenti né discendenti ed è appoggiato alla linea di base.

    Detto questo, mi sembra di aver capito che i segni

    `^ ~`

    prodotti con la tastiera non corrispondono a nulla in tipografia. In altri termini: quando scrivo ~, a cosa corrisponde? io mi sono fatto un’idea, a ogni modo. Di sicuro, l’espressione “la tilde produce uno spazio indivisibile” non è corretta, secondo me. Potrebbe esserlo di più l’espressione: “il carattere ~ produce uno spazio indivisibile”, oppure “il trattino ondulato produce uno spazio indivisibile”. Come non è corretto parlare di circonflesso per gli esponenti matematici, ma si dovrebbe dire: “il carattere ^ in modo matematico indica che il testo seguente rappresenta un esponente”.

    Dunque:

    1.
    Se doveste fare una tabella con i caratteri speciali di LaTeX che contiene anche il codice per ottenerli in stampa, quale dei due codici dareste?

    2.
    Se doveste indicare anche i nomi dei caratteri che hanno più nomi, quale nome scegliereste? Un nome inglese o un corrispettivo italiano?

    Perdonate se la questione non è esaltante, ma credo che non sia banalissima.

    Ciao
    Tommaso

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    • #65437
      lorenzo.pantieri
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        Una piccolissima precisazione. Dire che

        il trattino ondulato significa “circa” (in matematica)

        è incompleto. Quel simbolo si usa anche per altre cose (“asintotico” o “equivalente”, per esempio).

        Ciao,
        L.

      • #65438
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        illinguista1972″ post=64492Ciao a tutti, vorrei un po’ di chiarezza in merito alla questione dei caratteri speciali di LaTeX. Tutti sappiamo quanti (10) e quali sono e a cosa servono quando, appunto, li usiamo nella sintassi di marcatura del programma. Eccoli, insieme a quello che ho trovato.

        `\ { } & % $ # ^ _ ~`

        Si sa anche che per ottenerli stampati bisogna fare qualche operazione in più.

        1.
        I caratteri

        `{ }`

        si chiamano parentesi graffe e si ottengono in stampa così:

        `\{ \textbraceleft
        \} \textbraceright`

        con la differenza che i comandi più lunghi ignorano uno spazio dopo di essi. Corretto?

        2.
        Il carattere

        `\`

        si chiama barra inversa (lo preferisco a barra rovescia) e si ottiene come tale scrivendo

        `\textbackslash`

        Esiste anche

        `$\backslash$`

        che produce una cosa simile, ma credo che sia confinata all’uso matematico. Corretto?

        3.
        Il carattere

        `&`

        si chiama ampersand o e commerciale e si ottiene in stampa con

        `\&`

        e in nessun altro modo.

        4.
        Il carattere

        #

        si chiama in molti modi: octothorp, number sign, hash sign, hash, numero. Si ottiene in stampa così:

        `\#`

        5.
        Il segno

        `%`

        si chiama per cento o percento (la differenza è sottile, ma c’è: il primo è avverbio, il secondo nome) e si ottiene così

        `\%`

        6.
        Il segno

        `$`

        si chiama dollaro e si ottiene con

        `\$ \textdollar`

        con la differenza già vista prima.

        7.
        Il segno

        `_`

        ha molti nomi: underscore, trattino basso, barra sottolineatrice (se sulla linea di base del testo), trattino sottoscritto (se ribassato ulteriormente). Si ottiene con

        `\_ \textunderscore`

        con la stessa differenza.

        8.
        Il segno

        `~`

        ha due nomi.

        (1) si chiama trattino ondulato se stampato a metà altezza di una lettera senza ascendenti né discendenti (diciamo all’altezza del tratto orizzontale della “e”) e in questo caso si ottiene con

        `\textasciitilde`

        significa “circa” (in matematica) o “ripetizione” (in linguistica) e non va confuso con la

        (b) tilde, che è più piccola del carattere appena visto, di forma diverso e, soprattutto, deve stare sopra una lettera. In questo secondo caso si ottiene con

        `\~{}`

        dove dentro al gruppo ci va la lettera che porta la tilde.

        9.
        Il segno

        `^`

        mi crea un po’ di problemi.

        (a) Può chiamarsi cappelletto, e in questo caso si ottiene con

        `\textasciicircum`

        e potrebbe essere usato in un’espressione come: “La 25\textasciicircum{} ora”. (Il comando ignora gli spazi successivi.)

