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Sono entrambi ottenuti con Acrobat Distiller; che cosa fosse il file trasformato col Distiller non è scritto nei metadati. Certamente gli originali non sono stati ottenuti con il sistema TeX; probabilmente con un impaginatore come InDesign o Xpress o simili partendo da un documento ottenuto con un qualunque word processor.
Bello o brutto che sia lo stile di tali documenti, vorrei segnalare che essi sono spessissimo rivisti da un copy editor (revisore editoriale, correttore editoriale,…) che li rimette in italiano perfetto; non sempre questa revisione ha luogo, ma quelli della Gazzetta Ufficiale sembra che lo siano più spesso degli altri. Che la cosa sia opportuna, mi pare evidente, visto che sono documenti ufficiali che devono esprimere le leggi in un italiano inequivocabile e assolutamente corretto. In passato il Parlamento aveva emanato delle norme scritte sulla redazione dei testi legislativi; non sono mai riuscito a venirne in possesso; forse non ha nemmeno avuto seguito perché conteneva affermazioni strane (che ho letto solo in una recensione); per esempio che le leggi non dovevano usare il congiuntivo in quanto questo modo indica possibilità e incertezza, mentre la legge non ha mai queste caratteristiche.
Lo stile della GU in due colonne separate da un filetto verticale, con titoli i nero “semi condensed” ricorda stili di composizione vecchi di parecchi decenni. Invece i font che vengono usati oggi sono i soliti font Type 1 che si ritrovano usati con i word processor, alcuni certamente proprietari, ma, immagino, scelti apposta per conservare lo stile tradizionale della GU.
Aggiungo che la lettura della GU non può essere considerata alla stregua della lettura di un romanzo; il grande formato della pagina e la composizione in due colonne è funzionale all’archiviazione anche da parte dei vari studi legali, dove devono venire conservati in enormi faldoni da consultare di tanto in tanto. Più grande è il foglio, meno carta si usa.