        (b) Può chiamarsi accento circonflesso o circonflesso, e in questo caso si ottiene con

        `\^{}`

        e non va confuso con il segno precedente, perché è più piccolo, ha una forma diversa e soprattutto deve stare sopra la lettera che lo porta, che va scritta dentro al gruppo.

        ( c ) Potrebbe assomigliare (ma nemmeno troppo) a un segno che si chiama caret, che indica l’omissione, ma il caret è alto circa come una lettera minuscola senza ascendenti né discendenti ed è appoggiato alla linea di base.

        Detto questo, mi sembra di aver capito che i segni

        `^ ~`

        prodotti con la tastiera non corrispondono a nulla in tipografia. In altri termini: quando scrivo ~, a cosa corrisponde? io mi sono fatto un’idea, a ogni modo. Di sicuro, l’espressione “la tilde produce uno spazio indivisibile” non è corretta, secondo me. Potrebbe esserlo di più l’espressione: “il carattere ~ produce uno spazio indivisibile”, oppure “il trattino ondulato produce uno spazio indivisibile”. Come non è corretto parlare di circonflesso per gli esponenti matematici, ma si dovrebbe dire: “il carattere ^ in modo matematico indica che il testo seguente rappresenta un esponente”.

        Dunque:

        1.
        Se doveste fare una tabella con i caratteri speciali di LaTeX che contiene anche il codice per ottenerli in stampa, quale dei due codici dareste?

        2.
        Se doveste indicare anche i nomi dei caratteri che hanno più nomi, quale nome scegliereste? Un nome inglese o un corrispettivo italiano?

        Perdonate se la questione non è esaltante, ma credo che non sia banalissima.

        Fra i caratteri speciali solo $, & e % hanno un uso frequente in tipografia e si inseriscono con \$, \& e \%; negli USA è diffuso # per indicare “numero”, lo si ottiene con \#. Le parentesi graffe e l’ondina si trovano più spesso in matematica, dove si possono ottenere con \{, \} e \sim; più raro l’uso di \ in formule, dove si ottiene con \setminus (operazione) o \backslash (simbolo ordinario). Le graffe sono usate anche nel testo normale in qualche campo specializzato, \{ e \} funzionano anche fuori dalle formule. L’uso di ^ per indicare un ordinale è deprecabile (in dattilografia era comune, ma certamente non gradevole). I caratteri ^ e ~ erano più specificamente usati per ottenere accenti (in francese e spagnolo), ribattendo la lettera sotto di essi. Anche _ è un lascito della dattilografia, dove era adoperato per sottolineare, quasi sempre come sostituto del corsivo; a volte è usato per connettere due parti del nome di una variabile, in TeX è \_. Difficilmente si avrà bisogno dei caratteri ^ e ~, che si possono realizzare con \^{} e \~{} (accenti sopra il niente). Per ~ negli URL si veda il paragrafo…

        Nota: ~ non si usa mai in matematica per “approssimato”; che lo facciano idraulici ed elettricisti è un altro discorso. 🙂 La questione dei nomi è del tutto irrilevante; mettili nella tabella. Una lunga lista con nomi e comandi è noiosa e poco informativa.

        Ciao
        Enrico

      • #65439
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        Grazie 🙂

        Un’ultima cosa: tra parentesi acute, uncinate, angolate e angolari, quale useresti per indicare $\langle$ e $\rangle$? Ti credevo via in moto! 😉

        Ciao
        Tommaso

      • #65440
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        illinguista1972″ post=64497Grazie 🙂

        Un’ultima cosa: tra parentesi acute, uncinate, angolate e angolari, quale useresti per indicare $\langle$ e $\rangle$? Ti credevo via in moto! 😉

        Sveglia troppo ritardata. 🙂

        Parentesi ad angolo.

        Ciao
        Enrico

      • #65441
        OldClaudio
        Partecipante
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          Tommaso,
          secondo me ti poni troppi problemi; certo i nome sono sostanza, non sono forma, ma anche riferendosi alla codifica UNICODE, una cosa sono i segni che si usano per scrivere, e una cosa sono le rappresentazioni grafiche usate per mostrarli sullo schermo o sulla carta.

          Prendiamo la cosiddetta tilde della tastiera (ovviamente per chi ha una tastierea con il tasto che riporta il disegno di una “ondina”} premi quel tasto e la tastiera invia al sistema operativo un codice “numerico”; questo codice viene trasmesso al particolare programma verso cui volevi mandare quella informazione e ne fa quello per cui è stato programmato, generalmente cambiandogli codice per la rappresentazione sullo schermo e cambiandogli di nuovo codice per la rappresentazione sulla carta.

          Allora i codici numerico usati effettivamente nelle comunicazioni fra tastiera e SO qui non ci interessano; ci interessano i nomi dei segni che quei codici implicano. Il codice dalla tilde della tastiera è il numero decimale 126. Il nome corrispondente a quel codice è ASCiI TILDE e fa parte di quella serie di codici che furono fissati 30 o 40 anni fa con il codice ASCII. Altri rimasugli sono l’ASCII CIRCUM, l’ASCII BACKSLASH, l’ASCII UNDERSCORE, per non parlare dei codici fra 0 e 31, il tre al codice 127, che servivano per azionare direttamente certe funzioni di telescriventi e stampanti dell’era precedente al computer personale.

          Quando all’inizio degli anni ’70 nacque il PC e il sistema DOS, oltre ad altri sistemi simili per l’Olivetti e per altre case produttrici, vennero conservati il codice di tabulazione , il codice di ritorno del carrello , il codice di avanzamento del carrello , e il codice di cancellazione ; gli altri codici furono variamente usati per inviare segnali alle stampanti, e ricordo di averne usati alla grande, ma non avevano sostanzialmente a che fare con le telescriventi che erano in via di defungimento, almeno negli usi civili “normali”.

          Poi vennero i sistemi operativi della Apple e UNIX che cambiarono l’uso dei segni “non stampabili” ma la sostanza della questione rimase immutata; forse aumentò solo la confusione. Negli anni ’70 esistevano sistemi operativi di mainframe che registravano le righe di caratteri su disco e forse le inviavano anche alle loro stampanti, premettendo alla riga solo il numero di caratteri contenuti nella riga, e senza usare nessuna terminatore di riga tipo oppure

          La codifica UNICODE, come le codifiche ISO da Latin 1 a Latin 15 e molte altre, tra cui la codifica ANSI, usata sulle macchine Windows fino a poco tempo fa, quando gli ultimi sistemi operativi hanno adottato la codifica UNICODE, hanno conservato nella prima semipagina i codici ASCII, e dalla secondo semipagina in poi hanno aggiunto codici con descrizioni dei segni che differiscono da codifica a codifica; l’unica serie di codici e nomi che non è cambiata e non deve cambiare è la serie dei codici a 7 bit, per un totale di 128 segni numerati da 0 a 127, che è la codifica ASCII.

          Quindi il tuo problema con l’Arte per assegnare nomi ai segni ha aspetti distinti: i nomi dei codici ASCII che mandi dalla tastiera allo schermo dell’editor; e i segni che il programma di composizione mette nel documento di uscita, sia esso il motore tex (virtualmente non più usato) etex (non più usato perché le sue funzionalità sono state incorporate dentro programmi successivi), pdftex, xetex, aleph, context, luatex, ptex, eccetera.

          Ecco allora che il segno ASCII TILDE può essere trasformato da pdftex in un trattino ondulato, in una tilde ispanica, in un circonflesso greco, nel segno \sim della matematica in uno spazio indivisibile, eccetera; ma lo fa attraverso comandi del mark-up TeX appositi, non direttamente, perché deve cambiargli codice e magari anche deve cambiargli font.

          Come vedi si tratta di due mondi distinti che comunicano attraverso il programma di composizione pdftex (o uno degli altri); non per niente generalmente con pdftex specifichiamao una codifica di entrata e una codifica di uscita, per distinguere l’input da tastiera (o da file) e l’output sul file composto che possono coincidere, come codifica, solo usando xetex e UNICODE.

          Detto questo, capisco che sono cose difficili da spiegare nell’Arte, e probabilmente non vale la pena tagliare il capello in quattro per queste cose, quando la maggior parte dei lettori di oggi ignora la storia iniziale del mondo del calcolo automatico; il che probabilmente è un bene, così non ci si confonde con cose che oggi non servono più.

          Ciao
          Claudio

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